L’occhio di sant’Urbano. L’abbazia di Sant’Urbano ad Apiro

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il complesso di Sant’Urbano sorge in una rigogliosa campagna, alla sinistra del torrente Esinante, affluente del fiume Esino, distante dieci chilometri dal comune di Apiro (Mc). (Immagine 1/2/3) Non si conosce la data della sua costruzione, ma solo tradizioni orali, di fatto la prima notizia certa è del 1033, si tratta di una “concordia” fra Attone, abate di San Vittore delle Chiuse e Gisberto abate di Sant’Urbano; altra notizia riguarda la consacrazione della chiesa, avvenuta nel 1086, da Ugone Vescovo di Camerino. Sull’altare si poteva leggere la seguente scritta: “Anno Domini millesimo octogesimo sexto tempora Domini Clementis Papae consecratur a Domine Ugone Episcopo in honorem Sancti Urbani studio Domini Actonis Abbatis indictione nona hec ara sancta”.
L’abbazia ebbe rapido e notevole sviluppo sul piano religioso e civile e alle sue dipendenze si contano circa una quindicina di chiese, oltre al castello di Sant’Urbano. Solo nel 1219 l’abate sottopose alla giurisdizione del comune di Jesi, allora in fase di rapida espansione, l’Abbazia con tutti i suoi beni e possedimenti. Nella seconda metà del XIII Secolo, la chiesa venne rinnovata per porre rimedio agli incendi degli anni precedenti: la struttura divenne centro di riposo per i pellegrini diretti a Roma;
Nel 1441, un decreto papale, forse per rimediare alla decadenza della vita religiosa, unì l’abbazia di Sant’Urbano a quella di Valdicastro, entrando così a far parte della congregazione camaldolese, di cui fece parte fino al 1665, quando entrambe le abbazie furono assimilate ai monaci di San Biagio in Caprile a Fabriano.
Nel 1810, in epoca di scristianizzazione, i principi Doria Pamphili di Roma acquisirono l’Abbazia e tutti i suoi possedimenti, mettendola poi in vendita nel 1868. Sui possedimenti fondiari si stabilirono diverse famiglie diventando l’abbazia una azienda agricola. Nel 1966 per volontà testamentaria dell’ultimo proprietario, l’abbazia e i suoi possedimenti passarono in eredità al Comune di Apiro e diventò un magazzino per l’azienda agricola; nel 1992, grazie a fondi europei il complesso venne restaurato completamente dal Comune, iniziando così l’attività ristorativa e ricettiva. (Immagine 4/5)

