Don Giovanni Tremolada è in cielo

Un sacerdote, Don Giovanni Tremolada, nel ricordo di un amico
Autore:
Alfredo Corticelli
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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14 gennaio 2026

“Alfredo, don Giovanni è in cielo”.
È pomeriggio, sto visitando… mi raggiunge per telefono il messaggio…

Ricordo quel giorno, diversi anni fa, quando avevo per la prima volta conosciuto don Giovanni.
Nel periodo delle festività natalizie, lui era ricoverato per scompenso cardiaco e polmonite in reparto di cardiologia a Desio.
Il primo incontro un po’ burrascoso… mi aveva chiesto quando poteva andare a casa… non era ancora il momento, avevo ottimizzato la terapia… forse non si fidava più di tanto… io giovane, ma deciso nel dire quello che c’era da fare. Dopo qualche giorno l’avevo mandato a casa.
Come referente per lo scompenso cardiaco l’avevo poi preso in carico.
Gli avevo lasciato il mio telefono.
Era nata una relazione.

Passano alcuni anni – di malattia anche se fuori dall’ospedale – sempre durante le festività natalizie un altro ricovero per insufficienza respiratoria…
Questa volta ci conosciamo, c’è una fiducia evidente… Lo vedo cambiato, più sereno… più arrendevole alla fragilità della malattia…
Condivideva la stanza con un paziente ben più giovane, con una cardiopatia da abuso di sostanze.
Perché era lì in quella stanza, ancora durante le festività, anziché a casa o in Chiesa a celebrare?
Mi viene una idea… in prossimità della dimissione dico al giovane che è fondamentale per il suo cuore cambiare vita… e magari il suo compagno di stanza potrebbe non essere lì a caso: “Vero don Giovanni?”… chiudo la porta….
Cosa si siano detti non lo so… credo lo abbia confessato… certamente questa volta don Giovanni era uscito dal ricovero felice.

Ci vedevamo circa due volte all’anno a visita, Natale e Pasqua spesso mi chiamava per gli auguri, si ricordava di me insieme ad altre persone che puntualmente chiamava…
A visita portava sempre un pacchetto di caramelle morbide alla frutta per i miei figli, un piccolo pensiero a cui teneva particolarmente.
Concludevamo sempre la vista con un’Ave Maria recitato insieme.

Un giorno con mia moglie andammo a trovarlo a casa sua, vicino alla parrocchia di santo Stefano a Cesano Maderno, parlammo a lungo, come amici… aveva in soggiorno un busto in cera di Giovanni Paolo II che attirò la mia attenzione … entrambi sentivamo verso questo santo un forte legame.

Per anni in parrocchia a Cesano Maderno, dopo l’ordinazione sacerdotale aveva insegnato in seminario, quindi vicario parrocchiale a Busto Arsizio, parroco a Bariana… molto legato al cardinal Colombo, aveva cominciato ad occuparsi di Pastorale per il Turismo, per un periodo aveva girato con un camper. Infine era stato per 25 anni cappellano dell’aeroporto di Linate, dove c’è una cappella dedicata alla Madonna di Loreto a cui don Giovanni teneva tanto.

Una delle ultime visite aveva voluto farmi un regalo: per i bimbi alcune spille dei gabbiani dell’aeroporto di Linate; per me una raccolta di tre volumi dal 2000 al 2003 di sue brevi omelie con anche le audiocassette…
“Sono consapevole – scrive nell’introduzione al terzo volume – di andare verso il capolinea, so che è iniziata la discesa e che devo prepararmi all’atterraggio, o meglio «all’incielaggio», come usava dire il Card. Giovanni Colombo, di venerata memoria. Sono contento però di poter lasciare alle persone più care, ai parenti e agli amici, ciò che ho avuto di più prezioso nella vita: la Parola di Dio e la voce per annunciarla. Quando leggerete il libro o ascolterete le audiocassette non scordatevi di dire una preghiera, perché possa continuare a proclamare la gloria del Signore anche in Paradiso.”

Ancora in ospedale queste ultime festività di Natale, una caduta… don Giovanni 91 anni, fin che aveva potuto era andato in parrocchia a dire messa e confessare… poi a casa sua…
non aveva sentito ragioni di andare in una struttura… quando non riusciva più ad uscire, diceva messa in casa...
Lo incrocio in pronto soccorso, su una barella… un grosso ematoma al volto… dopo una notte viene dimesso…

È il 31 dicembre 2025… sto finendo di visitare prima di andare a casa per il cenone.
“Alfredo, sono don Giovanni, non respiro bene…”
“Don Giovanni… vuoi farti portare in ospedale? Io sono qui…”
“No, non me la sento di venire in ospedale, sono stato troppo male l’ultima volta, in pronto soccorso su una barella… non puoi venire tu? Un piccolo atto di carità…”

Finisco le visite… Cesano Maderno non è lontano da Desio… in dieci minuti sono da lui.
Mi apre… il volto livido per la caduta… è stanco e fatica a respirare.
“Grazie che sei venuto”.
Andiamo piano in stanza sua… lo ausculto… non sento la base del polmone di destra…
“Don Giovanni, c’è una parte del polmone che non si sente… vuoi che ti porto in ospedale così facciamo una lastra?”
“No, non me la sento… ho la mia età… sai a volte mi faccio prendere dall’ansia e mi sento solo…”
“Sicuro che non vuoi che ti porti in ospedale?”
“No Alfredo, ho la mia età… non me la sento di andare ancora in ospedale… tu sei venuto e mi sei stato di conforto… va bene così”
Guardo nella stanza … oltre a un Gesù ed una Madonna su una mensola alla sinistra dei piedi del letto ci sono delle foto.
“Don Giovanni, sono i tuoi genitori?”
“Si, mia mamma e mio papà”
Penso che gli facciano compagnia…

Torniamo in soggiorno e ci sediamo l’uno di fronte all’altro…
“Volevo chiederti… ma è vero che c’è stato un periodo che avevi girato con un camper, prima di essere parroco a Linate?
“Una signora che non lo usava più me lo aveva regalato… ed io lo avevo usato… ero stato tra i primi ad occuparmi di Pastorale per il Turismo”
“Ma perché in camper?”
“Era più facile arrivare in tutti i posti”.

“Don Giovanni, sei pronto?”
Mi guarda con semplicità… “Quello che dovevo fare l’ho fatto… quando sarò morto canteranno il Magnificat… la casa la lascio ai preti dei poveri a Milano”
Stiamo ancora un po’ insieme, poi recitiamo insieme un’ultima Ave Maria come tante volte a visita.
Lo abbraccio.

L’ho sentito ancora il giorno dopo, quando sono partito per la montagna… era stato ancora in pronto soccorso in un altro ospedale, poi a casa con l’ossigeno, infine all’Hospice di Giussano…
… aspettavo il momento di andarlo ancora a salutare un’ultima volta…
Ho aspettato troppo e mi sento in colpa…

Ora lo immagino in Paradiso… in giro con un camper… o magari davanti ad una pista di decollo ed atterraggio… o insieme ai suoi genitori…

… ma sicuramente è davanti alla Madonna, che ha tanto amato.

Caro don Giovanni,
continua a pregare per la mia famiglia,
ti voglio bene,

Alfredo Corticelli