Assaggio d’estate

Prima parte
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Tanta è la ricchezza delle proposte che ci viene dal mondo dell’arte e della cultura che siamo costretti a dividere in due puntate il nostro intervento. Nella prima presenteremo le mostre dedicate all’arte “antica”, nella seconda ci interesseremo dell’arte moderna e contemporanea.
Quello in corso è stato proclamato anno galileiano. Così nelle città italiane legate alla vita del fisico pisano si ricordano la sua attività e le sue scoperte. Era infatti il 1609 quando Galileo Galilei iniziò le prime osservazioni astronomiche che gli consentirono di verificare la validità del sistema copernicano.
In occasione di questa importante ricorrenza, Firenze Pisa e Padova hanno organizzato un fitto programma di mostre, conferenze ed eventi per rendere omaggio ad una delle stelle più brillanti del loro firmamento cittadino.

E non possiamo non iniziare da Pisa, città dove Galileo nacque nel 1564.
Presso Palazzo Blu fino al 19 luglio si potrà visitare la mostra Il cannocchiale e il pennello. Nuova scienza e nuova arte nell’età di Galileo. La rassegna vuole analizzare la stretta connessione che si venne a creare nel XVII secolo tra la nuova scienza galileiana e la cultura figurativa ed artistica in genere. Il percorso espositivo inizia con gli anni della formazione dello scienziato tra Pisa e Padova, focalizzando l’attenzione sulle sue letture e le sue prime opere. In questa sezione troviamo dipinti di grande importanza, libri, antichi manoscritti e oggetti legati alla vita di Galileo come la famosa lampada del Duomo e le sfere lasciate cadere dalla Torre pendente. La mostra allarga poi il suo campo d’indagine a città come Bologna, Firenze e Roma, presentandone i principali episodi figurativi in stretta connessione con gli ambienti scientifici influenzati da Galileo. Troviamo inoltre un approfondimento sul pittore Ludovico Cardi detto il Cigoli, amico del fisico pisano, e da ultimo tele di artisti influenzati dal pensiero di Galilei come i Gentileschi e il Furini. Anche Padova dedica una rassegna al fisico pisano. Sul finire del 1609 a Padova - ove insegnava da ormai 17 anni, ricoprendo la cattedra di ma tematica - Galileo Galilei punta un cannocchiale, da lui rivisitato e adattato, verso il cielo e avvia le prime osservazioni astronomiche. Guarda la Luna e Giove (scoprendo le sue Lune); osserva varie costellazioni; scruta la Via Lattea. Un gesto apparentemente semplice ma dalla portata eclatante: è l’avvio della moderna scienza dei fenomeni naturali, basata su “sensate esperienze e certe dimostrazioni”, della saldatura tra tecnica e scienza, della consapevolezza del metodo scientifico. Il futuro di Galileo– questo il titolo - è un grande, appassionante viaggio, dal passato ai giorni nostri partendo proprio dalle ricerche e dalle intuizioni dello scienziato toscano che a Padova trascorse anni fondamentali. Un omaggio originale ed inedito alla modernità straordinaria di Galileo, alla sua capacità di farsi precursore e innovatore, di aprire sentieri che continueranno ad essere percorsi ed esplorati nei secoli successivi. “Il futuro di Galileo”è quindi il filo rosso che lega tutto l’evento espositivo, in cui – grazie anche ad un allestimento di forte impatto emotivo e spettacolarità, – selezionate opere storico-documentarie di altissimo valore (prime edizioni di testi fondamentali, manoscritti galileiani esposti in originale e sfogliabili virtualmente, diversi strumenti scientifici originari, tra i quali pezzi unici al mondo, ecc.) danno il via, nelle diverse sezioni tematiche, all’analisi dei progressi e delle sperimentazioni successive attraverso sistemi multimediali, video, installazioni, documentazioni fotografiche esclusive, exhibit ed esperimenti interattivi, che consentiranno al visitatore di seguire gli sviluppi della conoscenza scientifica e impadronirsi di alcune fondamentali idee e risultati., dove è ospitata una grande mostra dedicata alla straordinaria avventura umana e intellettuale che ha portato alla concezione attuale dell’Universo. La mostra ricostruisce la storia del Cosmo, così come è stato concepito e raffigurato dall’Antichità fino alla Rivoluzione Scientifica, nel contesto delle vicende sociali e culturali che hanno caratterizzato la civiltà mediterranea ed europea. Un itinerario appassionante che inizia con le visioni mistiche e poetiche antecedenti ai Greci, si arricchisce delle complesse architetture di Tolomeo, passa per il fondamentale contributo dell’astronomia araba e approda alle rivoluzionarie tesi di Copernico riprese da Galileo e Keplero, che contribuirono in modo determinante all’affermazione definitiva della nuova concezione dell’Universo. Questo suggestivo percorso storico è illustrato in modo spettacolare: da strumenti scientifici di eccezionale bellezza e ingegnosità, atlanti celesti, disegni, dipinti, sculture, reperti archeologici e preziosi codici miniati provenienti dai più prestigiosi musei e biblioteche di tutto il mondo. Tutto ciò è affiancato e spiegato attraverso straordinari modelli cosmologici funzionanti realizzati per l’occasione. Applicazioni multimediali e suggestivi filmati approfondiscono i temi principali. Una sezione speciale è riservata all’unico cannocchiale originale di Galileo giunto fino a noi (conservato nel Museo di Storia della Scienza di Firenze).

