Opportunità per il nuovo anno

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le vacanze natalizie si snodano tra dicembre e gennaio: perché non sfruttare questi ultimi giorni per godersi, tempo permettendo, qualche uscita alla scoperta di nuove mostre?

Cominciamo il nostro lungo itinerario da Milano.
Presso la Biblioteca Centrale di Palazzo Sormani troviamo una mostra dedicata ad alcuni disegni di Chagall per l’opera di Gogol. «I miei quadri parlavano forse di una visione del mondo, di una concezione che si trovava fuori del soggetto e dell’occhio. Ora pensare così, in quell’epoca “tecnica” dell’arte, vi valeva l’accusa di cadere nella letteratura». E in effetti Chagall, che così commentò la sua produzione pittorica, nella letteratura finì per caderci davvero. La mostra in oggetto è un’iniziativa realizzata in occasione del bicentenario della nascita di Gogol’. Essa è costituita da 96 incisioni realizzate da Marc Chagall tra il 1923 e il 1927 per l’editore francese Ambroise Vollard: si tratta di un centinaio di immagini che raffigurano i personaggi, il paesaggio rurale e gli interni descritti dal celebre scrittore russo in un classico della letteratura mondiale: Le anime morte. Il romanzo, o «poema in prosa» come lo definì lo stesso autore, nacque da un’idea suggerita a Gogol’ da Puskin e tratta da un fatto di cronaca dell’epoca. Il libro, scritto quasi interamente a Roma, uscì in Russia nel 1842, ma rimase di fatto un’opera incompiuta, anche a causa dei problemi di ordine religioso ed etico che attanagliavano la coscienza dello scrittore.
Di certo è una coincidenza significativa che entrambi gli artisti abbiano dovuto lavorare lontani dalla comune madrepatria, e deve essere stata una molla importante per Chagall il ruolo da protagonista che la sua Russia interpretava nel romanzo. Ma il vero motivo che ha spinto il pittore ad accettare di buon grado il compito affidatogli da Vollard è stata con ogni probabilità la percezione di una vicinanza artistica con Gogol’. A ben vedere, infatti, tutti e due si sono serviti del paradosso, del fantastico, per descrivere l’essenza della realtà, creando una mescolanza tra verità e sogno che si ritrova nel viaggio letterario proposto dalle incisioni esposte alla Sormani (fino al 6 febbraio). Una vena visionaria e antinaturalistica comune che si concretizzò, però, in poetiche differenti: più cruda quella di Gogol’, delicatamente lirica quella di Chagall, che finisce per proporre una personale rilettura del racconto. Il risultato è un itinerario affascinante che, tra immagini e parole, mira a far comprendere «l’anima viva» della grande Russia. Il percorso è completato da una serie di stampe popolari russe del XIX secolo, in mostra per la prima volta, corredate da descrizioni tratte dall’opera di Gogol’ e da alcune edizioni italiane dei suoi scritti.
Presso il museo Poldi Pezzoli, uno dei più eleganti della città milanese troviamo una suggestiva rassegna dal titolo Seta Oro Cremisi. Segreti e tecnologia alla corte dei Visconti e degli Sforza. In mostra velluti, damaschi e lampassi, broccati in oro e in argento, ricamati con perle e fili dorati, tutti realizzati in Lombardia nel XV secolo, grazie alla fiorente manifattura serica voluta dai Visconti e ben sviluppata anche sotto gli Sforza. I preziosi tessuti sono accostati ad altri materiali iconografici, come carte da gioco, miniature, oreficerie e dipinti per mettere in luce i rimandi tra arti diverse e temi iconografico-decorativi. La seta venne introdotta a Milano nel 1442 e da allora gli artigiani milanesi si perfezionarono in questa arte raffinata che impiegava anche materiali preziosi come l’oro e l’argento, paillettes di varie forme e soprattutto la pregiatissima cocciniglia importata dall’oriente e materia prima per ottenere il colore rosso cremisi.
Altra sede espositiva di grande vivacità, soprattutto per l’apertura verso l’arte contemporanea è la Galleria della Fondazione Stelline. In questi mesi la Galleria propone una mostra fotografica dal titolo suggestivo United Artists ol Italy. Artisti nell’obbiettivo dei grandi fotografi. Si tratta di circa 200 immagini scattate in 22 anni tra i più importanti fotografi italiani a partire dagli anni Sessanta, quali Berengo Gardin, Gabriele Basilico, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Mimmo Jodice, Ugo Mulas, Ferdinando Scianna ed altri, che ritraggono alcuni dei più significativi artisti italiani e internazionali.
Il percorso espositivo non è solo un percorso cronologico, esso diventa anche un racconto in cui ‘artista fotografato racconta il suo modo di operare e la sua identità umana ed artistica. Accanto a ritratti di artisti italiani come Pasolini, Calvino, Moravia, troviamo grandi personaggi internazionali come Warhol, Rauschenberg.
Concludiamo le proposte milanesi con una piccola mostra presso le Segrete di Bocca. Marco Martelli, quarantenne fiorentino, ci propone una serie di tavole dai tratti e tagli decisamente fotografici. Ci sembra quasi di camminare tra i vicoli di una città vecchia, guardando case e palazzi che si stagliano contro il cielo creando effetti di contrasto con il suo blu intenso, mentre il solo illumina le case ravvivandone i colori. Suggestivo il contrasto tra i particolari architettonici e l’insieme sognante, reso tale da un sapiente e particolare uso dei colori.

