Tra antico e contemporaneo: intese misteriose

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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Anche il mese di maggio ci riserva interessanti scoperte. Il calendario delle manifestazioni artistiche del nostro Paese è vasto, ricco di suggestioni, aperto a 360° sul panorama dell’arte, dalla antica, per passare poi alle suggestioni rinascimentali e da ultimo una nutrita serie di rassegne di autori contemporanei. Il tutto all’insegna della bellezza e dell’educazione la saper vedere.
Iniziamo con le mostre riguardanti l’antico.

A Venaria Reale (To), nello spazio espositivo della Citroneria (l’antica serra creata per il ricovero degli agrumi) e della Scuderia Grande fino al 31 maggio 2009 si potrà ammirare la mostra Egitto. Tesori sommersi, mostra internazionale che espone oltre 500 reperti archeologici provenienti da Alessandria, Heracleion e Canopo, antichissime città della zona del Delta del Nilo che nei primi secoli dell’era cristiana sprofondarono sei metri sotto il livello del Mediterraneo.
Con il supporto di una sofisticata tecnologia geofisica, l’equipe guidata da Franck Goddio ha riscoperto i loro resti, miti, opere ed oggetti:dalla sensualità della statua in diorite di una regina, alla semplice quotidianità di alcuni ami da pesca in bronzo; dalle tre colossali statue in granito di oltre cinque metri, alle monete d’oro; dalla stele di Tolomeo con le sue 16 tonnellate di peso, all’anello nuziale in oro che porta incisa una frase del Vangelo. I reperti raccontano 15 secoli di storia dal 700 a.C. all’800 d.C.: un affascinante viaggio in quella parte dell’antico Egitto che fu a contatto con il mondo mediterraneo di Greci, Romani e Bizantini, prima della conquista araba. Il visitatore attraverserà un lungo e buio corridoio che ripropone le suggestioni delle profondità marine, per arrivare nel cuore della mostra iniziando da una stanza totalmente luminosa, la “contemplation space” dedicata ad un solo, prezioso oggetto e al piacere della contemplazione. Seguono ambienti singolarmente allestiti: Sunken Forest (Foresta sommersa), Treasures Honeycomb (Alveare delle Meraviglie), Sphinx Box (Sfingi), Liquid Space (Trasparenze), Waves Power (Onde). La visita culmina, attraverso il lungo corridoio presentato come una scura galleria (Coral Tunnel), nell’ultima spettacolare stanza dedicata all’oggetto di maggiore mistero e sensualità: una statua femminile -dea o regina- che sembra sorgere dalle acque e che, con la perfezione e la bellezza della sua immagine, accompagna il visitatore verso l’uscita.
Ora passiamo ad alcuni protagonisti dell’arte dell’arte rinascimentale, artisti e luoghi lontani dai “grandi personaggi” noti al grande pubblico, ma non per questo meno affascinanti