Dopo la modernità che Galileo introduce nella cultura umana, ritorniamo ad un artista che, nel suo campo operò una reale rivoluzione copernicana, Giotto. A Roma presso il complesso museale del Vittoriano vediamo la mostra Giotto e il Trecento. Il più sovrano maestro in dipintura. Questa rassegna su Giotto conta ben 150 capolavori provenienti da musei di tutto il mondo, tra cui 20 capolavori del Maestro oggi difficili da spostare per motivi di conservazione. Si può così finalmente osservare ed ammirare oreficerie, sculture lignee e codici miniati che aiutano a comprendere la ricchezza artistica dell’epoca giottesca, ma punta di diamante della mostra sono certamente le meravigliose e rare tavole trecentesche, alcune restaurate per l’evento. Tra le grandi opere in mostra citiamo capolavori di grandi maestri del trecento come Cimabue, Pietro Lorenzetti, Simone Martini, Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio, Tino di Camaino, Giovanni di Balduccio, i grandi orafi Guccio di Mannaia e Andrea Pucci Sardi. Con la mostra su Giotto si vuole inoltre ricostruire l’ arte italiana tra il XIII secolo e la prima metà del XIV, attraverso gli spostamenti di Giotto avvenuti in otto regioni italiane. Con i suoi viaggi Giotto ha lasciato in ogni regione d’ Italia le tracce della sua arte e ha fortemente influenzato il tratto artistico dei pittori che lo hanno conosciuto. Giotto ha infatti lasciato la sua arte in diverse regioni d’ Italia: Toscana, Umbria, Marche, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Lazio, Campania

