Minori e grandi nel panorama italiano

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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Nel ricco panorama delle mostre che si svolgono in questo inizio d’anno, vogliamo porre attenzione a quelle dedicate ad autori antichi e contemporanei, alcuni dei quali poco noti. Davvero questi minori sono realmente tali? Davvero contano poco sulla bilancia del lungo percorso dell’arte? O forse sono solo state le alterne vicende della fortuna a gettare un’ombra sul di loro e quindi a far sì che siano meno noti al grande pubblico? Vogliamo proporre questa sfida ai nostri lettori e lasciare che sia ognuno a dare un giudizio; accanto a questi ultimi vedremo anche alcune rassegne dedicate ai grandi della nostra arte italiana ed europea.
Risale a 18 anni fa l’ultima mostra monografica su Domenico Fiasella (1589-1669), questo artista ligure, che ha vissuto ed operato soprattutto nella nativa Sarzana. Ora la diocesi di Spezia e Sarzana, con altri enti culturali promuove a La Spezia una nuova rassegna monografica del pittore per segnalare, accanto ai dipinti di destinazione religiosa e chiesastica, altri “da stanza” cioè destinati ad abbellire le dimore dei ricchi committenti locali, nobili e mercanti.
Il Fiasella è stato un artista dalla intensa e ricca produzione, iniziata quando il pittore era diciannovenne e terminata pochi anni prima della sua morte. Molte delle opere in mostra vengono pe la prima volta presentate al pubblico, perché appartenenti a collezionisti privati, così come alcuni pezzi staccati per l’occasione dalle sedi originali come ad esempio i due lunettoni di 2 metri di altezza raffiguranti il Martirio di S. Andrea e della cattedrale di Sarzana. Per aggiornarsi e trovare altri committenti anche il Fiasella si trasferì per due anni a Roma; di quella permanenza si trova traccia in alcune tele quali l’Annunciazione di Roccasecca dei Volci e il San Gerolamo di un privato collezionista milanese.
Vertice della produzione ligure è certamente la pala d’altare la Barca di San Pietro di Sestri Ponente, firmata e datata 1621. Accanto alle opere Fiasella vengono mostrate tele di altri pittori coevi, quali il Capellino e il Casoni, spesso attribuite al Fiasella stesso, fatto di per sé interessante perché ci segnala come i pittori liguri dell’epoca fossero attratti dal modo d dipingere del Maestro sarzanese.

Catanzaro
dedica una mostra a tre maestri calabresi seicenteschi. Se Mattia Preti è noto ai più esperti d’arte seicentesca, non così lo sono il fratello Gregorio e il conterraneo Francesco Cozza. Del Cozza si è appena tenuta a Roma un’importante esposizione, che si è voluta quindi replicare a Catanzaro per fare adeguatamente conoscere ai moderni calabresi il loro antico concittadino pittore. Nato a Stignano nel 1605, parente di Tommaso Campanella, viene definito dai suoi contemporanei “intelligente e studioso”; forse proprio per questo viene mandato a studiare pittura a Roma, presso la bottega del Domenichino, assimilandone i caratteri stilistici derivati dal classicismo bolognese. Venne molto apprezzato dall’aristocrazia romana, tanto da lavorare nel Palazzo Doria Pamphilij a Valmontone per affrescare la “Stanza del Fuoco” (1658-1659).
Gli organizzatori dell’attuale rassegna hanno voluto accompagnare la figura del Cozza con quella di altri due pittori calabresi: i fratelli Preti, Gregorio e Mattia. Gregorio, il più anziano, nasce nel 1603 a Taverna ed è documentato attivo a Roma già nel 1624, insieme al fratello minore Mattia (1613) e le prime opere romane dei due sono assegnate ai anni Quaranta.

