Maria Mater Mediolani

La devozione a Maria nell’arte milanese
Prima parte
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le origini ambrosiane
La devozione alla Vergine ha in Milano profonde origini, origini ambrosiane. Infatti nel suo commento al Vangelo di Luca, sant’Ambrogio (†397) riguardo al Magnifica, Ambrogio evidenzia come sia la più alta della lode data a Dio da una creatura umana ed invita tutti i fedeli ad imitarla, cosa che la Chiesa fa nei cori dei monaci ed in genere dei consacrati ma ora anche da parte di molti laici che ogni sera, alla preghiera vespertina, ripetono questo altissimo e glorioso canto di fede. Il cantico del Magnificat sgorga dalle labbra di Maria per la lode di Elisabetta a causa della fede con cui ha creduto ed è divenuta beata, benedetta, privilegiata agli occhi di Dio: E beata tu che hai creduto: «Vedi bene che Maria non aveva dubitato, bensì creduto e perciò aveva conseguito il frutto della sua fede. Beata tu che hai creduto. Ma beati anche voi che avete udito ed avete creduto: infatti ogni anima che crede concepisce e genera il Verbo di Dio e ne comprende le operazioni. Sia in ciascuno l’anima di Maria per magnificare il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria per esultare in Dio: se, secondo la carne, una sola è la Madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo: ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio purché serbandosi senza macchia e libera dal peccato custodisca con intemerato pudore la castità».
Sono diverse le opere d’arte riferite all’epoca di Ambrogio; tra tutte spicca l’affresco conservato nel santuario di Santa Maria presso San Celso (Immagine 1). Il questo luogo, un tempo fuori dalle mura cittadine, Ambrogio nel… rinvenì,10 maggio dell’anno 396, i corpi dei martiri Celso e Nazaro. Il santo vescovo fece trasportare il corpo di Nazaro in quella che fino allora si chiamava basilica dei Santi Apostoli, in corso di Porta Romana, invece lasciò san Celso in loco, deponendolo in una piccola chiesa a lui dedicata. Perché poi il suolo che aveva custodito i corpi dei martiri avesse un segno sacro, fece costruire una nicchia con l’immagine della Madonna, protetta da un’inferriata, simile ai molti tabernacoli con cui l’umile fede dei nostri padri ha adornato le nostre campagne e montagne.
Nella basilica ambrosiana, fondata proprio dallo stesso Ambrogio troviamo il sarcofago detto di Stilicone (Immagine 2). Tra le diverse immagini che vi sono scolpite, non possiamo non notare l’Adorazione dei Magi. Maria tiene sulle ginocchia il Bambino, mentre accetta l’omaggio dei tre Magi. Il suo volto è sereno e sorridente, come capita ad una madre che è orgogliosa e felice del bimbo che ha tra le braccia. (Immagine 3)
Sempre di fattura tardo antica è la cosiddetta Capsella argentea (Immagine 4), un reliquiario che in origine si trovava sotto l’altare della chiesa di San Nazaro, che al tempo di Ambrogio era chiamata Basilica Apostolorum. La capsella in argento è decorata con rilievi a sbalzo di altissima qualità, la cui iconografia non è ancora del tutto chiara; ogni lato è caratterizzato da una scena, ma
sul fronte è raffigurata la Madonna in trono col Bambino e due offerenti che porgono loro piatti vuoti. (Immagine 5)
Da ultimo vogliamo presentare il Dittico delle Cinque parti (V sec.) (Immagine 6), conservato nel Museo del Duomo di Milano. Il Dittico delle cinque parti è composto da due valve con applicazione d’oreficeria nel centro; in una si vede l’agnello formato da alveoli composti di fili d’argento dorato e riempiti con una pasta vitrea dal colore rosso, giallo e nero; nella valva posteriore si trova una croce latina in argento e oro composta da 10 castoni rettangolari e ovali di grandi dimensioni, con inserite della pietre preziose di colore rosso scuro e azzurro, mentre alle estremità delle braccia troviamo 4 coppie di piccoli castoni contenenti perle. Le due valve raffigurano episodi della vita di Maria, alcuni tratti dai Vangeli apocrifi e l’infanzia di Gesù. (Immagine 7)