Ad Arezzo si celebrano i Della Robbia. L’operosa attività della famiglia dei Della Robbia copre un lungo arco di tempo, dai primi decenni del Quattrocento fin ben oltre la seconda metà del Cinquecento: oltre cento anni che segnano in modo indelebile tutta la moderna cultura occidentale.
Capostipite della famiglia Della Robbia è Luca, celebrato da Leon Battista Alberti tra i padri della Rinascita, artista colto e curioso che arriva a “inventarsi” una nuova tecnica e a produrre con questa “sculture e pitture invetriate”, l’unico artista che è riuscito a portare l’arte della ceramica, da arte cosiddetta minore, ad una forma espressiva dai risultati artistici al pari della migliore pittura e scultura. Grazie al nipote Andrea, gli invetriati si diffondono capillarmente sul territorio trovando sempre maggiori estimatori e acquirenti; la bottega specializzata, sita in via Guelfa a Firenze, si afferma come potere assoluto in Toscana. Il figlio di Andrea, Giovanni, porta avanti con successo l’attività della bottega mentre i suoi fratelli procedono nella creazione continua di oggetti di altissima qualità sfruttando la tecnica del prozio. Luca, Andrea, Giovanni e ancora Francesco, Marco, Girolamo e Luca il Giovane: tre generazioni di una famiglia di artisti che hanno scritto un secolo di storia dell’arte toscana e italiana. Il percorso espositivo conta circa 140 opere e propone tra l’altro alcuni eccezionali inediti come l’Annunciazione policroma con decorazioni in oro, risalente alla fine del Quattrocento, che un tempo era in una cappella nella Chiesa di San Francesco a Barga (LU). Allestita nelle sale del Museo Statale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo la mostra su i Della Robbia si propone di illustrare il poliedrico e affascinante sviluppo della terracotta invetriata ‘robbiana’ nel Rinascimento – dalle misteriose motivazioni della geniale “invenzione” di Luca della Robbia, alla diffusione di quest’arte “nuova, utile e bellissima” nella attività della famiglia Della Robbia e della bottega concorrenziale dei Buglioni – ma soprattutto intende affrontare, per la prima volta, il serrato e fecondo dialogo tra le arti. Scultura, pittura, architettura, arti decorative si confrontano in un percorso affascinante che permetterà di ammirare, oltre ai capolavori dei Della Robbia, opere dei più importanti esponenti del Rinascimento - Donatello, Ghiberti, Andrea del Verrocchio, Rossellino, Pisanello, Filippo Lippi, Pollaiolo, Ghirlandaio, Perugino, Lorenzo di Credi, Leonardo, Fra’ Bartolomeo, Domenico Veneziano, Fra’ Carnevale, Sansovino – ripercorrendo un secolo di storia dell’arte italiana e il fervido clima della Toscana rinascimentale. Tema fondante della mostra è il “paragone” e il “dialogo” con la pittura, di cui sono stati protagonisti i Della Robbia: dalla familiarità di Luca con Filippo Lippi e dagli incroci con Pisanello, a quella di Andrea con il Verrocchio, Perugino, Fra’ Bartolomeo e i pittori savonaroliani, fino alla sfida della “maniera moderna”, che vede l’ultima generazione degli scultori toscani affiancarsi alle ricerche di Andrea del Sarto. Sarà impressionante e seducente vedere le opere dei Della Robbia a confronto con i dipinti di artisti contemporanei. Altrettanto ricco d’interesse è il rapporto con gli scultori - come ad esempio il Ghiberti e Donatello dei quali sono esposti diversi altorilievi, e il Rustici e Sangallo - e con gli architetti come Benedetto da Maiano, e il Brunelleschi.

Dopo la dolcezza e sacralità delle figure dei Della Robbia, arriviamo a Modena, per una rassegna dedicata alla scultura in terracotta che vede in Guido Mazzoni e Antonio Begarelli i due più grandi maestri cinquecenteschi. Questa è la prima dedicata ai plasticatori modenesi Guido Mazzoni (1450 ca.-1518) e Antonio Begarelli (1499 ca.-1565), tra i massimi interpreti della scultura in terracotta del pieno Rinascimento padano, portatori di un linguaggio che incarna in modo originale i due aspetti peculiari della cultura figurativa rinascimentale, quello più realistico e intensamente emotivo nell’arte di Mazzoni e quello più classico e misurato nelle opere di Begarelli. Mazzoni, attivo soprattutto nell’ultimo quarto del Quattrocento, sceglie per i suoi Compianti un’arte fortemente realistica, quasi a voler perpetuare credibilmente le forme effimere della religiosità popolare, come espresse anche nelle rappresentazioni sacre e in quelle teatrali. Di qui le coloriture delle sue figure, ad imitazione del vero. Begarelli, artista cinquecentesco, le dipingeva invece di bianco, per assimilarle al marmo, materiale più nobile della terracotta; ma anche per qualificarle come statue e non come persone, al fine di renderle universali. La materia delle loro figure è la terracotta, così tipica nella tradizione emiliana per l’indisponibilità di marmi o pietre adatte, e al contrario la facile reperibilità dell’argilla. Si tratta indubbiamente di due fra i massimi scultori dell’intera storia dell’arte, anche se si espressero unicamente nella scultura di formatura (“per via di porre”) e non per intaglio (“per via di tòrre”, di togliere, come nel marmo o la pietra). La rassegna illustra l’attività di Guido Mazzoni e Antonio Begarelli, che si distende lungo quasi un secolo, all’incirca tra il 1470 e il 1560, e incarna quelli che si potrebbero definire i due volti del Rinascimento, quello realistico e declamatorio e l’altro più classico e idealizzante, e il contesto che li ha visti operare, ribadendo l’importanza della loro produzione nell’ambito della scultura padana e in un più ampio panorama artistico, in parallelo alle più note vicende pittoriche e scultoree segnate da protagonisti quali Ercole de’ Roberti, Giovanni Bellini, Nicolò dell’Arca, Alfonso Lombardi, Correggio e Raffaello. La mostra al Foro Boario raccoglie una sessantina di opere, in prevalenza scultoree, cui si affiancano alcuni dipinti e opere grafiche, accuratamente selezionati, al fine di ricostruire sinteticamente il contesto all’interno del quale si situa l’attività dei due plasticatori. La visita mostra potrà essere da un itinerario in città e sul territorio, che prevede la visita della Galleria Estense e del Museo Civico, dove si conservano opere che non si è ritenuto prudente spostare dalla loro collocazione abituale, e delle chiese del centro storico cittadino in cui ancora si custodiscono gruppi scultorei di Mazzoni e Begarelli (Sant’Agostino, San Giovanni, San Francesco, il Duomo, San Domenico e San Pietro), oltre a suggerire un itinerario ideale che arriva a Ferrara e a Parma.

