L’oratorio di San Biagio a Rossate

La cappella bramantesca ritrovata
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Luoghi"

L’oratorio di San Biagio in Rossate è un antico edificio religioso rurale, posto in località Cascina Rossate nel territorio comunale di Comazzo. (Immagine 1)

Le origini
Il paese di Rossate si è sviluppato attorno alla più antica Cascina Castello, un edificio di impianto quadrangolare con corte interna e ormai in stato di abbandono che, oltre a San Biagio, comprendeva anche una cascina di proprietà della curia edificata attorno al XVI secolo e oggi anch’essa vincolata. Si hanno notizie di un primo insediamento fortificato nell’area già nel 1108, ma l’edificazione della chiesa risale alla fine del 1400 e c’è chi sostiene sia stato proprio un giovane Bramante a progettarla.

L’oratorio
La costruzione è certamente influenzata dalla scuola bramantesca; fra i progettisti ipotizzati, oltre a Bramante, anche Bartolomeo Suardi detto appunto il Bramantino. (Immagine 2)
Grazie ad alcuni documenti d’archivio si può datare la costruzione dell’oratorio bramantesco di S.Biagio ad anni precedenti al 1532, e deve essere riferita al mecenatismo di Bartolomeo Calco, nobile milanese, ma saranno i suoi figli, tra cui Gerolamo Calco, ad incaricare i suoi eredi di ultimare la costruzione. (Immagine 3)
Non è dato di sapere con certezza la data di inizio dei lavori, collocata tra la fine del XV e gli inizi del XVI si sa però che tra il 1583 e il 1589 viene realizzato l’apparato decorativo.

Gli esterni
Esternamente l’intera fabbrica appare rivestita da un paramento a mattoni a vista. Gli angoli sono contraffortati da robusti piloni dalla forma di paraste aperte a libro con scanalatatura centrale e prive di capitello. (Immagine 4)
La facciata (Immagine 5) è l’elemento che cattura maggiormente l’interesse: all’interno di ogni riquadratura è ripetuto, come motivo geometrico lo schematico disegno assimilabile ad un’astratta rappresentazione di arco trionfale, delimitato da una doppia cornice continua. Tra la coppia di cornici sono stati realizzati dei rosoni con funzione statica e decorativa. Questo disegno ricorda molto quello proposto dall’architetto Bramante per la progettazione della basilica di S. Pietro, ed è quindi uno degli elementi attributivi.
L’impianto planimetrico centrale con due cappelle poligonali e un’abside quadrangolare affiancata da sacrestie rimanda a quelli che saranno i futuri studi di Bramante e alle soluzioni che ha poi applicato per il tiburio di Santa Maria delle Grazie a Milano e, complicandole all’estremo, per il progetto per San Pietro. (Immagine 6)

Gli interni
Il piccolo oratorio è articolato su uno schema cruciforme costruito su una base quadrata di 10 m per lato, a sua volta ricondotta all’ottagono con il tiburio che presenta questa forma, con nicchie sulle diagonali internamente aperte entro le murature di sostegno. Attorno a questo ottagono inscritto nel quadrato sono state realizzate tre absidiole, quella opposta all’altare adibita ad ospitare l’altare principale per la celebrazione liturgica (essa costituisce il vano presbiteriale), innalzate su planimetria pentagonale. L’altare si trova nel punto più lontano dall’ingresso, è l’estremo del diametro della circonferenza di base. La cappella centrale è affiancata dal blocco del campanile a sinistra e dalla sacrestia a destra, entrambi quadrangolari. L’alta e luminosa cupola è esternamente nascosta da un tiburio ottagonale a due ordini forato nella parte bassa da oculi che illuminano direttamente l’interno dell’edificio. Lo stesso motivo decorativo ad arco di trionfo è riproposto anche internamente, ulteriore arricchimento è dato da una serie di affreschi realizzati alla fine del XVI secolo però subito intonacati e riportati alla luce solo con le ultime campagne di restauro.
L’interno è decorato con dipinti murali leggeri che con il passare degli anni sono stati ricoperti da altre decorazioni o strati di scialbo. Campeggia all’altare maggiore un antico crocifisso ligneo di grande pregio. (Immagine 7/8)

La valorizzazione e il recupero
La chiesetta è stata vincolata già nel 1914, ma il suo degrado non ha fatto che peggiorare fino alla sua sconsacrazione e conseguente totale abbandono. Dal 1977 interventi di restauro si sono susseguiti deboli, ma costanti permettendo al bene di sopravvivere allo scorrere del tempo. La stessa sorte non è invece toccata alla vicina e altrettanto significativa Cascina Castello, di proprietà privata e in notevole stato di abbandono.
Il complesso comprendente la chiesa di Rossate però non è mai stato del tutto abbandonato, però gli interventi si sono sempre limitati alle immediate necessità e a quelle parti che necessitavano un intervento tempestivo. Un restauro completo e organico non era mai stato pensato e attuato; stranamente a sbloccare la situazione (e anche a mettere buona parte dei fondi) è stata nel 2013 la società Tangenziale Esterna.
Nel pianificare la realizzazione della Tangenziale Est ci si è infatti resi conto del forte impatto che una tale infrastruttura avrebbe avuto su un territorio che trova la propria forza nel ricco patrimonio agricolo e culturale. Si è quindi colta l’occasione per valorizzare l’area e permettere un collegamento capillare tra le bellezze locali anche tramite una nuova pista ciclabile e la riabilitazione dei percorsi già esistenti.
Entro questo progetto si è inserito anche il restauro della chiesa di San Biagio, conclusosi nel 2017, un piccolo gioiello del rinascimento lombardo che mostra evidenti caratteri di ispirazione bramantesca e che è stata a lungo nell’oblio a causa della perdita di importanza dell’ormai esiguo centro di Rossate. (Immagine 9)