Una sofferenza tutta umana eppure divina

La Via Crucis di Previati
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Presso il Museo Diocesano di Milano fino al 20 maggio sarà possibile visitare, ed ammirare aggiungiamo noi, una Via Crucis dipinta dal Gaetano Previati (1852 – 1920).
L’opera, le 14 tavole della tradizionale Via Crucis, è conservata presso i Musei Vaticani ed è la prima volta che viene esposta al pubblico dal lontano 1969; si tratta quindi di un’occasione unica e imperdibile sia per chi conosce Previati e ne apprezza la produzione religiosa, sia per chi, in tempo di Pasqua, vuole avvicinarsi in modo inedito al Mistero della morte del Signore Gesù.

L’autore, Gaetano Previati
Nel 1876 si trasferisce da Ferrara, dove era nato nel 1852 (Immagine 1), a Milano dove frequenta l'Accademia di Belle Arti di Brera, vincendo nel 1879 il concorso Canonica con il quadro Gli ostaggi di Crema.
Nel 1881 si stabilisce definitivamente a Milano dove entra in contatto con gli ambienti della Scapigliatura. Partecipa alla I Triennale di Brera del 1891 con l'opera Maternità in cui rende esplicita la sua adesione al divisionismo, di cui sarà anche teorico, e ai temi simbolisti.
A partire dal 1895 e fino al 1914 è invitato alle esposizioni internazionali d'arte di Venezia, dove nel 1901 e nel 1912è presente con due mostre personali.
Nel 1907 partecipa all'allestimento della "Sala del sogno" della VII Biennale di Venezia ed espone al Salon des peintres divisionnistes italiens organizzato a Parigi dal mercante Alberto Grubicy. Questi, con il fratello Vittore, fonda nel 1911 la Società per l'Arte di Gaetano Previati, acquistando un nucleo consistente di suoi dipinti che verranno esposti nelle varie mostre organizzate. Colpito da dolorosi lutti famigliari, muore nel 1920 all'età di 67 anni a Lavagna, cittadina ligure dove già da tempo soleva trascorrere lunghi soggiorni.
Un forte senso cosmico e un profondo misticismo ne caratterizzano l'opera, segnata nel percorso da una immaterialità resa con eccezionale abilità pittorica, anticipatrice della successiva adesione del pittore alla grande stagione del Divisionismo italiano.
Questo profondo senso del mistero, si concretizza anche in opere di contenuto più chiaramente religioso, come ad esempio la grande Via Crucis realizzata per il Cimitero di Castano Primo nel 1882. (Immagine 2/3)

La Via Crucis dei Musei Vaticani. La storia.
Se la Via Crucis di Castano venne realizzata su commissione, questa (Immagine 4), di dimensioni più ridotte e quasi più intima, venne dipinta per un’intima necessità del pittore stesso attorno al 1901-1902.
Essa rimase in possesso del mercante d’arte Alberto Grubicy, pur avendo quest’ultimo stipulato un contratto di vendita con De Gaufridy, (1881-1951), pittore ligure nonché critico d’arte e grande estimatore di Previati e Segantini, per l’acquisto delle tavole.
Alla morte di Grubicy (1922), però, l’intera collezione passò alla Associazione Mutilati e Invalidi che decide di recedere dal contratto precedentemente firmato.
Nel 1927 la serie della Via Crucis viene acquistata all’asta da Pietro Benni, presidente degli industriali lombardi; negli anni ’60 del Novecento saranno poi acquistate dall’industriale Fabio Ponti che le donerà nel 1970 ai Musei Vaticani.

La sofferenza di Cristo
Quali sono i caratteri generali di queste tavole? Dapprima non si può non notare, sottese ad esse, una concezione fortemente patetica, sottolineata ed espressa dal colore rosso cupo che è il filo conduttore dell’intero ciclo.
Le inquadrature sono fortemente ravvicinate, così come lo sbilanciamento prospettico verso il primo piano dei personaggi. Le scene sono compresse in spazi angusti, tanto da sembrare, talvolta, di voler uscire dai limiti della tela; da ultimo si nota una deformazione del disegno con scorci e volti simili a maschere.
Previati rinuncia ai dettagli e si concentra sul fluire continuo della narrazione, come se si trattasse di un unico spazio pittorico, che coincide con lo spazio tragico dell’evento.

