15 agosto. L’Assunzione di Maria al cielo

O Dio, che volgendo lo sguardo all'umiltà della Vergine Maria l'hai innalzata alla sublime dignità di madre del tuo unico Figlio fatto uomo, e oggi l'hai coronata di gloria incomparabile, fa' che, inseriti nel mistero di salvezza, anche noi possiamo per sua intercessione giungere fino a te nella gloria del cielo.
Autore:
Roda, Anna
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Immagine 6

La festa dell’Assunta si pone al cuore dell’estate e nel cuore dei credenti che in questa festa contemplano il destino a cui ogni fedele è chiamato.
Anche in Milano abbiamo molte immagini dedicate a questo mistero della fede, in particolare in Duomo, dedicato proprio alla Vergine assunta. Infatti l’intitolazione Mariae nascenti risale al secolo XVII, mentre ben più antica è la dedicazione all’Assunta. L’immagine che è nel cuore di ogni ambrosiano è certamente la statua della Madonnina (Immagine 1) che dall’alto della guglia maggiore protegge e veglia sulla città e sull’intera diocesi. Dal momento della sua posa, avvenuta nel 1774, la Vergine è simbolo della città. Nel XVIII secolo il duomo era ancora quasi privo di guglie e in continuo stato di lavorazioni riprese, interrotte e mai completate. Su impulso dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, Il 16 luglio 1765 il Capitolo della Veneranda Fabbrica del Duomo deliberava di fare innalzare la guglia maggiore, sopra il tiburio eretto alla fine del Quattrocento. L’opera, che era in discussione da molti anni, venne progettata (1765) e poi realizzata (1769) dall’architetto della veneranda fabbrica Francesco Croce e il duomo raggiunse così l’altezza complessiva di 108,50 metri.
Sulla cima della guglia, secondo un piano che risale probabilmente alle origini stesse del Duomo, venne posta una statua dell’Assunta (alta 4,16 metri) con lo sguardo e le braccia aperte a implorare la benedizione di Dio verso la città. Il Capitolo indisse un concorso, fra i molti scultori impegnati nella fabbrica del duomo, per la realizzazione della statua, del quale risultò vincitore Giuseppe Perego, scultore lombardo attivo nel periodo tardobarocco di cui si posseggono scarse notizie biografiche, allievo del più noto Elia Vincenzo Buzzi. Il Perego fu prescelto in base ai modellini in terracotta della statua da lui predisposti, ancor oggi conservati all’interno del Museo del Duomo di Milano. Fu scelto in particolare il modello più semplice, raffigurante l’Assunta su una nuvola senza angeli intorno.
A partire dal modello in scala ridotta plasmato dal Perego, fu ricavato un modello in legno di noce, poi tradotto in rame sbalzato dall’orafo Giuseppe Bini. La statua, costituita da lamine di rame sbalzate e dorate sostenute da un’anima in ferro, venne posizionata e fissata il 30 dicembre 1774.
Durante la seconda guerra mondiale la statua venne ricoperta da teli, per ridurne la visibilità impedendo che diventasse un riferimento topografico di navigazione per i bombardieri alleati. Nel dopoguerra la degradata struttura in ferro fu sostituita da una in acciaio inossidabile.

La raffigurazione dell’Assunta ricorre anche in una delle vetrate (Immagine 2) della facciata: Maria si libra in cielo sorretta da una nube tra un volo di angeli festanti. Il cartone della vetrata è opera del pittore fiorentino Luigi Sabatelli (1834) e poi realizzata da Giovanni Battista Bertini.

Continuiamo ora in ordine cronologico la presentazione di altre immagini dell’Assunta.
Spostiamoci nella quattrocentesca Cappella Portinari, in Sant’Eustorgio, affrescata da Vincenzo Foppa con le Storie di san Pietro martire (anni ‘60 del XV sec.); cerniera della vita del santo fu la sua devozione a Maria, qui rappresentata dai due momenti più decisivi nella vita di questa ragazza ebrea: l’Annunciazione e l’Assunzione. La scena dell’Assunzione (Immagine 3/4/5) occupa tutto l’arcone d’ingresso alla cappella e ne occupa tutto lo spazio: sullo sfondo di un sereno paesaggio lacustre, che tanto ricorda i laghetti prealpini di Pusiano, Annone e Alserio, prende vita l’ascesa di Maria nella gloria del cielo. La Vergine, dal volto fresco e giovanile, veste una tunica violacea con manto bianco, segni di martirio e purezza; con angeli in festa, nella musica delle loro lunghe trombe, ascende al cielo su una nuvola, con lo sguardo intenso e pensoso. A terra, sei per lato, gli apostoli contemplano la Vergine, manifestando sui loro volti stupore, preghiera e anche sconcerto.

In San Maurizio (Immagine 6), sulla parete che divide l’aula delle monache da quella pubblica, campeggia una Assunzione dipinta dalla bottega di Bernardino Luini (terzo decennio XVI sec.). La Vergine, in una mandorla dorata, attorniata da numerosi angioletti, alcuni dei quali suonano il liuto, si innalza serena e ieratica sopra le teste degli apostoli. Attorno al sepolcro vuoto, gli apostoli contemplano l’ascesa di Maria e reagiscono in modo piuttosto eloquente con ampi gesti delle braccia ad indicare il cielo e i volti tesi all’insù. All’orizzonte si staglia un paesaggio collinare entro il quale spiccano le mura di una città con un imponente torrione che ricorda il Castello Sforzesco.

