Ostuni, la bianca città

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La storia più antica
Il territorio di Ostuni (Immagine 1/2) fu popolato in tempi antichissimi da popolazioni provenienti dall’Anatolia,che qui trovarono riparo in grotte ed insediamenti rocciosi, successivamente si diede vita ad insediamenti capannicoli con il passaggio di queste popolazioni dal nomadismo e da attività di fortuna allo stanziamento e alle attività dell’agricoltura e dell’allevamento. Ancora oggi attorno ad Ostuni sono visibili resti di queste civiltà primitive.
Attorno al 1000 aC arrivano nuove popolazioni e nuove civiltà come quelle dei Messapi e dei Japidi, i quali fondono usi e costumi fino all’arrivo di Annibale che distrugge l’antichissima città e tiene sotto il suo dominio il territorio fino al 488 aC.
Il nome Ostuni, secondo la tradizione, forse nasce proprio in quest’epoca derivando dal greco “Astu-neon”, città nuova, costruita con ogni probabilità - circa duemila anni fa - sui resti di una città più antica. (Immagine 3/4)

L’epoca medioevale e moderna
Dopo i fasti dell’Impero Romano, di cui però non si ha traccia archeologica, la città subisce le invasioni degli Ostrogoti, ritrovando un po’ di pace e stabilità solo nell’XI secolo con il dominio degli Altavilla, che fanno edificare il loro castello sulla sommità della città e danno nuovo impulso all’economia locale e all’arte.
Ma il periodo di massimo splendore la città lo raggiunge nel XVI secolo con l’arrivo degli Aragonesi, anche se l’insediamento, proprio per il suo prestigio commerciale e la sua ricchezza è sempre stato largamente autonomo dal potere delle diverse famiglie feudali della zona.
La sua decadenza avviene infatti nel XVII secolo quando passa sotto lo strapotere dei Zevallos, responsabili del suo decadimento morale ed economico.(Immagine 5/6)
Dopo i Zavallos, privati del titolo di feudatari perché incapaci di governare la città, ecco i Borboni che purtroppo perpetuano il malgoverno dei nobili precedenti. Ostuni diviene così cittadella patriottica e nel 1860 si aggrega al neonato Regno d’Italia.

L’urbanistica
La particolarissima conurbazione del borgo medievale, con le case addossate le une alle altre e la presenza di domus palatiate a più piani, risale proprio all’epoca medioevale e si spiega sia con esigenze difensive sia col voler sfruttare appieno in larghezza ed altezza tutto lo spazio disponibile all’interno delle mura.
Il periodo rinascimentale corrisponde anche al massimo sviluppo urbanistico della città: il numero di abitanti tocca ormai quota 17.000. All’impianto medievale del centro storico si aggiungono numerosi nuovi edifici riconoscibili dai portali con le caratteristiche cornici ad architrave come ad esempio la chiesa dello Spirito Santo eretta nel 1637. Fu durante questo periodo storico che imperversò la peste nella zona, pir risparmiando Ostuni: questo avvenne perché era invalso l’uso di imbiancare le abitazioni con la calce, in quanto disinfettante naturale. Questa pratica non solo bloccò il contagio, ma protratta nel tempo, rende ancora oggi la Città Bianca così peculiare a secoli di distanza. (Immagine 7/8)
Quindi caratteristica più peculiare del centro storico, che così tanto affascina i turisti, è proprio l’imbiancatura a calce delle case fino ai tetti. L’uso, attestato sin dal medioevo, deriva, oltre per quanto si è detto riguardo alla peste, anche dalla facile reperibilità della calce come materia prima e inoltre dalla necessità di assicurare alle viuzze e agli ambienti ristretti di impianto medievale una maggiore luminosità, data dalla luce sia diretta che riflessa.

Gli edifici più interessanti
Tra i tanti edifici caratteristici di Ostuni vogliamo solo evidenziarne, a nostro avviso, i più interessanti.
Iniziamo dalla Cattedrale (Immagine 9), che sorge nel cuore del centro storico. Essa è dedicata all’Assunta e svetta nel biancore delle casette di Ostuni. Lo stile è romanico-gotico (Immagine 10/11) ben evidenziato dalla facciata in cui spicca il ricco portale con archivolto a sesto acuto in cui campeggia una lunetta con Maria e il Bambino. L’interno è a tre navate ma il tutto è stato ampiamente manomesso in epoca barocca.
Altra chiesa importante è quella dedicata a San Vito di origine settecentesca (Immagine 12) Per poterla realizzare furono abbattuti tre palazzi e l-antica chiesetta di San Vito di epoca medioevale, gravemente danneggiata dal terremoto del 17 43. La facciata dalle linee ondulate denuncia uno stile tardo-barocco; l’interno ad aula unica è caratterizzato dalla presenza di cinque altari in pietra adornati da tele di artisti napoletani e romani settecenteschi.
In Piazza della Libertà, centro civile della cittadina, emerge la colonna di Sant’Oronzo, alta quasi 21 metri. Fu eretta nel 1771 e dedicata a sant’Oronzo vescovo per una cessata epidemia. (Immagine 13)
Da ultimo le mura che recintano il centro antico (Immagine 14). Esse vennero riedificate nel basso medioevo dagli Angioini, tra il 1350 e il 1356, con la tecnica della costruzione a “sacco” e poi allargate a sud dagli Aragonesi tra il 1487 e il 1507. (Immagine 15/16) In gran parte andarono distrutte nel Settecento per volere dei sindaci e dei decurioni della città, i quali impossibilitati a riparare i danni subiti dai torrioni e dalle cortine, li cedettero a privati che li inglobarono nelle loro abitazioni. Ben presto porzioni intere di mura furono messe in vendita a privati. L’ultima testimonianza riguardo all’integrità delle mura e alla loro suggestività è del 1811, quando un sacerdote locale raccontava che durante la sua giovinezza era ancora possibile passeggiare lungo tutto il perimetro della cinta muraria e sulle torri ancora sgombre di edifici. (Immagine 17/18)