Concludiamo questa prima serie omogenea di mostre con la rassegna dedicata al grande Giovanni Testori, scrittore, uomo di teatro, pittore, studioso e critico dell’arte. Sede espositiva prestigiosa è a Novara la Basilica di San Gaudenzio, contenitore privilegiato e attore esso stesso in questo evento, punto di partenza della rinascita artistica della Novara seicentesca. L’impulso al rinnovamento religioso, disciplinare ed estetico delle chiese novaresi in ossequio alle nuove norme del Concilio di Trento, attuato dal Vescovo Bascapè a fine ‘500 nel solco di san Carlo Borromeo, segnerà per sempre il territorio diocesano. Questo immenso patrimonio artistico ha avuto nello scrittore e drammaturgo Giovanni Testori uno dei massimi cantori. La pubblicazione nel 1962 dell’Elogio dell’Arte Novarese, voluta dalla Banca Popolare di Novara, segna il primo passo verso la riscoperta dell’arte “novarese”, fino ad allora emarginata e poco conosciuta: i mirabili passi di Testori accompagnano il lettore attraverso suggestioni che, partendo dal Maestro Gaudenzio Ferrari, arrivano a contemplare le opere di Cerano, Tanzio, Morazzone, Cairo sino a Pianca. E’ del 1964 la storica mostra novarese del Cerano, curata da Marco Rosci. In questo allestimento, oltre a ricordi per immagini della mostra del Cerano e dell’Elogio dell’Arte Novarese, sono presentati alcuni capolavori citati nel monumentale volume del ‘62 insieme ad altre opere, recentemente restaurate, di autori cari a Testori. Un’occasione unica per vedere vicine, a confronto opere mai uscite dalle loro sedi originali: per la prima volta si vedrà la pala di S. Caterina di Gaudenzio Ferrari, proveniente dal Duomo di Novara, accostata al Polittico di San Gaudenzio; vedremo - quasi ci si trovasse nello studio del pittore - il bozzetto di Tanzio da Varallo per la tela della battaglia di Sennacherib a fianco della tela definitiva nella Cappella dell’Angelo Custode.

Dedichiamo una sezione a sé stante a tre mostre che celebrano i cento anni di fondazione del Futurismo, movimento d’avanguardia artistica nato nel 1909. Milano è la città più legata a questo movimento: presso il Palazzo Reale una mostra interamente dedicata ai diversi aspetti di questo fenomeno artistico che fu anche fatto di costume e fatto politico. Sono circa quattrocento le opere che la compongono, oltre 240 delle quali sono dipinti, disegni, sculture, mentre le restanti spaziano dal paroliberismo ai progetti e disegni d’architettura, alle scenografie e costumi teatrali, dalle fotografie ai libri-oggetto, fino agli oggetti dell’orizzonte quotidiano: arredi, oggetti di arte decorativa, pubblicità, moda, tutti segnati dall’impronta innovatrice del Futurismo.
Unica tra le numerose manifestazioni espositive del Centenario, questa mostra intende infatti documentare l’intero, vastissimo campo d’azione del Futurismo, ponendo l’accento sulla sua generosa e per certi versi utopistica volontà di ridisegnare l’intero ambito dell’esperienza umana in una chiave inedita. Ridurre l’esame del Futurismo alla sola pittura e scultura rischia infatti di snaturarne il volto, cancellando quella che resta la sua più vistosa e ineguagliata specificità.
Non solo, ma poiché il Futurismo non operò nei soli, più celebrati, anni Dieci, ma fu vitale per almeno un trentennio, la mostra ne rileggerà l’intera estensione, fino allo scadere degli anni Trenta, ampliando poi ulteriormente il suo orizzonte temporale per evidenziare da un lato le eredità che raccolse, dall’altro i lasciti che seppe affidare alle generazioni future: il percorso si avvia infatti nell’ultimo decennio dell’Ottocento, documentando la cultura visuale entro cui il Futurismo si formò e si inoltra nella seconda metà del Novecento, con alcuni dei protagonisti di quella stagione (Fontana, Burri, Dorazio, Schifano, i poeti visivi) che al Futurismo guardarono o resero un esplicito omaggio.
Tra le numerose sezioni della mostra evidenziamo la prima in cui si presentano gli autori che prepararono il terreno al Futurismo. Ecco allora il Simbolismo notturno e visionario, di segno “nordico”, di Alberto Martini, Romolo Romani e Luigi Russolo e, insieme, la scultura di Medardo Rosso, creatore di una forma instabile, fusa nell’atmosfera e smaterializzata dalla luce cui attingeranno i futuristi. E poi il Simbolismo di segno più mistico di Gaetano Previati, ma anche l’arte impegnata nel sociale di Pellizza da Volpedo, tutti rappresentati con opere capitali, che scatenarono al loro tempo un acceso dibattito. Tocca poi alla figura di Filippo Tommaso Marinetti fungere da snodo tra questa stagione ancora radicata nell’Ottocento e la nuova, deflagrante età dell’avanguardia: è lui infatti il vero detonatore del nuovo corso dell’arte italiana, il demiurgo della rivoluzione estetica che segna trent’anni del nuovo secolo. Di qui in poi la mostra è articolata per decenni, secondo un percorso che si propone di individuare la dominante estetica di ognuno.
La mostra continua con altre sezioni tutte molto interessanti. Si può fare forse un solo appunto: troppo ricca e troppo estesa: si rischia di perdere il filo del discorso e il filo dell’attenzione!!
Anche presso la sede espositiva della Fondazione Stelline una rassegna dedicata a Martinetti, il padre di questa avanguardia. Settanta opere e una ricca sezione documentaria, ricostruiscono la multiforme attività di Martinetti, la cui incessante attività si articolo in numerosi campi espressivi. Il percorso espositivo propone numerosi ritratti e caricature di Martinetti e capolavori fondamentali dell’artista provenienti dalla sua collezione o acquisiti poi dal Comune di Milano. Si possono inoltre ammirare 30 tavole parolibere, per la prima volta raccolte insieme. Da ultimo la sezione documentaria con manifesti, fotografie, lettere, cataloghi d’epoca, cartoline, riviste.

