Le mostre di gennaio 2011

Vacanze di Natale
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Possono ben vedere i nostri lettori la ricchezza e varietà delle mostre che il panorama italiano propone: mostre di ogni tipo, per ogni gusto, interesse ed età. Basta prendere un treno o l’automobile e magari, a pochi chilometri da casa propria, si possono trovare proposte che allargano i nostri confini culturali, che approfondiscono i nostri interessi artistici e storici.

Poiché quest’anno si festeggiano i 400 anni della canonizzazione di san Carlo Borromeo (1610-2010), vorremmo iniziare con una mostra dedicata al santo tridentino. Aperta lo scorso 16 dicembre fino al 20 febbraio 2011, la mostra è ospitata dal Museo Borgogna e dal Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli e si divide in un percorso lungo tre secoli, diviso in due sezioni: una ‘biografica’ presso il Museo del Tesoro del Duomo, che restituirà l’immagine dell’Arcivescovo di Milano attraverso reliquie e paramenti che gli appartennero; la seconda, presso il Museo Borgogna, dedicata all’iconografia della gloria di San Carlo dopo la canonizzazione. Di particolare rilievo saranno le opere provenienti dal Sacro Monte e dalla Pinacoteca di Varallo, oltre che dalle chiese del territorio novarese e vercellese. Una mostra che ripercorre un cammino di fede, come documentano le vivide note di G. Pietro Giussano nella ‘Vita di S. Carlo Borromeo’ che, al quinto capitolo, narra del passaggio di città in città, di paese in paese del presule milanese; un percorso che a dispetto dei limiti e dei confini politici e territoriali, unì il Ducato di Milano, già sotto il dominio spagnolo, con le terre di Emanuele Filiberto di Savoia. Un percorso ideale, una linea di contatto tra cultura lombarda e savoiarda, tra est e ovest, tra pianure e valli piemontesi sotto il segno del Borromeo. Di notevole interesse sono i paramenti sacri coevi, provenienti dall’Arcidiocesi e dal Capitolo del Duomo di Vercelli, mentre dalla Diocesi di Novara proviene la preziosa tavola con l’Ecce Homo di Bernardino Lanino: appartenuta al Borromeo, passata poi al Vescovo di Novara Carlo Bascapè ed ora in Romagnano Sesia, opera tarda del pittore vercellese. Negli stessi ambienti troviamo la presenza del Cristo morto proveniente dalla Cappella del Sepolcro al Sacro Monte di Varallo, che segna in modo irrimediabile il rapporto privilegiato che il Borromeo, come più volte riportato dai suoi biografi, riponeva nel prezioso simulacro varallese. La seconda parte della mostra, allestita al Museo Francesco Borgogna, è dedicata all’iconografia della gloria carliana: la presenza di capolavori di pittura provenienti dal territorio tra Ticino e Sesia stimoleranno i confronti tra artisti attivi nei due territori di riferimento in un incontro-scontro tra culture differenti. Apre la mostra il volto del santo, nel disegno di Tanzio da Varallo dalla Pinacoteca di Varallo, che introduce al dipinto dello stesso artista che lo raffigura in processione con la reliquia del Santo Chiodo, proveniente dalla parrocchiale di Cellio (VC), a confronto con la tela di analogo soggetto di Giulio Cesare Procaccini della parrocchiale di Orta che ricostruisce, idealmente, il nodo cruciale

