Per comprendere l’essenziale e non confondersi. Nota di chiarimento sullo specifico della correzione ecclesiale e sul cammino attuale di Comunione e Liberazione

Questa «parabola» spiega il senso e l'opportunità dell'articolo di Pietro Gargiulo. «L’ unico uccello che osa beccare un’aquila è il corvo.
Si siede sulla schiena e ne morde il collo.
Tuttavia, l’aquila non risponde, né lotta con il corvo; non spreca tempo, né energia con il corvo.
Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi più in alto nei cieli.
Più alto è il volo, più è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno»
Autore:
Pietro Gargiulo
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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In questi giorni il sito Silere non possum ha pubblicato un’inchiesta su quanto è accaduto negli ultimi anni nella storia di Comunione e Liberazione e dei Memores Domini. Secondo questa ricostruzione, l’uscita di don Julián Carrón da ogni ruolo ufficiale sarebbe il risultato di una lotta di potere interna, sostenuta da ambienti ecclesiali e politici.

Scriviamo queste righe solo per amore della nostra storia, per rispetto delle persone che l’hanno costruita – in particolare di coloro che non sono più tra noi – e per amore della Chiesa, che non possiamo accettare venga rappresentata nei termini suggeriti dall’inchiesta. Scriviamo anche perché sono stati resi pubblici documenti che finora, giustamente, non lo erano, e che vengono ora interpretati in una chiave polemica e “scandalosa”: proprio per questa loro pubblicità, e per responsabilità verso tutti, non possiamo tacere.

È importante dirlo con chiarezza e semplicità: questa inchiesta del sito Silere propone una lettura che non coglie il punto centrale.

L’intervento della Chiesa su Comunione e Liberazione e sui Memores non ha riguardato scandali morali, abusi, giochi di potere o categorie interpretative della storia del movimento, ma una questione più profonda: il modo di intendere il carisma e il rapporto tra carisma e autorità.
La Chiesa ha chiesto al Movimento di custodire l’unità evitando un equivoco preciso: identificare il carisma con una persona, con una funzione o con un modo unico di esercitare la guida e di interpretare il carisma stesso.
Il carisma non appartiene a chi governa, non si trasmette per successione personale e non dipende dalla sequela di determinate funzioni. Questo chiarimento evita alla radice la sovrapposizione tra governo e spiritualità, tra foro esterno e foro interno (il foro esterno riguarda il governo delle associazioni, le decisioni e gli atti; il foro interno riguarda la vita spirituale, la coscienza personale e il rapporto con Dio), richiamata anche nell’inchiesta.
Il carisma è un dono dello Spirito, offerto a ciascuno per il bene della Chiesa e del mondo, vissuto nella libertà della fede nella Chiesa.

In alcuni interventi pubblici del passato era emersa invece l’idea che seguire il carisma significasse seguire direttamente indicazioni e persone “scelte dall’autorità”. La Chiesa ha giudicato questa impostazione pericolosa, perché rischia di sostituire la sequela di Cristo con la sequela di una persona o di una funzione (presidente della Fraternità, responsabili locali, visitor).

Il memorandum scritto da don Carrón nel 2018, reso pubblico dall’inchiesta del sito Silere, rende esplicita questa concezione: l’idea che le funzioni di guida della Fraternità e dei Memores Domini fossero inscindibili dal carisma stesso. In quel testo si intendeva giustificare la necessità del ruolo preminente del Consigliere ecclesiastico, all’epoca don Carrón, e di figure come i visitor, in nome della natura del carisma.
È questa concezione che la Chiesa ha corretto, non per negare il carisma, ma per custodirlo nella sua verità. Ciò che la Chiesa aveva concesso per ragioni temporanee e contingenti non poteva assolutamente essere ricondotto alla natura stessa del carisma…
Il nuovo Statuto della Fraternità, in particolare per quanto riguarda l’elezione della Diaconia centrale e del Presidente e la designazione dei referenti, va letto in questa prospettiva. Una correzione di rotta necessaria, che richiede oggi una virata decisa per controbilanciare gli effetti prodotti dalla concezione precedente. È una fase impegnativa, ma indispensabile per ristabilire chiarezza, libertà e responsabilità.
In futuro alcune modalità potranno anche essere modificate; ma l’identificazione tra carisma e funzioni di guida, tra autorità e certezza della sequela, è stata giudicata non compatibile con l’insegnamento della Chiesa e quindi è stata corretta: l’autorità è per il servizio, il carisma appartiene a tutti, e l’unità del carisma e delle forme vocazionali da esso suscitate non si fonda sulla sequela di una funzione, ma su Cristo nella Chiesa.

Per superare polemiche secondarie e fuorvianti

Nell’inchiesta di Silere non possum si insiste molto sul fatto che le presunte lotte interne sarebbero state motivate da divergenze su temi come il rapporto con la modernità, con la politica, la “bellezza disarmata”, la scelta religiosa e altre categorie interpretative della storia recente del movimento.
È importante chiarire con semplicità un punto decisivo: la Chiesa non è intervenuta su questi temi in quanto tali, né per stabilire quale fosse la posizione più corretta, né per imporre una determinata linea culturale, pastorale o politica.

