Il gioiello delle Marche - La chiesa di San Claudio al Chienti

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Nella verde valle del Chienti, poco di stante da Corridonia, nel maceratese, sorge la chiesa di San Claudio al Chienti. (Immagine 1/2/3/4)
Si tratta di un edificio romanico situato in posizione isolata nei pressi dell’antica città romana di Pausolae.

La storia
Documentata fin dall’XI secolo, ma sicuramente esistente sin dal V – VI secolo, si tratta di una delle più importanti ed antiche testimonianze dell’architettura romanica nelle Marche, anche perché il sacro edificio è ancora integro nella sua conformazione originaria ed inserito in un paesaggio ancora intatto. (Immagine 5/6)
Poche sono le notizie relative a questo monumento come lo sono in genere delle chiese a croce greca iscritta nelle Marche. La chiesa presenta numerose particolarità tipologiche: presenta una pianta articolata internamente da quattro pilastri a formare una croce greca iscritta in un quadrato. Sono presenti absidi semicircolari lungo il perimetro: sui fianchi e sul lato orientale. Per tale tipologia a pianta centrale gli storici dell’arte fanno riferimento ad una influenza bizantina così come le torri circolari vengono riferite al modello ravennate. (Immagine 7)
Tuttavia nella composizione delle masse volumetriche e nel trattamento delle superfici murarie esterne con archetti ciechi e lesene si potrebbe riconoscere un’influenza lombarda.
Non molti anni fa però gli studiosi, in particolare Hildegard Sahler, ha invece sostenuto la sostanziale indipendenza della costruzione da modelli orientali e la sua derivazione invece da modelli occidentali di origine nordica, rintracciabili nelle cappelle palatine a due livelli, nelle terminazioni absidali triconche di area tedesca e poi lombarda, dalle facciate affiancate da torri presenti in Normandia, Germania e Lombardia. (Immagine 8)
Molte delle caratteristiche della chiesa sono condivise da un piccolo gruppo di chiese marchigiane, tra cui San Vittore alle Chiuse e Santa Maria delle Moje, di cui San Claudio è ritenuto chiesa matrice.
La chiesa si struttura su due livelli: l’inferiore è dedicato a san Claudio, martire di origine Pannonica dell’epoca di Diocleziano, mentre non è nota la dedicazione della zona superiore che in origine era completata da una cupola centrale. (Immagine 9)

La struttura
Il tempio è costituito da due aule sovrapposte perfettamente coincidenti in planimetria e volumetria, caratterizzato da quattro sostegni centrali che determinano uno schema a nove campate quadrate uguali. (Immagine 10)
Sul retro la chiesa di caratterizza per la presenza di tre absidi mentre, mentre sulle fiancate ne sono presenti altre due sono laterali una per ogni lato. (Immagine 11/12/13)
La due torri rotonde slanciano verticalmente la struttura, tanto che, senza di esse la presenza delle absidi farebbe apparire la chiesa come un cubo.
Una elegante scalinata conduce al piano superiore cui si accede per un portale in pietra d’Istria a fasci di colonnine. (Immagine 14)
L’interno è un susseguirsi di colonne ed archi che determinano un suggestivo rigore spaziale. Due porticine conducono alle torri, percorse al loro interno da una scalinata a chiocciola, lungo la salita da alcune aperture si può ammirare il paesaggio circostante. (Immagine 15/16/17)
La parte finale delle torri presenta una ripida scala in legno a pioli di non facile percorrenza. (Immagine 18)
Le due torri, con aperture monofore e bifore, sono state in parte ricostruite nel XIII secolo dopo un’incursione dei maceratesi nel 1212.
La chiesa inferiore (Immagine 19/20/21) identica nella struttura e nelle dimensioni a quella superiore, è tutta fuori terra per cui non è equiparabile ad una cripta, certamente rispetto alla superiore è più raccolta grazie all’andamento delle volte (Immagine 22/23).
Nell’abside centrale di quest’ultima sono presenti due affreschi di autore ignoto, risalenti alla seconda metà del 1400 raffiguranti San Rocco e San Claudio, quest’ultimo, essendo il protettore dei muratori, è stato dipinto con martello squadra e cazzuola. (Immagine 24/25/26)

Curiosità
Alcuni studiosi hanno identificato l’attuale chiesa come cappella palatina della reggia imperiale di Aquisgrana ai tempi di Carlo Magno. La ricerca che ormai prosegue da ben quindici anni, ha suscitato l’interesse di molti e le è riconosciuta una certa “fondatezza” tanto per la qualità delle fonti prodotte, che per la serietà del presupposto logico che ne è alla base. (Immagine 27)