La mostra Mirabilia Coralli (Torre del Greco, Napoli), espone oltre 60 capolavori di arte sacra e profana, realizzati durante la grande stagione barocca nelle botteghe dei maestri corallai trapanesi, per lo più di origine ebraica, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private. La presenza in Sicilia di una comunità di ebrei, attiva nella pesca e nella lavorazione del corallo, è documentata già a partire dal XI secolo. Il noto valore simbolico apotropaico attribuito alla materia corallina viene esaltato, nel periodo barocco, dalla grande capacità e maestria di artigiani e orafi: il corallo diventa, a partire dal tardo Seicento, materia per forgiare composizioni artistiche complesse, che guardano alle cosiddette arti maggiori senza più complessi di inferiorità. L’attuale rassegna documenta il periodo di massima fioritura dell’artigianato artistico in Sicilia tra XV e XVIII secolo e le reciproche influenze tra maestranze ebraiche e locali in fatto di lavorazione del corallo. L’ubicazione strategica della Sicilia, al centro di una rete fitta di scambi tra Oriente e Occidente, già a partire dal 1200, rende l’isola il territorio più arabizzato dell’occidente cristiano e il più europeo del mondo orientale. Da queste relazioni derivano le tecniche metallurgiche della tarsia, del niello, dello smalto, del cesello e dell’incastonatura, che caratterizzeranno in seguito le manifatture trapanesi. La comunità ebraica svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo economico, sociale, artistico e culturale della Sicilia, con particolare riferimento alla pesca, alla lavorazione e alla vendita del corallo. Fino a tutto il XV secolo, tanto il commercio dell’’oro rosso’, quanto la stessa lavorazione della concrezione corallina, rimangono per lo più monopolio di artigiani ebrei. In questa stagione, tuttavia, la produzione si limita a “corallo lavorato” in grani ovali, a lente, o in bottoni tutti per paternostri, tranne qualche raro caso di applicazione in arredi da tavola o in collane. Nel 1492 la svolta: Ferdinando ed Isabella d’Aragona bandiscono gli ebrei dalla Sicilia, bloccando di fatto l’attività legata al commercio e alla lavorazione del corallo. Parte della comunità ebraica residente in Sicilia si trasferisce verso centri con maggiori garanzie di libertà religiosa e agevolazioni fiscali, migrando verso Genova, Livorno e Napoli. Un nucleo consistente di ebrei trapanesi mette radici nel napoletano, creando, tra gli altri, propri fondaci a San Giorgio a Cremano e nella stessa Torre del Greco.

Il Poldi Pezzoli di Milano dedica una rassegna al Botticelli e alle tavole del Maestro presenti in Lombardia, proprio in occasione del cinquecentenario della morte dell’artista fiorentino. Il Museo Poldi Pezzoli, infatti, possiede ben tre opere di Sandro Botticelli: due dipinti di grande qualità, la Madonna del libro e il Compianto sul Cristo morto, e un bellissimo ricamo raffigurante l’Incoronazione della Vergine, eseguito su disegno dell’artista per un cappuccio di piviale. Accanto a queste opere la mostra presenta importanti prestiti provenienti dalla Pinacoteca dell’Accademia Carrara di Bergamo - il Ritratto di Giuliano de’ Medici, la tavola raffigurante la Storia di Virginia Romana e il Redentore Benedicente - e due disegni conservati alla Biblioteca Ambrosiana, appartenenti al celebre Codice Resta, San Tommaso che riceve la cintola dalla Vergine e Pallade Atena. Seguendo l’evoluzione dello stile dell’artista, la mostra propone una riflessione sui temi della bellezza, della devozione e della penitenza, passando dal carattere pacato e prezioso della Madonna del libro ai toni patetici e drammatici e ai colori squillanti del Compianto. L’esposizione è anche l’occasione di un importante recupero: infatti la Madonna del libro, molto sofferente, è stata restaurata grazie alla generosità di Marta Marzotto, in ricordo della figlia Annalisa. La preparazione della mostra, inoltre, ha portato a importanti scoperte legate alla tavola del Redentore benedicente, che vengono presentate al pubblico per la prima volta. Il dipinto, che in origine faceva parte di un dittico, è stato a lungo trascurato dalla critica e considerato opera di bottega, viene ora attribuito a Botticelli. Il pendant, raffigurante la Mater Dolorosa, fino agli anni dieci del Novecento era conservato in una collezione privata di San Pietroburgo ed è oggi considerato perduto, ma il suo aspetto ci è noto grazie al ritrovamento di una riproduzione fotografica, mai pubblicata o segnalata finora nella bibliografia sull’artista, che permetterà di ricostruire virtualmente in mostra il dittico, dopo più di un secolo dal suo smembramento.