Il Castello Visconteo di Vigevano è sede di una mostra dedicata alla corte sforzesca nell’epoca del rinascimento. Oltre a dipinti, monete, codici miniati, sculture lignee rinascimentali, sono in mostra anche opere di artisti leonardeschi. Il legame tra la città e gli Sforza fu rafforzato da Ludovico il Moro, che rese questa corte uno dei luoghi privilegiati dei suoi soggiorni, tanto che qui inviò sia Bramante che Leonardo per abbellire la rocca. Una parte della rassegna è dedicata alla committenza ducale, come ben evidenzia lo splendido cammeo di Ludovico il Moro proveniente da Firenze o tutta una serie di codici miniati molto preziosi. Anche le confraternite e le più importanti famiglie della Lomellina furono attive committenti di opere d’arte, come mostrano infatti i capolavori in mostra: ad esempio i tre Compianti lignei, o il paliotto d’altare proveniente dal Duomo di Vigevano.

A Genova presso il Palazzo Ducale troviamo una mostra fotografica dell’artista Henri Cartier-Bresson. L’esposizione rappresenta uno straordinario documento storico perché Henri Cartier-Bresson e’ stato il primo fotografo occidentale autorizzato a fotografare in Unione Sovietica dopo la Seconda Guerra Mondiale. Recatosi in Russia nel 1954, accompagnato da un interprete, si interessa alla popolazione, al lavoro, ai divertimenti, insomma a tutti gli aspetti della vita quotidiana. Vi fa ritorno diciannove anni dopo, quando ancora il periodo della Guerra Fredda non poteva definirsi terminato, intrecciando nuovamente il filo della grande Storia con le vite delle persone che incontrava. Con questi viaggi e con queste foto, Henri Cartier-Bresson ci porta a Mosca, nella Repubblica Federale Russa, in Estonia, nelle repubbliche caucasiche e dell’Asia centrale.
È interessante questa frase che Henri Cartier-Bresson scrive successivamente: “A distanza di diciannove anni dal primo viaggio, desiderai tornare indietro e visitare nuovamente la Russia. Non c’è nulla di più rivelatorio che confrontare una nazione con se stessa osservandone i cambiamenti e cercando di individuare il suo filo conduttore” A proposito, aveva scritto anche: “L’apparecchio fotografico non e’ uno strumento adatto a rispondere al perché delle cose, essendo piuttosto fatto per evocarle, e nei casi migliori, alla propria maniera, intuitiva, pone domande e dà risposte allo stesso tempo. Henri Cartier-Bresson, che e’ stato spesso definito l’occhio del secolo, ha saputo condensare nella sua intensa attività fotografica e artistica un’osservazione sempre puntuale e profonda, attenta e originale, sul mondo intorno a sè, i protagonisti, gli avvenimenti principali ma anche i piccoli, apparentemente insignificanti, ma densi di vita, -attimi decisivi- che lui - e solo lui - riusciva a cogliere con la sua macchina fotografica quando, come affermava, si riesce a mettere sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l’occhio.