Anche al Mart di Rovereto una mostra dedicata Futurismo dal titolo Illuminazioni- Avanguardie a confronto. Italia, Germania, Russia. La rassegna vuole indagare le complesse e spesso inedite relazioni tra i futuristi e i più importanti esponenti delle avanguardie russe e tedesche. Da una parte vengono prese in esame le relazioni con gli artisti che parteciparono al gruppo “Dei Sturm” come Chagall, Kandinskij, Klee, Macke, Marc, a dimostrazione di come il Futurismo fosse legato all’espressionismo tedesco. Dall’altra si racconta del leggendario viaggio di Martinetti in Russia nel 1914 e quindi i rapporti del movimento italiano con personaggi quali Larionov, la Goncharova ed altri meno noti.
Passiamo ora alla parte più consistente delle nostre segnalazioni, la parte relativa agli artisti contemporanei.

A Bassano del Grappa possiamo trovare una mostra dal titolo Parchi d’Africa. Fotografie di Gianni Maitan. Gianni Maitan ama i safari di caccia fotografica. Di questa passione egli da conto nelle 50 spettacolari immagini d’Africa che compongono la mostra, “esplose” in altrettante gigantografie di quasi due metri di lato. Enormi finestre che consentono al visitatore di osservare da vicino gli ultimi, grandi, veri protagonisti della fauna selvaggia del continente africano.
Per catturare queste emozionanti immagini Gianni Maitan, industriale con la passione per la natura immensa e selvaggia, ha impiegato vent’anni percorrendo in lungo e in largo, spesso al di fuori dei percorsi obbligati, ventidue parchi naturali tra Kenya, Tanzania, Malawi, Zambia, Zimbabwe, Botswana, Sudafrica e Namibia.
Le sue sono immagini di assoluta suggestione. Gattoni bellissimi che verrebbe voglia di carezzare, se non fossero fieri cuccioli di ghepardo o leone; leonesse a caccia nella savana mentre il capobranco sembra pavoneggiarsi sullo sfondo di un tramonto dorato. O la danza di due aquile in un cielo blu Africa, appena strisciato di rosa. E ancora l’immagine, di sconvolgente potenza, di un esercito di gnu in movimento alla ricerca di pascoli. O un simpatico macaco impegnato a piluccare del cibo su un ramo.
Immagine stupende, spesso “ritratti” ravvicinati di animali che vivono la loro terra liberi e naturali. Sullo sfondo territori che, ricoperti da lussureggianti foreste o da secche festuche, esprimono tutta la loro meravigliosa, primordiale potenza. Terre ben lontane da quelle proposte dalle agenzie specializzate, conquistate in “safari”. Nell’accezione swahili del termine, non in quella dei tour operator, ovvero “Viaggi”, percorsi alla pari dentro un mondo che si scopre giorno dopo giorno, lentamente, con fatica, con il passo dell’uomo e non con quello del motore dei fuoristrada.
Maitan rende, e non poteva essere diversamente, un doveroso omaggio ai Big Five – elefanti, leoni, leopardi, bufali e rinoceronti – non si limita all’ovvio, ma va a stanare i “comprimari”, spesso scegliendoli ancora cuccioli.
Il tutto sullo sfondo di una savana punteggiata dai grandi ombrelli delle acacie o dalle tozze forme spugnose dei baobab.
Immergendosi nei paesaggi di queste immagini si è colti da una malia, più che una passione, definita Mal d’Africa”, la stessa che ha spinto per vent’anni Gianni Maitan e Marialuisa, sua moglie, a strappare ogni possibile brano di tempo agli affari, per tornare in Africa, per rendere possibile l’impossibile: catturare con la fotografia lo spirito più profondo di un continente e trasporlo in un volume,”Meravigliosi Parchi Africani”, appunto, l’ultimo – per ora - di una serie di pubblicazioni che hanno conquistato lettori nei cinque Continenti.

