In questa notte fonda

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Arcabas (Figura 1), pseudonimo di Jean Marie Pirot, è un artista la cui pittura sta facendosi largo in Italia, soprattutto in ambito ecclesiale.
Nato nel 1926 è divenuto celebre nel suo paese per l’insieme delle opere, pitture e sculture, realizzate per la chiesa di Saint-Huges-de-Chartreuse dal 1952 al 1990. Attualmente le sue opere sono in moltissime chiese di tutto il mondo e in numerose collezioni pubbliche e private.
In Italia alcune sue tavole sono presenti nella chiesa della Resurrezione a Torre de’ Roveri (Bg), sede della Comunità Nazareth (Figura 2).
La caratteristica peculiare di Arcabas è una certa ingenuità, uno sguardo di candore nel descrivere l’evento sacro, un’ingenua semplicità che rende tutto lineare, di facile lettura, così come per i nostri padri erano di facile lettura i grandi cicli d’affreschi che decoravano le pareti delle chiese. Come la pittura antica anche quella di Arcabas cerca la traduzione del fatto sacro sotto aspetti contemporanei, con colori caldi, vivaci, avvolgenti, cosicché anche l’occhio possa gioire e godere della bellezza del colore.

I pellegrini di Emmaus
Il ciclo pittorico di Torre de’ Roveri, dedicato ai Pellegrini di Emmaus (1993-1994), si articola in diverse scene alcune figurative altre simboliche.
Il tutto prende l’avvio dalla tavola che ci presenta i tre personaggi del Vangelo: i due pellegrini e il misterioso viandante che si accosta a loro durante il cammino (Figura 3).
I tre sono visti frontalmente, dietro i loro piedi possiamo notare le tracce del cammino fatto. Mani e volti parlano dei fatti appena passati che il misterioso viandante (si noti il volto di luce dai lineamenti misteriosi e non marcati) pare non conoscere; parole di sconforto, fatti tragici davanti ai quali la loro speranza si è miseramente infranta. Parlano ma non si guardano in faccia e non guardano il pellegrino che è con loro. Sono quasi scomposti nel procedere, quasi sembrano cadere, solo chi è tra loro è diritto, saldo sul bastone a cui si appoggia (segno del bastone del buon pastore). Stanno fuggendo da Gerusalemme per riprendere la vita di prima ma con una grande amarezza, chi ha questa amarezza nel cuore, chi la percepisce nei suoi pensieri.

L’accoglienza
Il misterioso viandante li ascolta con attenzione e poi apre la loro mente alla comprensione delle Scritture; il caldo di quelle parole, non fredde e asettiche spiegazioni, ma coinvolgenti riferimenti a fatti che loro hanno visto, a parole che loro hanno già sentito. Il cuore dei due si riscalda, la memoria si risveglia dal torpore, all’amarezza della delusione subentra piano la speranza di un possibile ri-inizio, di un possibile ritorno a ciò che avevano visto e che aveva conquistato il loro cuore.
Eccoli ora sulla soglia (Figura 4): la porta è aperta, una tavola con una bella fruttiera campeggiano in primo piano ad indicare la quotidianità dell’esistenza; i due invitano il misterioso pellegrino ad entrare e a restare con loro per quella sera, per quel brano di cammino fatto insieme. Se prima c’erano delle ombre ora è pura luce, se prima erano piegati dalla delusione ora sono eretti, in atteggiamento di supplica, se prima i loro occhi erano ciechi ora vedono e insieme guardano il loro compagno di cammino. Il pellegrino è una forma scura contro la luce dello sfondo, si nota il bastone, il suo leggero piegarsi: accetta l’invito e con loro si siederà a mensa.

La cena
Sono entrati, si sono seduti, il momento è conviviale e solenne insieme (Figura 5). Il tutto è misterioso, a partire dai colori usati, dai simboli che si notano (una croce), dal fondo sagomato su cui si stagliano i tre personaggi. Al centro il pellegrino ha il volto in parte in ombra (come non ricordare lo stesso quadro di Caravaggio?), gli occhi abbassati, il gesto benedicente sulla coppa che ha davanti (Figura 6). Il discepolo a sinistra, con il volto in ombra, guarda rapito con sguardo intenso l’ospite, mentre l’altro, nella luce, versa del vino al convitato. Momento di convivialità e di attesa, di parole lente, soppesate, di silenzio carico di ascolto per quell’uomo che riscaldava il cuore, per quelle parole che svelavano una speranza nuova.

La scomparsa
L’atto benedicente della tavola precedente ha rivelato l’identità del misterioso ospite (Figura 7): era Lui, era Gesù! Sconcerto e meraviglia si legge nello sguardo di uno dei due e nella mossa repentina dell’altro, tanto da far cadere la sedia su cui era seduto. Dietro a loro la luce e una piccola croce a segnare l’evento miracoloso cui hanno assistito, ad identificare il misterioso pellegrino che li ha ascoltati e li ha istruiti. Il tavolo è ancora apparecchiato, il mestolo è ancora nella zuppiera eppure non è tempo di stare, di fermarsi, dopo lo sconcerto e la meraviglia i due dovranno riprendere di nuovo il cammino.

Il ritorno
E così avviene (Figura 8). La tavola è ancora imbandita: piatti, posate, bicchieri pieni, la zuppiera, il candelabro spento, la tovaglia raccolta, i tovaglioli abbandonati, la sedia rovesciata… tutto parla di un’uscita frettolosa, tanto che la porta è ancora spalancata e fuori si vede un cielo nitido, blu intenso, punteggiato dalle stelle. La soglia è aperta così come il loro cuore e la loro mente si sono aperti alla speranza e alla comprensione. Non è tempo per commentare, ma di annunciare ai fratelli a Gerusalemme quanto è avvenuto, che il Signore è veramente risorto e si accompagna misteriosamente ai suoi.

Per informazioni: cooperativa Aeter tel 035 - 58 34 85 o 035 - 58 04 22.