Come ci siamo mossi

Fonte:
CulturaCattolica.it ©
Vai a "Ultime news"

Perché ci siamo mossi? Per la convinzione che la nostra posizione, educata dal Magistero della Chiesa e dalla appartenenza ecclesiale, costituisce un autentico servizio al bene comune, capace di indicare soluzioni e proposte autenticamente rispettose e valorizzatrici della dignità di ogni uomo e della libertà costitutiva della nostra stessa umanità. In questo nostro impegno abbiamo potuto entrare in relazione con coloro che, per passione o per responsabilità istituzionale, hanno a cuore come noi il bene comune della Repubblica. In questo modo abbiamo incontrato molte persone, costituendo per loro una forma vera di evangelizzazione (abbiamo a cuore il «Vangelo della vita» che ci ha insegnato san Giovanni Paolo II).

2. I vari incontri hanno evidenziato una debole conoscenza del problema, ma anche il desiderio di un confronto.

3. Recentemente l’Associazione Attiva-Mente, in un suo comunicato, ha espresso queste considerazioni, da cui vorrei partire:
«Fine vita e disabilità: allargare lo sguardo per non smarrire il senso vero.
Il punto è che ogni scelta legislativa racconta un’idea di società, racconta quanto una comunità sia disposta a investire nel sostenere la vita, soprattutto quando diventa più complessa, più fragile, più esigente.
• Eppure, all’interno del confronto, non si è levata alcuna voce sul diritto di garantire, prima di ogni altra cosa, le condizioni per vivere con dignità, autonomia e libertà; non si è fatto riferimento a quell’insieme di diritti e strumenti che potrebbero rendere concreta l’autodeterminazione nella vita quotidiana. Come se il diritto a scegliere come morire potesse essere affrontato senza interrogarsi, con la stessa profondità, sul diritto di ciascuno ad avere il controllo delle scelte che riguardano il proprio vivere.
• Alla fine, per concludere questo nostro modesto contributo al dibattito, il modo in cui una società affronta il tema del fine vita dice molto di quella società, ma ciò che dice ancora di più è ciò che quella stessa società fa, o non fa, per garantire alle persone le condizioni per vivere.»

4. Da questo punto di vista riteniamo che ogni legge, oltre che regolamentare le norme del vivere comune, costituisca un modo di pensare e di valutare la vita, sia un aspetto della educazione della società, in particolare dei soggetti più giovani.

5. I punti qualificanti della nostra posizione si possono così sintetizzare:

• Riteniamo che la situazione generale sammarinese sia già in linea con le richieste delle proposte di legge, anche se ci pare bene dare una sistemazione organica a tale impianto.
• Bisogna dare consistenza giuridica alle continue affermazioni di chi presenta la legge che tale proposta non ha scopo né suicidario né eutanasico, per questo è necessario affermare che la vita umana è indisponibile, è un valore assoluto, e l’autodeterminazione va compresa all’interno di questa affermazione, per cui lo Stato non può consentire, nelle sue leggi, che la vita sia “trattabile”.
• Il diritto all’obiezione di coscienza è un diritto umano fondamentale, non negoziabile.
• Idratazione e nutrizione artificiale sono sostegno vitale.
• L’accanimento terapeutico permane una pratica da escludere, come già accade.

6. Vediamo con compiacimento il dialogo avvenuto e le proposte di emendamenti migliorativi che sono state presentate.

7. Una legislazione propositiva secondo questi intendimenti può dare a San Marino il ruolo riconosciuto ai «Piccoli stati», come funzione trainante e culturalmente e politicamente significativa.