A Reggio Emilia, presso la galleria Radium Artis, Giosetta Fioroni, una protagonista della storia dell’arte italiana della seconda metà del Novecento, presenta la mostra Luna nera. Si tratta di un’esposizione personale, la prima a Reggio Emilia dell’artista, che include una decina di opere su carta del 2008 ed una serie di ceramiche policrome realizzate in anni diversi, a testimonianza del lungo lavoro di questa grande artista che sa ben coniugare materiali, linguaggi ed espressività diverse attraverso una profonda sensibilità. I titoli delle opere stesse ( “La casa del mago”, “La luna nera”, “La fata del buongiorno”, “Le stelle cadenti”) evocano i ricordi e le favole dell’infanzia, che hanno continuato a fermentare nel suo immaginario il tema della memoria e del sogno, della fiaba e della magia. Questi temi del resto, sono da sempre cari e fondanti del suo lavoro e mai abbandonati dalla Fioroni nell’arco di tutta la sua ricerca artistica. Scrive di Giosetta Fioroni il famoso scrittore Goffredo Parise, suo compagno di vita fino alla morte nel 1986: “Giosetta Fioroni è una persona che cammina in modo leggero: certe volte, non vista, saltella. Questi saltelli non recuperano il tempo perduto, né per andare a scuola né per vivere, recuperano però completamente il tempo dell’ispirazione e del suo sentimento, così indispensabile, oggi, in arte figurativa. L’ideologia figurativa di Giosetta Fioroni è la ricerca dell’infanzia perduta…”. Queste parole rimbalzano nei nostri cuori osservando le opere di Giosetta che diventano, immediatamente, parte del nostro sentire e occhi nuovi per guardare il mondo. Parise sosteneva che Giosetta sa estrarre, o meglio infondere, dalle figure o simboli femminili che usa, questi sentimenti ineffabili, non facilmente definibili ed analizzabili, i soli a comporre quello che si dice lo stile, in definitiva, la poesia. Non a caso è stato scelto, per questa mostra, il titolo “La luna nera”: intendiamo fare pensare e capire, attraverso l’opera di Giosetta Fioroni, quanto l’espressione artistica possa combinare e fondere sentimenti che appartengono alla vita, quella vissuta e quella narrata dagli scrittori e dai poeti. “La luna nera” (o Lilith) rappresenta alcuni lati oscuri dell’animo umano, delinea il centro delle pulsioni inconsce come componenti individuali di ogni essere. Il significato astrologico di Lilith affonda le sue radici nei miti e nelle leggende antiche e le origini del suo simbolismo si ritrovano nelle prime versioni della Bibbia ebraica. Secondo un’antica tradizione Lilith è il nome della prima donna creata, prima compagna di Adamo, precedente ad Eva, ripudiata e scacciata dall’Eden perché trasgredì al volere divino, ed è stata in seguito associata ai drammi della vita.

