Mostre: Il Mistero del Natale

Come occasione di riflessione per il prossimo Natale proponiamo la visita a due mostre milanesi.
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Fino ad ora si è pensato che la piú antica Natività realizzata con singole statue fosse quella di Arnolfo da Cambio conservata in Santa Maria Maggiore a Roma. La rivista Il presepe, organo dell’omonima associazione, ha invece contestato tale affermazione rivelando l’esistenza di un piú antico gruppo statuario conservato nel seminario patriarcale di Venezia e da poco restaurato.
Il gruppo, in pietra aurisina originariamente dipinta a colori vivaci, comprende la Vergine coronata, in trono, con il Bambino sulle ginocchia, san Giuseppe appoggiato ad un bastone e uno dei re magi inginocchiato mentre sta offrendo il suo dono.
Gli studiosi collegano tale figurazione con la lunetta del portale centrale della basilica di San Marco nella quale è collocato il Sogno di Giuseppe e con un’altra, un poco piú distante, presente sul portale di San Mercuriale di Forlì, dove sono raffigurati, in misura piú ridotta, la Vergine in trono, un magio genuflesso, san Giuseppe e a fianco gli altri due magi con la stella. Questi due gruppi sono stati attribuiti al cosiddetto Maestro dei Mesi di Ferrara ed è assegnato a prima del 1240, circa cinquant’anni prima del presepio di Arnolfo.
Per gli studiosi l’anomino Maestro, allievo dell’Antelami, dopo aver lavorato a Ferrara e Forlì, si sarebbe spostato a Venezia tra terzo e quarto decennio del Duecento.
Quello veneziano avrebbe anche un altro primato: per la prima volta Giuseppe è conservato nel seminario patriarcale di Venezia conservato nel seminario patriarcale di Venezia rappresentato mentre s’appoggia al bastone, mentre di solito è raffigurato seduto da solo in disparte, con il volto pensieroso sorretto da una mano (probabilmente in riferimento ai suoi sogni). La novità è forse riconducibile ad una trasposizione della figura del pastore-profeta a san Giuseppe, così come si trova nelle icone bizantine. Non è un caso che ciò avvenga a Venezia, la città marinara che intratteneva normalmente rapporti con l’oriente bizantino; si tratterebbe quindi di un’influenza ortodosa sull’iconografia occidentale del presepio.
Oltre al presepio veneziano e a quello di Forlì, tra i piú antichi annoveriamo anche quello di Santo Stefano a Bologna, in legno policromo, di Simone dei Crocefissi (1370 ca): anche qui la Vergine è in trono col Bambino e riceve l’omaggio da uno dei magi, mentre Giuseppe osserva in disparte a mani giunte.

Come occasione di riflessione per il prossimo Natale proponiamo anche la visita a due mostre milanesi.
Fino al 19 gennaio 2006, presso le Sale Viscontee del Castello Sforzesco di Milano, sarà possibile vedere la rassegna Maestri della scultura in legno nel Ducato degli Sforza.
Prima del Concilio di Trento non c’era chiesa lombarda che non possedesse almeno una scultura lignea. Con i decreti tridentini e la loro scrupolosa applicazione da parte di Carlo Borromeo, gran parte di quelle opere fu sostituita con altrettante in materiali meno deperibili e piú pregiati; ciò comportò ovviamente la dispersione di un inestimabile patrimonio storico-artistico e devozionale, che in parte questa mostra tenta di documentare.
Molte, tra le opere in mostra, sono dedicate alla Natività e quindi, come allora erano rimandi al sacro e alla riflessione sul mistero dell’Incarnazione, così crediamo che anche oggi possano essere contemplate secondo la loro originaria funzione.
Proprio all’inizio della mostra, il cui allestimento è estremamente suggestivo, troviamo una Madonna con Bambino (scultore veneto, forse Bernardo da Venezia, 1390/1410) proveniente dal Museo del Duomo di Milano (Figura 1). Nonostante gli irreparabili danni del tempo, la Madonnina, un tempo nel cantiere della cattedrale, è molto suggestiva. Si presenta seduta, con atteggiamento regale e familiare ad un tempo; ha lo sguardo triste e pensoso, forse già vede davanti a sè il destino del Figlio, destino di salvezza e di sofferenza. Il Bimbo che tiene sulle ginocchia è irrequieto: con una manina si aggrappa ad un lembo del suo manto, con l’altra recava un cartiglio: pare quasi reclamare attenzione, sembra quasi richiamare la Madre all’oggi, al presente carico di gioia e non a quel futuro che, a suo tempo, insieme dovranno affrontare.