Spostiamoci ora ad est e precisamente a Rovereto, al Mart, per una mostra dal titolo Capolavori della modernità. Opere dalla collezione del Kunstmuseum di Winterthur. La raccolta si caratterizza per la presenza di opere che vanno dall’impressionismo fino al cubismo e al surrealismo, opere di alta qualità e di autori importantissimi. Il percorso, strettamente cronologico, ha inizio con alcuni paesaggi di Corot e Monet, fino ad arrivare agli impressionisti più felici quali Pissarro e Sisley, per approdare alle ricerche di Cezanne e a quelle di Van Gogh, in mostra con il celeberrimo ritratto al postino Roulin. Altro interessante capitolo è quello dedicato al post-impressionismo con le opere dei nabis Denis, Vallotton, e il più enigmatico simbolismo di Redon o dello svizzero Hodler. L’itinerario arriva poi alle ricerche cubiste di Delaunay o all’astrattismo spirituale di Kandinskij e Klee. Un nucleo particolarmente importante di opere riguarda alcuni artisti che intendono indagare gli aspetti più misteriosi del reale: a partire a De Chirico per arrivare ai surrealisti Ernst, Magritte e Tanguy, inoltrandosi nell’astrattismo di Mondrian e Doesburg.

Non si può non fare una capatina a Roma, sempre ricca di proposte e suggestioni artistiche. Piazza del Campidoglio, Palazzo Farnese e la Basilica di San Pietro, Santa Maria degli Angeli e la Cappella Sforza fino a Porta Pia rappresentano il segno che Michelangelo ci ha lasciato a Roma, segno che spesso si è moltiplicato e si è impresso, immortale. E dove non è rimasto scolpito nel marmo e nella pietra, si è tramandato nei disegni e nei progetti di quegli edifici che non videro mai la luce del sole. A testimonianza di un amore e di una passione verso questa città, pari soltanto all’amore e alla passione nutrita nei confronti della sua Firenze. La mostra dedicata a Michelangelo architetto consta di 17 sezioni e 105 opere grazie alle quali è possibile tracciare un profilo di Michelangelo architetto a Roma attraverso i due principali momenti in cui l’artista visse nella città tra 1505 e 1516 e dal 1534 fino alla morte nel 1564. Il cuore della mostra è proprio lo straordinario nucleo di oltre 30 disegni autografi dell’artista relativi a opere romane di proprietà di Casa Buonarroti, il cui apporto comprende anche pregevoli stampe e due ritratti di Michelangelo. Ai disegni autografi del Maestro si alterneranno in mostra, come un prezioso compendio di meravigliose appendici, antiche stampe, disegni, modelli, volumi e documenti originali dell’epoca concessi in prestito da importanti collezioni italiane.
Come già anticipato la rassegna è divisa in diciassette argomenti disposti in ordine cronologico, la mostra prende avvio dai tempestosi rapporti di Michelangelo col Papa Giulio II della Rovere, per il quale l’artista progettò un monumento sepolcrale che lo coinvolse fra alterne vicende fino alla sua morte. Il secondo argomento affrontato è la passione per l’arte classica che accompagnò Michelangelo per tutta la vita, testimoniata attraverso l’esposizione dei bellissimi fogli di studio dall’antico, noti come copie di Michelangelo dal cosiddetto Codice Coner, celebre taccuino cinquecentesco contenente i rilievi di antiche architetture romane. Paolo III Farnese e le sue grandi committenze sono la terza tappa del lungo itinerario alla scoperta della Roma michelangiolesca. Fu proprio questo pontefice infatti che affidò a Michelangelo le trasformazioni di Piazza del Campidoglio e, dal 1546, il completamento di Palazzo Farnese. In questo stesso anno venne conferita al Buonarroti la carica di architetto della Fabbrica di San Pietro. L’episodio doloroso della morte del giovanissimo Cecchino Bracci, che dettò all’artista una serie di ispirati epitaffi, è presente in mostra come un momento di privata biografia. La sezione riguardante i progetti per la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini e per Porta Pia documenta, con una serie di emozionanti disegni, uno dei vertici assoluti della progettazione architettonica di Michelangelo. La mostra si conclude con le esperienze estreme, in termini cronologici ma soprattutto di innovazione compositiva, della Cappella Sforza e della trasformazione delle terme di Diocleziano nello spazio sacrale e mistico di Santa Maria degli Angeli.

