Mostre di maggio 2011

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Ancora numerosissime le proposte che troviamo in questa tarda primavera, mostre che per la maggior parte chiuderanno i battenti agli inizi di giugno, mostre dai temi più diversi, molte delle quali però legate ai 150 anni di unità nazionale. Le vorremmo proporre a partire da un criteri geografico, dal nord d’Italia per giungere via via al sud.

Iniziamo da Milano. Nel capoluogo lombardo presso la sede museale di Palazzo Reale segnaliamo due mostre: la prima dedicata alla poco nota collezione Clark tutta dedicata agli Impressionisti. Lo Sterling and Francine Clark Art Institute nasce nel 1955 a Williamstown, New England, Massachusetts, grazie a Robert Sterling Clark, uno degli eredi del patrimonio delle macchine da cucire Singer, e alla moglie Francine Clary Clark, che insieme acquistarono il nucleo principale della collezione fra il 1910 e il 1950. Il fiore all’occhiello dell’istituzione è la sua collezione di dipinti francesi oltre a capolavori europei e americani che vanno dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento. La collezione Clark ha continuato a crescere grazie ad acquisizioni e donazioni e la holding dei Clark riunisce oggi circa 8000 pezzi tra i quali 500 quadri e importanti collezioni di opere su carta e di arte decorativa. L’istituto riveste da sempre la duplice missione di museo d’arte e di centro di ricerca e alto perfezionamento nel campo delle arti visive e le sue consistenti risorse nonché le esposizioni e i vivaci programmi accademici proposti in sede, attirano visitatori, studenti e studiosi da ogni dove. La rassegna presenta ventuno capolavori che suggeriscono un inedito e suggestivo percorso che, accanto ai dipinti di Renoir, Monet, Degas, Manet, Morisot e Pissarro, include altresì opere fondamentali dei pittori barbizonniers quali Jean-Baptiste-Camille Corot, Jean-François Millet, e Theodore Rousseau, dei maggiori pittori accademici del tempo quali William-Adolphe Bouguereau, Jean-Léon Gérôme e Alfred Stevens, e di post-impressionisti quali Pierre Bonnard, Paul Gauguin e Henri de Toulouse-Lautrec.
Accanto ad un evergreen troviamo una mostra dedicata al Risorgimento lombardo dal titolo I giovani ribelli del ’48. Il percorso espositivo si articola attraverso l’esposizione di opere d’arte, fotografie e cimeli per raccontare le vicende della storia risorgimentale lombarda attraverso i protagonisti meno noti di un Risorgimento minore composto da un popolo giovanile di uomini e donne lombardi che tracciarono le tappe più significative della storia unitaria nazionale. Attraverso l’utilizzo di strumenti multimediali il visitatore viene accompagnato in un percorso scientifico, entusiasmante e coinvolgente alla ricerca di personaggi, luoghi e sentimenti dell’epoca. L’occasione narrativa della mostra è tratta dalle memorie di Giovanni Visconti di Venosta, grande protagonista lombardo della storia unitaria. Egli sul finire del secolo XIX raccolse i propri ricordi di gioventù offrendo ai posteri una summa di “cose viste e sapute” e di informazioni dirette sui tratti salienti delle vicende che portarono i giovani lombardi a divenire protagonisti di un vero passaggio epocale. Dalle sue stesse parole possiamo trarre il senso di un tale sconvolgimento e della forza viva che impresse nella memoria e nella coscienza di quanti vi parteciparono.Non è una storia completa di quei tempi quella che mi accingo a raccontarvi: molte ne furono già scritte, altre se ne scriveranno e forse non arriveremo a leggerle tutte. Vi dirò di alcune impressioni che ne sono rimaste conducendovi sia per i fatti grandi sia per i fatterelli, raccontati forse da chi poco contava… Non ho mai voluto fare la storia, ma solo raccontare memorie assai lontane, ricordi della mia gioventù, per rivivere di questa nostra storia Patria quello che avevano pensato o fatto tanti nostri giovani durante certi tempi fortunosi in cui erano vissuti”. Traendo spunto diretto dalle memorie di Visconti di Venosta le sezioni della mostra si dipanano come un racconto storico del Risorgimento lombardo, che al contempo costituisce uno specifico punto di vista narrativo in cui il vero protagonista, oltre al narratore, è il coro rappresentato dai giovani lombardi, dai volontari, dalle donne, da tutti quegli uomini, spesso rimasti anonimi, che furono protagonisti di questa indimenticabile stagione.

