Vacanze e mostre

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il mese di dicembre offre diverse opportunità di vacanza, dal ponte dell’Immacolata fino alle vacanze di Natale, ecco allora occasioni preziose per visitare luoghi d’arte o mostre, alcune nella nostra città, altre in città che magari offrono anche altre opportunità di svago sano ed intelligente.
Proponiamo quindi città per città alcune interessanti proposte di mostre d’arte e di cultura.

Roma
, capitale d’Italia, nelle sue innumerevoli sedi espositive dà l’opportunità di visitare moltissime mostre, tutte di grande valore. Iniziamo con una mostra fotografica a Palazzo Braschi dedicata al fotografo Elliott Erwitt (1928), nella quale l’arista rende omaggio, attraverso cinquant’anni di foto, alla Città Eterna. A scandire il passare del tempo, a testimonianza di un legame imprescindibile dalla storia della città, le immagini di ben quattro Pontefici che Elliott ha immortalato dagli anni sessanta ad oggi: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Accanto ai suoi Pontefici una Roma ora immutabile ora irrimediabilmente trasformata. Questa mostra è il frutto di una serie di foto casuali di Roma – “So bene che i lavori su Roma non scarseggiano di certo, ma questo e più personale. Ci sono i monumenti e il Colosseo ovviamente, ma soprattutto c’è la gente, c’è la vita della città”, afferma l’artista dando così ragione di certi scatti immediati che ritraggono vizi e virtù, pregi e difetti di una città che è lo specchio dell’Italia e delle sue trasformazioni
Presso le Scuderie del Quirinale, una grande rassegna dedicata alla pittura romana. La mostra vuole illustrare, con oltre cento opere, come - a partire dall’arte pittorica romana - vengano stabiliti i canoni della Pittura Occidentale, dal Rinascimento fino all’Ottocento, e dunque stabiliti contestualmente i canoni di genere (la ritrattistica, le nature morte, il paesaggio, la mitologia, la vita quotidiana...) secondo un’iconografia che è rimasta virtualmente immutata per quasi duemila anni. In mostra una selezione di opere di vario genere del Periodo Imperiale in modo da illustrare il loro impatto sull’arte occidentale: affreschi, mosaici, miniature su vetro, ritratti in encausto su legno e disegni su marmo. Dal paesaggio alla natura morta, dalla decorazione scenografica alla pittura popolare, dal ritratto al mito reinterpretato secondo la mentalità romana, la mostra affronta tutti i temi della pittura romana nel periodo storico che va dal I secolo all’età tardo antica in cinque diverse sezioni dai titoli suggestivi: Pareti ingannevoli: la negazione dello spazio - Ombra e luce - Antiche Pinacoteche - La città parla: dagli esterni agli interni - Dalla riscoperta della Domus Aurea alle Grottesche. I pittori romani erano scarsamente interessati al sistema di prospettiva lineare a fuoco unico, “inventata” dagli architetti italiani nei primi decenni del Quattrocento, i romani distribuivano gli oggetti nello spazio liberamente, senza rigide costrizioni prospettiche. In tal modo non esiste fusione tra spazio e oggetti, che sembrano essere disposti l’uno a fianco dell’altro, o l’uno sopra l’altro, lasciando l’impressione di una certa instabilità dell’immagine.
Nella sede espositiva di Palazzo Venezia troviamo una mostra dal titolo Il potere e la Grazia. I Santi Patroni d’Europa. La prima esposizione dedicata all’incontro e allo scontro tra potere e religione, tra civitas ed ecclesia, tra corone ed aureole. Attraverso oltre centoventi opere di artisti come Durer, Van Eyck, Mantegna, Anton van Dyck, Ingres, El Greco, Guercino, Caravaggio, Tiepolo, provenienti dai maggiori musei mondiali, si vuole indagare il fenomeno della santità in rapporto alle diverse nazionalità europee. Tra tavole medioevali e dipinti imponenti, preziosi diademi e codici miniati, i capolavori dell’arte da un lato presentano conversioni e persecuzioni, battesimi e battaglie che hanno congiunto per sempre la vicenda dei popoli europei al cristianesimo, e dall’altro dischiudono le porte regali di una ideale iconostasi, confine dove si congiungono fede e bellezza, visibile e invisibile, temporale e spirituale. Ogni singolo Stato europeo, peraltro, ha i suoi santi patroni, talora acclamati dalla devozione popolare ed immortalati per le opere di carità di intramontabile valore compiute, talvolta eletti dal potere politico o celebrati da élites di intellettuali ed artisti, o ancora impugnati come vessilli e catalizzatori dell’identità nazionale nell’epoca del sorgere degli Stati nazionali o dei movimenti nazionalistici ottocenteschi.
Testimoni del fatto che l’Europa è molteplice, nel segno delle identità e delle autonomie che la compongono da sempre, ma anche una, quanto ai fondamenti culturali della sua civiltà, i settanta santi patroni dei diversi popoli europei hanno ispirato nei secoli le migliori espressioni delle arti, della liturgia, della mistica e della religiosità popolare: è a tutto ciò che la mostra di Palazzo Venezia vuole rendere omaggio, invitando a scoprire con eleganti accenni – opere scelte per indicare percorsi di agiografia, storia sociale e politica, evoluzione della vita religiosa – un patrimonio ricchissimo.