Altro grande protagonista della cultura italiana è Anselmo d’Aosta, nato ad Aosta attorno al 1033/1034 e morto a Canterbury il 21 aprile 1109 come vescovo. Proprio Aosta, sua città natale gli dedica quest’anno una importante serie di eventi, in occasione del IX centenario della sua morte. Si tratta di una mostra composta da un percorso iconografico e da un’esposizione di libri, che ha lo scopo di far conoscere al grande pubblico e agli studenti la grande figura di Anselmo. Il percorso si snoda in 30 pannelli di grandi dimensioni su cui si possono leggere brani tratti dalle sue opere e comprendere così l’importanza di Anselmo nello sviluppo del pensiero medioevale. Inoltre con immagini ad alta definizione si può ripercorrere l’iconografia e la vita del santo aostano.
Da Maestro a Maestro: Urbino dedica una grande rassegna a Raffaello Sanzio. Urbino non fu solo città natale di Raffaello, ma determinò in modo significativo la sua formazione, restando per tutta la sua vita un punto di riferimento essenziale. Esaminando il contesto urbinate dalla fine degli anni Settanta del Quattrocento, viene ricostruito l’ambito artistico-culturale in cui si formerà il giovane Raffaello e nel quale opera il padre, Giovanni Santi, pittore dei duchi e letterato, che è a capo di una ricca e fiorente bottega, oltre che autore della famosa “Cronaca” nella quale esprime importanti giudizi sui pittori a lui contemporanei. La mostra, unica nel suo genere, presenta i capolavori giovanili di Raffaello, 20 dipinti e 19 disegni originali, messi in rapporto alla pittura del padre e di altri artisti vicini alla fase giovanile della sua formazione. Raffaello nasce in Urbino nel 1483. Il padre, Giovanni Santi, muore nel 1494, quando il giovane Raffaello ha solo 11 anni, un’età in cui normalmente, in quell’epoca, i ragazzi avevano già mosso i primi passi del loro apprendistato nell’arte. Per descrivere la formazione di Raffaello, fino ad ora la storiografia si è basata sul racconto di Vasari, secondo cui il giovane pittore fu molto presto inviato dal padre nella bottega di Perugino. Un racconto che sembra poco realistico, in particolare in rapporto con le date reali della vita del futuro maestro. In realtà, già giovanissimo, egli aveva un solido patrimonio alle spalle e protettori importanti, mentre non esistono documenti che attestino un apprendistato diretto presso la bottega di Perugino. Dopo la morte del padre, Raffaello ne eredita infatti la bottega, che gestisce con l’aiuto di Evangelista da Piandimeleto. Forte di questa posizione e ricchezza, egli non aveva necessità di andare come garzone o allievo presso altri, se non in occasioni specifiche per conoscere il modo di operare degli artisti più noti. L’ubicazione e la consistenza della bottega che Giovanni Santi lascia in eredità al figlio, suo erede principale, è ora attestata da nuovi documenti. La bottega, che era molto grande, attiva e fiorente, dopo la morte del Santi è la testimonianza che meglio chiarisce la qualifica di “Magister” riferita a Raffaello nel 1500 in occasione della commissione della pala di san Nicola per Città di Castello. Come dimostrano i nuovi documenti emersi dalla ricerca approfondita negli archivi urbinati eseguita da Anna Falcioni e da Vincenzo Mosconi, è chiaro che Raffaello era radicato ad Urbino, - certa è la sua presenza nel 1497 e nel 1500, finora contestata dalla storiografia - da cui certamente si muoveva per altri luoghi, ma che rimane la sua base stabile, fonte di sussistenza e stabile punto di riferimento. Giovanni Santi è la figura fondamentale nella formazione del giovane Raffaello, ma bisogna considerare l’influenza culturale non tanto e non solo di un pittore, quanto di un personaggio importantissimo nella cultura urbinate, cortigiano e uomo di lettere. Così legato alla cultura dei Montefeltro egli era il tramite perfetto affinché il giovanissimo Raffaello traesse indelebili impressioni dalla immensa raccolta di capolavori presente nel palazzo ducale di Urbino. Infatti mentre la Perugia di fine Quattrocento era una città relativamente provinciale dal punto di vista culturale (Perugino, il pittore più ricercato e pagato del momento, lavorava per lo più a Firenze), Urbino era invece un fondamentale centro della cultura rinascimentale, che già all’epoca di Federico da Montefeltro rivaleggiava con Firenze con la sua originale accezione “matematica” del Rinascimento. Una ampia rassegna della pittura fiorentina era raccolta nelle splendide miniature della biblioteca ducale, a cui aveva certamente accesso Giovanni