Le antiche vestigia. L’abbazia di Santa Maria di Corazzo

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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L’abbazia di Santa Maria di Corazzo è un autentico gioiello immerso nel cuore della Sila Piccola presso la frazione Castagna di Carlopoli in provincia di Catanzaro. è un’abbazia fondata dai benedettini nell’XI secolo, forse nel 1060 nell’ambito dell’imponente progetto di latinizzazione Normanna ad opera di Roberto il Guiscardo, e di seguito riedificata nel 1188 dei Monaci Cistercensi, in prossimità del fiume Corace. (Immagine 1)

Le origini
Le origini dell’abbazia non hanno una certa documentazione, per cui gli storici hanno formulato tre ipotesi sulla sua fondazione: per alcuni l’Abbazia pare sia stata fondata su un preesistente monastero Basiliano di rito Greco-Ortodosso; altri fanno riferimento su una bolla di papa Onorio che accenna a privilegi di cui godette l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo a partire dal 1061. Da ultimo l’ipotesi contempla la sua fondazione intorno al 1188 con l’arrivo a Corazzo dei Monaci Cistercensi. (Immagine 2)

Gioacchino da Fiore
La storia di Santa Maria di Corazzo si incrocia con quella di Gioacchino da Fiore (Immagine 3), che qui vestì l’abito monacale, divenendone subito dopo abate. Proprio qui a Corazzo Gioacchino da Fiore scrisse le sue opere principali, aiutato dagli scribi Nicola e Giovanni, quest’ultimo prese il suo posto quando andò lui via. Gioacchino, nonostante fosse l’abate del monastero stava per lunghi periodi lontano da esso a causa del suo impegno a scrivere testi di teologia, fin tanto che nel 1188 fu sollevato dal Papa dal guidare l’abbazia affiliando la stessa, con tutti i suoi uomini e beni, ai cistercensi di Fossanova. L’abate Gioacchino si staccò, quindi, definitivamente da Corazzo trasferendosi prima a Pietralata, per poi ascendere in Sila nella primavera del 1189 dove fondò a San Giovanni in Fiore una nuova congregazione religiosa detta Congregazione Florense. (Immagine 4)

La decadenza
Nel corso della sua vita, una serie di eventi determinarono il lento declino dell’Abbazia. Nel 1348 la peste invase la Calabria provocando molti lutti e nel 1349 un forte terremoto distrusse parte del monastero e della Chiesa. Poi la guerra tra Napoli e il regno di Sicilia nel 1372. Infine lo scisma d’Occidente (1378-1417) che provocò notevoli turbamenti nelle congregazioni religiose.
E ancora, nei primi anni nel 1500 per via delle commende ecclesiastiche molte fabbriche dell’Abbazia chiusero. I latifondisti locali e i baroni specularono senza scrupoli e i contadini si impoverirono. Tuttavia, nel corso del 1500, gli abitanti del villaggio di Castagna decisero di autotassarsi per finanziare i lavori di recupero della Chiesa e dell’Abbazia. (Immagine 5)
Ma, dopo una breve ripresa, a partire dal 1600 inizia il lento e definitivo declino dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo. Così, il 27 Marzo 1638 (il giorno di veglia delle Palme), un terribile terremoto 11° grado della scala Mercalli si scatena in questa zona della Calabria. Il monastero e la chiesa crollarono. Allora, dopo circa un decennio, l’Abate commendatario Ginetti si adoperò per la rinascita di Corazzo. E lo fece richiamando l’attenzione di artisti napoletani per la ricostruzione degli ambienti del monastero e della Chiesa. Gli interventi richiesti erano addobbi religiosi e immagini sacre, affreschi e dipinti, opere pregevoli con marmi di Gimigliano (a questo periodo dovrebbero risalire la maggior parte delle opere poi disseminate nel territorio circostante).
Di seguito, nel 1783, quando pare che l’Abazia stesse rinascendo, un nuovo terremoto distrusse sia la rinata Chiesa sia il Monastero. Nel 1807 fu emanata dai francesi una legge per la soppressione degli ordini monastici di San Benedetto e di San Bernardo.
Nello stesso anno, con decreto di Gioacchino Murat, i possedimenti dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo furono aggregati al demanio pubblico. La magnifica storia dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo finisce nel 1808, quando fu soppressa da un decreto del governo del Re di Napoli Giuseppe Bonaparte.(Immagine 6)

L’antica struttura
La struttura dell’abbazia conserva ancora oggi un chiaro impianto architettonico e funzionale. Le comunicazioni con l’esterno avvenivano tramite una grande porta presso cui stazionava un monaco anziano e saggio e tutti gli edifici erano posizionati attorno al chiostro, rigorosamente quadrato secondo i dettami cistercensi, con al centro il pozzo e il lavabo sul lato orientale.
La chiesa, a croce latina con abside rettangolare e transetto, era disposta sul lato nord e occupava la parte più elevata del terreno. Nella sua parte settentrionale è ancora visibile la porta dei morti che immetteva nel cimitero monastico e a sud la scala del dormitorio, presso cui è possibile ammirare i resti delle antiche camere dei monaci disposte su tre piani (è ancora possibile scorgere dei vecchi camini posti nelle stanze dei monaci più anziani). A ovest, invece, praticamente dentro la chiesa, si trovavano il coro dei monaci, i banchi degli infermi appoggiati al muro oltre al pulpito e al coro dei conversi. (Immagine 7)
Alla sua soppressione iniziò la spartizione dei suoi beni, fra i quali si ricordano: il portale della navata principale oggi nella chiesa di San Bernardo di Decollatura; l’altare maggiore in marmi policromi, una delle due acquasantiere in marmo bianco e sei candelabri lignei alla chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Soveria Mannelli (Immagine 8/9); due altari lignei alla chiesa di San Giacomo a Cicala; una statua lignea di san Michele, lo stemma e uno degli altari minori alla chiesa parrocchiale di San Tommaso (frazione di Soveria Mannelli) (Immagine 10); una statua lignea della Vergine, l’altra acquasantiera in marmo e un altare minore alla chiesa parrocchiale di Diano (frazione di Scigliano); una statua lignea, rappresentante la Madonna del Carmine nella chiesa parrocchiale di Adami, di Decollatura; l’organo e l’altorilievo in marmo rappresentante una Madonna col Bambino, nella chiesa dello Spirito Santo di Castagna. (Immagine 11)