La cappella della Madonna nella chiesa del Carmine

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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I carmelitani arrivarono a Milano verso la metà del XIII secolo, stabilendosi presso l’odierno Castello Sforzesco. Ricostruita a causa di un incendio, la nuova chiesa, cioè l’esistente, fu eretta a Porta Comasina attorno al 1400 per diretto intervento del duca Gian Galeazzo Visconti che designò come architetto della costruzione Bernardo da Venezia. (Immagine 1/2)
Chiamata “chiesa nobile” per la sua vicinanza con il castello, divenne, tra Quattrocento e Cinquecento, luogo privilegiato dalle ricche e nobili famiglie cittadine per l’erezione di monumenti e cappelle funerarie. (Immagine 3)
Tutto l’interno però subì radicali cambiamenti in epoca barocca ad opera di artisti come i Procaccini, il Legnanino, il Landriani e l’architetto Quadrio.
Capolavoro di tali rimaneggiamenti è la cappella della Madonna del Carmelo, un tempo dedicata a Santa Apollonia e completamente rifatta da Camillo Procaccini tra il 1616 e il 1619.

La Confraternita
All’origine di questa ristrutturazione fu l’importante Confraternita della Beata Vergine dell’Abito in Santa Maria del Carmine.
La fondazione della confraternita risale alla fine del XVI secolo: le fonti superstiti affermano infatti che solo nel 1587 “per la prima volta” si riunirono i confratelli per definirne le regole e, l’anno seguente, essi stipularono delle convenzioni con i padri Carmelitani per ottenere la concessione della cappella detta di Sant’Apollonia, ridedicata poi alla Beata Vergine del Carmine. Nel medesimo anno i confratelli e le consorelle ottennero la concessione di ampie indulgenze mediante una bolla papale, dalla quale si apprende che il sodalizio era stato da poco eretto nell’omonima chiesa dei frati carmelitani di Milano. (Immagine 4)
La scuola aveva un carattere eminentemente cultuale, che assorbiva la maggior parte delle sue rendite annue. Oltre alle processioni previste nella terza domenica di ogni mese e nella festa solenne della Madonna del Carmine (terza domenica di luglio), speciale cura era riservata alle celebrazioni in suffragio dei deputati, i quali “non havendo volsuto premio mondano restino in parte remunerati delle loro fatiche”, e dei benefattori del consorzio defunti.
L’attenzione per gli aspetti devozionali, che comportava importanti spese per il mantenimento di musici e cantanti a servizio della confraternita, si tradusse anche in cospicui investimenti nell’apparato decorativo della cappella.
L’attività elemosiniera dell’ente consisteva nella distribuzione annuale di tre moggia di pane ai poveri e di sei doti da cento lire ciascuna ad altrettante giovani povere, tre delle quali dovevano essere scelte ad Agrate, luogo di origine del testatore, dando la precedenza a fanciulle della sua famiglia.
La struttura organizzativa comprendeva un capitolo di quattordici deputati: un priore, un vicepriore, due consiglieri, un assistente regio, due sindaci, un tesoriere, due esecutori dei legati pii, due visitatori dei confratelli infermi, un cancelliere e un sacrista, tutti con carica annuale e nominati nel giorno di san Marco (25 aprile).
Il sodalizio era aperto a uomini e donne: i confratelli erano inquadrati nella cosiddetta Scuola dei Portantini, per il loro incarico di portare la statua della Madonna nelle processioni, mentre le consorelle erano organizzate nell’Unione della Candela, denominazione dovuta all’usanza di partecipare alla processione della festa di luglio portando una candela accesa.
Pur non configurandosi pienamente come un luogo pio, nel 1784, nell’ambito delle riforme giuseppine, la confraternita fu aggregata al Luogo Pio delle Quattro Marie e quindi perse la sua autonomia.