Santi, che mostra di conoscere bene i codici conservati nella straordinaria biblioteca di Federico. Fra gli elementi che avvalorano l’ipotesi di un rapporto diretto di Raffaello con la pittura del padre sono fondamentali i riscontri con l’ultima opera di Giovanni Santi, forse il suo capolavoro, la cappella Tiranni in San Domenico a Cagli. I riscontri puntuali che emergono fra la pittura del giovane Raffaello e quella del padre sono stati tutti analizzati dalla critica, ma in questa mostra per la prima volta le sue opere giovanili sono messe in rapporto direttamente con quelle del padre. Gli stretti rapporti della pittura di Raffaello con le opere del Perugino (non bisogna dimenticare anche il rapporto diretto fra Perugino e Giovanni Santi) vanno di pari passo con l’influenza della pittura paterna e di altri artisti, quali Signorelli e Pinturicchio, senza contare i rapporti con Timoteo Viti che è presente a Urbino dal 1495, dopo aver frequentato a Bologna la scuola del Francia e che Raffaello chiamerà poi a Roma. Una sezione finale della mostra è dedicata al rapporto dell’opera di Raffaello con la più importante produzione del ducato di Urbino, la maiolica, basata sulle immagini raffaellesche, di cui sono esposti esemplari antichi. Sarà visibile, per la prima volta, un pezzo mai esposto, derivato direttamente da un disegno originale e non da un’incisione di Raffaello, assieme a numerosi esempi fra i più preziosi di questa produzione.
Dal 4 aprile al 30 giugno 2009, al Castello Visconteo di Vigevano (PV) viene celebrato in due mostre il genio di Leonardo da Vinci: Le acque ducali, la villa Sforzesca, il Ticino e Leonardo: una mostra impossibile. L’opera pittorica di Leonardo da Vinci nell’epoca della sua riproducibilità digitale”, apriranno ufficialmente il progetto “Leonardo e Vigevano”. che propone mostre, laboratori interrativi, esperienze multimediali, percorsi storico-ambientali, degustazioni e acquisto di prodotti agricoli, secondo un percorso che coniuga la valorizzazione dei beni culturali con la capacità attrattiva del territorio. Le acque ducali, la villa Sforzesca, il Ticino, ospitata dalla Seconda Scuderia del Castello, testimonierà, attraverso documenti, filmati e ricostruzioni interattive, la presenza di Leonardo a Vigevano e i lavori di ingegneria idraulica nella valle del Ticino per la costruzione della quattrocentesca villa Sforzesca. La prima sezione ripercorrerà con riproduzioni e filmati la storia delle acque della città di Vigevano con particolare riferimento al periodo sforzesco. Lo studio dei corsi d’acqua consentirà di attivare e proporre ai visitatori percorsi naturalisti (pedonali e ciclopedonali) dei mulini di Vigevano citati da Leonardo, della campagna vigevanese, dei boschi del Parco del Ticino. La seconda sezione proporrà un progetto innovativo “in progress” sviluppato dalla Università di Pavia. Con l’ausilio delle tecnologie multimediali verrà ricostruito in forma virtuale il borgo della Sforzesca. L’attenzione sarà concentrata sul Colombarone - uno dei primi esempi tipici della villa, cascina a corte della pianura padana - e sul Mulino della Scala, citato negli scritti di Leonardo, che è esistente ma non è visitabile e, di conseguenza, completamente sconosciuto. La terza sezione curata dal Parco Lombardo della Valle del Ticino consentirà di conoscere la risorsa “acqua” costituita dal Ticino, il suo straordinario ambiente, la flora, la fauna, l’utilizzo moderno del grande fiume. L’allestimento della mostra è completato da una straordinaria installazione multimediale: un fiume virtuale scorrerà lungo la scuderia rinascimentale, accompagnando i visitatori lungo il percorso espositivo.
La seconda mostra presenta le riproduzioni digitali dell’opera pittorica di Leonardo in un allestimento scenografico molto suggestivo. Sono esposte in scala 1/1 e ad altissima risoluzione tutti i dipinti leonardeschi tra cui la celeberrime Gioconda e l’Ultima Cena. La mostra nasce dalla riflessione sulla riproducibilità dell’opera d’arte nella nostra epoca; infatti l’impiego di tecniche digitali d’avanguardia permette di realizzare riproduzioni ad altissima definizione di qualsiasi opera d’arte ponendo virtualmente lo spettatore davanti all’originale. Inoltre il particolare allestimento, caratterizzato da una diapositiva grande come la tela originale, priva di cornice, retroilluminata da una luce diffusa, consente al visitatore di cogliere le correzioni e le cancellazioni sottostanti, dovute ai ripensamenti dell’artista, assolutamente invisibili nell’opera originale.

