La chiesa del monastero di Santa Maria a Rosano

Arte e preghiera
Autore:
Roda, Anna
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L’abbazia femminile di Rosano (Fi) è tra le più antiche di Toscana e d’Italia.
Il monastero si vuole fondato nell’anno 780, in pieno altomedioevo, ma le notizie documentarie risalgono solo all’inizio del secolo XI. In questo secolo i Conti Guidi avevano già patronato sul Monastero e nel 1099, vi fu eletta badessa Berta, figlia del Conte Guido che elargì generose donazioni all’Abbazia. Con esse la religiosa iniziò i lavori per una più grande chiesa, che fu consacrata il 25 marzo 1130, un anno dopo la morte della stessa badessa. (Immagine 1)

La chiesa. Gli esterni
Proprio il fatto di essere stata voluta da un patronato feudale mostra come in essa si noti maggiore accuratezza e ricercatezza rispetto a molte chiese plebane romaniche della zona; nonostante sia stata restaurata più volte, conserva ancora oggi le strutture del XII secolo. La semplice facciata romanica è aperta da un piccolo oculo e dal portale rinascimentale, oltre si mostra un piccolo cortile; affiancato alla facciata si trova la torre campanaria, a cinque ordini di aperture, che richiama a tipologie lombarde, ma con una qualità costruttiva superiore a quella di altri campanili coevi della zona. (Immagine 2)

Gli interni
L’interno è articolato in tre navate scandite da pilastri quadrilateri, concluse, in origine, da un’abside semicircolare, come in molte pievi del Valdarno superiore e del Casentino, sorte attorno al Pratomagno (Immagine 3). Ma ciò che distingue la chiesa di Santa Maria dalle altre circostanti è la presenza della cripta (Immagine 4), con conseguente presbiterio rialzato. La cripta è divisa in cinque navatelle da colonnette di pietra serena che sostengono capitelli di notevole pregio plastico per il contado, struttura che si presenta simile a quella di San Miniato al Monte. Anche l’altare richiama l’abbazia di San Miniato, decorato con intarsi in marmo bianco e verde. La chiesa fu ristrutturata all’inizio del XVI secolo, periodo al quale risale l’elegante presbiterio rinascimentale, l’unica architettura di questo stile nel territorio rignanese. Nel XVII secolo la chiesa fu modernizzata con l’aggiunta di una volta a stuoia e con stucchi, tutti rimossi nei ‘restauri’ moderni ed altri lavori, nel XVIII secolo, interessarono soprattutto il Monastero.

Le opere d’arte
Fra le opere conservate, spicca la rara e magnifica Croce dipinta con storie della Passione del Maestro di Rosano (Immagine 5), risalente alla prima metà del XII secolo, restaurata, per la prima volta, dall’Opificio delle Pietre Dure nel 2006 , conservando quindi la vernice originale su tutta la superficie pittorica. In occasione del restauro si scoprì anche una cavità sul retro della Croce ospitante una reliquia, un frammento di osso e una piccola Croce in pietra, quelle piccole croci che i crociati riportavano dalla Terrasanta. Nel 1129 la vedova del crociato conte Guidi, Imilia dispose la ristrutturazione completa dell’abbazia di Rosano in occasione della vestizione come benedettina di clausura della figlia quindicenne Sofia. Donò anche oro, pietre preziose e terre a Rimaggio e il figlio Guido II regalò l’argento della sella del suo cavallo per farne la copertina di un libro dei Vangeli.
Forse, fu allora che venne commissionata la Crocifissione a un ignoto pittore – chiamato convenzionalmente il Maestro di Rosano – come dote per la monacazione di Sofia Guidi e che in essa furono nascoste le misteriose reliquie in memoria del crociato conte Guido Guerra. La data coinciderebbe con i risultati degli esami al Carbonio 14 a cui è stato sottoposto il legno di castagno che lo hanno datato fra il 1120 e il 1130.
Si trova in chiesa anche un’Annunciazione di Jacopo di Cione (1365 circa) (Immagine 6/7) e la raffinata Annunciazione con i santi Lorenzo, Benedetto, Giovan Battista e Nicola di Giovanni da Ponte (1434) commissionata da Caterina di Guido da Castiglionchio che aveva già dotato la chiesa del bel fonte battesimale del 1430.

Croce dipinta del Maestro di Rosano (tempera su tavola, 445 x 370 cm)
L’immagine di Cristo si trova al centro della tavola sagomata a forma di croce (Immagine 8). Gesù è nudo e porta un panno blu con decorazioni dorate stretto ai fianchi (Immagine 9). Il suo viso è disteso e gli occhi aperti osservano frontalmente. Il capo è leggermente inclinato verso sinistra e i capelli scuri scendono a ciocche sulle spalle. Dietro il capo porta una grande aureola dorata. (Immagine 10)
All’interno del tabellone, intorno al Cristo, si trovano sei scene: alla destra del Sofferente vediamo in alto il Bacio di Giuda e la cattura di Gesù (Immagine 11), sotto Cristo che scende negli Inferi a liberare gli antichi patriarchi (Immagine 12), da ultimo Cristo che si accompagna, non riconosciuto, dai due discepoli ad Emmaus (Immagine 13); alla sinistra in alto Gesù deposto dalla croce (Immagine 14), il compianto sul Cristo deposto (Immagine 15/16), le donne al sepolcro vuoto vegliato da un angelo (Immagine 17/18). Sono decorati anche i capicroce: sotto i piedi di Gesù vediamo il rinnegamento di Pietro (Immagine 19), mentre il capocroce alla nostra destra riporta due pie donne che erano sotto la croce (Immagine 20), mentre a sinistra notiamo Maria e Giovanni. (Immagine 21)
Il modello iconografico interpretato dal Maestro di Rosano è il Christus Triumphans. Si tratta di una rappresentazione di Cristo trionfante sulla morte. Infatti Gesù è crocifisso ma vivo e non mostra segni di sofferenza. Durante il XIV secolo a tale modello iconografico si sostituirà, progressivamente, quello del Christus Patiens che mostra i segni della condanna. Cristo soffre sulla croce come una persona qualunque.