L’Abbazia di Sant’Eustachio a Nervesa della Battaglia

La guerra e l’Abbazia
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Nel dolce paesaggio che delimita il Piave, presso Nervesa della Battaglia si trova l'Abbazia di Sant'Eustachio; si tratta di un monastero benedettino oggi restaurato e restituito alla Comunità in tutto il suo splendore. È situato sulle pendici del Montello, lì dove venne combattuta la Battaglia del Solstizio (15/23 giugno 1918). (Immagine 1/2)

La storia
Come testimonia una bolla di Papa Alessandro II del 1062, l'Abbazia di Sant'Eustachio fu fondata da Rambaldo III di Collalto e dalla madre Gisla, probabilmente attorno al 1050. I Collalto, famiglia di stirpe longobarda, avevano da poco perso la propria influenza su Treviso a favore del Vescovo locale, il cui potere si espandeva di anno in anno sia dal punto di vista religioso che temporale. Così facendo essi intendevano contrapporre a questa autorità un'istituzione indipendente e direttamente sottoposta al pontefice, il quale non vedeva di buon occhio l'espansione dei Vescovi trevigiani, sostenitori dell'imperatore. (Immagine 3)
I Collalto eressero il cenobio sulle fondazioni di una preesistente opera fortificata, probabilmente di origine romana, costruita in posizione strategica per dominare la pianura sottostante e il guado del Piave. Attorno al monastero si sviluppò il borgo rurale di Nervesa che, proprio per la posizione strategica sulle rive del Piave, divenne un importante centro per il traffico di merci.

Nell’XI secolo l’Abbazia divenne un importante centro di potere che godeva di numerosi privilegi, tra cui la riscossione delle decime. (Immagine 4)

Tra il Cinquecento e il Seicento l'Abbazia assunse il ruolo di rilevante polo culturale, che ospitò, tra gli altri, Pietro Aretino, Giovanni Della Casa (il quale vi compose il noto Galateo) e Gaspara Stampa.
Tra il 1744 e il 1819 il complesso fu guidato dal preposito Vinciguerra VII di Collalto, uomo colto e capace che lo trasformò in un'importante azienda agricola retta da esperti e studiosi. Grazie a lui e alla trasformazione operata, la prepositura sopravvisse alle soppressioni napoleoniche di inizio Ottocento, che invece colpirono inesorabilmente la vicina certosa di San Girolamo.
In seguito, però, il Vescovo di Treviso, perseverando nella secolare contesa tra Abati e Vescovi, riuscì ad ottenere il jus abatiale e Papa Pio IX, nel 1865, emise il decreto di secolarizzazione e di soppressione. Il titolo di Abate di Sant’Eustachio passò così al Vescovo di Treviso.
Dopo la Rotta di Caporetto, l'edificio si ritrovò in prossimità del fronte del Piave e subì pesanti danneggiamenti. (Immagine 5)
L'Abbazia di Sant'Eustachio è stata oggetto di due restauri: nel 1992 e, di recente, nel 2017. Le operazioni hanno portato in luce diversi rilievi archeologici.

Gli attuali restauri
L'intervento di recupero, voluto dall’Amministrazione di Nervesa della Battaglia e dal Sindaco Fabio Vettori, è stato donato dalla Società Agricola Giusti Dal Col, a cui il Comune ha dato in concessione l'uso del sito, a fronte del restauro, della manutenzione e dell'apertura al pubblico, gratuita durante tutto l’arco dell’anno, a fine lavori, condotti dall'impresa Asolo Costruzioni e Restauri.
Il progetto originario, approvato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l'Area Metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso nel 2014, è stato successivamente modificato alla luce delle strutture più antiche emerse nel corso delle indagini archeologiche preliminari, che hanno quindi reso necessario intervenire con diverse soluzioni architettoniche e percorsi di visita; inoltre alcune valutazioni di ordine architettonico e storico - filologico hanno portato a rimettere in vista ambienti e pavimentazioni di XVI-XVIII secolo. (Immagine 6)
Prima dei lavori edilizi è stata realizzata l'indagine stratigrafica degli alzati murari tramite la ditta archeologica Archetipo Srl, che si è occupata anche dello scavo archeologico. Sul piano architettonico l'indagine ha rivelato più fasi costruttive che confermano l'esistenza di strutture murarie del XII secolo, con richiami anche a chiese d'oltralpe e strutture conventuali di epoca posteriore. (Immagine 7/8/9)
Sotto il profilo archeologico, i diversi sondaggi condotti, oltre a contribuire ad una rilettura di dettaglio delle diverse fasi evolutive del complesso abbaziale, hanno evidenziato all'interno dell'attuale chiesa la presenza di sepolture in semplice fossa prive di corredo, potenzialmente riconducibili ad un primo edificio sacro, di cui per ora rimane ignota la sua articolazione planimetrica, ma di cui si attende riscontro dalle prossime indagini programmate. Inoltre è stata messa in luce, nella porzione occidentale del sito, un'imponente struttura muraria, che le indagini archeologiche ancora in corso non escludono possa riferirsi ad una porta monumentale. (Immagine 10/11/12)
Ora, ad interventi ultimati, si ha una diversa percezione del complesso abbaziale, grazie anche alle integrazioni di parte delle strutture conventuali e alla ricostruzione, basata sulle fotografie storiche dei primi Novecento del secolo scorso, della torre di ingresso. In generale l’intervento di restauro è stato strettamente conservativo per i ruderi della chiesa e parte del convento, mentre la restante porzione del complesso presenta attualmente una nuova configurazione che agevolerà la lettura e la comprensione delle fasi edilizie, la possibilità di diversi percorsi di visita, nonché di punti privilegiati di osservazione per apprezzare il contesto paesaggistico circostante. (Immagine 13/14/15)

Si ringraziano per la disponibilità e l’attenzione il sindaco di Nervesa, ing. Fabio Vettori e la dott.ssa Laura Poloni, dell’Ufficio del Sindaco.