Venezia
non è forse la città artistica per eccellenza? Quanti pittori vi hanno soggiornato in cerca di emozioni, visioni, immagini, atmosfere? Ecco allora una mostra interessante presso la Galleria di Piazza San Marco. Scavando nell’acqua è il titolo delle opere che Lorenzo Mattotti ha dedicata a Venezia. È difficile disegnare Venezia senza darle un aspetto stereotipato e trasognato. Lorenzo Mattotti si è cimentato con questo tema utilizzando la tecnica che gli è propria quando attraversa un territorio e dipinge carnet di viaggio: nelle sue parole, si trova a raccontare con le immagini “un paesaggio in movimento” dove le vedute non sono tratte dal reale, ma si pongono come “trasposizioni di ricordi vissuti guardando paesaggi reali mescolati dal ricordo e digeriti dal gioco dell’immaginario”. Così, dopo la Patagonia, la campagna francese, la Toscana e le coste dell’Australia, questo artista poliedrico si è cimentato con la città bella per antonomasia. Lo ha fatto con una semplicità debitrice del suo mestiere di illustratore per The New Yorker, Le Monde, Le Nouvel Observateur, nonché guardando ad alcuni grandi della pittura, in particolare David Hockney e Francis Bacon; il primo per la quotidianità dei soggetti, il secondo per le geometrie inquietanti che viene ad assumere la scatola prospettica che racchiude lo spazio. I disegni ci mostrano sequenze quasi cinematografiche di una Venezia fatta di bianchi e neri contrastati, rigidi e vorticosi al contempo, così come di tavole in cui si associano colori forti e inaspettati. Sono gli arancio, i verdi, i viola degli inchiostri Ecoline: liquidi, trasparenti e acidi, molto lontani dalle biacche e dai colori pastello con cui si dipinge solitamente una Venezia di sapore settecentesco. La città descritta da Mattotti non ha nulla di accattivante. È un posto vuoto di presenze umane e spesso nero o infuocato. È una Venezia del presente, ritratta dopo la fine dei suoi fasti e dopo un sogno industriale fallito, ripresa in quella solitudine delle calli che ancora oggi si trova immediatamente se, voltando in controtendenza, ci si sporge verso le zone meno battute.