La Chiesa è intervenuta esclusivamente nel momento in cui tali temi sono stati presentati come se esistesse un’unica interpretazione legittima del carisma e come se da questa derivasse un’unica “linea” da seguire, indicata dall’autorità, alla quale gli aderenti avrebbero dovuto conformarsi per essere certi di vivere (più o meno) fedelmente il carisma.
L’intervento ecclesiale ha quindi avuto lo scopo di liberare gli aderenti da un equivoco dottrinale grave, indipendentemente dalla qualità morale delle persone coinvolte o dalla bontà soggettiva delle intenzioni: l’equivoco per cui la fedeltà al carisma sarebbe garantita dalla conformità a una linea interpretativa indicata dall’autorità, anziché dalla sequela di Cristo nella libertà della fede dentro la Chiesa.

Anche riconoscendo accenti diversi o cambiamenti di stile nel tempo, nulla di tutto questo tocca il cuore della correzione reale. Al contrario, la confusione dei piani che emerge da ricostruzioni come questa inchiesta rende più comprensibile la prudenza e la lentezza con cui la Chiesa e chi oggi guida il movimento e i Memores stanno procedendo.

Dall’inchiesta di Silere emerge un giudizio profondamente negativo sulla Chiesa, sul Dicastero per i Laici e su molte persone citate. Se la Chiesa avesse identificato tale giudizio con quello complessivo del Movimento nei suoi confronti, si sarebbe potuto pensare a interventi ben più drastici. Il fatto che la Chiesa non abbia agito così dice invece chiaramente che il giudizio complessivo sull’esperienza di Comunione e Liberazione è molto positivo. L’intervento non è stato punitivo né demolitorio, ma mirato e circoscritto.
Per ciascuno dei punti riportati nell’inchiesta esistono spiegazioni reali e documentate, spesso molto più semplici di quanto si voglia far credere, che non richiedono di immaginare complotti o malafede. Molte tensioni si sarebbero potute risolvere più rapidamente, se non fossero state accompagnate da equivoci di fondo, che oggi sono comprensibili per tutti ed eventualmente chiaribili da chi li ha generati, se lo vorrà.

Questo contributo, come sempre, è offerto nella totale disponibilità al confronto e alla correzione, da parte di chi oggi guida il movimento e dall’autorità ecclesiale, alla quale siamo e desideriamo restare fedeli.

Il cammino ordinario e il tempo straordinario

È importante aggiungere una nota di serenità e di fiducia che riguarda l’intero movimento.
La comprensione dello specifico della correzione ecclesiale non è un punto da “superare”, una “croce” o una “rivincita”, ma un cammino che coinvolge tutti, in tempi e modi diversi. Nessuno deve sentirsi in anticipo o in ritardo rispetto ad altri.
Occorre distinguere con chiarezza due livelli dell’impegno che oggi siamo chiamati a vivere.

Il primo è l’impegno ordinario, che resta sempre ed è il cuore della nostra esperienza: rispondere personalmente al dono del carisma, riprenderlo nella propria vita, nelle Fraternità e nella compagnia concreta, per il bene della Chiesa e del mondo. Questo impegno non cambia, non viene sospeso e non dipende dalle circostanze esterne. È la responsabilità quotidiana di ciascuno ed è ciò che resterà sempre.

Accanto a questo, stiamo vivendo un impegno straordinario, legato a un fatto altrettanto straordinario: la correzione ecclesiale ricevuta. È un tempo necessario e prezioso, che chiede a tutti un approfondimento paziente e serio di quanto indicato dalla Chiesa. È una correzione che ha avuto una sua necessità storica e dottrinale e che avrà anche una sua conclusione, perché la Chiesa sa correggere con gradualità, rispetto dei tempi e autentica cura delle persone.
Questo tempo straordinario va preso nella massima considerazione, ma sempre dal di dentro del dono del carisma, non come qualcosa che lo sospende o lo sostituisce. La correzione è un aiuto perché quel dono possa essere vissuto in modo più vero, libero e maturo.

Già da ora, come sempre, ciascuno può vivere con semplicità e senza alcun problema la propria appartenenza a Comunione e Liberazione e ai Memores, anche quando permangono domande, fatiche o aspetti non ancora pienamente compresi. Questo non è un ostacolo al cammino, ma ne fa parte.
Ciò che conta è custodire l’essenziale. Questa certezza protegge la coscienza di tutti, libera da confronti inutili e permette al movimento di continuare a camminare nella Chiesa con fiducia, umiltà e gratitudine, lasciando che il tempo e la vita ecclesiale aiutino ciascuno a comprendere sempre meglio.
Per questo possiamo andare avanti senza paura: non c’è stato un complotto, ma una correzione ecclesiale chiara e paterna, che ci aiuta a vivere il carisma con maggiore libertà, responsabilità e comunione. Invece che perderci in polemiche o peggio restare interiormente divisi, sosteniamoci nella memoria grata della presenza di don Giussani:
«Non solo nelle nostre biografie e nei nostri cuori, bensì nella comunione dei santi, da dove intercede per tutti i suoi» (Papa Francesco, 15 ottobre 2022).

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