Ferrara
ospita un’importante mostra monografica dedicata al pittore francese Chardin (1699-1779). Chardin rappresenta un curioso paradosso nel mondo dell’arte del nostro paese: un artista di grande e riconosciuto valore, eppure mai celebrato con una retrospettiva in Italia. Attratto fin da giovane dall’arte, Chardin entra presto come apprendista nello studio di un pittore di storia. La sua formazione si distingue però da quella dei suoi colleghi: solo parzialmente, infatti, seguirà gli insegnamenti dell’Accademia, ad esempio non compiendo mai il tradizionale viaggio d’istruzione in Italia, preferendo l’osservazione diretta della realtà allo studio dei grandi maestri del passato. Dopo i primi tentativi con soggetti tradizionali, decide di seguire la propria vocazione per la natura morta, o pittura “di caccia” come veniva definita al tempo, un genere considerato minore nella rigida gerarchia figurativa dell’epoca e che offriva possibilità di carriera più limitate. Determinante, a quanto narrano le fonti, sembra essere stato per l’artista l’incontro con una lepre morta che Chardin voleva dipingere «nel modo più veritiero possibile» e con uno stile nuovo, dimenticando, come affermava lo stesso pittore, «quello che ho visto e anche le maniera in cui questi oggetti sono stati raffigurati da altri». All’inizio degli anni Trenta, Chardin dipinge anche le sue prime composizioni con figure. Si tratta di una vera e propria svolta nella sua carriera che determinerà a partire dal 1737, anno in cui comincia ad esporre al Salon del Louvre, la consacrazione definitiva presso il pubblico e la critica. Si tratta di un repertorio inedito e personale con cui l’artista, rifuggendo ogni particolare pittoresco o aneddotico, crea deliziose scene di genere i cui protagonisti, domestici o rampolli della borghesia francese, sono ritratti nello svolgimento di semplici attività quotidiane. A seguito del suo secondo matrimonio, negli anni trenta del Settecento, Chardin propone una vera e propria alternativa all’imperante pittura di storia, divenendo il cantore di un’altra Parigi, di un mondo, quello della piccola e media borghesia, lontano dai clamori della vita di corte. Gli ultimi anni dell’artista sono segnati da una grave malattia agli occhi, l’amaurosi, che gli impedisce di proseguire a dipingere ad olio. Tuttavia, senza perdersi d’animo, l’anziano maestro inaugura una nuova stagione della sua arte e, dedicandosi alla delicata tecnica del pastello, dà vita a ritratti e studi di teste a grandezza naturale connotati da una straordinaria intensità psicologica: «Le mie infermità», scrive Chardin «m’hanno impedito di continuare a dipingere a olio; mi sono gettato sul pastello che mi ha fatto raccogliere ancora qualche fiore.» Saranno questi ultimi, toccanti capolavori ad attirare l’attenzione del pubblico e della critica del Salon, ma anche quella di una delle figlie del re, Madame Victoire, che farà dono all’artista di una scatola d’oro forse proprio per contraccambiare l’offerta di un pastello. All’età di 80 anni, il 6 dicembre del 1779, Chardin si spegne nella sua abitazione al Louvre.