Poco distante da Milano, a Gallarate (Va), presso il museo Maga troviamo una imperdibile rassegna dedicata a Giacometti, uno dei maestri dell’arte contemporanea. Il percorso in mostra propone complessivamente 95 opere: 49 sculture che comprendono anche due opere Grande Femme del 1959-60 e Figura del 1956 provenienti dalla GNAM di Roma ed una importante selezione di dipinti che comprende Deux Tetes (1960) e Portrait du professeur Corbetta (1961) provenienti da collezione privata. Le sculture ritraggono membri della famiglia Giacometti: il padre, la madre, la sorella Ottlilia e il fratello Diego.
Un secondo gruppo propone invece un campione rappresentativo dei lavori figurativi del dopoguerra di Giacometti: figure intere sia maschili che femminili, un “Homme qui marche”, alcune di teste di “Lotar”, una “Femme de Venise” e diversi busti della moglie Annette. La collezione di disegni è molto vasta e comprende tanto ritratti a figura intera quanto copie di lavori da opere classiche, insieme agli schizzi sui più diversi supporti. Benché le opere scelte siano focalizzate sul periodo della maturità artistica di Giacometti, sono molti gli aspetti della mostra che puntano verso un Giacometti intimo, com’è lecito attendersi da una collezione di proprietà della stessa famiglia Giacometti. Un’ampia sezione documentaristica, anch’essa ricca di materiali sino ad oggi inediti, completa la mostra. Vi sono presentate immagini fotografiche che ritraggono l’artista al lavoro e che raccontano delle sue frequentazioni, insieme a lettere e ad altri documenti, per far rivivere una personalità artistica d’eccezione.

Da Gallarate passiamo a Brescia: presso la prestigiosa sede espositiva di Santa Giulia troviamo due mostre molto distanti tra loro, ma entrambe interessanti. Una è dedicata a Ercole, mitico fondatore di Brescia, l’altra dedicata a Matisse e alla sua riflessione sull’opera di Michelangelo. La prima mostra fa riferimento al fatto che per antica tradizione egli fu il fondatore di Brescia, ma anche di altre città come Rimini, Viterbo e Strasburgo, mostra che presenta una selezione eccezionale di opere archeologiche che rappresentano una preziosissima campionatura di temi legati alla figura di Ercole. La rappresentazione del mito erculeo viene mostrata su oggetti d’uso, come la Coppa d’argento del Museo Nazionale di Napoli, mentre il suo ritratto a figura intera appare in uno dei pezzi più straordinari fra quelli conservati in Italia, il bronzo ritrovato nel santuario di Sulmona e oggi nel Museo Nazionale Archeologico Chieti. Altre opere che testimoniano le fatiche provengono dai Musei Vaticani, come il frammento di lastra in terracotta raffigurante Ercole e l’Idra, conservato al Museo Gregoriano Etrusco. Interessante è anche la sottolineatura del passaggio fra il mito pagano di Ercole e il recupero che avviene in sede cristiana nel Medioevo. Per visualizzare questo capitolo, così complesso, profondo e non facile da risolversi dal punto di vista concettuale, si può ricorrere unicamente a un apparato fotografico, in quanto le raffigurazioni di Ercole di età cristiana compaiono specialmente sulle facciate di alcune cattedrali. Altro capitolo molto significativo è quello della persistenza del mito di Ercole nel Rinascimento, specialmente in ambito fiorentino. A questo punto il campo si amplia, ma nessuna opera d’arte potrebbe essere più eloquente di tale ripresa dell’antico quanto l’Ercole e l’Idra di Antonio del Pollaiolo degli Uffizi, prestito che va considerato assolutamente eccezionale nel panorama delle mostre internazionali e che assume spicco e consistenza culturale messo a confronto con alcune bellissime placchette di bronzo di proprietà dei Musei di Brescia. E’ proprio nel Quattrocento che si innesta il problema della celebrazione del mito di Ercole nella città lombarda, in ossequio a una tradizione che dura almeno dal XIII secolo. Il racconto della fondazione verrà rilanciato più tardi da alcuni eruditi e archeologi che si apprestano a scrivere le prime storie in latino della città, e scavano l’area dell’attuale Foro, trovandovi testimonianze archeologiche di epoca romana. La seconda parte della mostra è dedicata appunto al fondatore di Brescia e mette al centro dell’osservazione l’area del Capitolium, entro la quale vestigia erculee non mancano.