Nell’antica chiesa di San Carlo al corso (Immagine 7), l’attuale è frutto di un totale rifacimento ottocentesco, si trovava un importante quadro attribuito a Zenale raffigurante l’Assunta. Tutti i personaggi sono imponenti, quasi compressi nella tavola dove non compare paesaggio. In alto, maestosa nella tunica dalle sfumature dorate e avvolta in un manto azzurro trapuntato di stelle e dai risvolti verdi, Maria ascende in cielo tra il volo degli angeli, alcuni in preghiera, altri musicanti. Lo sguardo di Maria è intenso, fisso nel mistero che si sta compiendo; in basso inginocchiati in cerchio si trovano gli apostoli, in primo piano di spalle probabilmente Pietro. Gli occhi degli apostoli sono tesi alla cintura che Maria a lasciato cadere tra di loro come segno della sua costante materna presenza.

La nostra prossima tappa è il santuario mariano di Santa Maria presso San Celso, sede di ben due miracoli mariani e centro di una viva devozione alla Vergine.
Già la facciata (Immagine 8) del santuario è un inno a Maria: i diversi rilievi opera di Stoldo Lorenzi e Annibale Fontana (seconda metà XVI sec.) raccontano la vita della Vergine e culminano con l’Assunzione e la statua dell’Assunta, il cui originale ora si trova all’interno della chiesa. Nel transetto sinistro, all’interno di un altare disegnato da Martino Bassi, si conserva la veneratissima statua marmorea dell’Assunta di Annibale Fontana (1586), completata in seguito da due angioletti reggicorona di Giulio Cesare Procaccini. (Immagine 9)
In due cappelle troviamo altre due raffigurazioni del tema: una di Carlo Urbini, pittore della Milano di san Carlo, l’altra di Camillo Procaccini. Nella prima (Immagine 10) Maria è raffigurata in una mandorla di luce costituita da nuvole e angioletti; indossa una tunica rosacea e un ampio manto blu; le mani sono giunte e lo sguardo intenso, in pace, è rivolto verso l’alto. Sulla terra in contrasto, gli apostoli, attorno al sepolcro scoperchiato, esprimono il loro sconcerto e stupore nei volti e negli ampi gesti.
La tela di Camillo Procaccini (Immagine 11), ormai frutto dei dettami del Concilio di Trento, è più pacata; in alto, in una mandorla iridata, Maria è portata nella gloria, non in piedi, ma appoggiata all’abbraccio degli angeli con le mani tese verso l’alto e lo sguardo dolce e pensoso. Attorno al sepolcro vuoto del suo corpo, ma ora pieno di fiori profumati, stanno gli apostoli: i gesti e gli sguardi esprimono meraviglia, ma sono contenuti e misurati, dicono preghiera silente e non dubitoso sconcerto.

Giungiamo ora nella chiesa di Santa Maria della Passione, capolavoro di architettura tra XVI e XVII sec. Il corpo longitudinale della basilica è caratterizzato dalla presenza di numerose cappelle che bene documentano la devozione e la sensibilità religiosa della Riforma cattolica. Ci soffermiamo sulla Assunzione (Immagine 12) di Simone Peterzano, maestro del ben più noto Michelangelo Merisi detto Caravaggio. Nella tela si nota una netta separazione tra Maria in cielo e gli apostoli sulla terra: la Vergine rifulge in una mandorla di luce attorniata da nuvole e angioletti festanti; Maria tiene le braccia aperte verso l’alto, anche il suo sguardo è ormai fisso verso la gloria del Cielo. Attorno al sepolcro vuoto gli apostoli contemplano l’assunzione di Maria, con i loro sguardi rivolti al cielo e le braccia aperte ad indicare la loro meraviglia.

Passiamo ora nella chiesa di Sant’Alessandro in Zebedia, officiata dai padri Barnabiti. Notiamo una estrema semplicità nella composizione, dove prevale il mistero mariano e non tanto lo sgomento umano. (Immagine 13) Dolce e ieratica nello stesso tempo, Maria è già nella gloria del Cielo: è in piedi, attorniata da una mandorla di luce e da alcuni angeli in preghiera. Tiene le braccia aperte in segno di affidamento alla volontà di Dio e lo sguardo fisso verso l’alto. Piccolissima, quasi fosse un dettaglio insignificante, sotto i piedi di Maria, la scena del sepolcro aperto e gli apostoli attorno ad esso: quasi a dire che le miserie terrene non sono nulla a confronto della gloria che tutti ci aspetta dopo la morte.

Eccoci all’ultima proposta nella chiesa di Santa Maria del Paradiso. Si tratta dell’affresco (Immagine 14/15) che decora la volta della chiesa, opera di Ferdinando Porta, pittore milanese settecentesco. Notevole l’effetto illusionistico dell’affresco, che pare una finestra aperta verso il Mistero che in Maria si compie. Nell’azzurro del cielo tra nuvole, luce e piccoli angeli, Maria si libra verso l’alto in una posa molto naturale. Vediamo lo svolazzare delle vesti nel moto ascensionale, lo scorcio del corpo teso verso l’alto e appena delineato il volto giovanile di Maria e il suo sguardo colmo di stupore.