Arriviamo ora alle ricche e numerose proposte che possiamo trovare a Milano.
Nella suggestiva cornice dei chiostri dell’Università Cattolica si possono ammirare le opere di alcuni artisti , ispirate alla figura di san Paolo, presentate sotto il titolo Ti basta la mia grazia. Infatti in occasione dell’anno paolino, questa mostra promossa dal Centro pastorale dell’Università Cattolica propone dipinti, fotografie e sculture, commissionate agli artisti contemporanei: Pino Castagna, Daniela Novello, Pietro Albetti, Guido Peruz, Pierluigi Fresia, Giovanni Bruno, Raul Gabriel, Makiko Asada, Elena Casazza e Raffaella Surian. L’esposizione d’arte contemporanea nei chiostri della Cattolica è un itinerario di fede e riflessione spirituale che si ispira ad alcuni brani delle Lettere di San Paolo e Atti degli Apostoli, con l’obiettivo di ripercorrere tappe salienti della vita del Santo e della sua predicazione. Leitmotiv del percorso è, infatti, la trascrizione in chiave artistica della “parola” dell’Apostolo di Tarso. Ogni opera è corredata da un duplice pannello: il primo racconta la vita dell’artista e riproduce il brano cui si ispira. Un secondo pannello, invece, riporta il commento artistico e una riflessione spirituale di professori dell’Ateneo del Sacro Cuore di diversi ambiti disciplinari che hanno accolto la sfida di confrontarsi con i temi paolini. Alcuni di questi artisti già sono noti ai nostri lettori: Pietro Albetti e Raffaella Surian. Anche in questa piccola mostra confermano le loro capacità pittoriche ed interpretative: Albetti con un bellissimo paesaggio dai caldi toni gialli, mentre la Surian presenta un raffinato libro disegnato con colori vivaci.
“Undercover” è titolo (anomalo) di una mostra collettiva a cura di Mimmo Di Marzio e che si inaugura negli spazi di Revel. La parola “cover”, in arte ha un’accezione pop ed è comunemente riferita alla musica. Dalla copertina di un disco famoso alla reinterpretazione o rifacimento di una canzone radicata nell’immaginario collettivo, da parte di qualcuno che non ne è l’autore originale. Quando un artista di nuova generazione si confronta con un grande “classico”, il limite che separa il concetto di “cover” da quello di “interpretazione” è sottile e anche pericoloso. Nelle arti visive è lecito parlare di cover senza correre il rischio di sconfinare nell’idea di “copia”? Una sfida che affrontano gli artisti questa mostra e che, nei loro progetti, si ispirano a un grande capolavoro del passato prossimo e remoto. Non un esercizio di stile, ma un confronto intimo con i grandi maestri a cui tutti gli artisti si ispirano o si sono ispirati durante il loro percorso. Ognuno degli autori ha scelto di rappresentare, liberamente, il proprio nume tutelare e di rendergli omaggio, accostando la propria visione del “master” ad una delle proprie opere. Ne emerge un filo narrativo e apparentemente dissonante ma che, in qualche modo, ci aiuta a disgelare una parte della personalità degli artisti contemporanei e del loro rapporto con la storia. Tra gli artisti in mostra ricordiamo: Dario Arcidiacono, Mirko Baricchi, Giuseppe Bombaci, Marco Cassani, Elio Cassarà, Enrico Cazzaniga, Gianluca Chiodi, Marco Fantini, Tamara Ferioli, Giovanni Frangi, Marco Grassi, Paolo Maggis, Claudio Monnini, Barbara Nahmad, Annalisa Pirovano, Paolo Quinzi, Eleonora Rossi, Nicola Samorì, Vania Elettra Tam, Giuseppe Veneziano.
In uno spazio espositivo a noi già noto, la Galleria Forni, una rassegna veramente suggestiva del pittore Nicola Nannini (1972) dal titolo Backdrop Houses. Barbara Frigerio, esperta della Galleria così commenta queste tavole: Una sorta di catalogazione delle periferie d’Europa e dei suoi abitanti; in questi scorci la profondità di campo è molto limitata, i dipinti sembrano quasi dei fondali teatrali, davanti ai quali camminare in questa passeggiata ideale. Sembra di ritrovarci sempre nella stessa via, sotto un cielo incolore, appena accennato, davanti all’uscio di un’anonima casa di periferia. Il traffico è pressoché inesistente, solo qualche rara macchina sfreccia per la carreggiata interrompendo quel silenzio di fondo, accompagnato qua e là dalla debole eco di uno stereo o di una televisione, che giunge da una finestra lasciata aperta. Ogni tanto incontriamo davanti all’uscio qualcuno degli abitanti, quasi dei ritratti sovrapposti artificialmente allo sfondo sottostante, come se il desiderio di Nannini non fosse quello di riprodurre sulla tela un’istantanea di quella via, ma scomporne gli elementi ad uno ad uno come all’interno di un volume enciclopedico. Gli elementi superflui o passeggeri vengono cancellati per lasciare posto ad una descrizione essenziale di luoghi e persone. Dallo stile degli edifici riconosciamo le villette a schiera tipiche delle periferie inglesi, le casette olandesi e quelle delle cittadine emiliane: una sorta di catalogazione delle periferie d’Europa e dei suoi abitanti; in questi scorci la profondità di campo è molto limitata, i dipinti sembrano quasi dei fondali teatrali, davanti ai quali camminare in questa passeggiata ideale tra luoghi e città forse distanti dal punto di vista geografico, ma in fondo molto simili l’una all’altra, in cui si ritrova quell’atmosfera calma e indolente che in fondo è appartenuta alla vita di tutti noi.
Da ultimo presso il Castello Sforzesco la mostra dell’arista svizzera Cordelia Von Den Steinen dal titolo Vita, racconto, stupore. “Una visione in cui l’archeologia convive con una certa idea del presente, senza tempo. Perché Cordelia è alla ricerca di quell’istante che raggela il tempo e lo sospende come liberandolo dalle minacce che incombono. I suoi temi più cari: case, viaggi, nature morte e figure restituiscono un corpo ai concetti, ma insieme suggeriscono irrequietezza e mistero” così ha commentato la mostra l’Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory.
Sono esposti nella rassegna i principali lavori della scultrice, dalle installazioni monumentali come La casa etrusca del 1971 e Con grande pazienza del 1999, a una nutrita serie di opere di minori dimensioni, come La solitudine popolata e La poltrona aspetta del 2002; Col peso dei libri e Il solito nascondiglio del 2006; La scalata, Il passaggio, La vestizione, Gli stracci della regina del 2007.
Sono opere che hanno fatto conoscere Cordelia von den Steinen per la sua capacità di invenzione poetica e la sua intensa interpretazione della terracotta, materia fondamentale della sua ricerca. Elementi della vita quotidiana, raccontati e trasfigurati da uno sguardo insieme realista e stupefatto, e figure isolate o in folla, sono il filo conduttore della mostra. Cordelia von den Steinen nasce a Basilea nel 1941, dove avviene la sua prima formazione. Nel 1963 si trasferisce a Milano per studiare all’Accademia di Brera con Marino Marini e Alik Cavaliere, e perfeziona gli studi a Roma e a Parigi. Da allora vive e lavora in Italia, esponendo anche in Svizzera, Germania, Francia. Nel 1965 conosce Pietro Cascella, con cui stringe un sodalizio d’arte e di vita che durerà fino alla morte del maestro, scomparso lo scorso anno.