La mostra su Matisse prone un inedito percorso nella lunga ricerca, durata più di mezzo secolo, che Henri Matisse (1869-1954) compì per giungere a un’arte che fosse una semplificazione assoluta della pittura, alla luce del suo studio giovanile e poi maturo, della scultura di Michelangelo. L’arte di Michelangelo costituì per Matisse un riferimento e una fonte di riflessione che gli permise di lavorare sul perpetuo rapporto tra linea e volume, disegnando e dipingendo in maniera sculturale. È proprio il rapporto tra scultura e pittura a esprimere al massimo l'urgenza di Matisse di superare continuamente i propri limiti, ed è la scultura il momento in cui egli si riallaccia più apertamente alla tradizione che lo ha preceduto. Del genio italiano condivise la passione sempre insoddisfatta per l'opera, mentre ne ammirò la capacità di sperimentare, fino all'equilibrio estremo, la forza e la tensione che distorcono i corpi. La conseguenza del suo intenso interrogarsi sulla plasticità dei corpi in rapporto con il loro sfondo decorativo, troverà infine una soluzione inattesa nella geniale invenzione delle gouaches découpées, che riconcilieranno finalmente l'elemento pittorico e quello scultoreo dell'opera in un procedimento di fusione di cui Matisse stesso dirà: “Ritagliare a vivo nel colore mi ricorda il procedimento diretto della scultura”.

Spostiamoci ora in Veneto, a Rovigo presso la sede espositiva di Palazzo Roverella per una mostra dedicata all’Ottocento italiano L'Ottocento elegante. Arte in Italia nel segno di Fortuny, 1860-1890. E' Un Ottocento elegante e folcloristico quello proposto nella nostra mostra: tre decenni, dal 1860 al 1890, all'insegna della vitalità, dell'eleganza, dei grandi salotti borghesi, delle corse, ma anche delle feste popolari, dei carnevali, dei balli mascherati, dei travestimenti e dei mercati in piazza. La rassegna, senza dimenticare gli anni "ombrosi" che caratterizzarono questo secolo, sceglie di mettere in evidenza i fasti e l'abbondanza, a voler dar conto di una vitalità e di un dinamismo particolari, forse mai più rivissuti dalla storia successiva dell'arte in Italia. Colore e sensualità trovano in uno spagnolo, Mariano Fortuny, il profeta in pittura. Dalla sua terra, Mariano Fortuny, porta il calore e cromie accese, gioiosità e giocosità della vita, facendo della pittura lo specchio variopinto di queste sensazioni. Molteplici sono le "storie" trasportate nelle opere: dalla celebrazione delle vicende patrie, alle cronache sociali e religiose, alla nascita della borghesia, che, proprio in questi anni, stava ridefinendo il suo ruolo nello Stato appena formato e che sarebbe diventata, fino alla fine del secolo, il soggetto più ricorrente nella pittura del tempo.

