L’abbazia che si innalza dalla storia

L’abbazia dei Santi Vitale e Ruffino ad Amandola (Fm)
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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L’Abbazia dei Santi Vitale e Ruffino (Immagine 1), ancora oggi in posizione isolata, fu costruita nella metà dell’XI sec. sui resti di una cripta del VI sec., per volontà del vescovo di Fermo e dei nobili di Smerillo e Monte Passillo con l’intento di attuare localmente esperienze di riforma monastica sostenuta da San Romualdo, promotore della Congregazione camaldolese e San Pier Damiani.
I documenti ci dicono che dall’alto medioevo fino al XII secolo il nucleo monastico rea autonomo da altre abbazie vicine più importanti, tanto che il primo documento che la riguarda è la cosiddetta Chartula Concanbiationis del Luglio del 1023. Lo splendore dell’abbazia continua fino al primo ventennio del secolo XV, poi comincia la decadenza, tanto che la direzione venne affidata ad un abate commendatario esterno. (Immagine 2)

La chiesa abbaziale
La chiesa, edificata in stile romanico, nei secoli ha subito costanti restauri che ne hanno parzialmente cancellato la sua primitiva forma. La facciata semplice e lineare (Immagine 3), presenta un portale con un doppio archivolto (Immagine 4) e due finestre ai lati ed una sopra, aperta nel XVIII secolo. La zona absidale (Immagine 5), sottoposta a restauri nella parte alta, è composta da un’abside centrale scandita da paraste e chiusa in alto da una cornice decorata a beccatelli e denti di sega (Immagine 6) e due absidi laterali di cui, quella di sinistra, completa, mentre la controlaterale solo accennata (si scorgono ancora nell’angolo fra la torre e la chiesa residui in pietra che farebbero supporre un’altezza simile all’abside principale). Sul lato sud troviamo il convento disposto su due piani con un cortile al suo interno e la grande torre campanaria (Immagine 7) quadrangolare edificata nel XIII sec. che mette in comunicazione il convento con l’edificio religioso. (Immagine 8/9)
L’interno si presenta suddiviso in tre navate (Immagine 10/11), distinte da colonne di cui la centrale ricoperta da capriate; la centrale, più ampia rispetto alle altre due, è dotata di una copertura a capriate mentre nelle due laterali è a crociera. (Immagine 12/13) Le pareti sono decorate da una serie di interessanti affreschi del XV secolo. (Immagine 14/15/16) Il presbiterio risulta leggermente elevato rispetto al resto della chiesa a causa della cripta romanica sottostante, a cui si accede mediante due scalinate poste in fondo alle navate.
La cripta (Immagine 17), scavata nell’arenaria e con volte a crociera, è suddivisa in cinque navate (Immagine 18) e, sulle pareti, sono ancora ben visibili alcune pitture a secco ed un ciclo pittorico del periodo tardo antico con figure di santi o defunti in atteggiamento statico. Nell’abside centrale, in un contenitore (Immagine 19/20/21), i resti umani di quello che la tradizione vuole sia S. Ruffino, venerato da chi è portatore di ernia.

L’ipogeo
Sotto la cripta è presente un ipogeo (Immagine 22/23). Tale enigmatica presenza suggerisce si tratti di una grotta eremitica, o forse l’esistenza di un insediamento risalente all’epoca romana sul quale verso il Mille venne innalzata l’abbazia. È costituita da una grotta scavata nell’arenaria comprende un vano absidato a levante prospiciente alla cripta romanica e con volta a botte. Di grandissimo interesse il ciclo pittorico tardo-imperiale di stile orientale con figure di santi o di defunti in atteggiamento statico di arcaica bellezza (Immagine 24/25/26); l’umidità ne ha sbiadito i colori e i piloni in pietra, inseriti per questioni statiche della sovrastante Abbazia, ne hanno deturpato la fisionomia. Sul suo utilizzo sono state formulate varie ipotesi: un luogo di culto pagano, forse della dea Bona, protettrice delle acque e delle messi; una sala termale d’epoca romana per la cura delle malattie della pelle utilizzando le vicine acque sulfuree; un’area sepolcrale paleocristiana di un’importante famiglia romana, destinata a custodire i resti mortali due bambini commemorati assieme ai defunti della loro famiglia.