Alcuni maestri

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La mia riflessione ruota attorno al possibile rapporto tra l’aborto e l’eutanasia.
Mi guarderò dall’ipotizzare una simmetria perfetta tra le due questioni, anche se le ampie discussioni in merito a questi temi si muovono spesso sulle stesse argomentazioni: la privacy, il diritto imprescrittibile di disporre del proprio corpo, della propria vita ecc. Peggiorando la situazione della denatalità, l’aborto può spingere all’eutanasia per ragioni economiche. È possibile che esso conduca all’eutanasia anche nella misura in cui contribuisce alla creazione di un clima morale tale che la sospensione delle cure, l’iniezione letale, il suicidio assistito, il far morire «con dignità» malati incurabili e anziani «inutili» appaiono cose naturali e lodevoli.
Nell’antichità greco-romana, il padre di famiglia aveva il diritto di «esporre» il neonato, ma questo non equivaleva a causarne la morte perché il bambino, affidato alla protezione degli dei, aveva una possibilità, seppur piccola, di essere raccolto. Gli anziani dal canto loro, erano oggetto di un rispetto religioso. In alcune società eschimesi, quando arrivava la carestia, i vecchi si allontanavano volontariamente dall’accampamento e accettavano di morire di freddo nella neve, in solitudine: si trattava di aumentare le possibilità di sopravvivenza dei bambini. La nostra società è capace di far morire al tempo stesso i bambini che devono ancora nascere e gli anziani, per questioni di comodità.
[Prefazione di Alain Besançon al libro Contro l’eutanasia di Lucien Israël]

L’eutanasia legalizzata rappresenta la rottura del legame simbolico tra le generazioni. Figli, nipoti e, oramai, pronipoti, visto che stiamo per diventare una società a quattro generazioni, sapranno che ci si può sbarazzare dei vecchi. Nel momento in cui una simile prospettiva dovesse essere ammessa e diventare oggetto di una forma di consenso sociale, i più giovani non potrebbero fare a meno di vedere i più anziani come oggetti da gettar via. Quando i «vecchi» non serviranno più, che siano depressi o che ancora non abbiano trovato il reparto medico in grado di non farli soffrire, si deciderà che è tanto semplice, e persino più caritatevole, sbarazzarsene. In queste condizioni, i legami tra le generazioni, che già al giorno d’oggi, per diverse ragioni, diventano sempre più fragili, si indeboliranno ancora di più. Ciò ha già avuto, e continuerà ad avere, delle conseguenze particolarmente dannose ai fini della trasmissione delle regole di vita in famiglia e nella società e, pertanto, della trasmissione dei riti, della morale, della solidarietà e di quelli che sono i nostri valori. È molto grave; una società nella quale le famiglie non sono più capaci di educare i propri figli, né d’inculcar loro delle minime regole di condotta, decide, inoltre, che è legale sbarazzarsi degli anziani «in alcuni casi». Questo pensiero non può che condurre all’anarchia e a un generalizzato allentamento della morale. [Contro l’eutanasia, p.84 di Lucien Israël]