Il Tempietto longobardo a Campello sul Clitumno (PG)

Il tempietto sulle acque
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Riconosciuto nel 2011 dall’UNESCO come luogo del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, il Tempietto del Clitumno è un piccolo ma importante edificio dell’alto medioevo in una location assolutamente unica e suggestiva (Immagine 1/2). La località si trova a circa 1 km a valle delle sorgenti del fiume Clitunno (“Fonti del Clitunno”), in una zona dove si trovano altre risorgive (“Vene del Tempio”), nella frazione di Pissignano. Fa parte del sito “Longobardi in Italia: i luoghi del potere“, comprendente sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell’arte longobarda. Lo stile del Tempietto è classicheggiante con il consistente reimpiego sia di antichi ornamenti originali sia con altri appositamente disegnati ed eseguiti secondo quello stile. Probabilmente i committenti furono alcuni membri della famiglia ducale di Spoleto che, attraverso l’evocazione della grandezza di Roma, proclamavano il loro status e il loro prestigio. La gran parte degli ornamenti scolpiti è comunque di ma costituita da manufatti altomedioevali, progettati ed eseguiti in modo così raffinato, abile ed ingannevole da riuscire a convincere anche Palladio che il Tempietto fosse un tempio romano e continuare a sviare e stupire gli studiosi anche oggi. (Immagine 3)

La struttura esterna
Il piccolo edificio (Immagine 4) venne dedicato a San Salvatore, eretto, secondo recenti studi, tra gli inizi del VII sec. e l’VIII sec., probabilmente nel V secolo d.C. in un’area che si presume fosse occupata in epoca romana da sacelli dedicati alla divinità fluviale (Clitumnus) identificata con Giove (Iuppiter); infatti la facciata è caratterizzata dalla presenza dell’architrave che riporta, in caratteri maiuscoli romani quadrati, straordinariamente intagliati, l’iscrizione invocante Dio, che doveva essere complementare a quella dei due portici laterali, il tutto su splendide colonne corinzie da fusto lavorato a fogliette (Immagine 5). La trabeazione continua che abbraccia tutto il monumento ha l’evidente intento di ricucire formalmente le parti nuove alla primigenia struttura. (Immagine 6)
Interessante la scritta sull’architrave: SANCTUS DEUS ANGELORUM QUI FECIT RESURRECTIONEM/ SANCTUS DEUS APOSTOLORUM QUI FECIT REMISSIONEM/ SANCTUS DEUS PROPHETARUM QUI FECIT REDEMPTIONEM (Dio santo degli angeli che ha effettuato la resurrezione/ Dio santo degli apostoli che ha effettuato la remissione dei peccati/ Dio santo dei profeti che ha effettuato la redenzione). (Immagine 7)

La struttura interna
L’edificio nel complesso si presenta come un piccolo tempio corinzio tetrastilo sulla fronte, situato su alto podio, (Immagine 8) frutto di almeno due fasi costruttive ravvicinate. Alla camera si accede grazie ad un portale sul fronte, mentre L’accesso alla parte superiore avveniva per mezzo di due scalinate laterali (Immagine 9/10) con protiri e, in origine, precedute da un proprio pronao, che venne demolito nel XVIII secolo per riutilizzarne i blocchi. Il pronao e la cella (Immagine 11) sono coperti da una volta a botte di pietre digrossate e disposte a filari longitudinali; le muraglie si compongono di pietre di spoglio di varia grandezza, congiunte senza preoccupazione di creare una cortina regolare o una preparazione per applicarvi dei rivestimenti marmorei. La muratura della parete di sinistra si presenta invece in grosse pietre regolarmente squadrate. All’interno del Tempietto troviamo una nicchia sovrastata da una piccola cuspide decorata in stucco (Immagine 12); attorno dipinti murali di notevole qualità, ritenuti fra i più antichi dell’Umbria (Immagine 13): si tratta di affreschi del VII secolo raffiguranti nella calotta il Salvatore (Immagine 14), benedicente a mezzo busto con un libro gemmato, nel tamburo, ai lati, i Santi Pietro e Paolo (Immagine 15/16), sopra l’edicola Angeli (Immagine 17), ai lati dell’abside sono dipinte due palme. Tali affreschi hanno notevoli somiglianze con quelli di Santa Maria Antiqua a Roma.

Ambiente sotterraneo
All’interno del suo basamento è ricavato un vano a forma di T, cui si accede attraverso un arco a pieno sesto, (Immagine 18) di altezza inferiore a quella di un uomo e privo di tracce relative a sistemi di chiusura. Varcato l’arco, si penetra in un corridoio, perpendicolare alla fronte del Tempietto, che nella sua parte finale è intersecato da un altro corridoio ad esso ortogonale e termina a ridosso della viva roccia. Su di essa si apre una cavità contrassegnata dalla presenza di incrostazioni calcaree, formate, probabilmente, da acque sorgive (Immagine 19). Le pareti e il soffitto del vano sotterraneo sono rivestiti da grandi lastre di pietra, probabilmente di recupero che probabilmente in origine erano ricoperte di intonaco, di cui rimangono ancora numerose porzioni con resti di una decorazione a fresco disposta su tre fasce parallele sovrapposte che è caratterizzata da un susseguirsi di tondi, losanghe e ovali (Immagine 20/21). L’acqua che sgorgava dalla viva roccia, dopo aver allagato il pavimento del vano fuoriusciva attraverso una conduttura, tale apertura formava poi all’esterno una fontana, come si può dedurre dal fatto che davanti all’edificio non vi sia una scala d’accesso. (Immagine 22/23)