La cappella di Santa Maria in grotta a Rongolise (CE)

Il sacello rupestre
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Situata su un colle a circa 3 km ad ovest di Sessa Aurunca (CE), la chiesa è costituita da due cavità intercomunicanti ricavate nel banco di tufo, come gli ambienti adiacenti che formano un vero e proprio complesso rupestre. I due ipogei risultano collegati ad un soprastante edificio in muratura che ha svolto funzione di romitaggio fino agli inizi del Novecento. La chiesa è una grotta antropizzata dedicata al culto micaelico e successivamente al culto mariano. (Immagine 1/2)
È possibile che già in epoca romana si fosse sviluppato, in questo luogo, un primo nucleo di ambienti rupestri, considerata la datazione ad una generica epoca antica per il collettore di un acquedotto scavato proprio accanto ad un vano laterale della chiesa. Lo stesso ambiente principale, del resto, all’interno del quale in età medievale e moderna sono stati eseguiti vari pannelli votivi, ha forme e proporzioni che fanno pensare alla sua realizzazione in un periodo precedente l’uso religioso, forse legato ad attività agricole. Le alte pareti longitudinali, che quasi si toccano all’altezza della volta, sono state scavate in modo da evitare problemi di statica. La spazialità dell’invaso, inoltre, non richiama nessun elemento dell’architettura religiosa sub divo, neppure in forma assai rozza come spesso accade negli edifici di culto rupestri.

Il sacello
Il sacello Il santuario di Santa Maria in Grotta è composta da un articolato insediamento rupestre a più livelli, che in origine si sviluppava ancora più all’interno della collina, nel punto dove attualmente passa la strada che sale sul retro della chiesa. (Immagine 3)
La facciata in muratura, che maschera la parete tufacea, forse erosa nel tempo, sembrerebbe risalire al XVII secolo.
La chiesa è costituita da due cavità intercomunicanti ricavate nel banco di tufo, come gli ambienti adiacenti che formano un vero e proprio complesso rupestre.
I due ipogei di Rongolise risultano collegati ad un soprastante edificio in muratura che ha svolto funzione di romitaggio fino agli inizi del Novecento. L’invaso principale (4,5 x 12 m), a pianta rettangolare e con orientamento nord-sud, ha sezione trapezoidale, una sola absidiola e due bancali in pietra che corrono lungo le pareti laterali, che ospitano varie nicchie. (Immagine 4)
Il secondo vano, soprelevato rispetto all’invaso principale e orientato sud-ovest/nord-est, ha la sezione semicircolare e l’ingresso anche dall’esterno.
I due ambienti, in origine separati, furono messi in comunicazione nel 1691, allorché la parete di fondo dell’invaso principale venne modificata per creare un nuovo altare e una lunetta con la Vergine tra i santi Stefano e Girolamo (Immagine 5). I lavori, come indicano le tracce lasciate sulle pareti dagli strumenti impiegati per l’escavazione, comportarono l’eliminazione di un ripiano oltre al danneggiamento dell’affresco con la Vergine in trono tra due angeli che era stato eseguito, nella zona absidale, tra la fine del X secolo e gli inizi del successivo.
Probabilmente in età moderna, accanto alla funzione religiosa assolta dall’ambiente principale, altri ambienti dovessero servire per uso agricolo. Uno di essi, infatti, con una vasca quasi circolare scavata in un angolo, è stata interpretato come spazio funzionale alla spremitura dell’uva. Per quanto riguarda la natura dell’insediamento religioso, all’ipotesi di un piccolo cenobio si è preferita quella di una chiesa rurale dal momento che, già all’origine, il complesso rupestre non si trovava in un luogo isolato ma in prossimità di una strada molto frequentata. Giova ricordare, a tal proposito, che nell’iscrizione votiva alla base della Theotokos (Immagine 6) dipinta sulla parete destra dell’ambiente principale, risalente con ogni probabilità alla metà del XIII secolo, ha lasciato il nome un Martinus presbyter, qualifica che dimostra la sua appartenenza al clero e non ad una comunità monastica.