In Vaticano, presso la sede museale del Braccio di Carlo Magno troviamo una mostra, curata da Antonio Paolucci, che intende celebrare e ricordare i 400 anni dalla morte di Matteo Ricci, il padre gesuita morto a Pechino nel 1610, che ha costruito un ponte di scambio e conoscenza tra l’Europa e la Cina. All’ingresso della mostra, una riproduzione esatta della statua bronzea che campeggia dinanzi alla cattedrale cattolica di Pechino, accoglie i visitatori nel percorso articolato in cinque sezioni che vogliono indagare non solo la figura di padre Ricci, ma anche tutto l’operato missionario dei gesuiti nell’Estremo Oriente, la Cina del secolo XVII e i rapporti tra cultura occidentale ed orientale in quei secoli.
Matteo Ricci, nato a Macerata nel 1552, abbandonati gli studi di legge, decise nel 1571 di entrare nella Compagnia di Gesù, il nuovo ordine religioso fondato da Ignazio da Loyola meno di trent’anni prima. A documentare la fondazione dell’Ordine, fra le altre opere in mostra, uno dei capolavori di Peter Paul Rubens, la grande tela proveniente dalla Chiesa del Gesù di Genova, raffigurante un miracolo di sant’Ignazio.
Ricci, destinato alle missioni d’Oriente, nel 1582 riceve l’ordine di recarsi a Macao per coadiuvare il padre Michele Ruggeri, con il quale, entrato in Cina, fonda la prima residenza gesuita a Zhaoqing. Inizia qui la grande avventura scientifica e missionaria di Matteo Ricci che riuscì a sedurre e conquistare i cinesi con la propria abilità di cartografo, con gli orologi meccanici, con la capacità e la conoscenza scientifica. Questa sezione della mostra è documentata da una raccolta di strumenti scientifici, provenienti da diversi musei, che presentano uno straordinario spaccato della tecnologia astronomica e di misurazione del tempo che Matteo Ricci introdusse in Cina.
Sempre presso i Musei Vaticani una mostra scientifica dedicata a Galileo Galilei, dal titolo Astrum 2009. Astronomia e Strumenti. Il taglio dell’iniziativa è strettamente storico-scientifico ed è incentrato sulla storia, sul funzionamento e sull’evoluzione di questi antichi macchinari scientifici. Nella mostra sono esposte opere e strumenti creati dall’uomo nel corso di dieci secoli per l’osservazione del cielo e l’individuazione delle stelle e dei corpi celesti.
Il progetto, nato nell’ambito del Servizio Musei dell’INAF,(Istituto Nazionale di Astrofisica) vuole conferire visibilità al ricchissimo e spesso poco conosciuto materiale storico (strumenti, libri, carte d’archivio) di cui ciascun Osservatorio è in possesso. Nella mostra viene infatti presentata una selezione significativa dei più preziosi e rari strumenti di osservazione astronomica, attualmente conservati in musei, depositi ed osservatori italiani.
Si tratta di oggetti di proprietà dell’INAF, di grande valore storico, realizzati fra l’XI e il XX secolo, del tutto sconosciuti al grande pubblico. A questi si aggiungono altri materiali di proprietà della Specola Vaticana, della Biblioteca Apostolica Vaticana, alcune importanti opere (dipinti, globi celesti e terrestri di varie epoche) conservate nei Musei Vaticani e ulteriori oggetti provenienti da biblioteche, musei e collezioni private italiane.