Presso la Galleria Civica d’Arte di Cava de’ Tirreni (SA) troviamo la mostra Giorgio de Chirico. La suggestione del Classico, costituita da circa 40 opere tra dipinti e sculture, realizzati tra gli anni Venti e gli anni Settanta, in grado di rileggere il rapporto che legava il maestro della Metafisica al mondo classico greco, e una serie di straordinari reperti provenienti dai Musei Archeologici della Provincia di Salerno. Un progetto e una proposta espositiva inedita per valorizzare le ricche collezioni dei Musei Archeologici e illustrare uno dei motivi centrali della pittura dell’artista che testimonia la sua propensione all’antico, al mondo ellenico e ai valori plastici della scultura classica che ne fanno un artista colto e raffinato con una memoria del mondo antico sorprendente e fertile. Gli elementi di quel mondo arcaico occupano, infatti, già dalla prima decade del Novecento gli scenari delle sue opere in modo prepotente, grazie ad un linguaggio che articola sapientemente evocazione e invenzione e che conducono di lì a poco a quel processo di pietrificazione dello spazio e del tempo caratteristici della pittura metafisica. Il Mediterraneo, grande bacino di storia e di cultura, ha recitato nel movimento artistico della Metafisica e nell’evoluzione stilistica dello stesso de Chirico un grande ruolo, rappresentando l’immagine della conoscenza in filosofia, poesia, scultura e pittura. De Chirico si avvicinava, infatti, al mondo classico con lo scrupolo e la sensibilità di un archeologo ma, al tempo stesso, con lo spirito romantico di un appassionato collezionista di calchi di sculture classiche. L’anima, le forme, i personaggi del mito ellenico, la quieta grandezza della statuaria classica, gli assolati silenzi del paesaggio meridionale sono poi sempre rimasti gli spunti basilari della sua ispirazione: de Chirico si riappropriava dell’arte greca antica nelle teste marmoree, nelle anfore, e nelle statue conservate dai più importanti musei archeologici italiani.

L’anima viva di Gogol’ nei disegni di Chagall
Milano – Biblioteca di Palazzo Soriani (C.so P.ta Vittoria 6)
19 dicembre 2009 – 6 febbraio 2010
Orari: tutti i giorni in coincidenza con le aperture della Biblioteca
Ingresso libero
Informazioni: www.comune.milano.it/biblioteche

Seta Oro Cremisi. Segreti e tecnologia alla corte dei Visconti e degli Sforza
Milano – Museo Poldi Pezzoli
29 ottobre 2009 – 21 febbraio 2010
Orari: tutti i giorni 10.00-18.00 chiuso il martedì
Biglietti: 8€ intero, 5,50€ ridotto

United Artists of Italy. Artisti nell’obbiettivo dei grandi fotografi
Milano – Fondazione Stelline
24 settembre 2009 – 31 gennaio 2010
Orari: lunedì – sabato 12.00-19.00 chiuso la domenica
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.stelline.it

Marco Martelli. Le pietre del tempo
Milano – Le segrete di Bocca (Via Molino delle Armi 5)
18 gennaio 2010 – 16 febbraio 2010
Orari: martedì – venerdi 14.00-19.00 mattina su appuntamento
Ingresso libero
Informazioni: 02 86 08 06- 02 86 46 23 21

Splendori di corte. Gli Sforza, il Rinascimento, la Città.
Vigevano – Castello Visconteo
3 ottobre 2009 – 31 gennaio 2010
Orari: martedì – domenica 9.30 – 18.30 chiuso il lunedì
Biglietti: 7€ intero, 6€ ridotto

Henri Cartier-Bresson. Russia
Genova – Palazzo Ducale, Loggia degli Abati
4 dicembre 2009 – 14 febbraio 2010
Orari: tutti i giorni 9.00-18.30
Biglietti: 5€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.palazzoducale.genova.it

Capolavori della modernità. Opere dalla collezione del Kunstmuseum di Winterthur
Rovereto – MART (C.so Bettini 43)
19 settembre 2009 – 10 gennaio 2010
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, venerdì
Biglietti: 10€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.mart.trento.it

Michelangelo Buonarroti architetto a Roma
Roma – Musei Capitolini
5 ottobre 2009 – 21 febbraio 2010
Orari: martedì – domenica 9.00-20.00 chiuso il lunedì
Biglietti: 6€ intero,4€

Giorgio de Chirico. La suggestione del classico
Cava de’ Tirreni (Sa) – Ex-convento di Santa Maria del Rifugio
24 ottobre 2009 – 14 febbraio 2010
Orari: martedì – venerdì 10.00-13.00/16.00-20.00; sabato – domenica 10.00-20.00, chiuso il lunedì
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.mostradechirico2009.com