Firenze
è la prossima tappa del nostro viaggio, Firenze è Uffizi e proprio agli Uffizi troviamo una mostra dedicata ai disegni dei più grandi maestri del Quattrocento italiano. Nella storia dell’arte è solo con Cennino Cennini (fine secolo XIV) che si pongono le basi del dibattito critico del disegno: esso è definito inizio della pratica pittorica e fondamento dell’arte; teoria che verrà anche confermata più di un secolo dopo da Ghiberti (1450) e Filarete (1464). Nella prima metà del Quattrocento la discussione critica sul disegno è monopolizzata dalla linea Brunelleschi-Alberti-Piero, che riducono il disegno a strumento di perfezionamento del mestiere. Per l’Alberti (1436) non è che una delle tre parti di cui si compone la pittura (circoscrizione o disegno, prospettiva, colore), definizione geometrica, limite e circoscrizione delle forme, fase puramente progettuale in funzione della prospettiva. Nella seconda metà del secolo Leonardo si schiera tanto contro la concezione geometrica e utilitaristica dell’Alberti, quanto contro il disegno fiorentino, che definisce le forme con una linea di contorno netta e idealizzante, di origine neoplatonica, per fare del disegno, uno strumento conoscitivo della natura in ogni aspetto, bello o caricaturale. La mostra fiorentina è costituita da cento disegni, equamente scelti tra quelli di proprietà del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e quelli del British Museum, le due più vaste collezioni al mondo di disegni italiani del Quattrocento. Troveremo in mostra autori, di prima grandezza tra cui Lorenzo Monaco, Beato Angelico, Filippo e Filippino Lippi, i Pollaiolo, Verrocchio, Botticelli, Perugino, Ghirlandaio, per arrivare infine a Leonardo, Raffaello e Michelangelo, ma importanti approfondimenti non mancano anche per gli ambiti del nord Italia con Pisanello, Montagna, Jacopo e Gentile Bellini, Carpaccio, Cosmè Tura, Ercole de’Roberti, Amico Aspertini e da ultimo Tiziano.

Spostiamoci ora a Siena, presso il Complesso di Santa Maria della Scala troviamo una mostra dal titolo L’anima e la musica. Un percorso suggestivo guiderà il visitatore alla scoperta di quel “Romanticismo” che ha rivoluzionato la sensibilità e il gusto di un’epoca, trasformando in modo irreversibile la cultura europea, attraverso una diffusione geografica internazionale se pur segnata da forti peculiarità nazionali, abbracciando contemporaneamente i tre grandi campi della vita artistica (letteratura, musica, arti figurative) e influenzando in modo fondamentale anche le diverse discipline del pensiero (filosofia, economia, archeologia, psicologia) e più in generale la vita pubblica (politica, religione) e i rapporti privati (amore, amicizia, passione, famiglia). Una stagione - di cui la rivoluzione europea del 1848, la «primavera dei popoli» rappresenta il momento più emblematico – diventata anche il contesto culturale e politico entro cui si innesta il Risorgimento italiano che ha, infatti, un debito sia culturale, sia politico nei confronti del Romanticismo. La presenza di Verdi a Milano all’indomani delle Cinque giornate o la visita che Garibaldi fece a Manzoni sono due momenti di questo intreccio, che arrivano dopo il lungo soggiorno italiano di Shelley e Byron in Italia (con il coinvolgimento di quest’ultimo nei moti carbonari prima di andare a morire per l’indipendenza della Grecia) e di un altro soggiorno significativo, quello di Stendhal a Milano, dove lo scrittore francese iniziò il suo celebre “De l’Amour”. Nell’esposizione senese, la rilettura del Romanticismo avviene attraverso il prisma dei generi musicali propri dell’epoca (notturni, mazurche, ballate, polacche, valzer, preludi, concerti) e del loro intreccio con i temi propri della cultura e sensibilità romantica che hanno costituito i momenti più innovativi della ricchissima stagione culturale del Romanticismo (il contrasto tra classico e moderno, tra ingenuo e sentimentale, la scoperta del folklore, dei miti, di fiabe e leggende, il ruolo del sogno, il gusto per il frammento, il grottesco, il sublime, l’uso dell’allegoria e del simbolo, il senso della patria, della nazione, l’impeto rivoluzionario e solidaristico, l’amore rinnovato e trasformato in modo definitivo accogliendo insieme passione e sentimento, amore spirituale e fisico, emozioni e struggimento, il perdersi nell’altro/a, intimità e complicità, trasgressione individuale e vita familiare).