Andiamo ora in Toscana: a Pisa, presso il Palazzo Blu, troviamo una interessante mostra dedicata a Chagall e il suo rapporto con i paesaggi del Mediterraneo. L’artista russo, a partire dal 1926 incontra, per la prima volta, la luce, i colori e il paesaggio del Mediterraneo e dei paesi che vi si affacciano, dalla Francia, alla Grecia, alla Terra Santa, motivo che determinò un completo cambio di tavolozza nello stile dell’artista. Infatti la sua pittura divenne più ariosa, più sensuale, in cui la magia dei colori diventa predominante, trasformando le sue tele, le sue ceramiche, le sue litografie in spazi luminosi in cui il colore diviene autonomo, trascinando con sé le figure e i personaggi che ne popolano lo spazio. Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni che analizzano i grandi temi con cui Chagall affrontò la sua nuova vita artistica, esule dalla Russia natale, come la scoperta di un paesaggio e di una luce assolutamente diversa dall’esperienza di Vitebsk ma anche di Parigi e Berlino. Nella prima, La Costa Azzurra, attraverso una ventina di grandi dipinti, tra cui opere celeberrime come La musica, il Circo in rosso, Gli amanti a St. Paul, I grandi mazzi di fiori, si osserva la modificazione della tavolozza del pittore, tra la metà degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta. Una serie di grandi disegni in bianco e nero e numerose tempere testimoniano la volontà di rendere l’aria e la luce attraverso diversi strumenti e tecniche.
Nella seconda, La Grecia, si presenta la serie completa delle 42 tavole e di alcune gouache di Dafni e Cloe, che restituiscono le emozioni provate da Chagall di fronte alla scoperta della civiltà classica del Mediterraneo. Il Muro del pianto e il panorama di Gerusalemme, la veduta della sinagoga di Vilnius, degli anni precedenti alla guerra, fanno da prologo alla sezione de La Bibbia, fondamentale nell’attività di Chagall. La serie delle tavole per La Bible di Tériade, gli straordinari acquerelli preparatori e, soprattutto, i grandi dipinti raffiguranti la crocifissione del Cristo vestito in panni ebraici, danno conto dell’importanza e della forza con cui l’artista si accostava a questo tema. L’esposizione si chiude con le sezioni dedicate alla scultura e alle ceramiche e ai collage. Nella prima, la volontà di appropriarsi, lavorandola col fuoco, della terra della nuova patria spinse Chagall al lavoro in ceramica e a cimentarsi, anche con la scultura, in una sorta di volontario confronto con l’arte classica che nasce sui bordi del Mediterraneo. Una decina di ceramiche, accompagnate dalle corrispondenti gouache, e diverse sculture documentano anche questo aspetto della sua attività. Nella seconda, vengono presentate le opere forse meno conosciute di Chagall. Alla fine della sua vita, come spesso avviene con i grandi artisti che tutto hanno sperimentato, Chagall si dedicò alla realizzazione di alcune decine di collage, realizzati includendo materiali diversi, quali pizzi, stoffe, parti di dipinti e di disegni, sbizzarrendosi in una sorta di creatività senza più limite alcuno.

