La via Annia. Il recupero e la valorizzazione di un percorso romano ormai dimenticato

Un’antica strada romana
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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E’ noto che i Romani sono stati grandi costruttori di strade. Vie militari per lo spostamento delle truppe a conquista e difesa; vie che hanno consolidato e arricchito centri già esistenti e ne hanno fatto sorgere di nuovi, vie soprattutto che sono state le arterie di trasmissione di scambi commerciali, di una struttura amministrativa e giuridica, di lingua, arte, in una parola della civiltà romana.
Il Veneto è stato collegato con il mondo romano attraverso due grandi strade consolari: la Via Postumia, costruita nel 148 a. C., che congiungeva Genova con Aquileia, e la Via Annia, di circa 200 km, costruita nel 731 a.C. dal pretore Tito Annio Rufo, che partendo da Adria percorreva l’arco adriatico fino ad Aquileia. Più precisamente si ritiene che il console Popillio abbia steso una strada da Rimini fino ad Adria, e che da qui, un anno dopo, nel 131, il pretore Annio l’abbia prolungata fino a Padova e quindi l’abbia condotta per Altino ad Aquileia. Annio avrebbe così portato a termine l’opera del console Popillio, legando in tal modo il suo nome a questo prolungamento stradale, che da lui derivò il nome di via Annia. (Immagine 1)
Il suo declino avvenne durante la tarda antichità, sia a causa delle variazioni del territorio (in particolare della laguna) sia a causa dello spopolamento conseguente alle invasioni barbariche.

Ritrovamenti ed indagini per un recupero

Con la scorta delle foto aeree e dei rilevamenti fatti è stato possibile rinvenire quasi per intero l’antico tracciato e quindi ora possiamo seguire a grandi linee la strada. (Immagine 2)
Il nostro itinerario inizia idealmente dall’abitato di Adria. Nel museo archeologico locale è possibile ammirare una serie di manufatti che ci raccontano la vita di questa cittadina provinciale sul delta del Po. In particolare è interessante la pietra miliare romana riferita alla Via Popilia-Annia fatta realizzare dal console Publius Poppilius Laenas nel 132 a.C., rinvenuta nei pressi della Chiesa di Santa Maria Assunta della Tomba.(Immagine 3)
Altra tappa importante è i Museo Civico Archeologico di Padova, in cui sono conservati altri reperti come lacerti di basolato, monumenti funerari che sorgevano ai lati della strada, ma anche corredi funebri, più o meno ricchi che raccontano le gioie e le sofferenze quotidiane dei nostri antenati. (Immagine 4/5)

Dell’Annia nel tratto Padova – Altino conosciamo due stazioni, posti di riferimento e di ristoro per uomini e cavalli con alloggi, bagni, officine; una a Sanbruson, l’altra a Marghera.
Nella località Sambruson si trova un Antiquarium che ospita parecchi reperti archeologici rivenuti nel 1950 durante gli scavi realizzati da un appassionato di storia locale. Il ritrovamento di moltissime ceramiche per uso domestico, frammenti di affreschi e mosaici rendono ipotizzabile la presenza di un significativo insediamento. In Sambruson infatti vi era un importante luogo di sosta: la mansio Maio Meduaco, così detta perché nelle vicinanze vi era un ramo del Brenta chiamato Meduacus Maior. La località di sosta era chiamata mutatio Ad Duodecim, ossia luogo di cambio di cavalli posto a 12 miglia da Padova. A Sambruson si incontravano l’Annia e la Popilia e in più vi era la via d’acqua. (Immagine 6/7)

La strada vi giungeva seguendo un percorso alla destra della riviera del Brenta, secondo alcuni studiosi, lungo la riva sinistra secondo altri e, in questo caso le stazioni sarebbero state da situarsi al Dolo e a Mestre.
Lungo l’Annia, fra Padova e Altino, sono stati ritrovati ben quattro miliari (Immagine 8/9). Si tratta come noto di cippi, di solito di forma circolare, a rocchio di colonna, posti per lo più da imperatori che, anche in età molto posteriore alla costruzione della via, la hanno curata e ripristinata, e che in genere riportano il numero delle miglia intercorrenti fra due località. Uno è venuto in luce alla Stanga alla periferia di Padova, uno a Sanbruson, il terzo a Campalto, l’ultimo a Quarto d’Altino.
Ad Altino, presso il Museo Archeologico Nazionale alcune sale sono dedicate alla vasta necropoli che era situata lungo la via Annia. Si trovano coppe, olle, bottiglie, balsamari di raffinata esecuzione, sculture, mosaici e monili di eccezionale fattura. (Immagine 10/11)

Nel tratto fra Porto Menai e Altino, e poi a Sud di Musile, l’antica strada fu costruita su un tratto rialzato perché l’area circostante era soggetta ad allagamento. Per la difficile e mutevole situazione idrografica di questa fascia costiera, la strada fu costretta a tenersi piuttosto all’interno ed ebbe bisogno di lavori di riatto perché invasa da molte acque palustri. Numerosi imperatori vi passarono con i loro eserciti nel IV sec. d.C., per difendere il confine orientale dell'Impero i loro nomi sono ricordati in cinque miliari rinvenuti lungo il tratto della strada da Musile di Piave a Ceggia. La strada continuava verso Est e attraversava un antico ramo del Piave, su di un ponte romano a tre arcate di cui sono conservati visibili i resti delle fondazioni, assai solide e ben costruite.
Passava quindi a Sud di Ceggia; qui sono stati rinvenuti i resti di due piloni e delle testate di un ponte, anch’esso a tre arcate, di lastroni di arenaria che varcava un corso fluviale ora interrato, il Canalat o il vecchio Piavon. La strada arriva poi alla Livenza che attraversava presso Santa Anastasia su di un ponte di cui esistevano i resti ancora nel secolo scorso. Di qui puntava a Nord-Est verso Concordia. Iulia Concordia, oggi Concordi Sagittaria, fu una illustre colonia romana fondata nel 42 a.C. che ebbe vita fiorente anche nel tardo Impero e risulta, per le imponenti memorie conservatesi, il più grosso centro paleocrisiano delle Venezie, dopo Aquileia.
A Concordia si trova un’ importante area archeologica, tra cui spiccano anche i resti di un ponte romano. Nel museo annesso sono conservati consistenti tracce della via Annia, inoltre in esso si racconta la storia del territorio gravitante sulla città antica e i suoi rapporti con la via consolare. Tra i preziosi materiali figurano un disco in lamina di bronzo rinvenuto a Musile e databile all’epoca della romanizzazione, un piccolo leone in terracotta del i sec. d.C. che forse decorava una fontana di una villa romana. (Immagine 12/13)
Tappa d’arrivo è ad Aquileia. Oltre alla ricca zona archeologica, molti reperti relativi alla via Annia si trovano anche nel Museo Archeologico Nazionale. In esso ben due sale sono dedicate al nostro tema: nella prima si illustrano le fonti epigrafiche, i rinvenimenti della domus delle Bestie Ferite (casa romana situata sul prolungamento urbano dell’Annia, nella zona settentrionale della città); nella seconda si trovano reperti della necropoli che sorgeva a ridosso della strada, con testimonianze anche antecedenti alla romanizzazione. (Immagine 14/15)