Raffaello(1483-1520) è uno dei pittori più noti al mondo per quella dolcezza ed armonia che caratterizza le sue opere. Firenze dedica un’intera mostra in onore del Sanzio per celebrare il restauro di una delle sue più importanti tavole, la Madonna del cardellino. Dipinta proprio nel capoluogo toscano nel 1505, la tavola venne commissionata da Lorenzo Nasi in occasione delle sue nozze con Sandra Canigiani.
Il giovane Raffaello, appena giunto a Firenze, era protetto dal ricco mercante Taddeo Taddei, sostenitore dei Medici; il fratello del Taddei, Gherardo, era sposato con Ippolita Nasi e appunto tramite Ippolita, Lorenzo Nasi, suo fratello conobbe il genio già espresso di Raffaello. Raffaello poco dopo dipinse per il fratello della Canigiani, Domenico, la Madonna col Bambino (1507-08) ora a Monaco di Baviera. Tutta una rete di rapporti parentele ed alleanze polico-finanziarie che esprimevano il loro prestigio in committenze d’arte.
La tavola era oggetto di culto presso i discendenti del Nasi, religiosamente custodita nell’antico palazzo familiare in Via de’ Bardi, quando, nel 1547, a causa di continue e insistenti piogge, lo smottamento della collina di San Giorgio, rovinò sulla casa e la inondò d’acqua e fango, provocando anche lesioni alla tavola, tolta dalle macerie ridotta in numerosi pezzi, amorevolmente raccolti e messi in una cesta in attesa di tempi migliori per decidere il da farsi.
I frammenti vennero affidati a un artigiano di solida formazione fiorentina, abile nel maneggio del legno e esperto in pittura, il quale li ricompose e dove serviva li integrò, ottenendo un eccellente risultato.
Il recente restauro è invece iniziato nel lontano 1999: si è ritrovata, sotto la pulitura, l’ampia superficie pittorica autografa, poi collegata con gli inserti lignei creati ex-novo a suo tempo per completare la tavola nelle parti mancanti.
La tavola presenta la Vergine, immersa in un delicato e preciso ambiente naturale, che osserva davanti a sé il gioco del Bambinello e di san Giovannino; i due fanciulli tengono nelle manine un cardellino, perfettamente riconoscibile per il rosso intenso del piumaggio. Il cardellino cibandosi di cardi spinosi era stato assunto dalla tradizione a simbolo del sacrificio della Croce ed è per questo che Giovanni lo porge a Gesù.

Passiamo ora ad artisti più vicino a noi. Ferrara dedica una rassegna a Turner, pittore francese precursore dell’impressionismo. Muovendo dalla lezione dei Maestri del passato, Turner ha sovvertito i canoni della pittura, superando la raffigurazione prospettica e creando uno spazio tutto nuovo, intriso di luce e colore. In questa sua formazione poetica l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale: affascinato, come molti inglesi, dalla bellezza naturale del nostro paese e dalla sua tradizione artistica, egli vi soggiornò spesso studiando i pittori italiani, come Tiziano e Veronese. Forte in lui fu l’impatto con i panorami maestosi delle Alpi, con la luce mediterranea e con le suggestive atmosfere lagunari veneziane.
Con circa 90 opere (olii, acquarelli, taccuini, incisioni, documenti inediti) la mostra di Ferrara vuole fare il punto sullo stretto rapporto che legò Turner all’Italia.
Si inizia con i paesaggi “sublimi” della nativa Inghilterra, dipinti dal giovane artista prima di venire in Italia; si continua poi con opere su carta e quadri in cui il pittore trascrive come in un diario, le emozioni provate davanti ai nuovi scenari che si aprivano davanti a lui. Tra le numerose opere ricordiamo: Passo del San Gottardo (1804), Il lago di Averno (1814). Nel 1819 fa un secondo viaggio nel Bel Paese e qui avviene una più approfondita conoscenza della nostra tradizione e in particolare un’attenzione alla luce, come si nota nel quadro Roma vista dal Vaticano (1820); negli anni seguenti, pur dedicandosi a paesaggi inglesi, Turner dà spesso vita ad opere pervase dalle atmosfere respirate in Italia.
Nel 1828 abbiamo il terzo soggiorno in Italia, a Roma: la permanenza forse più felice del pittore.
La mostra si chiude con due sezioni dedicate agli suoi ultimi anni, nei quali egli operò il definitivo superamento nella tradizionale rappresentazione della realtà: la visione prospettica ormai è segnata solo dalla luce e dai colori, con una libertà espressiva che sa dare i sentimenti di stupore, meraviglia e trasalimento davanti alla bellezza della natura e alla sua maestosità.