Una seconda Madonna con il Bambino (Figura 2) presenta invece caratteri di maggiore preziosità e raffinatezza (scultore anonimo dell’Italia settentrionale, 1450 ca.). Perfettamente conservato è un prezioso esempio di scultura tardo-gotica, ora conservato nella chiesa milanese di San Tomaso. La Vergine, dai dolci e nobili lineamenti, siede su un seggio molto semplice, eretta guarda fissa davanti a sè e porge ai fedeli in Figlio che tiene sulle ginocchia. Veste un ricco abito color porpora a preziosi disegni dorati e un manto blu sempre decorato in oro. Il Bambino, molto bello, dalla testa bionda e ricciuta, guarda verso di noi e tiene nelle mani un pomo (o una sfera?)dorato; Maria sulle ginocchia ha anche un libro: ci pare chiaro il rapporto tra il Libro e Cristo il Logos.

Piú tradizionale nella sua rappresentazione è il legno scolpito di Baldino da Surso (1448-1478), proveniente dalla basilica pavese di San Michele. Nella Natività (Figura 3) vediamo in primo piano la Vergine e san Giuseppe in adorazione del Bambino: san Giuseppe è piuttosto caratterizzato, calvo in abito quattrocentesco con la scarsella per le monete attaccata alla cintura; Maria è inginocchiata, completamente avvolta nel manto blu su un bordo del quale è deposto il Bambinello, nudo, quasi rattrappito dal freddo nonostante il calore dell’asino e del bue che si vedono nella capanna. Dietro la capanna si erge una casetta in mattoni e da una finestrella si affaccia un omino che incuriosito guarda verso la sacra famiglia. In alto, quasi a simulare un ampio ed ardito paesaggio, si vede un pastorello, che guarda verso il cielo, con il suo gregge.

Molto piú ricercata è la Natività (Figura 4) di Rivolta d’Adda, opera di Bongiovanni de Lupi (1465- 1494). Al centro della scena, in un luccicare d’oro e colori laccati, il piccolo Gesú steso su un povero giaciglio, con un ditino in bocca. A sinistra Maria, dal manto dorato con interno blu cobalto, in adorazione e a destra l’anziano Giuseppe, con abito dorato a risvolti color porpora, pare quasi ritirarsi per fare posto a tre angioletti in sontuose vesti che sembrano intrufolati per vedere Gesú da vicino. Dal cielo scendono due angeli tubicini, mentre in alto a destra un altro angioletto reca il cartiglio con il canto di Gloria. Dietro al Bambino si nota una costruzione in rovina, dove si mescolano elemeti architettonici gotici e rinascimentali, dal basso porticanto si affacciano l’asino e il bue che riscaldano il Bambinello.
A sinistra, dietro Maria, si avvicinano due pastori con il loro gregge, uno dei quali, mostrando un vistoso gozzo, è intento a scrutare il cielo per scorgere segni divini. La scena è immersa in un paesaggio collinare intagliato con alberi dalle chiome geometriche e costruzioni fortificate e turrite. Il tappeto erboso è un arazzo millefleurs, cioè con fiori e frutti richiamanti il mistero dell’Incarnazione e della Salvezza.

Del noto Maestro di Trognano (1490 ca.) abbiamo una suggestiva Adorazione dei pastori probabilmente inserita un tempo in una cassa dotata di ante protettive. Viste le dimensioni non si tratta della predella di un’ancona piú imponente, ma di una tavoletta per la devozione privata domestica. Al centro notiamo le rovine di un edificio antico, descritto con sapiente scorcio prospettico ed aperto sullo sfondo da un oculo di chiara riminiscenza bramantesca. Sulla sinistra della composizione si vede una donna di pelle scura con un turbante in testa, intenta ad alzare un panno davanti ad un fuoco acceso. Si tratta forse della levatrice Salomè, di cui parla il Protovangelo di Giacomo. La donna, colpita da paralisi perchè incredula della verginità di Maria, fu poi miracolosamente guarita per intercessione della stessa Vergine. Questo ci aiuta a decodificare la misteriosa scritta che appare sul panno: MAR VR IA GRA TRI (che potrebbe essere MAR(iae) GRAtiae (gratiarum) TRIbutum oppure gratiam (gratias) tributi).
Sotto la capanna, proprio al centro della composizione, notiamo Gesú Bambino adorato dalla Vergine, da quattro angioletti musicanti e da tre pastori. A sinistra in un paesaggio rupestre si nota ancora un pastorello che guarda verso il cielo, mentre un altro veglia sul gregge.