La cappella: il progetto
Il primitivo ambiente quadrato, l’antica cappella di Santa Apollonia, venne allungato e la nuova cappella fu suddivisa in due vani, ciascuno sormontato da cupoletta con lanterna e completato con un piccolo abside. Progetto, disegno ed esecuzione sono comunemente attribuiti a Gerolamo Quadrio, autore anche di successive trasformazioni della cappella. (Immagine 5)

La cappella: la decorazione pittorica
Si accede alla cappella, divisa da una balaustra dal transetto destro, per cinque gradini; le pareti, decorate con marmi neri e colorati, sono scandite da colonne, semicolonne e paraste sempre di marmo nero con capitelli decorati con festoni floreali. I due sottarchi e altri profili presentano decorazioni in stucco dorato a rosette, mentre le cornici delle tele sono talvolta rette da angioletti in stucco bianco e dorato. (Immagine 6)

Le prefigurazioni di Maria
Il primo vano, detto coretto dei fedeli, contiene quattro tele racchiuse in cornici in stucco sagomate a rilievo, il cui tema è la prefigurazione di Maria nell’Antico Testamento.
La parete di sinistra in basso presenta Il trasporto dell’arca. (Immagine 7) L’episodio è narrato nel primo libro delle Cronache (15,24-28): a destra si notano i leviti, nei loro sontuosi abiti rituali, mentre sostengono con le stanghe l’Arca dell’Alleanza; sono preceduti da un giovane barbuto coronato, si tratta del re Davide, che suona la lira e danza davanti all’Arca (2Sam 6,12; 6,14-15). A sinistra, sullo sfondo notiamo un luogo aperto, forse una piazza e in essa alcuni giovani suonatori di tromba.
La Vergine è detta anche Arca Testamenti poiché essa è considerata la nuova arca, Colei nella quale, per opera dello Spirito, ha preso corpo il Figlio di Dio e lo ha custodito per nove mesi
Sulla stessa parete, in alto, è raffigurato Il sogno di Giacobbe (Gen 28, 11-12) (Immagine 8). Su un fondo cupo notiamo, a destra, Giacobbe disteso ed addormentato, mentre accanto a lui, a sinistra, si innalza una scala a pioli sulla quale gli angeli salgono e scendono nel fulgore di una luce che piove dall’alto a riflettore, segno della presenza divina che dai cieli si comunica sulla terra. Ulteriore attributo di Maria è scala Iacobi: Maria è esempio ed esortazione per salire in Paradiso; ma essa stessa è scala Paradisi o Mater sanctae spei: Colei a cui ci si rivolge per intercedere perdono e ottenere da Dio misericordia e speranza della salvezza eterna.
La parete di destra presenta due episodi biblici che raccontano di due donne forti dell’Antico Testamento; esse preannunciano la Vergine e in qualche modo ne sono state figura.
In basso si vede Giuditta consegna la testa di Oloferne alla sua ancella (Giuditta 13) (Immagine 9). In una ambientazione molto cupa notiamo Giuditta mentre esce dalla tenda del convegno amoroso tenendo nella destra la spada e nella sinistra la testa mozzata di Oloferne. Giuditta è bella , agile, veste con sobria eleganza una vaporosa veste di color giallo e arancione, mentre sulle spalle ha un ampio mantello nero; accanto a lei l’anziana ancella, dal volto scuro e rugoso, riceve in un panno il capo.
L’uso della bellezza per scopi sensuali è stato riscattato in Maria da un amore puro e casto (Mater pulchrae dilectationis), ma come Giuditta ha liberato Israele dal pericolo, così Maria aiuta il genere umano a liberarsi dal peccato (Maria gloria Ierusalem e honorificentia populi nostri).
In alto si trova una scena tratta dal libro di Ester (cap.5): l’ebrea Ester, moglie di Assuero, sovrano babilonese, chiede giustizia per il suo popolo a rischio della sua stessa vita. A sinistra presso il trono regale, attorniato da dignitari, si trova Assuero in atto di alzarsi per tendere la mano ad Ester; la giovane donna, in splendidi abiti, è inginocchiata ai piedi del re, mentre una ancella le sorregge lo strascico dell’abito. (Immagine 10)
Anche Ester, come Giuditta, è figura di Maria ed esempio di coraggio, fortezza e intercessione per la salvezza di Israele.
Nei pennacchi della cupola sono rappresentate le virtù: l’innocenza (giovane incoronata nell’atto di lavarsi le mani), la temperanza (giovane che regge in mano il giogo), la fortezza (giovane che abbraccia una colonna spezzata), la carità (giovane con il turibolo e la fiamma sul capo). Nella cupola sono incastonate altre quattro tele: due profeti e due sibille, mentre nella lanterna si vede una figura femminile, la Vergine orante. (Immagine 11)
La vita della Vergine
Il secondo è la cappella del clero e ha funzione di presbiterio: presenta le medesime dimensioni e strutture del primo, ad eccezione dell’abside e di una cupoletta più ampia, traforata da grandi oculi che immettono luce naturale in questi ambienti piuttosto bui.
Le tele propongono due episodi della vita di Maria tratte dai Vangeli apocrifi.
A sinistra La presentazione di Maria bambina al tempio (Immagine 12): la scena è costruita sulla diagonale della scalinata del tempio, sulla cui sommità si trova il Sommo Sacerdote in abito giallo e copricapo rituale; egli ha le braccia aperte in atto di accogliere la piccola Maria. La giovinetta, da lunghi capelli e dall’abito candido, sale quasi volando la scalinata (una immagine in diretto rapporto con la precedete della scala di Giacobbe) sotto lo sguardo trepidante dei genitori, in primo piano a sinistra. Tutto attorno si vede il popolo orante, mentre ai piedi della scala un ragazzino gioca con un cagnolino bianco.
La presentazione al tempio di Maria è stata interpretata come una sua presentazione al mondo intero, il sorgere di una vera e nuova aurora di fede per il genere umano (aurora consurgens).
A destra, simmetrica, Lo sposalizio di Maria (Immagine 13): la scena si ferma sul momento cruciale del rito allo scambio degli anelli. Al centro il Sommo Sacerdote, identico al precedente; alla nostra destra Maria, già abbigliata con i colori che la contraddistinguono (abito rosso e manto blu); alla nostra sinistra san Giuseppe, non particolarmente anziano, vestito con verde scuro e mantello arancione. Dietro Maria alcune donne assistono all’evento, così come alcuni giovani lo fano dietro a Giuseppe. Il primo piano, quasi ai piedi della scalinata sulla cui sommità si svolge il rito, due giovani additano la scena invitandoci alla contemplazione orante.
Gli altri dipinti, che si trovano sopra ai due precedentemente descritti, intendono esaltare l’Assunzione di Maria: le due tele simmetriche raffiguranti gli Apostoli che guardano in cielo, con lo sguardo che si perde nella cupola dove sono inseriti, tra gli stucchi, quattro dipinti con gruppi di angeli (due gruppi di Angeli musicanti e due gruppi di Angeli in concerto) e più in alto nella lanterna la Vergine assunta, portata in cielo dagli angeli.
Nei pennacchi della cupoletta, opera del Legnanino, sono raffigurate le virtù di Maria: la verginità (giovinetta con l’alicorno), l’umiltà (giovinetta che accarezza l’agnello e calpesta col piede la corona), la carità (giovinetta che abbraccia un fanciullo), la sapienza (giovanetta con il viso e le mani protese verso l’alto). (Immagine 14/15)

