Il piccolo gioiello del Romanico - La chiesa di San Giacomo a Termeno

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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In posizione soprelevata, sulla collina che domina l’abitato di Termeno (Kastelaz) campeggia la chiesa romanica dedicata a San Giacomo, capolavoro dell’arte pittorica romanica e gotica. (Immagine 1)
Come ci ricorda il toponimo (Kastelaz) siamo nell’area un tempo occupata dal castello di Termeno, di cui oggi resta soltanto la cappella di San Giacomo. La sua costruzione risale probabilmente al secolo XI e viene menzionata per la prima volta nel 1214. (Immagine 2/3) La piccola costruzione absidata fu affiancata nel secolo XIV da un campanile tardo-romanico, di cui si nota l’interessante l’utilizzo dell’arco a sesto acuto per monofore, bifore e trifore, mentre nel 1440 fu aggiunta una navata gotica; intorno al 1500 fu aggiunta, a completamento, la sacrestia sul lato nord-orientale. (Immagine 4/5)

Gli affreschi romanici
Verso il 1220 l’interno venne arricchito con affreschi, in particolare l’abside. (Immagine 6)
Il catino absidale conserva la raffigurazione del Cristo in maestà entro una mandorla e affiancato da Maria e Giovanni Battista, circondato dai simboli degli Evangelisti e da quattro santi. (Immagine 7)
Il registro inferiore contiene la teoria degli Apostoli, raffigurati al di sotto di arcate su esili colonnine che raffigurano la Gerusalemme Celeste proponendo il modello iconografico della città, rappresentata dai 6 archi che ospitano a coppie i 12 apostoli; gli Apostoli sono raffigurati con varietà di atteggiamenti ed indumenti, su uno sfondo riccamente decorato; Caino e Abele nella parte sommitale dell’arco trionfale. (Immagine 8)
Nella parte inferiore dell’arco trionfale si trovano due atlanti, identificabili con Adamo ed Eva che sostengono il peso del Peccato Originale, qui rappresentato da altri due esseri mostruosi simbolo del Male. Essi simboleggiano la “seduzione del peccato”, subita proprio da Adamo ed Eva, si trova una sorta di chiasmo che associa ad Adamo un essere femminile e ad Eva un essere maschile. (Immagine 9) Lo spazio vuoto centrale era occupato da un piccolo altare, sul quale non si può escludere che si trovasse un’altra parte del ciclo di affreschi. Possiamo supporre in ogni caso che l’altare in sé, luogo dell’eucaristia e anche della confessione (all’epoca le confessioni si svolgevano di fronte all’altare), assumesse la funzione di scacciare il male, mettendo in fuga gli animali disposti lateralmente.
La parte più interessante e forse più curiosa è quella che si distende nel registro inferiore, rappresentante la dimensione terrena. A sinistra esseri mostruosi raffigurati in maniera realistica combattono tra loro, mentre a destra altri esseri dalle caratteristiche acquatiche sembrano convivere più pacificamente. (Immagine 10/11/12)
Il ciclo di affreschi romanici appartiene alla stessa bottega che ha realizzato gli affreschi di San Bartolomeo a Romeno e, forse, non casualmente in entrambi i cicli il soggetto centrale è il contrasto tra Bene e Male.
Si ipotizza che il ciclo sia stato commissionato dall’allora vescovo di Trento: Federico Vanga. Essendo una delle figure più importanti, nonché un grande intellettuale, risulta facile associargli un progetto iconografico così insolito e complesso, forse pure troppo incomprensibile per i fedeli dell’epoca.

Gli affreschi gotici
Sulla parete settentrionale si conserva due ampi affreschi raffiguranti la Passione e la Crocifissione (Immagine 13/14), risalenti al XIV secolo. Molto interessante il probabilmente più tardo affresco posto al di sotto e raffigurante un enorme Golia riverso a terra la cui testa sta per essere tagliata da un minuscolo Davide. (Immagine 15)
La navata del XV secolo è divisa da quella romanica da un ampio arco a tutto sesto ed è coperta da una volta a crociera. Tutta la superficie conserva affreschi raffiguranti scene della vita di Cristo; sopra l’altare si trova la Crocifissione. (Immagine 16/17), il cui autore è Ambrosius Gander, risalenti al 1441. (Immagine 18/19/20)
Oltre agli episodi della vita del Cristo, troviamo anche scene relative alla vita di san Giacomo e, in particolare, la leggenda dei pellegrini sulla via di Santiago e il miracolo del gallo e della gallina. (Immagine 21/22/23/24)
Narra la leggenda che nel medioevo una famiglia di pellegrini tedeschi, formata da padre, madre ed il giovane figlio Hugonell e diretta a Santiago de Compostela, si fosse fermata a Santo Domingo de la Calzada. La figlia dell’oste, dove erano alloggiati, tentò invano di sedurre il giovane ma il ragazzo non cedette e la ragazza, per vendicarsi, nascose nella sacca di Hugonell una coppa d’argento, dopo di che lo denunciò per furto. Durante la perquisizione che ne seguì la tazza fu ritrovata ed il ragazzo, condannato come ladro, fu impiccato. I genitori disperati ripresero il cammino e, giunti a Santiago la madre pregò il santo così appassionatamente che questi le si rivelò dicendole di tornare che suo figlio non era morto. I due si affrettarono a rifare il cammino ed arrivati al luogo dell’impiccagione trovarono il figlio ancora appeso alla forca ma vivo perché San Giacomo lo sosteneva per i piedi. Corsero dal magistrato a raccontare l’accaduto che scagionava il ragazzo ma il giudice, interrotto mentre stava pranzando, esclamò: “Vostro figlio è vivo come sono vivi questi polli arrosto che sto mangiando”. A quelle parole i polli si rivestirono di piume e cominciarono a cantare. Il giovane venne liberato e la figlia del locandiere condannata.
I polli allora vennero portati in chiesa per essere offerti al santo. (Immagine 25)