Troviamo poi una Adorazione del Bambino (Figura 5) opera dei Fratelli De Donati (1495 ca.). La scena sacra si svolge all’interno di un edificio dall’architettura elaborata con un interessante effetto prospettico. Lo spazio suggerito è quello di un tempio a pianta centrale, sovrastato da un tamburo esagonale sul quale si imposta illusoriamente una cupoletta. Al centro, coricato sulla nuda terra sta il Bambinello, adorato da tre angioletti musicanti, dalla Vergine e da san Giuseppe (una sostituzione dell’antico perduto).

Da ultimo troviamo una Natività (Figura 6) opera di Giovanni Angelo e Tiburzio (?) Del Maino (1527-1533). Di quest’operetta, ora al Victoria and Alberto Museum di Londra, è stata sottolineata la derivazione nordica, probabilmente la diretta conoscenza delle incisioni di Dürer. Il pannello centrale (i due laterali presentano motivi decorativi e simbolici) mostra a sinistra la capanna con Maria che copre il Figlio, una donna di spalle, forse la predetta Salomè, san Giuseppe adorante e un volo di angeli festanti. A destra in un ardito scorcio prospettico il pesaggio con i pastori e in primo piano altri pastori in adorazione del Bambino.

Da ultimo proponiamo un reliquiario proveniente dalla chiesa di San Francesco sempre a Milano, distrutta dalle truppe napoleoniche. La cassetta (Figura 7), opera lombarda datata 1449 ca), conteneva le reliquie degli Innocenti. Sulla fronte troviamo sei formelle lavorate a sbalzo con episodi tratti dalla Storia dei santi innocenti, particolarmente venerati a Milano e ai quali in San Francesco era dedicata una cappella. Da sinistra a destra si possono individuare: Il sogno di Giuseppe, i Magi di fronte ad Erode, i Magi seguono la stella, l’Adorazione dei Magi, la Strage degli innocenti, la Fuga in Egitto; sul lato destro tre riquadri presentano figure di santi: Nabore e Felice, Ludovico da Tolosa e Antonio abate, un santo e una santa francescani; sul lato sinistro invece troviamo: Pietro e Paolo, un santo vescovo e una santa, san Francesco che riceve le stimmate.
Sempre a Milano da pochi giorni è stata inaugurata una mostra, piccola ma molto interessante, relativa a due Adorazioni di Bartolomeo Suardi detto il Bramantino (1465 ca – 1530), una della stessa Ambrosiana l’altra della National Gallery di Londra, organizzata dalla associazione culturale KallisteArte.
Secondo il curatore della mostra, Giovanni Morale, Ambrogio e il Natale sono le chiavi per penetrare l’enigma interpretativo delle due tavole, create nella Milano rinascimentale, ricca di fermenti artistici e religiosi, nonchè, caratterizzata dalla presenza del rito ambrosiano.
L’Adorazione dell’Ambrosiana offre l’occasione per venire a contatto, attraverso il riconoscimento di due dei monaci inginocchiati, con l’illustre Congregazione francescana di Santa Maria della Pace: due donne, una vicina a Giuseppe e l’altra a destra del dipinto, potrebbero essere Zelomi e Salome, le due levatrici ricordate dagli Apocrifi, la cui presenza ha un valore simbolico in relazione all’incarnazione del Verbo e della verginità di Maria.

L’Adorazione londinese (Figura 8) è un unicum nella tradizine iconografica cristiana, per la presenza di molteplici allusioni a ben quattro manifestrazioni di Cristo, le stesse cantate nell’inno Illuminans Altissimus: l’Epifania, con i Magi; la Teofania, con il battesimo di Cristo; la Bethfania, con la manifestazione tra le mura domestiche (in riferimento al miracolo di Cana) e da ultimo la Fagifania, con la moltiplicazione dei pani del Vangelo di Giovanni. La composizione, probabilmente, è stata tratta dalla Capsella argentea, un prezioso reliquiario a cassetta di epoca ambrosiana, un elemento che connota ancora di piú lo stretto rapporto di questa tavola con la città di Milano e la sua particolare liturgia.

Maestri della scultura in legno nel Ducato degli Sforza
Milano – Sale Viscontee del Castello Sforzesco
dal 21 ottobre 2005 al 29 gennaio 2006
Orari: da martedì a domenica ore 9.00/17.30
Biglietti: 7 € intero, 6 € ridotto

Le adorazioni del Bramantino. Arte, Mistero e Fede nella Milano del Quattrocento
Milano – Pinacoteca Ambrosiana
dal 6 dicembre 2005 all’8 febbraio 2006
Orari: da martedì a domenica ore 10.00/17.30
Biglietti: 7,50 €, 4,50 € ridotto
www.bramantino.it