La chiesa di Santa Maria del Casale a Brindisi

Un capolavoro trecentesco
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Luoghi"

La chiesa di Santa Maria del Casale, sorta presso Brindisi all’inizio del Trecento, è un’opera di eccezionale interesse artistico, dichiarata monumento nazionale già nel 1875, occupa un posto importante nella storia dell’arte nella regione, tanto che qualche studioso l’ha definita la più bella ed originale chiesa che nel suo stile abbia l’Italia meridionale. (Immagine 1)

La pia tradizione
Alcune memorie popolari tramandano che san Francesco d’Assisi (1182-1226) di ritorno da un viaggio in Oriente, sostò a Brindisi ove predicò tutto il giorno per piazze e viuzze, esortando instancabilmente al bene. A sera, stanco, decise di rifugiarsi nella penisoletta a destra del Porto, animata da una borgata sorta intorno ad una cappelletta dedicata alla Vergine. E qui accanto alla nicchia campestre, Francesco si addormentò dopo aver ammirato e salutato la dolce immagine di Maria. Al suo risveglio una tela di ragno, mirabilmente tessuta, ricopriva come un velo l’icona, impedendone la vista. Il Santo ammonì allora la bestiola che aveva ardito “velare la fronte della Madre di Dio”: sollecito il ragno disfece la tela, mosso dalla mite esortazione. (Immagine 2)

Le origini storiche
Ciò che in realtà sappiamo è che la chiesa venne eretta allo scadere del XIII secolo sul luogo dove esisteva una cappella legata alla pia tradizione francescana. Fu donata nel 1300 dal re Carlo II all’arcivescovo Pandone. Il luogo dove sorgeva la chiesa della Madonna del Casale era solitario e particolarmente ameno, per cui qui gli arcivescovi di Brindisi vi costruirono la loro dimora estiva.
Dal maggio 1310 la chiesa e i locali annessi furono utilizzati come “cancelleria” del processo contro i Templari del Regno di Sicilia. In quella occasione, il tribunale composto dall’arcivescovo brindisino Bartolomeo da Capua, dal canonico romano di Santa Maria Maggiore Jacopo Carapelle, dai francesi Arnolfo Bataylle e Berengario di Olargiis, insieme al canonico Nicola il Mercatore, condannarono in contumacia i cavalieri assenti. Nel 1322 Filippo d’Angiò, principe di Taranto e la moglie Caterina vi eressero la cappella di Santa Caterina.
Il 26 aprile 1568 l’arcivescovo Giovanni Carlo Bovio cedette ai Frati Minori Osservanti, la chiesa, il terreno e gli edifici attigui. Nel 1598 vi subentrarono i Riformati che conclusero i lavori di costruzione del convento. La chiesa nel 1811 fu soppressa dal governo murattiano e fu usata come caserma. I Francescani vi tornarono nel 1824 e cercarono di riparare i gravissimi danni.
L’edificio è stato recentemente restaurato dai missionari della Consolata di Torino, stabilitisi nell’annesso convento cinquecentesco, del quale è visibile il chiostro, i cui lavori sono stati diretti dal noto architetto locale Gianluca Nozzoli.

La struttura architettonica
La facciata (Immagine 3) si caratterizza per il notevole gusto cromatico a fasce di disegni ornamentali di pietre a due colori; è spartita, come i fianchi, da esili lesene tristili, congiunte da cornici in basso e dall’archeggiatura cieca in alto, a scala lungo il timpano della facciata e ad archi trilobi sui fianchi e nella parte absidale. Sul portale un originale protiro pensile, aperto davanti con un arco trilobo, ripete lo schema architettonico della facciata; al di sopra si apre una grande finestra ogivale. (Immagine 4)
L’interno è a croce latina a una navata con tetto a capriate e volta a crociera sull’abside. (Immagine 5) Vi si conserva una colonna in marmo pario sovrastata da una croce che si ritiene essere quella dell’Osanna, cioè pietre sacre preistoriche che in un secondo tempo sono state “cristianizzate” con la presenza della croce.

Gli affreschi
Le pareti sono in gran parte coperte di affreschi del XIV secolo (Immagine 6), di forme ancora bizantine ma con qualche apporto lineare gotico. Sulla parete d’ingresso, il Giudizio universale (Immagine 7), grandioso affresco distribuito in quattro scomparti, firmato da Rinaldo da Taranto, interessante anche per l’iconografia: è riferibile ai primi decenni del XIV secolo. Il complesso figurativo vede al centro il Cristo giudice seduto in trono, accompagnato dalla corte celeste; nella seconda è rappresentata l’Etimasia Tu Trono, con accanto Adamo ed Eva. Nella fascia successiva c’è il corteo dei beati e la Psicostasia (misurazione delle anime) e nell’ultima, divisa dal portale, la raffigurazione dell’inferno a destra, mentre a sinistra quella del Paradiso con la presenza dei Patriarchi che raccolgono in grembo i giusti. (Immagine 8)
Sulla parete sinistra si notano Annunciazione, Albero della Croce (Albero della vita) (Immagine 9) di mirabile fattura (Albero della vita) dove al posto dei rami si riflettono dodici cartigli e si sviluppano due fasce a medaglioni intrecciati che accolgono le figure degli apostoli, Madonna tra i cavalieri (col committente Nicola Della Marra, datato 1388) (Immagine 10) e Madonna col Bambino (commissionata da Gaucerio nel 1366). Sulla parete destra si nota una seconda Annunciazione (Immagine 11), Cristo in trono e Madonna col Bambino (col committente Leonardo I Tocco, 1363 circa). Nei transetti sono affrescate Crocifissione (Immagine 12), San Caterina e storie della sua vita, Sant’Erasmo di Gaeta e Santa Maria Maddalena. Anche il presbiterio è riccamente decorato con episodi della Passione di Gesù: Lavanda dei Piedi, Ultima Cena e Ospitalità di Sara e Abramo; Deposizione dalla Croce, Deposizione nella tomba e Marie al Sepolcro; Pentecoste e Annunciazione; nell’abside, Cristo in trono fra Angeli. (Immagine 13)
In sagrestia si trova la tela con la Natività di Maria, dipinta da Giampiero Zullo nel 1617.