La chiesa di Nostra Signora di Castro

L’antica cattedrale romanica
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Dalla strada statale Sassari-Olbia, dopo il bivio per Ozieri, fatti alcuni chilometri, sulle colline cui fanno da scenario i monti del Limbara, si staglia la chiesa di Nostra Signora di Castro, circondata da mura e muretti che racchiudono i resti dell’antico centro. (Immagine 1)

La storia
Il recinto murato ricorda il castrum romano, anche se questo era posto più sotto; si tratta di un avamposto fortificato dell’organizzazione territoriale dell’occupazione romana. Si accede al piccolo complesso, costituito dalla chiesa romanica, le cumbessias (ripari per i pellegrini), i resti di una larga scala, un edificio a due piani, detto la casa dei religiosi. Sulla sinistra, prima del cancello, si possono notare, murati, i resti di un betilo nuragico, che già ci dice come il sito sia stato di antichissima frequentazione. (Immagine 2)
Solo a partire dal 1162 è documentata l’esistenza della diocesi di Castro, sicuramente però essa era più antica. L’attuale chiesa cattedrale Nostra Signora di Castro è testimone superstite di lunghe vicende storiche, del modo di costruire romanico. (Immagine 3)
Probabilmente già in epoca bizantina in questi territori fu insediato un vescovo per la cura pastorale. La sede fu Castro fu l’ampliamento di un importante castrum romano, a mezza via fra Olbia e Turris Libysonis, identificato ida molti studiosi con Lugdonec, menzionato nell’ Itinerarium Antonini e di cui esistono ancora resti delle mura difensive. Solo però a partire dal secondo secolo del secondo millennio e precisamente nel 1162 è documentata l’esistenza della diocesi di Castro e del suo vescovo; più precisamente nell’atto in cui Attone, frate camaldolese che resse la diocesi dal 1162 al 1176, consacrò la chiesa di Santa Maria di Aneleto e nel 1168 quella di San Demetrio in Oschiri. Nel 1174, una Cronaca logudorese, conservata nell’archivio capitolare di Alghero, nel documentare la consacrazione della chiesa di Sant’ Antioco, menziona anche la consacrazione di altre chiese della Provincia Turritana, tra cui la cattedrale di Castro, da parte di un legato pontificio. La chiesa cattedrale di Nostra Signora di Castro è senz’altro precedente per i suoi caratteri stilistici e costruttivi archetipo di chiese già consacrate ed esistenti prima di questa data. Come hanno scritto diversi autori, nell’atto di consacrazione della chiesa della SS. Trinità di Saccargia, del 1116, figura un Vescovo di Castro, di cui non viene citato però il nome; inoltre quasi mezzo secolo prima risulta che Mariano I, giudice di Torres, abbia iniziato la costruzione della chiesa cattedrale di Castro. Papa Giulio II, nel 1503, con una bolla, soppresse la diocesi che fu inglobata nella diocesi di Alghero. (Immagine 4)

La basilica
L’area in cui sorge l’ex cattedrale, nel sito dell’antica cittadella vescovile di Castro, è chiusa da un recinto, costituito dalle cumbessias, ovvero rustici alloggi per pellegrini tipici dei santuari campestri della Sardegna. Le cumbessias, così come il portico addossato al fianco sinistro del tempio, vennero erette in epoca posteriore rispetto alla cattedrale romanica. (Immagine 5)

Gli esterni
La piccola chiesa è costruita con precisi conci in trachite rosa. (Immagine 6)
La facciata a capanna presenta un campaniletto moderno che accentua la verticalità dell’edificio posto al di sopra di una scalinata. (Immagine 7)
Due lesene centrali dividono la facciata in tre specchiature. In quella centrale si apre il semplice portale architravato e sormontato da una lunetta, e una finestrella cruciforme. . Ai lati del portale due semicolonne mozze dovevano aumentare la verticalità dell’insieme. (Immagine 8)
Come la facciata, anche i prospetti laterali e quello absidale sono scanditi da lesene e decorati da archetti pensili. (Immagine 9)

Gli interni
L’interno, orientato, ha una struttura ad aula unica rettangolare (11,60 x 5,60 m) con copertura lignea, terminante con un’abside semicircolare. (Immagine 10/11)
Nell’abside è collocato un retablo ligneo, databile tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. (Immagine 12)