A Siena nel Complesso Museale di Santa Maria della Scala si trova fino ai primo di gennaio una mostra dedicata a Federico Barocci (1535-1612), uno dei maestri del Barocco italiano. Ben 34 opere del maestro urbinate aiuteranno i visitatori a ripercorrerne la vita e la produzione artistica. Sono poche le aree pittoriche italiane che a cavallo tra Cinque e Seicento non abbiano subito l’influsso e il fascino del Barocci, direttamente o tramite opere inviate a Roma, Perugia, Arezzo, Genova, Madrid, Praga. Luce e colore sono le qualità che distinguono la pittura del maestro urbinate dai suoi contemporanei, caratteri che vennero metabolizzati da artisti a lui contemporanei o immediatamente successivi come Reni, Rubens e Van Dyck, e che giunsero a contaminare anche l’arte del Settecento di Rosalba Carriera o del francese Watteau.
Da sempre Prato è la capitale dell’industria tessile italiana. Proprio per sottolineare questa grande tradizione e i rapporti economici e artistico-culturali nati in questo solco ecco la mostra Lo stile dello zar. Arte e moda tra Italia e Russia dal XIV al XVIII secolo. Oltre 130 opere vengono proposte per presentare gli affascinanti ed inediti intrecci tra arte tessile, moda e grande pittura nei rapporti tra Occidente, in particolare la Toscana, ed Oriente, la Russia degli zar. In mostra troviamo sete preziose e dipinti dei grandi maestri dell’epoca, che ci mostrano nobili dame e cavalieri abbigliati proprio con quei tessuti, tanto da rendere evidente il rapporto tra moda ed arte e tra oriente ed occidente. Accanto ai prodotti delle manifatture italiane, anche preziosi manufatti russi, prestati dai musei di Mosca e di Leningrado. Alcuni abiti provengono dall’inedito guardaroba dello zar e sono stati prestati solo per questa occasione, rivelando quegli stretti rapporti culturali già prima citati.

Veniamo ora in Emilia. Ferrara, nella suggestiva cornice del Palazzo dei Diamanti, propone una mostra su Boldini, dedicandosi però sui primi quindici anni di permanenza del pittore a Parigi (1871-1886). Dopo un breve prologo dedicato agli anni fiorentini, la mostra punta sulle influenze che l’ambito pittorico parigino degli impressionisti determinò sulla pittura di Boldini. Protagoniste sono delle preziose tavolette caratterizzate da stile ricercato e colore scintillante, quasi neo-settecentesco, rappresentanti scene della vita quotidiana parigina. Sempre agli anni Settanta sono da assegnarsi una serie di vedute di Parigi, che colpirono molto i contemporanei per l’ottica particolare con cui il pittore interpretò la vita frenetica della moderna città ottocentesca. Boldini non registrò solo la vita cittadina, ma dipinse anche vedute dei dintorni di Parigi lungo la Senna o sulla Manica, dando interpretazione personale della pittura impressionista en plein air.