Cristo coronato di spine (Ecce Homo)(Immagine 5)
In primo piano, legato alla colonna contro cui è stato flagellato, vediamo il Cristo sofferente. Gli occhi sono chiusi nell’accettazione della volontà del Padre; le mani strettamente legate e nella corda che serra i polsi è stata infilata la canna, scettro per questo re sconfitto e dolente e la corona di spine che cinge il suo capo. Un drappo rosso nasconde la parte inferire del corpo, mentre la superiore, nuda rivela la bellezza di questo corpo che ha vissuto tra gli uomini. Sullo sfondo il cielo ha striature gialle e rossastre, sta sorgendo il sole dopo una notte passata tra tribunali e sevizie. Alcune figure femminili fanno capolino oltre la colonna: forse è Maria accompagnata dalle pie donne che sta vegliando e vivendo la sofferenza del figlio.
Gesù caricato della croce (Immagine 6)
La croce è preparata e pesante viene caricata sulle spalle doloranti di Cristo. Gli occhi sono sempre chiusi, il capo sorregge la corona di spine, il corpo è nascosto da un’ampia veste rossa, quel rosso che è il filo che lega le diverse scene, la mani dalle lunghe dita sono strette attorno al legno.
Alle spalle di Cristo, all’albore del giorno, notiamo il volto deformato di un soldato e una innumerevole serie di lance: il drappello che sta portando il Signore sul Calvario.

Cade la prima volta (Immagine 7)
Ma la croce sulle spalle di Cristo è troppo pesante: la croce segna lo spazio costruttivo e divide in diagonale la tavola: in basso Gesù con un volto che esprime infinita sofferenza, gli occhi chiusi e la bocca aperta in un lamento; in alto due soldati che sollevano il pesante legno mentre un militare a cavallo assiste impassibile alla scena.

Incontro con Maria Vergine (Immagine 8)
È struggente lo scambio di sguardi tra il Figlio e la Madre. Per la prima volta il Cristo ha gli occhi aperti e guarda Maria, ma guarda anche oltre, guarda verso quel calice che il Padre gli ha chiesto di bere. La Vergine è anziana, ha il volto rigato di lacrime, le mani serrate ad indicare la profonda pena che vive nel cuore. La croce, dipinta in obliquo, crea uno spazio di distanza e di rispetto, quasi un allentarsi della sofferenza in questo incontro.

Il Cireneo (Immagine 9)
Al centro la possente figura di Gesù avvolta nella tunica rossa, il capo chino, una mano abbandonata lungo il fianco e l’altra sul petto, anche questo semplice gesto dice accettazione. Alle spalle di Cristo il Cireneo, di cui vediamo solo la lunga capigliatura castana, ma non il volto. In questo uomo senza volto forse Previati ha voluto mettere ognuno di noi, ognuna delle persone che accetta di portare un po’ della sofferenza di Gesù.

La Veronica (Immagine 10)
Dopo l’aiuto di un uomo, ecco la tenerezza delicata di una donna. Gesù è piegato sotto la croce, croce che incombe e riempie lo spazio. Gli occhi sono aperti, ma i personaggi che si trovano accanto guardano il telo su cui miracolosamente si è impressa l’effigie del Sofferente. Al centro del gruppo Veronica che tiene aperto il telo e lo contempla con stupore.

Cade la seconda volta (Immagine 11)
La seconda caduta è ancora più penosa della prima: il Cristo è quasi annientato: a fatica si solleva sulle mani e a fatica rialza il capo. La macchia rossa della veste contrasta con il marrone opaco della croce che incombe su di lui e con i due soldati che a fatica rialzano il legno. Uno dei due, con una manica chiara sembra guardare con compassione Gesù a terra.

Incontro con le pie donne (Immagine 12)
Altre delicate presenza sulla via del Calvario: tre donne dai volti rigati di lacrime contemplano con lamenti il Salvatore. Il volto di Gesù, teso nel dolore, appoggiato alla croce, contrasta con i volti pallidi ed esangui delle tre donne velate.

Cade la terza volta (Immagine 13)
L’ultima caduta prostra a terra Gesù; egli non riesce nemmeno a rialzarsi, invano con le braccia tenta di trovare la forza per un ultimo sforzo. Il capo è completamente reclinato, abbandonato, senza più energia.
La croce incombe sul Cristo e su di noi, lo spigolo della sommità sembra forare lo spazio e cadere su di noi. Due soldati alzano il legno, che passo dopo passo è diventato sempre più pesante. Da sotto sbuca un volto che guarda Cristo con compassione.