Quale città italiana non ha almeno una volta dedicato una mostra a Van Gogh, pittore che garantisce fiumi di visitatori tanto sono note le sue opere? L’ultima mostra sul maestro olandese è stata aperta a Roma, presso il complesso del Vittoriano. Il percorso scientifico dell’esposizione analizza per la prima volta le due inclinazioni contraddittorie che spesso guidarono il pittore nella scelta dei soggetti dei suoi dipinti: il suo amore per la campagna, come ambiente fisso e immutabile, e il suo legame con la città, centro della vita moderna e del suo rapido movimento. Sono esposti oltre settanta capolavori tra dipinti, acquarelli e opere su carta del maestro olandese e circa quaranta opere dei grandi artisti che gli furono di ispirazione – tra i quali Millet, Pissarro, Cézanne, Gauguin e Seurat. Nonostante i più vedano Van Gogh come un artista maledetto e guardino alle sue opere come al prodotto stupendo della sua follia, egli era, invece, un uomo di grande cultura, un pensatore raffinato che parlava perfettamente varie lingue, come il francese e l’inglese, e che aveva studiato per diventare mercante d’arte. La sua sorprendente memoria visiva gli permetteva di ricordare fin nei minimi dettagli dipinti o stampe già visti e dalle sue lettere apprendiamo quanto importante sia stata questa conoscenza storico artistica per lo sviluppo del suo personale stile. Sin dall’inizio della sua esperienza di pittore, egli si avvicinò ai maestri del recente passato, come Eugene Delacroix o Jean-François Millet - che egli chiamava addirittura Père, padre -; Vincent ne copiò le incisioni più e più volte nei suoi disegni e ne riprodusse le composizioni anche nei propri dipinti. Se Rembrandt era il suo modello, Van Gogh riteneva, però, vitale anche l’incontro con i colleghi artisti e il dibattito sui temi legati alla contemporaneità, all’epocale rivoluzione artistica portata dagli Impressionisti, come Camille Pissarro e Paul Cézanne, e dai pittori post-Impressionisti della sua generazione, come Paul Gauguin e Georges Seurat. Proprio a testimonianza di questa fitta rete di rapporti e dell’importanza cruciale di queste fonti di studio ed ispirazione per Van Gogh, viene presentata in mostra una selezione accurata e puntuale di opere di questi ed altri artisti, cui il maestro olandese fece riferimento.

La città di Lecco offre un omaggio a Manzoni, Morlotti e Testori con la mostra Tra Manzoni e Morlotti. Testori a Lecco, curata dalla Associazione Testori. Nelle Scuderie della Villa Manzoni viene esposta una galleria di ritratti, capolavori del ‘600/’700 lombardo, in cui rivivono i personaggi de ‘I Promessi Sposi’. Ecco dunque il volto della ‘Monaca di Monza’ e di ‘Lucia’ nei dipinti di Giacomo Ceruti, quello di ‘Giampaolo Osio’ in un ritratto di Tanzio da Varallo, ‘l’Innominato’ nell’opera di Carlo Ceresa, ‘Don Abbondio’ in un meraviglioso Fra’ Galgario. Ma non solo. I visitatori potranno ammirare anche gli undici Adda dipinti da Ennio Morlotti tra il ‘55 e il ‘57. Nella cappella della Villa sono presentati gli ‘Inni Sacri’ di Manzoni, mentre nelle cantine sotto la cappella, attraverso suoni, voci e proiezioni, viene rievocata la figura tragica della Monaca di Monza e il dramma ad essa dedicato da Testori, andato in scena nel 1967, con la regia di Luchino Visconti.

Assolutamente sconosciuto in Italia, Milano dedica la prima mostra monografica a Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, artista e musicista lituano considerato in patria uno dei fondatori dell’arte moderna, attraverso 79 tempere e pastelli su tela o cartoncino, 30 acquarelli, chine e disegni, 24 fotografie, spartiti, documenti, lettere inedite. Nella prima sala, sono in mostra cartoline dipinte da Čiurlionis illustrative al fratello, immigrato in America, le opere a cui stava lavorando; tempere su cartoncino la cui consistenza materica è resa liricamente liquida al punto da sembrare acquarello, Albe di ghiaccio, Scintille notturne. Immaginifici i soggetti. In Pensieri, velieri-nuvole navigano nel cielo sollevandosi dal mare; in Calma, un’isola galleggiante solitaria sull’acqua - memore di quella dei morti di Arnold Böcklin - vive: due caverne illuminate gli prestano occhi di luce i cui riflessi sul lago sembrano lacrime. La sala successiva espone il ciclo della Creazione del mondo. Tredici dipinti generati da un ordine scritto “Stan sie!” (“Così sia”) e dal gesto di una mano azzurra tesa su un’atmosfera della stessa tonalità. Da qui una sorta di limone (azzurro ovviamente) cede il posto a un vortice che inizia debolmente a pennellarsi di altri colori, poi a un profilo di uomo e a uno specchio d’acqua dove si riflettono stelle verdi e gialle. Piante lacustri, primi elementi naturali di questa creazione, spuntano dritte e si schiantano contro strutture artificiali altrettanto verticalizzate appena visibili sul fondo. L’adagio degli azzurri a questo punto passa all’allegro ma non troppo dei rosa che colorano fiori, funghi, boccioli e edifici. Segue un altro ciclo straordinario, quello dello Zodiaco. In esso il sole raggiunge le due porte solstiziali in compagnia dei segni zodiacali realisticamente dipinti in contesti del tutto onirici e alla rappresentazione della corrispondente costellazione.

