L’abbazia abbandonata: Santa Maria in Faifoli (Cb)

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Nell’area del centro sannitico di Fagifulae, divenuto successivamente municipio romano, nacque in epoca medioevale una comunità benedettina dalla quale si sviluppò l’abbazia di Santa Maria di Faifula. L’antico complesso abbaziale è ubicato in una zona pianeggiante, lungo il sentiero che dal paese conduce al fondovalle del Biferno. Esistono pochi dati documentari, per cui risulta difficile risalire alla data di edificazione della chiesa, che con molta probabilità è da collocarsi intorno all’XI secolo. La testimonianza storica più antica è un’iscrizione collocata su un capitello del portale d’ingresso della chiesa stessa. Tale iscrizione testimonia che la data di erezione del portale è l’anno 1260. Attiguo alla chiesa vi era l’annesso monastero benedettino risalente al 1134. Dal 1456 fino al 1700 dell’abbazia non si hanno notizie. (Immagine 1)

La riconsacrazione
Il 5 luglio del 1705 la chiesa fu riconsacrata e restaurata ad opera del cardinale Vincenzo Maria Orsini, arcivescovo di Benevento e futuro papa Benedetto XIII. (Immagine 2) A testimonianza di questo restauro si trovano ancora oggi delle lastre commemorative di marmo e un quadro, dipinto da Giuseppe Catalano, che l’abate faifolano Antonio Finy regalò al cardinale per l’occasione. Gli ultimi monaci proprietari dell’abbazia furono della congregazione dei Celestini di Benevento. Nel 1811 il nobiluomo montaganese Quintiliano Petrone comprò alcuni terreni tra cui quello su cui era situata la chiesa di S. Maria di Faifoli. Egli ebbe il merito di riparare i danni provocati dal disastroso terremoto che colpì il Molise nel 1805 e dal suo successivo abbandono. Nel 1971 il complesso di Faifoli passò alla famiglia Janigro che permise l’accesso pubblico alla chiesa, permettendo un nuovo restauro e affidandone la cura ai sindaci di Montagano e Limosano. In seguito ai restauri, la chiesa è stata modificata internamente e si presenta intonacata, perdendo così l’originario aspetto medioevale. Il 13 febbraio 1998 la chiesa, con una parte del territorio circostante, è stata acquistata dal comune di Montagano e nel 2000 sono iniziati gli ultimi lavori di restauro per conto della Soprintendenza ai Beni Archeologici ed Ambientali del Molise. (Immagine 3)

La chiesa
La chiesa presenta una facciata a capanna (Immagine 4), sulla quale compare una piccola nicchia e un finestrone semicircolare. L’elemento più importante è senza dubbio il portale gotico, costruito secondo un modello lineare e semplice, caratterizzato da archi ogivali. Nel giardino attiguo sono stati posizionati alcuni arredi che un tempo appartenevano alla chiesa. (Immagine 5)
L’interno è a tre navate (Immagine 6), di cui quella centrale doppia in larghezza rispetto a quelle laterali. La copertura, in travature di legno, è sostenuta da pilastri di forma quadrata, sui quali sono inserite due lapidi, relative al cardinale Orsini che promosse i lavori di restauro e l’opera di abbellimento della chiesa. Il cardinale Orsini donò alla chiesa anche l’unico all’altare, sul quale poggia un dipinto con la Madonna con il Bambino. Unico elemento originario ancora in opera è la balaustra della zona del presbiterio.

La Madonna della Transumanza
La chiesa custodisce un importante simulacro, la cosiddetta Madonna della Transumanza. Si tratta di una scultura in legno, che rappresenta la Vergine adagiata su un tronco di quercia ricca di fronde con accanto due angeli. E non sul classico trono. La Madonna indossa una veste bianca e un manto azzurro, decorato di stelle, ed è rappresentata con le braccia sollevate in atto di preghiera e con il capo velato e coronato. La presenza di ganci di sostegno e la rappresentazione della quercia, albero sacro, fa presupporre che, un tempo, sul piedistallo dovevano essere presenti pastori e animali. Questi elementi riconducono la statua nella tipologia iconografica della Madonna della transumanza, tipica di chiese o cappelle situate lungo i percorsi tratturali. L’opera mostra i tratti caratteristici della statuaria lignea molisana, datata alla seconda metà del XVIII secolo, influenzata dalla scultura napoletana tardo-barocca. Le iscrizioni dipinte sulla predella “A DEVOZIONE DI ELISABETTA MA (…) UCCI DI MARCELLINO DI LIMOSANO; RESTAURÒ A. MASTRANDREA (OTTOBRE 1917)”, testimoniano il restauro novecentesco dell’opera. Il popolo la venera come Madonna Incoronata e la sua festa cade l’ultima domenica di aprile, occasione in cui si rinnova un’antica tradizione di bandire un’asta pubblica i cui vincitori hanno l’onore di portare in spalla la statua in processione; secondo la tradizione i vincitori sono quasi sempre delle donne. (Immagine 7)