Tutti gli anni in Italia, ma soprattutto in Toscana si dedica una mostra ai Macchiaioli. Anche in questi mesi, sempre a Firenze, una mostra dedicata a loro, ma con un taglio forse un po’ più originale, I macchiaioli e la fotografia.
La fotografia, che a noi parrebbe l’avversaria naturale della pittura, di fatto è stata, ed è anche oggi, per molti pittori un importante sussidio di studio e fonte di ispirazione, soprattutto per la volontà del pittore di uscire dal suo atelier per ritrovare una più autentica rappresentazione naturalistica.
Attraverso il percorso di cinque sezioni, l’esposizione evidenzia alcuni momenti fondamentali del periodo macchiaiolo: la scuola fotografica romana, la Firenze sede degli sviluppi teorici dei macchiaioli, gli atelier fotografici e l’Esposizione Universale del 1861, il ritrovo maremmano dei macchiaioli presso la tenuta dei principi Corsini. Accanto a tele dei Macchiaioli, in mostra potremo ammirare le rispettive foto ispiratrici, in un continuo possibile raffronto tra realtà, mimesi, trasformazione e ispirazione. I temi trattati sono tipici di questo gruppo di pittori: la vita dei butteri maremmani, gli edifici rurali, animali e pastori, fino ai ritratti e alla dimensione domestica, sospesa in un’atmosfera dolce ed intima.

A conclusione due mostre su due artisti contemporanei: Lucio Fontana e Alberto Burri.
Presso il Palazzo Ducale di Genova troviamo una mostra monografica dedicata a Lucio Fontana, dal titolo Lucio Fontana luce e colore.
La mostra presenta circa 130 opere, alcune delle più significative della sua creazione artistica, scelte attraverso tre criteri: la luce, il colore, gli ambienti, ed allestite secondo differenti monocromie. E proprio dalla ricerca sullo spazio che Fontana sviluppa la scelta del monocromo nell’arte moderna, anticipando successive ricerche in Europa e in America. La monocromia delle opere è uno dei criteri alla base del progetto che si esprime nella scelta espositiva di presentare un solo colore per sala. Vengono riunite, attraverso l’uniformità del colore, opere diverse, come “tagli”, “buchi”, “pietre”, “olii”, “Venezie”, “Fine di Dio”, “teatrini” ed “ellissi” in un percorso unitario e comparativo, che permette di evidenziare l’essenzialità del procedimento di Fontana e la sua origine concettuale. La parte dedicata al colore si completa con la sezione destinata agli “ambienti spaziali”, concentrandosi su un impiego “spaziale” della luce, elaborato da Fontana a partire dagli anni Cinquanta. L’utilizzo di tubi al neon o il sofisticato effetto della luce di Wood danno vita ad alcune delle prime installazioni della storia dell’arte, anticipando successive ricerche degli anni Sessanta. In mostra verranno anche presentati il famoso arabesco al neon, realizzato nel 1951 per la Trennale di Milano, ed il grande lampadario di neon bianchi e azzurri, per il cinema Duse di Pesaro del 1959/60. L’influenza dell’estetica dell’infinito di Adolfo Wildt, suo professore all’Accademia, insieme alle capacità scultoree acquisite dal padre, indirizzano il percorso artistico di Fontana, già a partire dagli anni Trenta, anche verso la ceramica. Questa tecnica, applicata alla scultura, permette a Fontana di fondere lo studio sul colore con l’analisi della materia, l’effetto della luce con la presenza fisica nello spazio. A sottolineare il forte legame dell’artista con il territorio ligure, in particolare con la città di Albissola, in cui Fontana ha soggiornato e lavorato per diverso tempo, verrà realizzato un acquario composto dalle sculture in ceramica colorata dell’artista, raffiguranti animali ed esseri marini. La mostra presenta nella famosa cappella di Palazzo Ducale un’ampia selezione di “Nature” a testimonianza dell’origine concettuale di ogni creazione artistica dell’artista.