A Bergamo troviamo una grande mostra dedicata all’arte bizantina, dal titolo L’oro dell’anima. Icone russe dal XIV al XVIII secolo del Museo Tretyakov di Mosca in cui si presentano ben 50 capolavori provenienti dal museo moscovita che, con oltre 6.000 pezzi, rappresenta la collezione più importante al mondo di arte sacra russa. Il percorso espositivo cronologico prende avvio dalla fine del XIV - inizio del XV secolo, con la Natività della Madre di Dio con santi, un tipico esempio delle icone di Novgorod, caratterizzate dai colori intensi e dalle forme precise. Nell’impianto compositivo, la Madonna si staglia su uno sfondo rosso che sembra spingere l’immagine in avanti, ed è attorniata da alcuni santi, considerati dagli abitanti di Novgorod loro protettori nella vita quotidiana e in grado di difenderli dalla furia degli elementi della natura. Un’altra icona della scuola di Novgorod è la Natività di Cristo con Santi della seconda metà del XV secolo. Esposta per la prima volta nel 1913, attirò immediatamente l’attenzione degli amanti della pittura antica russa e degli studiosi, grazie alla sua ricercata gamma coloristica, nella quale sono presenti non solo le combinazioni di rosso e verde tipiche dell’arte di Novgorod, ma anche sottili gradazioni e sfumature lilla, più dense sugli abiti e più chiare sulle montagne, simbolo del mondo Celeste. La mostra di Bergamo prenderà in esame uno dei fenomeni più originali dell’arte russa, quello cioè delle icone di Pskov. Nonostante fosse anticamente situata nella provincia di Novgorod e appartenente alla sua diocesi, Pskov si orientava verso l’area balcanica, ricca di monasteri ortodossi abitati da pensatori cristiani, con una spiccata propensione ai “sofismi” teologici. E laddove la pittura di icone di Novgorod risultava più vivace, quella di Pskov si caratterizzava per essere più concreta nella sua interpretazione dell’immagine divina. L’espressione festosa degli abitanti di Novgorod si contrapponeva al misticismo di Pskov, al “mistero”, alla particolare profondità teologica dell’immagine, esemplificata in mostra da figure come il Cristo Pantocratore, la Madre di Dio e il Giovanni Battista. Tra le iconografie più frequentate dalla pittura sacra russa, vi è quella della Madre di Dio. A Bergamo se ne potranno ammirare vari tipi, dipinti in epoche diverse. Le icone più venerate erano ripetute numerose volte, ma le copie rielaborate dai vari artisti indagavano nuovi limiti sviluppando l’immagine della Madonna verso nuove forme di espressione stilistica. Ad esempio, l’icona della Madre di Dio di Jaroslavl, risalente alla seconda metà del XV secolo, appartiene al tipo tradizionale della Tenerezza. Le figure della Madre e del Bambino sono tratteggiate da una linea di rara bellezza per la sua perfezione grafica. Il disegno impeccabile e la linea precisa e sottile rendono questa icona un eccellente prodotto dell’arte moscovita, nella quale gli studiosi vedono echi della tecnica di Andrej Rublev (1360-1430), il maggiore pittore russo di icone.
A Firenze presso il Museo del Bargello fino al 12 luglio troviamo un’interessante mostra dedicata a Bernini, in particolare ai ritratti scultorei dell’artista. Nella prima metà del Seicento, Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) rinnovò radicalmente l’idea stessa di busto ritratto. Concepito nel Cinquecento soprattutto come ‘state-portrait’ con una forte connotazione ufficiale, il ritratto scolpito conobbe una straordinaria diffusione nella Roma della prima metà del Seicento, tramandandoci così le fattezze non solo di pontefici, cardinali e aristocratici, ma anche di avvocati, scienziati, scrittori e di non poche figure femminili. Nel giro di poco più di vent’anni - dalla metà del secondo decennio del secolo e la fine degli anni trenta - si passò così da immagini severe e compassate, di carattere ancora schiettamente manierista, a figure che se pure scolpite nel marmo, sembrano però respirare, vivere e addirittura ‘colloquiare’ con lo spettatore. Con il busto di Costanza Bonarelli, il Bargello possiede la testimonianza più emozionante e più celebre di questo momento capitale della ritrattistica scultorea: alla quale, nonostante l’attuale, crescente interesse nei confronti del Bernini e della civiltà figurativa barocca, non era stata finora dedicata in Italia nessuna rassegna espositiva specifica.
Accanto a sculture di indubbia potenza evocativa troveremo anche ad accompagnarle un nucleo sceltissimo di dipinti, di grande forza: tutte opere dei massimi pittori contemporanei a cui Gian Lorenzo ha soprattutto guardato (Rubens, Annibale Carracci, Anthony van Dyck, Diego Velazquez, Simon Vouet, Valentin de Boulogne…), a diretto confronto anche con alcuni dipinti del Bernini stesso. La mostra fiorentina intende mettere in luce, all’interno della lunghissima parabola artistica berniniana, la fase più significativa per quanto riguarda la produzione ritrattistica, ovvero gli anni giovanili, fino alla fine del quarto decennio: l’arco di tempo in cui, tra l’altro, al magistero berniniano si affianca quello, per molti aspetti ancora misconosciuto, di Giuliano Finelli, allievo ed ‘aiuto’ di Gian Lorenzo, presente in mostra con alcuni dei suoi più superbi ritratti. Sarà così attentamente analizzato proprio il momento fondante della fortuna del ritratto scolpito nella civiltà del Seicento.