Gli affreschi
Le pareti del luogo di culto presentano un variegato palinsesto pittorico, testimone dell’importanza della grotta e della sua continua fruizione nei secoli.
Il recente restauro ha messo in luce il più antico intervento pittorico: un affresco, dipinto nella zona superiore della parete di fondo dell’invaso centrale, raffigurante la Vergine fra due arcangeli. Il pannello, che ha forma trapezoidale a causa dell’inclinazione delle pareti laterali, è stato mutilato di quasi tutta la parte inferiore, quando, sul finire del XVII secolo, è stata realizzata una nuova decorazione più consona all’allestimento dell’altare barocco. Nonostante la perdita ed il cattivo stato di conservazione, dovuto al deterioramento diffuso della pellicola pittorica, il dipinto è ben leggibile nel suo assetto generale e sufficientemente integro per poter documentare il buon livello qualitativo dell’esecuzione. Le figure degli arcangeli sono caratterizzate dalle ali rosse e bianche, l’ovale dei volti leggermente di trequarti, la rotondità e la grandezza degli occhi, il gesto ed il tratto della mano aperta.
Grazie ai confronti con altre pitture del luogo, questo primo strato pittorico si colloca agevolmente al pieno X secolo.

Il secondo intervento pittorico è rappresentato dal pannello con la Dormitio Virginis (Immagine 7), dipinto al centro della parete destra, noto per l’alto livello qualitativo e la stretta parentela con la produzione greca, alla quale rimanda perfino l’iscrizione esplicativa: ΚΟΙΜΗΣΗΣ ΤΗ[Σ] Θ[ΕΟΤΟ]ΚΟΥ . La sola conformità con l’iconografia e con il ductus formale di stampo comneno non autorizza a pensare ad un’origine greca degli esecutori del dipinto, quanto piuttosto alla conoscenza di modelli di matrice bizantina rielaborati dagli ateliers cassinesi d’età desideriana e aggiornati mediante la ricezione delle proposte provenienti dai grandi cantieri musivi della Sicilia normanna. Con questi presupposti il pannello di Rongolise, che tradizionalmente veniva datato all’XI secolo, è stato giustamente posticipato alla seconda metà del XII secolo. tenendo contro fra l’altro delle analogie che si incontrano con la Koimesis di Santa Maria dell’Ammiraglio a Palermo, realizzata intorno alla metà del XII secolo.
L’estremità sinistra del riquadro della Dormitio Virginis è coperta dal bordo di un pannello raffigurante San Tommaso e l’arcangelo Michele, attribuibile, per via della sovrapposizione e della sua peculiare resa formale, ad un intervento pittorico successivo. Le due figure, separate da una bordura rossa, sono accomunate dall’iscrizione votiva con il nome dei donatori: EGO MAINARDO CVM VXOR MEA OLIBA PING(ERE) FECI. Sopra la figura di San Tommaso, la cornice rossa del riquadro è coperta da un altro pannello con l’immagine di San Pietro e, sulla sinistra, i resti della figura di un santo con ricca tunica e clamide purpurea. È probabile che questo strato di intonaco sia stato dipinto a pochi anni di distanza da quello sottostante. Sulla base di vari confronti stilistici, si propende per una datazione di entrambi gli strati, alla seconda metà del XII secolo. Supera probabilmente la soglia del XIII secolo il riquadro con il profeta Esdra, Santa Margherita ed Onofrio (Immagine 8/9), eseguito sulla parete opposta in posizione elevata. La datazione avanzata si coglie nel manierismo dei panneggi e nei caratteri quasi gotici delle iscrizioni onomastiche.
Alla metà del XIII secolo, infine, è da attribuire la realizzazione di una Theotokos dipinta accanto alla figura di San Tommaso, sulla parete destra. L’immagine di questa Madonna Regina tradisce, nel suo nucleo figurativo, un debito con la produzione pittorica su tavola. Alla base dell’affresco corre l’iscrizione con il nome del committente e forse del suo esecutore: EGO P(RES)B(YTER) MARTINVS FIERI IVSSI, BERNARDVS P(ER)[F]ICI. Nei secoli successivi la chiesa è stata arricchita con altri pannelli votivi dipinti negli spazi ancora a disposizione sulle due pareti laterali, su quella di fondo ed, in parte, anche lungo la parete orientale del vano diagonale comunicante con l’ambiente principale, ma sicuramente scavato in epoca successiva.
Accanto a questi appena descritti abbiamo numerosi altri affreschi votivi mariani dei secoli successivi. (Immagine 10/11/12/13/14)