L’abbazia di San Martino in Valle

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le rovine disperse dell’eremo

I ruderi ricordano la presenza di un’abbazia benedettina, raggiungibile attraverso le suggestive Gole di Fara San Martino a Fara San Martino in provincia di Chieti.(Immagine 1/2)

Le complesse vicende storiche
Le prime fonti storiche sulla chiesa (Immagine 3) risalgono al 829 che la elencano tra i possedimenti del monastero di Santo Stefano in Lucania di Tornareccio, al quale era stato donato da Pipino il Breve, in questo luogo vi era un insediamento eremitico costituito da una cella scavata nella roccia.
Nell’alto medioevo si edifica l’antico complesso monastico che, nel 844 passa sotto il controllo del vescovo di Spoleto e successivamente tra i possedimenti dell’abbazia di San Liberatore a Majella. Nel 1044 il conte teatino Credindeo, in punto di morte e per redenzione dell’anima sua e dei suoi cari, dona la chiesa al venerabile sacerdote Isberto affinché la doti di un Monastero benedettino indipendente. Nel 1172 diventa parte della diocesi di Chieti. Nel 1222 papa Onorio II conferma la donazione del conte Credindeo. Il monastero viene soppresso nel 1452 da papa Niccolò V e unito al Capitolo Vaticano, per tornare nel 1789 all’arcidiocesi di Chieti. (Immagine 4)
L’abbandono definitivo del monastero avvenne l’8 settembre 1818 a causa di un’alluvione che la ricoprì di detriti. I primi scavi per il suo recupero avvennero nel 1891, ma solo con quelli del 2009 i resti della struttura sono stati riportati interamente alla luce. (Immagine 5)

La struttura
I resti dell’abbazia mostrano un cancello (Immagine 6) verso un cortile interno delimitato da un portico a tre arcate (Immagine 7), sorrette da quattro colonne con capitelli a foglia; sul lato nord del quale si trova un campanile a vela. L’interno della chiesa doveva essere su tre navate con una pavimentazione a lastre di pietra. Nella zona presbiteriale si trovano anche dei sedili in muratura che dovevano formare il coro. (Immagine 8/9)
Un muro a tre arcate separa la navata centrale da quella settentrionale, da dove di accede a quello che doveva essere il nucleo iniziale della chiesa, il cui portale è del XIII secolo, scavato nella roccia, che fa ipotizzare la nascita del luogo di culto come eremo. (Immagine 10) Su tale muro sono presenti resti di affreschi. Questo antico ambiente scavato nella roccia conserva due colonnine datate 1411. (Immagine 11/12)