Gesù spogliato (Immagine 14)
Eccoci arrivati. La tunica rossa, ora a brandelli, viene levata in modo rude dal braccio di uno dei carnefici. Il corpo nudo di Gesù appare in tutta la sua sofferenza: emaciato, incavato; il volto è chiuso nel dolore e nella rassegnazione, mentre alle spalle altre figure compassionevoli assistono all’ultima scena di questo dramma.

Gesù inchiodato (Immagine 15)
Ogni colpo di martello è una sofferenza indicibile, il corpo, livido, pare sussultare con l’inarcarsi delle spalle. Il volto è una maschera di sofferenza con gli occhi chiusi e la bocca aperta in un muto lamento. Scure come ombre dai tratti appena percepibili, vediamo le pie donne che poi andranno al sepolcro.

Crocifissione (Immagine 16)
Ormai tutto è compiuto! Le braccia tese che pendono dal legno, il torso carenato nella fatica dei respiri, la testa incassata nelle spalle e il volto che esprime sofferenza indicibile: gli occhi chiusi, la bocca aperta negli ultimi affannosi respiri, i lunghi capelli e la barba incollati ai tratti del volto.
Eppure il cielo con i suoi lunghi filamenti dorati preannuncia già la vittoria sulla morte.

Deposizione
(Immagine 17)
Sotto la croce il corpo martoriato di Gesù è accolto tra le pietose braccia di sua Madre. Il legno è un tenue ricordo alle spalle dei personaggi. Maria tiene entrambe le mani salde attorno al corpo del figlio, così come lo teneva saldo e protetto quando era un bambino. Volto contro volto, quasi a respirare gli ultimi attimi di vita di quel corpo esanime; gli occhi di Maria sono spalancati, sembra che la donna non abbia più lacrime. Accanto ai due una figura femminile tutta protesa sul Cristo e un volto d’uomo.

Sepoltura (Immagine 18)
È una atmosfera cupa quella che caratterizza l’ultima scena del dramma del Calvario, ma il buio è, in lontananza, squarciato da un bagliore, il bagliore misterioso della resurrezione. A destra, in primo piano, due anziani stanno ricomponendo il corpo esanime di Gesù; si tratta di Nicodemo e di Giuseppe di Arimatea. I loro volti barbuti, i capi coperti nel mesto rito della sepoltura, gli sguardi addolorati sono l’ultima compagnia umana al Figlio di Dio. Il corpo di Gesù, pur livido e martoriato, splende di luce: infatti gli unici punti luminosi dell’insieme sono il brillio lontano, di cui prima si è detto, e il corpo di Cristo, già preannuncio del suo corpo risorto di nuova creatura.

La donazione. La via al Calvario
L’occasione per l’esposizione della Via Crucis è nato da una donazione che il Museo ha avuto: La via al Calvario del 1901-1904 (Immagine 19); accanto ad essa si può ammirare il medesimo soggetto ora della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, del 1912. (Immagine 20)
La tela del 1901-1904 è stata donata da Nella Bolchini Bompani, nipote del collezionista Carlo Dell’Acqua (1848-1918); Dell’Acqua voleva che tale quadro fosse destinato alla cappella funebre di famiglia a Pontelambro, ma di fatto l’opera rimase sempre in casa, mentre nella cappella vi era stata messa una copia.
Per ben due volte Previati si è lasciato ispirare dalla sofferenza di Maria, infatti le due tavole sono identiche nel disegno mentre differiscono nei colori e toni usati.
Al centro di un corteo tutto femminile campeggia la sofferenza della Madonna: Maria è distrutta e, segno di ciò, è il fatto che sia sorretta da due donne. I Vangeli non parlano di Maria sulla via della croce, solo gli Apocrifi fanno significativi riferimenti, come il Vangelo di Nicodemo o il Vangelo segreto di Maria; nonostante i Canonici non riportino notizie, la tradizione e la pietà popolare ci hanno abituati ad incontrare Maria sulla via del Calvario accanto al Figlio.
In queste tavole in effetti si condensano i due temi religiosi più cari e più frequentati da Previati: la maternità e la sofferenza.