Rimaniamo ancora a Milano per le successive due mostre di artisti contemporanei. Le due rassegne si trovano presso la Barbara Frigerio Contemporary Art (Via Fatebenefratelli 13) ed hanno come titolo Sussurri e grida di Alejandro Quincoces e Re-enactors di Jim Naughten.
Nella poetica di Quincoces i paesaggi surgono spesso a simbolo e personificazione di stati d’animo ed emozioni. Dalle vedute romantiche ed idealizzate di fiumi o paesaggi periferici urbani, alla vita frenetica delle metropoli si percepiscono le sensazioni dell’artista, in particolare il suo farsi eco delle grida e della disperazione umana. I ritratti di Naughten, all’apparenza provenienti da un’epoca lontana, sono in realtà scattati ai nostri giorni e riprendono persone impegnate in un “gioco di ruolo”, ambientato durante la prima e la seconda guerra mondiale. Nella ricreazione di battaglie o di scena di vita quotidiana niente è lasciato al caso, dai vestiti, agli oggetti, alle armi tutto è rigorosamente risalente al periodo storico prescelto. In questa carrellata di personaggi, ritratti dal fotografo inglese in un set da campo, contro uno sfondo bianco, non vi sono solo soldati ed ufficiali, ma anche donne e bambini, che concorrono così a creare un vero e proprio affresco di un’epoca lontana. Guardando questi volti, impegnati nell’interpretazione di un ruolo, viene da chiedersi chi si nasconda dietro quelle vesti, e se l’indossare quei panni non sia qualcosa di più di un semplice passatempo domenicale.

Concludiamo con un’ultima mostra contemporanea a Genova. Artista tra i più interessanti nel più giovane panorama italiano contemporaneo, cresciuto in quella Sicilia feconda di talenti e di maestri, Giuseppe Puglisi (Catania, 1965) ha realizzato quadri di delicata bellezza sul paesaggio urbano e naturale, come testimoniano i 40 lavori presenti in questa antologica, dedicati in particolare alla vastità dello spazio e alla duttilità morbida della luce. La ricerca pittorica di Puglisi si focalizza inizialmente sul tema della città e di figure sospese, egli ha dipinto giardini, aiuole, rose, quadri nei quali si conferma questa sua aderenza-immersione nel mondo delle cose. Lo spiega bene l’artista stesso, descrivendo in modo significativo il proprio procedimento pittorico: «Quando dipingo un paesaggio, anche urbano, temo molto che possa diventare tutto troppo onirico, che le luci in lontananza possano sembrare dei coriandoli ». Negli ultimi due anni Puglisi ha approfondito ulteriormente l’indagine sul paesaggio naturale, dedicandosi al paesaggio vulcanico dell’Etna e ai cieli notturni carichi di stelle, dei quali questa antologica reca suggestiva testimonianza.
I lavori più recenti sono spesso città viste con un’osservazione a volo d’uccello o parti di costa terrestre osservata sempre da un punto di vista alto, e anche per i quadri di questa mostra l’indagine pittorica si è focalizzata sull’osservazione dello spazio - porzione di cielo - che sta sopra i soggetti affrontati in precedenza, e, in questo caso, sul fascino del paesaggio mediterraneo. Lo sguardo si trasforma in un occhio particolare, quasi fotografico, che osserva il rapporto tra le due visioni: da un lato il paesaggio, o costa terrestre, con il mare e con le sue geometrie e prospettive, e dall’altro le architetture celesti che lo sovrasta. In questa dialettica continua Puglisi cerca di rappresentare l’imprendibile densità dello spazio che si frappone tra queste due realtà immaginando poeticamente un atlante del cielo, del mare e della terra con i suoi paesaggi.