Per concludere la nostra carrellata arriviamo a Milano.
Anche quest’anno il Museo diocesano della città meneghina propone la manifestazione “Un capolavoro per Milano” ospitando una straordinaria opera di Lorenzo Lotto. Il dipinto del Lotto, una delle più alte espressioni della religiosità intima e quotidianamente umanizzata del “genio inquieto del Rinascimento”, offre uno scorcio dell’interno della capanna di Betlemme. La Vergine, San Giuseppe, due pastori e due angeli circondano adoranti Gesù Bambino, adagiato in una cesta di vimini e intento a giocare teneramente con il muso di un agnello, dono dei pastori e simbolo del Sacrificio pasquale.
Umano e divino si fondono in una scena di grande intensità emotiva: tutti gli sguardi appaiono puntati su Gesù, ad eccezione di quello di un angelo che si rivolge invece agli spettatori, esortandoli alla devozione. Dal fondo buio della capanna, attraverso le aperture della porta e di una finestrella, una morbida luce crepuscolare, che avvolge tutta la scena, evidenzia dettagli architettonici e sottolinea delicati passaggi chiaroscurali e raffinatissimi effetti di ombre.
Dopo il recente restauro, l’opera rivela oggi, oltre alla firma, anche la data, 1530 e ha recuperato la sua originaria brillantezza cromatica.
Già abbiamo detto di Milano capitale della fotografia; questo giudizio viene confortato da una importante mostra realizzata presso il Palazzo della Ragione e dedicata a Steve Mc Curry, il cui nome forse non dice nulla ai profani, ma le cui immagini sono notissime, vere icone dei nostri anni. La rassegna presenta, in ben 240 scatti, i trent’anni più intensi della carriera di Mc Curry (1950): volti, colori, atmosfere, paesaggi individuano la peculiarità di alcuni paesi del sud e dell’est del mondo, come l’Afghanistan, l’India, il Tibet, la Birmania. La sequenza delle immagini presentate in mostra ci illustra la vastità dell’esperienza umana e degli incontri, spesso casuali che il fotografo ha fatto. Inoltre lo stesso Mc Curry così dice: “Ho voluto trasmettere al visitatore il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell’essere estraneo si mescola alla gioia e alla familiarità”. Le sezioni in cui la rassegna è divisa sono: L’altro (volti e luoghi che ci parlano di bellezza, eleganza, dignità che superano il tempo e lo spazio), il Silenzio (momenti di stupore e raccoglimento dell’uomo davanti all’imponenza della natura), Guerra (tragedia dell’umanità nei luoghi più diversi e lontani), Gioia (scenari di allegria ed intensità di colori), Infanzia (dallo sfruttamento dei bambini fino ai bambini-soldato) e da ultimo Bellezza (ritratti di giovani donne tra cui il celeberrimo scatto, ormai icona dell’opera di Mc Curry; della bambina afgana dagli intensi occhi verdi e dallo sguardo smarrito ed incuriosito).
A due passi dal Palazzo della Ragione, un’altra mostra fotografica, dell’autore è Pablo Ortiz Monasterio, dal titolo L’ultima città. Pablo Ortiz Monasterio è un uomo di punta della cultura messicana, anima di molte attività culturali ed editoriali di questi ultimi anni. La mostra fotografica milanese, costituita da una cinquantina di scatti, vuole indagare, con occhio attento e partecipe la vita dei ceti sociali più poveri della capitale messicana, uno degli agglomerati urbani più grandi e problematici dell’intero mondo. Sono evidenti le povertà sociali, i disagi, soprattutto dei più giovani (interessanti le foto dei quartieri periferici, di bambini che agli angoli delle vie vendono cibarie, di altri che si riuniscono con armi da fuoco o che provocatoriamente vestono giubbotti di pelle); eppure in tanta sofferenza ed emarginazione, non può non colpire l’animo gioioso di molti, i sorrisi e gli abbracci dei bambini e di giovani coppie, le feste per uno sposalizio, le tradizioni religiose popolari a cui partecipano moltitudini festanti. Il collante forte, la carica per questa sommessa gioia, pur nella sofferenza e nella problematicità delle situazioni sociali è data proprio dalla fede semplice, ma forte e radicata di queste persone. Sono molto intense le immagini di una popolare sacra rappresentazione sulla Passione di Cristo o l’onnipresente immagine della Madonna di Guadalupe che, dall’alto dei muri di queste catapecchie protegge e consola la povertà di questo popolo.
“Quella che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa”: con questa suggestiva affermazione si apre l’importante mostra che Milano dedica ad Edward Hopper, uno dei più noti pittori americani del Novecento. Con circa 160 opere, suddivise in sette sezioni, si può avere un quadro completo della produzione hopperiana. Passiamo dalle prime sezioni con gli austeri e cupi autoritratti degli inizi del Novecento ai primi paesaggi urbani, ancora realizzati con tecnica sfumata, molto affine a quella dei tardo impressionisti francesi. Ecco poi alcuni dei capolavori di Hopper, capolavori eccezionalmente presentati con i disegni preparatori, in particolare con un interessante taccuino con schizzi e annotazioni a margine. “Soir Blu” (1914), forse riflessione sui drammatici anni che prepararono la Prima Guerra Mondiale; Morning Sun (1961) determinata da una calda luce che, entrando in una stanza vuota, illumina una figura femminile seduta sul letto; ancora luce e presenza femminili in “Second Story Sunlight, una donna giovane ed una più anziana da un balcone paiono in attesa di qualcuno, passato e presente entrambi protesi verso un futuro solare quanto ignoto. Accanto alla pittura, che forse è la produzione più nota di Hopper, anche alcune sezioni che gettano luce su altri importanti aspetti poco noti del pittore: l’illustrazione, con bellissimi disegni di grande modernità, e l’acquaforte da tratto incisivo e suggestivo.