Arriviamo ora a Roma, con le sue mille proposte artistiche: diverse le rassegne a partire da quella dedicata a Lotto, inquieto e geniale artista cinquecentesco. Dello straordinario e solitario maestro, che tra l’altro visse anche un breve periodo della sua vita nella capitale, saranno esposte ben 57 opere, da quelle devozionali a quelle profane, dalle grandi pale d’altare ai ritratti. Tele da cui si evince in modo chiaro come Lotto sia stato non solo uno dei massimi esponenti della pittura del suo tempo, anche se poco compreso, ma come già fosse anticipatore degli elementi barocchi che segneranno la pittura dei decenni successivi alla sua morte. Il visitatore viene immerso in un percorso in cui potrà riscoprire l’artista nato a Venezia cogliendo nelle sue opere la sua luce fredda, i piani prospettici insolitamente tagliati, l’intrecciarsi di sguardi e gesti dei personaggi, la natura misteriosa e inquietante che li circonda. Il viaggio attraverso le sue opere sarà anche un alternarsi tra sacro e profano: la Deposizione di Jesi, l’Annunciazione di Recanati con il gattino terrorizzato dall’apparizione dell’Angelo, la Madonna del Rosario di Cingoli, la Presentazione al Tempio di Loreto a cui si accostano rarissime opere profane come La Castità mette in fuga Cupido e la Lussuria della collezione Pallavicini o i suoi grandissimi ritratti come il Triplice ritratto di orefice o il Ritratto d’uomo con il cappello di feltro. Passiamo poi a Mazzini e la musica presso il Museo Napoleonico. L’esposizione celebra il valore sociale e rivoluzionario della musica in epoca risorgimentale e descrive il rapporto che Giuseppe Mazzini instaurò con la musica stessa, approfondendone i risvolti sia dal punto di vista teorico e filosofico sia da quello più intimo e personale. E’ del resto ben noto come Mazzini sia stato amico di molti artisti, da Mario Candia, la cui casa parigina venne utilizzata come base per incontri e cospirazioni patriottiche, a Giulia Grisi, Antonio Ghislanzoni, Agostino Ruffini. Testimonianze originali, oggetti personali e documenti provenienti, tra gli altri, dalla Domus Mazziniana di Pisa e dall’Istituto Mazziniano di Genova sono accompagnati in mostra da pannelli e immagini. Tra le testimonianze originali, il testo de La Filosofia della musica, pubblicato nel 1836, il manoscritto con lo spartito musicale autografo, il Canto delle mandriane bernesi che riproduce un canto popolare svizzero ascoltato nel 1836 durante l’esilio svizzero a Grenchen, e alcuni degli spartiti della collana di spartiti musicali patriottici patrocinata dallo stesso Mazzini negli anni Sessanta del secolo. Sempre dedicata all’Ottocento la mostra che troviamo alla Galleria Nazionale d’Arte moderna dal titolo Rossetti Jones e il nostro paese. Con più di 100 tele si vuole presentare l’operato dei preraffaelliti Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones, William Morris e indagare la particolare declinazione del classicismo nell’ambito della Royal Academy operata da artisti come Frederic Leighton e da rappresentanti della cultura estetica e simbolista come Albert Moore, George F. Watts e John William Waterhouse. Un aspetto particolarmente significativo dell’esposizione verte sul rapporto tra le opere inglesi e i prototipi italiani che ne hanno costituito il modello iconografico e la suggestione formale: sono esposti dipinti di Giotto, Crivelli, Carpaccio, Botticelli, Sebastiano del Piombo, Palma il Vecchio, Bergognone, Luini, Tiziano, Veronese, Tintoretto – a testimoniare, pure nella diversità di clima culturale, la loro incidenza in area inglese. Ciò consente anche di evidenziare singolari letture critiche, suscettibili di continue evoluzioni nel corso del secolo, come la predilezione di Ruskin per Luini, anche rispetto a Leonardo, e il suo rifiuto di Michelangelo, pure destinato ad avere una rilevante influenza in ambito tardo preraffaellita e simbolista. La passione per l’Italia ha un complesso fondamento critico negli scritti di Ruskin, nelle originali letture del nostro Rinascimento ad opera di Swinburne, insieme ai saggi di Walter Pater su Giorgione, Botticelli, Michelangelo e Leonardo, testi che hanno inciso profondamente nel diffondersi di un preciso orientamento su uno stretto cenacolo di letterati, artisti, critici e committenti.
