Per non farsi travolgere dall’ovvio che ci imbambola ecco «La Bibbia come Dio comanda»

Per non dimenticare che «Lex orandi, lex credendi»
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CulturaCattolica.it ©
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Leggo spesso le riflessioni dell’«Investigatore biblico» e le sue correzioni alla traduzione della Sacra Scrittura. E mi trovo d’accordo – pur senza avere la sua competenza – sui rilievi puntualmente espressi.
A volte mi è capitato di accorgermi da me stesso di certe traduzioni che ponevano domande e suscitavano perplessità.
E questo mi accade non solo riguardo alla Bibbia, ma, più spesso, nei confronti della liturgia e di una traduzione che personalmente mi disorienta.

Mi sono sempre chiesto in base a quale criterio vengono fatte certe traduzioni, certe scelte anche di cambiamento rispetto a dei testi che poi ne risultano a mio avviso stravolti.
Non entro nella questione del Padre Nostro, così ben chiarita dall’autore. Però non posso non notare che nel recente passato solo il porre una legittima domanda sul «Non abbandonarci» ti faceva passare come un «nemico» di papa Francesco (con una virulenza e stupidità senza paragone). Ora la nuova traduzione, ripetuta da tutti, sembra calare su un uditorio «sedato», che non si pone più alcuna domanda. Viva la «normalizzazione». A me però sorge sempre la domanda: «Come mai in così poco tempo si è ottenuto questo risultato uniforme, mentre su altre più gravi questioni la divisione regna sovrana?», sì, perché sulla 194, sull’aborto, sul fine vita, sembra che «tot capita tot sententiae», non solo, ma che anche da parte di chi dovrebbe aiutare a mantenere una posizione cattolica.

A me piacerebbe che chi ha contribuito alla traduzione modificata della Bibbia e ai cambiamenti della Liturgia potesse dare una ragionevole spiegazione, motivando tutti i singoli cambiamenti.
Perché se è vero che «Lex orandi, lex credendi», allora la traduzione (anche della Scrittura) – che poi si usa in ogni caso nella liturgia – in qualche modo contribuisce a formare la logica della fede.
Ricordo quanto Papa Ratzinger insistesse sulla traduzione del «pro multis», ma una coltre di silenzio ha messo da parte le sue preoccupazioni. Se poi facciamo passare tutto il ricchissimo campionario della «Bibbia come Dio comanda» ci troviamo di fronte a un pozzo di rilievi che dovrebbero trovare risposte adeguate e non silenzi imbarazzanti (non credo imbarazzati) per illuminare una fede ragionevole e capace di dare risposte originali all’uomo di oggi.

Perché, e questa credo sia esperienza comune, tutte le volte che si apre la Scrittura e si danno spiegazioni «vere», non omologate all’ovvio della mentalità comune, ci si accorge di un interesse autentico e crescente, a domande appassionate, a un desiderio di comprensione che sollecita l’interesse dell’uditorio.

Altri hanno suggerito letture approfondite di questo testo dell’Investigatore Biblico, personalmente vi invito a una lettura che non vi annoierà, appassionandovi e amando ancora di più quel Libro che è la più bella testimonianza di un Dio che si è immischiato con la nostra storia di uomini. E soprattutto vi renderà protagonisti di un cammino di cui non potrete più fare a meno: quello della verità, un po’ controcorrente (e con fierezza).

E, se posso aggiungere una riflessione di un testo famoso di Von Balthasar, Cordula, ovverossia il caso serio, questa lettura mi ha riproposto queste note introduttive: «Se dicessi a Bernanos: «Vieni con me, è il caso serio!», il vecchio brontolone senza battere ciglio si alzerebbe dalla sedia e ti seguirebbe come un agnello. Va’ da Reinhold Schneider, il poeta di Winter in Wien (Inverno a Vienna) e digli la stessa cosa: siamo curiosi di vedere ciò che accadrà. Se infine col tuo appello ti rivolgi in genere ai nostri “demitizzati”, ai convertiti al mondo, non so; essi, infatti, hanno già risolto tutto, banno ormai soltanto una fede analogica in una Parola intesa in senso analogico, per le quali certamente vale la pena di morire soltanto in modo analogico, così come il loro cristianesimo merita di essere vissuto solo in modo analogico.
Prendi tuttavia questa lanterna di Diogene e vedi a che risultato si può giungere… Quanta ambiguità è nascosta nella cristianità moderna? Come non mai! Prendi dunque la lanterna, e forse tra tanti professori troverai almeno un paio di veri confessori.»

Concludo citando le note di un caro sacerdote «cattolico» trovate sui social: «L’Istruzione della CDF Donum veritatis, del 24-5-1990, dichiara la liceità di una possibile critica ai punti controversi di tutto il Magistero in materia per sé non irreformabile:
“La volontà di ossequio leale a questo insegnamento del Magistero in materia per sé non irreformabile deve essere la regola. Può tuttavia accadere che il teologo si ponga degli interrogativi concernenti, a seconda dei casi, l’opportunità, la forma o anche il contenuto di un intervento. […] Se, malgrado un leale sforzo, le difficoltà persistono, è dovere del teologo far conoscere alle autorità magisteriali i problemi suscitati dall’insegnamento in sé stesso, nelle giustificazioni che ne sono proposte o ancora nella maniera con cui è presentato. Egli lo farà in uno spirito evangelico, con il profondo desiderio di risolvere le difficoltà. Le sue obiezioni potranno allora contribuire ad un reale progresso, stimolando il Magistero a proporre l’insegnamento della Chiesa in modo più approfondito e meglio argomentato”.»

Coraggio, Investigatore Biblico, il tuo lavoro ci è di aiuto e di conforto!