Milano
dedica una grande mostra monografica ad Alberto Burri (1915-1995), la prima dopo quella del 1984, quando l’artista, in aperta polemica con gli amministratori cittadini per la distruzione del Teatro Continuo, aveva dichiarato che non avrebbe mai più esposto a Milano. Assume così particolare importanza questa mostra organizzata dalla Triennale, anche per la presenza del ciclo dei Neri (1986-1987), cellotex mai esposti prima d’ora, e del ciclo Architetture con cactus (1991), poco noto al pubblico italiano.
Il percorso espositivo tocca tutte le fasi artistiche di Burri: al primo piano troviamo le opere della sua prima produzione: i catrami, le muffe, i gobbi, i sacchi, i legni e i ferri e combustioni; tali opere costituiscono la premessa per comprendere le creazioni degli ultimi vent’anni, esposte al primo piano. I primi Cellotex, completamente dipinti, i secondi in cui invece si lasciano intravedere i supporti, oramai parte integrante dell’opera. La fase finale presenta cellotex con inserti di oro in foglia, come in Nero e Oro (1993) o Cretto Nero e Oro (1994)
A Burri si deve l’apertura radicalmente innovativa a livello internazionale verso l’impiego di materiali extrapittorici, la cui influenza caratterizza l’arte contemporanea. Il pittore non ha privilegiato nessun materiale: le caratteristiche del quadro non dipendono dalle qualità del materiale usato, ma sono da individuare nella forma e nello spazio; anche il colore fu per lui importante: Burri amò i colori puri e in particolare il nero.
Tra gli inediti, anche il lavoro di Burri come scenografo; troviamo bozzetti per scene e costumi per Spirituals (1963), spettacolo realizzato per la Scala.

Domenico Fiasella (1589-1669)
La Spezia – Palazzo della Fondazione Carispe
6 dicembre 2008 – 22 febbraio 2009
Orari: tutti i giorni 15.30-19.00, festivi e prefestivi 10.30-13.00/15.30-19.00
Ingresso gratuito
Informazioni: www.fondazionecarispe.it

Francesco Cozza, Gregorio e Mattia Preti. Dalla Calabria a Roma
Catanzaro – Complesso Monumentale San Giovanni
17 dicembre 2008 – 15 marzo 2009
Orari: 9.30-13.00/16.00-20.00, chiuso il lunedì
Ingresso gratuito

L’amore, l’arte e la grazia. Raffaello e La Madonna del cardellino restaurata
Firenze – Palazzo Medici Riccardi
23 novembre 2008 – 1 marzo 2009
Orari: 9.00-19.00, mercoledì chiuso
Biglietti: 7€ intero, 4€ ridotto
Informazioni: www.palazzo-medici.it

Turner e l’Italia
Ferrara – Palazzo dei Diamanti
16 novembre 2008 – 22 febbraio 2009
Orari:tutti i giorni 9.00-19.00
Biglietti: 10€ intero, 8€ ridotto, 4€ scuole
Informazioni: www.palazzodiamanti.it

I macchiaioli e la fotografia
Firenze – Museo Nazionale Alinari della Fotografia (Piazza Santa Maria Novella 14 A)
4 dicembre 2008 – 15 febbraio 2009
Orari: 10.00-19.00, chiuso il mercoledì
Biglietti: 6€ intero, 5€ ridotto
Informazioni: www.alinarifondazione.it, www.firenzeperfattori.it

Lucio Fontana luce e colore
Genova – Palazzo Ducale
22 ottobre 2008 – 15 febbraio 2009
Orari: 9.00-19.00, lunedì chiuso
Biglietti: 8€ intero , 6€ ridotto, 3€ scuole
Informazioni: www.palazzoducale.genova.it

Alberto Burri
Milano – Triennale
11 novembre 2008 – 8 febbraio 2009
Orari: 10.30-20.30, chiuso il lunedì
Biglietti: 8€ intero, 6€ ridotto, 5€ scuole
Informazioni: www.triennale.it