“L’azione politica deve scaturire dal coinvolgimento degli aderenti”
Riflessioni in margine all’invito del Partito Democratico Cristiano Sammarinese ai suoi iscritti, con un occhio a tutta la realtà sociale e politica- Autore:
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In questo tempo segnato dalla visita di Papa Leone a San Marino, nel confronto con la società civile e con la Chiesa, credo che alcuni punti richiamati possano dare spunto al partito di maggioranza relativa e dal suo riferimento alla radice cristiana della Repubblica per quell’impegno nuovo e antico in ordine al bene comune.
A Palazzo Pubblico il Papa ha ricordato: «Signore e Signori, questa visita… mi invita a sottolineare il valore peculiare di uno Stato piccolo, “a misura d’uomo”, in cui è possibile sperimentare la prossimità della politica ai bisogni dei cittadini e, dunque, una democrazia più effettiva, tanto più se animata anche dall’ispirazione cristiana. Perciò la Repubblica di San Marino può essere un “laboratorio” di buona politica, dove, senza derogare alla laicità dello Stato, si può attingere ai principi della dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, l’armonia di sussidiarietà e solidarietà, la giustizia sociale. Tale impegno appare oggi ancor più prezioso, nel momento in cui si accinge a divenire operativo l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e la vostra Repubblica si troverà a relazionarsi stabilmente, seppure in modo peculiare, con una realtà complessa, la quale potrà trarre grande giovamento dal vostro contributo.
Andando ancora più a fondo, l’obiettivo principale a cui tendere in questo “laboratorio” è la cura dell’umano. Una comunità come la vostra, infatti, al tempo stesso ricca di valori tradizionali e al passo con i tempi sul piano tecnologico, può perseguire efficacemente tale obiettivo, mediante una cura che si traduce nella tutela di ogni vita, in ogni sua fase, dal concepimento alla morte naturale.»
I temi importanti sono qui davanti a noi, e il richiamo a fare di noi un «“laboratorio” di buona politica», con un valore tale da potere portare un contributo specifico e prezioso anche nell’Europa, indica una responsabilità indilazionabile.
Non entro nel merito dei contenuti da affrontare, penso però che qualche suggerimento di poterlo dare, anche in nome di quella «laicità» che non vuole cancellare i volti degli interlocutori, ma che li ascolta senza pregiudizi (e non credo di dovere buttare la veste alle ortiche per potere avere il diritto di parlare. Ascolti chi vuole).
Per prima cosa mi pare importante un suggerimento di metodo. Un amico, grande educatore, così suggeriva a coloro che volevano impegnarsi nella vita: «Uno non capisce un’idea se non ne ha afferrato e percepito le implicazioni metodologiche. Una idea è un giudizio sul reale: se tale giudizio è vero, allora esso deve suggerire un modo adeguato di manipolare, di lavorare il reale. Un giudizio sul reale suggerisce, implica, anche un metodo, cioè un modo di comportamento per realizzare tale giudizio nella realtà.»
Insieme alle realtà ecclesiali della Diocesi abbiamo suggerito che, in questo frangente in cui sembra di essere di fronte a un “cambiamento d’epoca”, quello che ci pare più necessario sia un lavoro comune che superi steccati e barriere, divisioni che possono certo avere radici storiche, ma che non possono essere un freno nel lavoro comune. Forse ci sono state occasioni mancate, però non è mai tardi per avviare quei processi di unità e confronto che Papa Francesco chiedeva di prendere in considerazione. Quando Papa Leone ha richiamato i principi della Dottrina sociale cristiana non ha infranto la regola della laicità, ma ha invitato tutti a un uso della ragione che non qualifica come “ideologico” quanto riguarda i principi elementari della convivenza umana.
In questo contesto in cui sembra che alcune forze vogliano scardinare la tradizione secolare che ci ha reso la “Antica terra della libertà”, non possiamo rinunciare a questa nostra peculiarità (e non dimentichiamo le profonde considerazioni proprio sulla libertas suggerite dall’intervento di Papa Leone).
Una volta si parlava di possibili intergruppi per dare voce, tra i vari schieramenti, a quei principi che rendono un autentico servizio al bene comune. Certo, le modalità possono essere varie, ma la mentalità del ghetto non porta frutto. Il tempo del confronto, del dialogo, del lavoro comune è un tempo propizio e favorevole, che chiede un supplemento di “simpatia” tra tutti coloro che si impegnano, anche nei vari schieramenti politici. E il lavoro comune non può essere solo quello che favorisce interessi o compromessi, chiede di “volare in alto”.
Non possiamo, nel lavoro comune, trascurare una autentica riflessione sulla famiglia (oltre che prendere in considerazione la tragedia dell’inverno demografico, che rischia di portare all’estinzione la nostra terra). Questo esige chiarezza e – ritengo – anche fermezza e coraggio. Non ogni convivenza è famiglia. E non ogni convivenza è generativa di figli, che hanno un sovrano diritto sia ad avere un babbo e una mamma, sia a conoscere le proprie origini.
Si apre un lavoro serio di riflessione, sapendo che il compromesso – Papa Benedetto parlava dell’arte del compromesso come qualità politica – non è cedimento di fronte a quelli che sono abitualmente chiamati «principi non negoziabili», ma lavoro comune e ricerca di vie praticabili, senza paura di perdere il potere, perché non si sta in politica per quella ragione.
Quando Beatrice morì e il suo spirito salì al cielo, alla bellezza eterna, Dante l’abbandonò, smarrì la diritta via “e volse i passi suoi per via non vera, / imagini di ben seguendo false, / che nulla promession rendono intera” (Purg. XXX, 130-132): c’è una promessa nella nostra storia che abbiamo il compito di custodire con tutto il nostro cuore. E ben venga allora che il popolo che «vanta il primato di essere la più antica Repubblica del mondo, con una tradizione che risale all’inizio del IV secolo» e la cui «sensibilità è anche frutto della tradizione cristiana di questo Paese e della costante e positiva collaborazione fra le Autorità politiche e il Vescovo nella ricerca del bene comune» possa, rispondendo all’invito della Democrazia Cristiana Sammarinese, fare sì che “L’azione politica – scaturisca – dal coinvolgimento degli aderenti”.
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Immagine: Segantini, LE DUE MADRI, 1892
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