L’architettura della chiesa abbaziale
La chiesa si erge in mezzo a un prato verde; ma non c’è più la torre su cui il comune di Apiro, nei giorni delle fiere e della festa del Patrono, vi collocava 70 soldati armati, arruolati per prevenire i disordini, fatti che puntualmente accadevano in quei giorni; sulla torre, inoltre, in queste ricorrenze, veniva issato il vessillo di Apiro in segno di dominio. (Immagine 6) Il complesso abbaziale ha la peculiarità di presentare due stili: romanico e gotico.
A destra della chiesa è addossata l’abitazione dei coloni e, a sinistra la foresteria, un tempo ambedue parti del monastero. (Immagine 7/8)
La facciata, costruita in pietre squadrate di diverse grandezze, è aperta in alto da due finestre, mentre sulla sommità del tetto spicca un campanile a vela. Il piccolo portale romanico è delineato da una cornice in pietra bianca. (Immagine 9)
Esteriormente la chiesa è conclusa da le tre absidi semicircolari, illuminate da cinque monofore a strombo: tre centrali ed una per ciascuna sulle absidi laterali; a livello della base absidale si aprono le monofore della cripta. Le murature ad ovest sono scandite da quattro contrafforti e, fra i primi due, si notano undici archetti pensili decorativi in pietra bianca, divisi da colonnine. (Immagine 10/11)
La chiesa ha le seguenti dimensioni: lunghezza m.29,20 e m. 13.90 di larghezza ed è divisa in tre parti: l’aula riservata ai fedeli; il presbiterio riservato ai monaci e la cripta per i riti funebri. La particolare articolazione dei piani e la singolare separazione del corpo anteriore da quello posteriore della chiesa fanno di Sant’Urbano una chiesa unica nelle Marche.
Dal portale infatti scende una scala (Immagine 12), di undici gradini, che immette nell’aula, divisa in tre navate: quelle laterali, di stile romanico, a due campate, coperte a crociera (Immagine 13). I muri perimetrali sono aperti da finestre e monofore. La navata centrale, più alta delle laterali, di stile gotico è sormontata da una volta semicilindrica a botte (Immagine 14). Due colonne centrali, quadrangolari, sostengono gli archi a tutto sesto, determinando le divisioni delle navate. Varie colonne, incassate in parte nei muri sono sormontate da capitelli di pietra variamente istoriati con simbolici elementi floreali, geometrici, cavalli frontali e uomini, armati d’arco, che si affrontano. Sempre nell’atrio si erge una costruzione cubica di pietra detto (Immagine 15), l’ambone al quale si accede dal sopraelevato presbiterio, per tre scalini. Qui l’abate leggeva il Vangelo ed in esso prendeva posto il Magistrato di Apiro, per ascoltare il panegirico di San Benedetto, nella festa di Sant’Urbano. Era costume che il comune di Apiro partecipasse alla festa del patrono, assieme alle confraternite ed al popolo apirano.
Al limite interno dell’atrio, si erge un muro che separa il luogo dei fedeli dal presbiterio. Il muro, a destra, è ornato da due affreschi, male conservati: uno rappresenta la Crocefissione e la Deposizione di Gesù (Immagine 16/17), l’altro Sant’Urbano in trono (Immagine 18/19/20). Sulla parete del muro divisorio, si apre una stretta porta ad arco che conduce alla chiesa vera e propria. Sopra di questa porta si aprono due finestroni ad arco, sostenuti da archetti pensili e colonne stilizzate con i capitelli variamente ornati.
Il presbiterio, luogo riservato ai monaci, come l’atrio, è diviso in tre navate; due colonne quadrangolari, da cui partono gli archi, delimitano le navate. Le navate laterali, di stile romanico, sono a due campate coperte a crociera e ciascuna è dotata di un’abside semicircolare in cui si apre una monofora. (Immagine 21)
La navata centrale, di stile gotico, più alta delle laterali, è caratterizzata da un’ampia abside semicircolare in cui si aprono tre monofore, che danno luce all’ambiente. Nell’abside centrale è collocato l’altare di forma rettangolare, di pietra bianca, recentemente ristrutturato, sul quale era incisa la data di consacrazione della chiesa (1086). (Immagine 22/23)
Sotto l’ambone si apre una porta ad arco, tramite una ripida scala si accede alla cripta (Immagine 24/25), riservata alle funzioni funebri e alle sepolture. La cripta ripete la geometria della chiesa soprastante, è a tre navate comunicanti tra loro da porticine aperte nei muri laterali. Nella navata centrale, divisa in tre navatelle su venti colonne di varie forme, con capitelli, non istoriati, che sorreggono gli archi delle volte coperte a crociera; altre quattordici colonne sono addossate ai muri perimetrali.
A destra dell’abside si ammira un affresco, in pessimo stato, raffigurante la Vergine col Bambino (Immagine 26) e, a sinistra la Crocefissione. (Immagine 27)

L’occhio luminoso di Sant’Urbano
L’abbazia di Sant’Urbano è orientata ad Oriente, verso Gerusalemme, simbolo di luce e perciò di Dio. Oltre all’attenzione all’orientamento, era consuetudine, nell’antichità, inserire nelle costruzioni a carattere religioso, elementi architettonici ispirati da modelli astronomici e matematici per arricchirle di elementi simbolici. Ciò accadde anche nell’abbazia di Sant’Urbano dove si realizzò un occhio circolare sopra l’abside, dal quale solamente in due date dell’anno, alle prime ore del mattino, entra un fascio luminoso che attraversa il buio dell’aula e colpisce un cerchio scolpito nel pilastro della navata laterale sinistra. Sono molte le teorie legate al cerchio inciso sulla pietra: secondo quella taumaturgica sarebbe bastato appoggiare la nuca o la fronte su quel segno per proteggersi o guarire dal mal di testa mentre secondo altri studiosi il disco luminoso, nell’oscurità della chiesa, potrebbe rappresentare il Santissimo Sacramento. L’evento si manifesta il 25 maggio, giorno del patrono di Sant’Urbano e, per simmetria rispetto al solstizio d’estate, il 19 luglio sempre alla stessa ora. L’occhio luminoso spara un fascio di luce che attraversa il presbiterio e alle 7.41 circa va a sovrapporsi perfettamente sul cerchio inciso. Contemporaneamente, il fenomeno avviene anche all’interno della cripta, dove un raggio di luce entrante dalla finestra, presente nella navata centrale, colpisce esattamente l’unica colonna con la base circolare, anche in questo caso quindi viene ripreso il simbolo del cerchio. (Immagine 28/29/30)