Ancora Barocco, ancora un artista che, diversamente dal celeberrimo Bernini, è per i più un illustre sconosciuto: Pasqualino Rossi. Serra San Quirico vuole dare corpo a questo pittore del quale per molto tempo non si è saputo nulla. Curioso destino per un artista che in vita fu ricercato dalla grande committenza romana ed internazionale. Il primo a recuperare dall’oblio il Rossi fu LOnghi, seguito poi da Federico Zeri, ma solo nel 1974 un appassionato ricercato d’archivio, Clemente Faccioli, restituì un volto documentario al pittore ed è proprio a San Quirico che Pasqualino Rossi ha lasciato il capolavoro del suo pennello: gli affreschi nella chiesa di Santa Lucia dell’ordine Silvestriniano. Dalle fonti documentarie sappiamo che il Rossi nacque a Vicenza nel 1635 e che per più di trentacinque anni operò a Roma, portando le influenze della pittura marchigiana, dal Barocci al Lotto, fino alla sensibilità correggesca. I temi sacri sono da lui affrontati con grazia e spirito aperto, preannuncio già delle mutazioni settecentesche.
Questa nostra prima carrellata si conclude con la mostra di Parma dedicata a Rembrandt. Dal Petit Palais di Parigi arrivano 55 incisioni all’acquaforte di Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606-1669), questo il nome completo dell’artista olandese. La indiscussa importanza di Rembrandt nella storia dell’arte, e in particolare in quella incisoria, si deve alla capacità con cui seppe combinare padronanza dei mezzi tecnici, inventiva e ricerca espressiva. Nelle sue opere troviamo il perfetto connubio tra intensità emotiva, precisione biblica, moderna sintesi paesaggistica e tonalità coloristiche rese con il solo bianco-nero e la diversa tratteggiatura.

