A nido d’aquila. Il santuario della Corona al monte Baldo

Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il Santuario della Corona è luogo di silenzio e di meditazione, sospeso tra cielo e terra, incastonato tra le rocce del monte Baldo (Vr). (Immagine 1/2/3)

La storia
Secondo documenti medievali sappiamo che già intorno all’anno Mille nell’area del Baldo vivevano degli eremiti legati all’abbazia di San Zeno in Verona e che almeno dalla seconda metà del 1200 esistevano un monastero ed una cappella dedicata a Santa Maria di Montebaldo, luoghi impervi e accessibili solo attraverso uno stretto e pericoloso sentiero nella roccia. (Immagine 4/5/6)

Una pia tradizione invece colloca la nascita del santuario della Madonna della Corona nel 1522, anno in cui la scultura, qui venerata, sarebbe stata miracolosamente traslata per intervento angelico dall’isola di Rodi, invasa dall’armata mussulmana di Solimano. Tutto ciò è comunque smentito dall’esistenza, nei recessi dell’attuale Santuario, di un dipinto di una Madonna con Bambino, di fattura trecentesca, che costituì la prima immagine venerata nell’originaria chiesetta, che da essa prese nome.

Tra il 1434 ed il 1437 Santa Maria di Montebaldo, passò in proprietà ai Cavalieri di San Giovanni, o del Santo Sepolcro, presenti a Verona dal 1362; essi conservarono la proprietà del Santuario fino allo loro scioglimento per provvedimento napoleonico nel 1806.

A questo periodo, cioè al secolo XV, sembra risalire il gruppo in pietra della Pietà poi venerata come Madonna della Corona. La statua è alta 70 centimetri, larga 56 e profonda 25, realizzata in pietra locale dipinta; essa poggia su un piedistallo recante la scritta HOC OPUS FEClT FIERI LODOVICUS D CASTROBARCO D 1432. (Immagine 7/8) Tale scritta è considerata la prova che la statua sia stata fatta realizzare e poi sia stata donata alla Corona nel 1432 da Lodovico Castelbarco, proveniente da una nobile famiglia roveretana. Nei quattro secoli di gestione, la Commenda trasformò radicalmente la chiesa della Madonna della Corona, facendola diventare un autentico Santuario capiente ed accessibile grazie alla sistemazione del ponte in legno di accesso a valle (1458) e alla costruzione, sopra la preesistente, di una nuova chiesa, di circa 18 per 7 metri (1490- 1521).
Nel corso del Cinquecento vennero realizzate le due scale di accesso tuttora visibili: la più ampia, di 556 gradini, che dalla fonte di Spiazzi, poi denominata “Fonte dell’Indipendenza”, scendeva al ponte del tiglio, e quella più stretta, di 234 gradini, ricavata nella roccia lungo l’originario strettissimo percorso che conduceva dal ponte alla chiesa.

La nuova Chiesa seicentesca
Nel 1625, si iniziò la costruzione di una nuova e più ampia chiesa, 4 metri sopra la precedente, che rimase inglobata sotto il nuovo presbiterio. I lavori si protrassero per alcuni decenni concludendosi nel 1685.
Nel frattempo vennero risistemate le vie d’accesso e venne anche costruito, in una cavità del monte, un ospizio per le necessità di alloggio dei pellegrini sempre più numerosi. Sul finire del XIX la chiesa fu ulteriormente ampliata e dotata di una nuova facciata in stile gotico (Immagine 9), ornata di marmi; la conclusione dei lavori fu solennizzata il 17 settembre 1899 con la cerimonia d’incoronazione della statua dell’Addolorata. (Immagine 10)
Negli anni successivi facciata e chiesa furono impreziosite da statue dello scultore Ugo Zannoni, mentre venne anche migliorata la strada d’accesso.

La basilica attuale
Nel 1974 venne affidato all’architetto Guido Tisato l’incarico di redigere un progetto di un intervento globale che prevedesse l’abbattimento della chiesa esistente, la conservazione delle parti più valide e significative e la costruzione di una struttura più ampia. Il tutto fu realizzato tra il 1975 e il 1978, tanto che il 4 giugno 1978 si procedette alla dedicazione del nuovo Santuario e del nuovo altare. (Immagine 11/12)
Il 17 aprile 1988 Papa Giovanni Paolo II ha visitato il santuario.

Le opere di scultura
Numerose le opere scultoree presenti nel santuario, delle quali buona parte, realizzate in marmo bianco di Carrara, sono dello scultore veronese Ugo Zannoni.
Sia nel Santuario, che lungo la strada d’accesso si possono ammirare le fusioni in bronzo della Via Crucis dell’architetto veronese Raffaele Bonente. (Immagine 13/14/15)
Lungo la parete destra del Santuario è esposto un vero patrimonio storico-artistico rappresentato dagli ex voto: 167 tavolette di diverse dimensioni di cui la più antica risale al 1547. (Immagine 16/17)
All’interno del santuario vi è la Scala Santa (Immagine 18/19), riproduzione della scala che si trova a Roma vicino alla basilica di San Giovanni in Laterano; è la scala dove Gesù salì e discese più volte nel giorno in cui fu flagellato, coronato di spine e condannato alla morte sulla croce, tingendola così con il suo sangue. (Immagine 20)