Elliot Erwitt – Roma. Fotografie
Roma – Palazzo Braschi (Via di San Pantaleo)
12 novembre 2009 – 31 gennaio 2010
Orari: martedì – domenica 9.00-19.00, chiuso il lunedì
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto
Informazioni: www.museodiroma.comune.roma.it

Roma. La pittura di un impero
Roma – Scuderie del Quirinale
24 settembre 2009 – 17 gennaio 2010
Orari: giovedì – domenica 10.00-20.00, venerdì e sabato 10.00-22.30
Biglietti: 10€ intero, 7,5€ ridotto

Il Potere e la Grazia. I santi patroni d’Europa
Roma – Palazzo Venezia
7 ottobre 2009 – 10 gennaio 2010
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00, venerdì e sabato 10.00-22.00
Biglietti: 10€ intero, 5€ ridotto

Ai crinali della storia. P. Matteo Ricci (1552-1610) tra Roma e Pechino
Vaticano – Braccio di Carlo Magno
30 ottobre 2009 – 24 gennaio 2010
Orari: lunedì – domenica 10.00-18.00, chiuso il mercoledì
Ingresso libero
Informazioni: www.padrematteoricci.it

Astrum 2009.Astronomia e strumenti
Vaticano – Musei Vaticani
16 ottobre 2009 – 16 gennaio 2010
Orari: tutti i giorni 9.00-16.00
Biglietti: 4€

Chagall e il Mediterraneo
Pisa – Palazzo Blu
8 ottobre 2009 – 17 gennaio 2010
Orari:martedì – domenica 10.00-19.00, chiuso il lunedì
Biglietti: 8€ intero, 6,50€ ridotto, 6€ gruppi, 4,5€ scuole
Informazioni: www.chagallpisa.it
Federico Barocci 1535-1612. L’incanto del colore, una lezione per due secoli
Siena – Complesso museale Santa Maria della Scala
11 ottobre 2009 – 10 gennaio 2010
Orari: tutti i giorni 10.30-19.30
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto

Lo stile dello zar. Arte e moda tra Italia e Russia dal XIV al XVIII secolo
Prato – Museo del Tessuto
19 settembre 2009 – 10 gennaio 2010
Orari: tutti i giorni 10.00-19.00
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.lostiledellozar.it

Boldini nella Parigi degli Impressionisti
Ferrara – Palazzo dei Diamanti
20 settembre 2009 – 10 gennaio 2010
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto
Informazioni: www.palazzodiamanti.it

Capolavoro per Milano. La Natività di Lorenzo Lotto
Milano – Museo Diocesano
24 novembre 2009 – 17 gennaio 2010
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.museodiocesano.it

Steve McCurry. Sud-Est
Milano – Palazzo della Ragione
11 novembre 2009 – 31 gennaio 2010
Orari: martedì – domenica 9.30-19.30, lunedì 14.30-19.30, giovedì 9.30-22.30
Biglietti: 8€ intero, 6,50€ ridotto, 3€ scuole
Informazioni: www.stevemcurrymilano.it

L’ultima città. Pablo Ortiz Monasterio
Milano – Centro culturale di Milano (Via Zebedia 2)
30 ottobre 2009 – 3 gennaio 2010
Orari: lunedì- venerdì 10.00-13.00/15.00-18.00; domenica 15.00-18.00
Ingresso gratuito
Informazioni: www.cmc.milano.it

Edward Hopper
Milano – Palazzo Reale
14 ottobre 2009 – 31 gennaio 2010
Orari: martedì – domenica 9.30 – 19.30, lunedì 14.30- 19.30, giovedì 9.30-22.30
Biglietti: 9€ intero, 7,50€ ridotto
Informazioni: www.edwardhopper.it