Il cannocchiale e il pennello. Nuova scienza e nuova arte nell’età di Galileo
Pisa – BLU (Palazzo d’arte e cultura, Lungarno Gambacorti 9)
9 maggio 2009 – 19 luglio 2009
Orari: martedì – domenica 10.00-20.00
Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.galileopisa.com, www.palazzoblu.org

Il futuro di Galileo. Padova celebra Galileo
Padova – Centro Culturale Altinate (Via Altinate 71)
28 febbraio 2009 – 14 giugno 2009
Orari: martedì- domenica 9.00-19.00
Biglietti: 8€ intero, 5€ ridotto

Galileo. Immagini dell’universo dall’antichità al telescopio
Firenze – Palazzo Strozzi
13 marzo 2009 – 30 agosto 2009
Orari: tutti i giorni 9.00-20.00, giovedì 9.00-23.00
Biglietti: 10 € intero, 8,50€ ridotto
Informazioni: www.galileofirenze.it

Giotto e il Trecento. Il più sovrano maestro in dipintura
Roma – Complesso del Vittoriano
6 marzo 2009 – 29 giugno 2009
Orari: lunedì-giovedì 9.30-19.30; venerdì e sabato 9.30-23.30; domenica 9.30-20.30
Biglietti: 10€ intero, 7,50 € ridotto

Anselmo, da Aosta a Canterbury
Aosta – Chiostro della Cattedrale
7 maggio 2009 – 30 giugno 2009
Orari: tutti i giorni 6.30 - 12.00 / 15.00 - 20.00, 7.00 - 12.00 / 15.00 - 20.00 (domenica)

Raffaello e Urbino
Urbino – Palazzo Ducale
4 aprile 2009 – 12 luglio 2009
Orari: martedì – domenica 8.30-19.15; lunedì 8.30-14.00
Biglietti: 9€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.raffaelloeurbino.it

Leonardo: una mostra impossibile. L’opera pittorica di Leonardo da Vinci nell’epoca della sua riproducibilità digitale.
Le acque ducali, la Villa Sforzesca, il Ticino
Vigevano – Castello Visconteo
4 aprile 2009 – 30 giugno 2009
Orari: martedì – domenica 10.00-19.00
Biglietti: 3€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.castellodivigevano.it

L’oro dell’anima. Icone russe dal XIV al XIX secolo del Museo Tretyakov di Mosca
Bergamo – Palazzo della Provincia Spazio Viterbi
15 marzo 2009 – 14 giugno 2009
Orari: lunedì – mercoledì 15.00-19.00; venerdì e sabato 9.00-12.00/15.00-19.00, giovedì chiuso
Ingresso libero
Informazioni: www.provincia.bergamo.it

I marmi vivi. Gian Lorenzo Bernini e la nascita del Ritratto Barocco
Firenze – Museo Nazionale del Bargello
3 aprile 2009 – 12 luglio 2009
Orari: martedì – domenica 8.15 – 17.00
Biglietti: 7€ intero, 3,50€ ridotto
Informazioni: www.unannoadarte.it/bernini/

Pasqualino Rossi. La scoperta di un protagonista del Barocco
Serra San Quirico (An) – ex- Monastero di Santa Lucia
1 marzo 2009 – 13 settembre 2009
Orari: 10.00-13.00/16.00-20.00 chiuso il lunedì
Biglietti: 5€ intero, 3€ ridotto
Informazioni: www.pasqualinorossi.info

Rembrandt dal Petit Palais di Parigi
Parma – Fondazione Mamiano di Traversetolo
15 marzo 2009 – 28 giugno 2009
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00, chiuso il lunedì
Biglietti: 8€
Informazioni: www.magnanirocca.it