Altrettanto importante è, infatti, il forte incremento in Inghilterra, fin dall’inizio del secolo, di un collezionismo pubblico e privato di arte italiana, che confluirà nella formazione del primo nucleo della National Gallery (1834), costituito da importanti acquisti provenienti dalla dispersione di patrimoni prevalentemente aristocratici del nostro paese.

Stiamo per concludere il nostro percorso con le ultime due rassegne: una a Napoli e una a Barletta. A Napoli in ben sette sedi museale viene presentato il prezioso Tesoro di San Gennaro. Oltre alla bellezza e unicità dei manufatti, che testimoniano il continuo ed ininterrotto culto al santo forse più noto d’Italia, sono stati resi noti anche i risultati di una minuziosa indagine compiuta da un’équipe di gemmologi e storici sui gioielli più preziosi fra tutti quelli donati al Patrono di Napoli nell’arco di sette secoli: il Tesoro di San Gennaro, è stata la clamorosa certificazione dei sette ricercatori che hanno indagato per quasi tre anni sulle opere e le singole pietre (oltre duemila fra diamanti, rubini, smeraldi, zaffiri, perle), è il più importante al mondo per valore artistico ed economico, superiore come ricchezza al Tesoro della Corona d’Inghilterra e a quello dello Zar di Russia.

Trasferiamoci ora a Barletta per una mostra dedicata ancora una volta all’Ottocento. La mostra di Palazzo Marra da conto di questa ventata d’Oriente che caratterizzò la pittura dell’Ottocento italiano, riconoscendo come punto d’avvio, non unico ma certo particolarmente importante, Francesco Hayez. Il veneziano non si mosse dall’Italia tuttavia si lasciò felicemente contagiare dal vento d’Oriente, dall’esotismo, dall’erotismo che al mondo arabo sembrava connaturato. E che colpisce un altro veneto, Ippolito Caffi, che decide di viverlo di persona in un lungo viaggio tra Costantinopoli, Smirne, Efeso e il Cairo da cui trae opere memorabili e un gusto che connoterà per sempre la sua pittura. A Parma, prima Alberto Pasini e poi Roberto Guastalla, il “Pellegrino del sole” percorrono carovaniere e città per raccontare questi altri mondi. Il secondo lo fa portandosi dietro, oltre a tavolozza, cavalletto e pennelli anche uno strumento nuovo, la macchina fotografica. Da Firenze parte alla volta dell’Egitto Stefano Ussi che in quel Paese, subito dopo l’apertura del Canale di Suez, lavora per il Pascià prima di trasferirsi in Marocco con l’amico Carlo Biseo, anch’egli proveniente dalla corte del Viceré d’Egitto. Da questo viaggio i due traggono gli spunti per illustrare, magistralmente, “Marocco” di Edmondo De Amicis. La Puglia, tradizionale testa di ponte verso l’Oriente, ritrovò nell’Orientalismo il ricordo di memorie lontane. E’ un Oriente intimista quello che magistralmente propone Francesco Netti dopo il viaggio in Turchia. I suoi sono dipinti venati dallo stesso “garbo mediterraneo” che si ritrova nelle odalische di Domenico Morelli.