Divo Carolo. Carlo Borromeo pellegrino e santo tra Ticino e Sesia
Vercelli – Museo Francesco Borgogna e Museo del Tesoro del Duomo
16 dicembre 2010 – 20 febbraio 2011
Orari: Museo Borgogna: lunedì chiuso; martedì-venerdì 15-17.30; sabato 10-12.30; domenica 10-12.30/14-18, Museo del Tesoro del Duomo: lunedì chiuso;l martedì-venerdì 15-17.30; sabato 10-12 /15-18; domenica 15-18
Biglietti: Biglietto cumulativo 2 mostre+2 musei a 10€
Informazioni: www.museoborgogna.it e www.tesorodelduomovc.it

Mirabilia Coralii. Manifatture in corallo a Genova, Livorno e Napoli tra ilo XVII e il XIX secolo
Torre del Greco (Na) – Palazzo Vallelonga
12 dicembre 2010 – 30 gennaio 2011
Orari: Feriali 10.00-13.00/16.00-19.00; Festivi 10.00-13.00
Informazioni: www.bcp.it
Ingresso gratuito

Botticelli nelle collezioni lombarde
Milano – Museo Poldi Pezzoli
12 novembre 2010 – 28 febbraio 2011
Orari: mercoledì – lunedì 10.00 - 18.00, chiuso il martedì
Biglietti: 8,00€ intero, 5.50€ ridotto
Informazioni: www.museopoldipezzoli.it

Chardin. Il pittore del silenzio
Ferrara – Palazzo dei Diamanti
17 ottobre 2010 – 30 gennaio 2011
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzodiamanti.it

Vincent Van Gogh. Campagna senza tempo. Città moderna
Roma – Complesso del Vittoriano
8 ottobre 2010 – 6 febbraio 2011
Orari: tutti i giorni 9.30-19.30; venerdì-domenica 9.30-20.30
Biglietti: 12€ intero, 8,50€ ridotto

Tra Manzoni e Morlotti. Testori a Lecco
Lecco - Villa Manzoni
17 ottobre 2010 - 30 gennaio 2011
Orari: martedì – domenica 9.30-17.30; sabato 9.30-19.30
Informazioni: www.associazionetestori.it
Ingresso gratuito

Ciurlionis. Un viaggio esoterico (1875-1911)
Milano – Palazzo Reale
17 novembre 2010 – 13 febbraio 2011
Orari: lunedì 14.30-19.30; gli altri giorni 9.30-19.30
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.mostraciurlionis.it

Alejandro Quincoces. Sussurri e grida
Milano – Barbara Frigerio Contemporary Art (Via Fatebenefratelli 13)
13 gennaio 2011 – 12 febbraio 2011
Orari: martedì – sabato 10.00-13.00/16.00-19.30; domenica 11.00-19.00
Ingresso gratuito
Informazioni: www.barbarafrigeriogallery.it

Jim Naughten. Re-enactors
Milano – Barbara Frigerio Contemporary Art (Via Fatebenefratelli 13)
20 gennaio 2011 – 26 febbraio 2011
Orari: martedì – sabato 10.00-13.00/16.00-19.30; domenica 11.00-19.00
Ingresso gratuito
Informazioni: www.barbarafrigeriogallery.it

Il Mediterraneo. Coste e costellazioni. Personale di Giuseppe Puglisi
Genova – Palazzo Ducale
9 gennaio 2011 – 20 gennaio 2011
Orari: 9.00 alle 19.00 dal martedì alla domenica, chiuso il lunedì
Informazioni: www.palazzoducale.genova.it