Egitto. Tesori sommersi
Reggia di Venaria Reale (To)- Scuderie juvarriane
7 febbraio 2009 – 31 maggio 2009
Orari:martedì-mercoledì-giovedì-venerdì 9.00-18.30; sabato 9.00-23.00; domenica 9.00-18.30 lunedì chiuso
Biglietti: 10€ intero, 7€ ridotto, 4€ scuole
Informazioni: www.lavenariareale.it

I Della Robbia. Il dialogo tra le Arti nel Rinascimento
Arezzo – Museo Statale d’Arte Medioevale e Moderna
21 febbraio 2009 – 7 giugno 2009
Orari: tutti i giorni 9.00-19.00
Biglietti: 10€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.mostradellarobbia.it

Emozioni in terracotta. Guido Mazzoni, Antonio Begarelli. Sculture del Rinascimento emiliano
Modena – Foro Boario
21 marzo 2009 – 7 giugno 2009
Orari: martedì-domenica 10.00-19.00; chiuso lunedì
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto, 3€ scuole
Informazioni: www.mazzonibegarelli.it

Da Gaudenzio a Pianca. Omaggio a Giovanni Testori
Novara – Basilica di San Gaudenzio
19 marzo 2009 – 17 maggio 2009
Orari: martedì – venerdì 15.30-18.30; sabato 10.00-12.30/15.30-18.30; domenica 15.30-18.30
Ingresso gratuito
Informazioni: www.associazionetestori.it

Illuminazioni- Avanguardie a confronto. Italia, Germania, Russia
Rovereto (Tn) – MART
17 gennaio 2009 – 7 giugno 2009
Orari: martedì – domenica 10.00-18.00; venerdì 10.00-21.00; chiuso lunedì
Biglietti: 10€ intero, 7€ ridotto
Informazioni: www.mart.trento.it

Futurismo 1909-2009
Milano – Palazzo Reale
6 febbraio 2009 – 7 giugno 2009
Orari: lunedì 14.30-19.30; giovedì 9.30-22.30, gli altri giorni 9.30-19.30
Biglietti: 9€ intero, 7,50€ ridotto, 4,50€ scuole
Informazioni: www.futurismo.milano.it

F.T. Marinetti= Futurismo
Milano – Fondazione Stelline
12 febbraio 2009 – 7 giugno 2009
Orari: martedì – domenica 10.00-20.00
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto, 3€ scuole
Informazioni: www.stelline.it

Giosetta Fioroni - La luna nera
Reggio Emilia – Galleria Radium Artis (Via Francesco Crispi 8)
4 aprile 2009 - 17 maggio 2009
Informazioni: www.radiumartis.com

Parchi D’Africa. Fotografie di Gianni Maitan
Bassano del Grappa – Palazzo Bonaguro
4 aprile 2009 – 31 maggio 2009
Orari: venerdì 15.00-18.00; sabato 9.00-13.00/15.00-18.00; festivi 10.30-13.00/15.00-18.00
Biglietti:3€ intero, 2€ ridotto
Informazioni: www.museobassano.it

Scavando nell’acqua. Mattotti a Venezia
Venezia – Galleria di Piazza San Marco
18 aprile 2009 – 17 maggio 2009
Orari: tutti i giorni 10.30- 17.30 tranne lunedì e martedì
Ingresso gratuito

Ti basta la mia grazia
Milano – Chiostri dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
30 marzo 2009 – 12 maggio 2009
Orari: lunedì-sabato 9.00-22.00
Ingresso gratuito

Undercover
Milano – Galleria Wannabee (Via Thaon De Revel 3)
Orari: martedì-sabato 10.00-13.00/15.00-19.00
Ingresso gratuito
Informazioni: www.thaonderevel3.com

Backdrop Houses. Nicola Nannini
Milano – Galleria Forni (Via Fatebenefratelli 13)
7 maggio 2009 – 13 giugno 2009
Orari: martedì-sabato .10.00-13.00/ 16.00-19.30
Ingresso gratuito
Informazioni:www.galleriaforni.it

Cordelia Von Den Steinen. Vita, racconto, stupore
Milano – Castello Sforzesco (Museo d’Arte antica)
7 aprile 2009 – 31 maggio 2009
Orari:martedì-domenica 9.30-17.30 chiuso lunedì
Biglietti: 3€ intero, 1,50€ ridotto, venerdì gratuito
Informazioni: www.milanocastello.it

**Backdrop Houses. Nicola Nannini
Milano – Galleria Forni (Via Fatebenefratelli 13)
7 maggio 2009 – 13 giugno 2009
Orari: martedì-sabato .10.00-13.00/ 16.00-19.30
Ingresso gratuito
Informazioni:www.galleriaforni.it