Epoca altomedioevale e medioevale
La grande devozione a Maria continua anche in epoca alto medioevale e medioevale. Esempio altissimo di arte è l’altare d’oro (Immagine 8) della basilica di Sant’Ambrogio, opera del maestro Vuolvinio, commissionato dal vescovo Angilberto II. Realizzato tra l’824 e l’859. Collocato sotto un ciborio coevo, doveva rappresentare un segnale vistoso della presenza delle reliquie dei santi Gervasio e Protasio e dello stesso Ambrogio, collocate al di sotto dell’altare stesso e visibili tuttora da una finestrella nella cripta. Il lato anteriore, in oro, raffigura nei due pannelli laterali, in sei riquadri ciascuno la Vita di Cristo, a partire dall’Annunciazione (Immagine 9) alla Natività (Immagine 10), dalla Presentazione al tempio (Immagine 11) per culminare con la Pentecoste, dove Maria è al centro del gruppo degli apostoli. (Immagine 12)
Commissionata dal vescovo Gotofredo (974-979) è la situla in avorio (Immagine 13), ora parte del Tesoro del Duomo. La suppellettile è decorata da un elegante fregio d’acanto sul bordo superiore sotto ad una iscrizione, nel bordo inferiore invece trova posto un motivo a greca. Fra queste due fasce entro quattro arcate, si trovano le figure degli Evangelisti con i loro relativi simboli, che convergono verso la quinta arcata che ospita la Vergine che tiene in braccio il Bambino, affiancati da due angeli che reggono rispettivamente una situla e un turibolo.
Un manufatto del XII sec. Ci ricorda un’antica celebrazione mariana dedicata alla Madonna dell’Idea (Immagine 14). A Milano già in epoca medioevale, nella festa della Candelora si organizzava una processione, portando un’icona della Madonna, che partiva dalla chiesa di Santa Maria Beltrade - oggi chiesa scomparsa della quale rimane il nome nella piazza che si apre lungo via Torino- , e arrivava a Santa Maria Maggiore, la basilica che esisteva prima del Duomo. Al Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco, si trova un’antica testimonianza di questa processione: una lastra della fine del XII secolo o inizi del XIII e proveniente proprio da Santa Maria Beltrade. L’immagine della Madonna precede il corteo dell’arcivescovo con pastorale e di alcuni personaggi con le candele. Oggi invece la processione si svolge all’interno della Cattedrale. All’interno del Grande Museo del Duomo, tra le sale del Tesoro, si conserva l’icona della Madonna dell’Idea Si tratta di una tavola dipinta su entrambi i lati, con una scena della Madonna e il Bambino (Immagine 15), mentre nel lato opposto si vede la Presentazione di Gesù al tempio (Immagine 16). da una parte e dall’altra la, risalente alla metà del XV secolo ed eseguita da Michelino da Besozzo (anche se rimangono alcuni dubbi sull’attribuzione), famoso artista rappresentante del gotico internazionale. La tavola ha un nome particolare: Madonna dell’Idea, secondo alcuni deriverebbe da Eidon (immagine) ma secondo altri deriverebbe da un attributo di Cibele, madre della terra, poi cristianizzata nella Vergine Maria.
Da ultimo vogliamo soffermarci sui tabernacoli che decoravano le porte di ingresso in Milano. La cinta muraria realizzata a Milano, dopo le distruzioni del Barbarossa, si deve ad Azzone Visconti (1330 ca); da sempre i Visconti erano devoti a Maria, così il signore della città volle porre sotto la protezione della Madre di Dio i sestieri della città: ogni porta d’ingresso aveva sulla sua sommità un tabernacolo con la Vergine in trono con il Bambino attorniata dai santi protettori del quartiere. I gruppi scultorei originali si trovano al Museo d’arte antica del Castello Sforzesco. (Immagine 17/18)