Impressionisti. Capolavori della Collezione Clark
Milano – Palazzo Reale 2 marzo 2011 – 19 giugno 2011 Orari: lunedì 14.30-19.30, giovedì e sabato 9.30-22.30, gli altri giorni 9.30-19.30 Biglietti: Intero € 9, Ridotto € 7,50 Informazioni: www.impressionistimilano.it
I giovani ribelli del ’48 Milano – Palazzo Reale 21 marzo 2011 – 5 giugno 2011 Orari: lunedì 14.30-19.30; giovedì – sabato 9.30-22.30, gli altri giorni 9.30- 19.30 Biglietti: Intero € 9, Ridotto € 7,50 Informazioni: www.lombardia150.it
Giacometti. L’anima del Novecento. Sculture, dipinti, disegni Gallarate (Va)- MAGA 6 marzo 2011 – 5 giugno 2011 Orari: martedì – domenica 9.30- 19.30, chiuso il lunedì Biglietti: Intero € 8, Ridotto €5 Informazioni: www.museomaga.it
Ercole il fondatore. Dall’Antichità al Rinascimento Brescia – Museo di Santa Giulia 11 febbraio 2011 – 12 giugno 2011 Orari: lunedì - giovedì: 9.00 - 20.00, venerdì e sabato: 9.00 - 21.00, domenica: 9.00 - 20.00 Biglietti: Intero € 14,00 , Ridotto € 11,00 (cumulativo per visitare entrambe le mostre) Informazioni: www.matissebrescia.it
Matisse la seduzione di Michelangelo Brescia – Museo di Santa Giulia 11 febbraio 2011 – 12 giugno 2011 Orari: lunedì - giovedì: 9.00 - 20.00, venerdì e sabato: 9.00 - 21.00, domenica: 9.00 - 20.00 Biglietti: Intero € 14,00, Ridotto € 11,00 Informazioni: www.matissebrescia.it
L'Ottocento elegante. Arte in Italia nel segno di Fortuny, 1860-1890 Rovigo – Palazzo Roverella 29 gennaio 2011- 12 giugno 2011 Orari: Orari feriali 9.00-19.00; sabato 9.00-20.00; festivi 9.00-20.00, chiuso il lunedì Biglietti: Intero € 9, Ridotto € 7 Informazioni: www.ottocentoelegante.it
Disegni da fra’ Angelico a Leonardo Firenze – Galleria degli Uffizi 8 marzo 2011 – 11 giugno 2011 Orari: martedì- domenica, 8.15 – 18.50, chiuso il lunedì Biglietti: Intero € 11,00, ridotto € 5,50 dalle 8.15 alle 16.00;Intero € 10,00, ridotto € 5,00 dalle ore 16.00 in poi Informazioni: www.unannodarte.it
L’anima e la musica Siena – Complesso museale Santa Maria della Scala 12 marzo 2011 – 19 giugno 2011 Orari: tutti i giorni 10.30 – 19.30 Biglietti: Intero € 6, Ridotto € 4,50 Informazioni: www.verniceprogetti.it
Lorenzo Lotto Roma – Scuderie del Quirinale 2 marzo 2011 – 12 giugno 2011 Orari: domenica - giovedì 10.00- 20.00, venerdì e sabato 10.00 - 22.30 Biglietti: Intero € 10,00, Ridotto € 7,50 Informazioni: www.scuderiequirinale.it
Mazzini e la musica Roma - Museo Napoleonico 31 marzo 2011 – 29 maggio 2011 Orari: martedì-domenica 9.00-19.00, chiuso il lunedì Biglietti: Intero: € 7,00 - Ridotto: € 6,00 Informazioni: www.museonapoleonico.it
Rossetti Jones e il nostro paese Roma – Galleria nazionale d’Arte moderna 24 febbraio 2011 – 12 giugno 2011 Orari: martedì - domenica dalle 8.30 alle 19.30, chiuso il lunedì Biglietti: Intero € 10, Ridotto € 8 Informazioni: www.gnam.beniculturali.it
Le pietre della devozione. Le meraviglie del Tesoro di San Gennaro Napoli - Museo del Tesoro di San Gennaro (i Gioielli), Complesso dei Girolamini, Duomo, Pio Monte della Misericordia, Museo diocesano, Archivio storico del Banco di Napoli, Real Cappella del Tesoro di San Gennaro 8 aprile 2011 – 12 giugno 2011 Orari: tutti i siti sono aperti 9.00-18.00 Biglietti: cumulativo € 15 Informazioni: www.museosangennaro.it
Incanti e scoperte. L’oriente nella pittura dell’Ottocento Italiano Barletta – Palazzo Marra 5 marzo 2011 – 5 giugno 2011 Orari: tutti i giorni 10.00-20.00, chiuso il lunedì Biglietti: Intero € 8, Ridotto €4 Informazioni: www.barlettamusei.it