L’altare maggiore
L’altare, disegnato da Gerolamo Quadrio, è ad impianto centrale, con base di marmo, mentre il ciborio è costituito da quattro colonne tortili corinzie, con trabeazione e cupola decorata esternamente di volute, mentre in alto è situato come fastigio il simbolo della Madonna. (Immagine 16) Nell’edicola è collocata, sopra una nuvola, la statua della Madonna con Bambino (Immagine 17), mentre due angeli in volo la stanno incoronando. La Madonna è avvolta in un ricchissimo panneggio e tiene in braccio il Bambino che protende lo scapolare. La mensa rettangolare dell’altare poggia su due statue raffiguranti due putti alati, coperti da un panneggio svolazzante, ed entro una cornice a volute e vegetali è situato lo stemma della Vergine sormontato da una corona. Il tabernacolo, sormontato da due putti alati recanti in mano il calice e la croce, ha una porticina in metallo cesellato e sbalzato decorata con l’anagramma di Cristo. A fianco dell’altare ci sono due statue di angeli: quello di destra in atto di spiccare il volo è rivolto verso Maria; quello di sinistra, leggermente inclinato è rivolto verso l’ingresso della cappella (Immagine 18). Se il disegno dell’insieme è del Quadrio, la capacità di trattare i marmi e tutte le statue in marmo di Carrara sono di Giovanni Battista Maestri, detto il Volpino e sono state eseguite intorno al 1676. (Immagine 19)