Il paradosso del Natale, l’accoglienza e la pace
Un amico, il dott. Alfredo Corticelli, mi manda questa riflessione sul Natale e sulla sua esperienza- Autore:
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“Natale è la festa del paradosso” inizia così l’omelia di don Alberto.
Paradosso di Dio, l’Eterno, Colui che è in cielo, che si fa uomo, scende sulla terra, diventa un bambino.
Paradosso di Dio che chiede ad una giovane donna di 14-15 anni di assumere attraverso di Lei la carne umana.
Paradosso di Dio, l’Onnipotente, che nasce in un’umile mangiatoia, adorato da pastori, che per trovarlo hanno seguito una stella.
«O logos sarx egeneto»
Due parole di natura totalmente opposta che l’evangelista Giovanni accosta.
“O logos”: il verbo.
“Sarx”: carne.
«E il verbo si è fatto carne»
Follia per i saggi, i dotti, i sapienti. Come può l’Eterno, l’Onnipotente, l’Infinito…. farsi carne, corpo, natura umana?
Come è possibile? Come può esistere questo paradosso?
Semplicemente perché è successo.
Un fatto. Un avvenimento.
Qualcosa che è accaduto ed ha cambiato tutto.
È entrato nel mondo ed ha reso l’uomo sé stesso, ha dato dignità ai bambini, ha reso le donne amore infinito, la carne umana sacra ed inviolabile, gli ultimi sono diventati i primi ed i ladroni e le prostitute sono entrate in Paradiso.
Un fatto, dopo il quale il mondo non è più lo stesso….
… eppure… sono quasi quattro anni che la guerra in Ucraina continua… a Gaza si muore di fame… in sud Sudan milioni di persone sono in stato di povertà… Haiti continua ad essere in mano alle gangs criminali…
Mentre nella nostra società individualistica e consumista la massima aspirazione è comprare qualcosa o sembrare qualcuno, in Europa si parla di riarmo, di barriere, di conflitti con la Russia e gli ottanta anni di pace ininterrotta dopo la fine della seconda guerra mondiale potrebbero finire molto presto.
Ieri pomeriggio, vigilia di Natale… in ospedale dopo una mattina di lavoro, una piccola festicciola a pranzo con i colleghi, avevo nel pomeriggio le visite in libera professione che mi spiaceva per i pazienti spostare… arrivato a fine giornata mi chiedevo cosa volesse il Signore dirmi in questo Natale… e cosa ci facessi lì a fare le visite a quell’ora… l’ultima visita era una signora ucraina di media età, di mestiere badante, portatami da una famiglia che già seguivo da tempo, per aiutarla a sistemare la pressione.
Mentre facevo la visita, parlando con lei scopro che è in Italia da molto tempo, che è vedova e che anche il suo figlio maschio è morto diversi anni fa.
Allora chiedo come si chiama la persona presso cui lavora e mi metto subito a scrivere:
“Gentile signora Patrizia, ho conosciuto Mariya che risiede da anni in Italia e mi sembra una bravissima persona.
Siccome ho avuto esperienza di aiutare una famiglia ucraina, le vorrei suggerire come aiutare Mariya a restare in Italia.
1) Rinnovare il contratto da colf/badante con la dicitura A TEMPO INDETERMINATO. Per lei – datore di lavoro – non cambia nulla in termini di vincoli contrattuali, mentre è utile per la signora Mariya.
2) Effettui la signora Mariya un esame di lingua italiana negli enti preposti.
3) Recuperi la signora Mariya i seguenti documenti: passaporto in corso di validità, carta di identità italiana, certificato di residenza storico con la prima data di residenza in Italia, dichiarazione dei redditi (730).
Con questi documenti, se – come ho capito – risiede in Italia da più di dieci anni stabilmente, è possibile procedere alla richiesta della CITTADINANZA ITALIANA.
In un mondo come quello odierno, minacciato da venti di guerra, occorrono persone che siano consapevoli che l’accoglienza è un dovere necessario, è una forma di pace, è un cambiamento di mentalità, è una eredità per i nostri figli.
Le auguro un santo Natale ed un felice anno nuovo”
dottor Alfredo Corticelli
Oggi, Natale del Signore,
ho ascoltato questo nostro straordinario Papa che dava la benedizione al mondo… e mi sono detto che non si può stare a guardare, che non basta l’analisi di quello che non va, che la preghiera da sola non è sufficiente… occorre essere operatori di pace, occorrono azioni e gesti, occorre dare la vita.
“Cari fratelli e sorelle,
«Rallegriamoci tutti nel Signore: il nostro Salvatore è nato nel mondo. Oggi la vera pace è scesa a noi dal cielo» (Antifona d’ingresso alla Messa della notte di Natale).
[…]
Nel Natale di Gesù già si profila la scelta di fondo che guiderà tutta la vita del Figlio di Dio, fino alla morte sulla croce: la scelta di non far portare a noi il peso del peccato, ma di portarlo Lui per noi, di farsene carico. Questo, solo Lui poteva farlo. Ma nello stesso tempo ha mostrato ciò che invece solo noi possiamo fare, cioè assumerci ciascuno la propria parte di responsabilità. Sì, perché Dio, che ci ha creato senza di noi, non può salvarci senza di noi (cfr S. Agostino, Discorso 169, 11. 13), cioè senza la nostra libera volontà di amare. Chi non ama non si salva, è perduto. E chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede (cfr 1Gv 4,20).
Sorelle e fratelli, ecco la via della pace: la responsabilità. Se ognuno di noi – a tutti i livelli –, invece di accusare gli altri, riconoscesse prima di tutto le proprie mancanze e ne chiedesse perdono a Dio, e nello stesso tempo si mettesse nei panni di chi soffre, si facesse solidale con chi è più debole e oppresso, allora il mondo cambierebbe.
Gesù Cristo è la nostra pace prima di tutto perché ci libera dal peccato e poi perché ci indica la via da seguire per superare i conflitti, tutti i conflitti, da quelli interpersonali a quelli internazionali. Senza un cuore libero dal peccato, un cuore perdonato, non si può essere uomini e donne pacifici e costruttori di pace. Per questo Gesù è nato a Betlemme ed è morto sulla croce: per liberarci dal peccato. Lui è il Salvatore. Con la sua grazia, possiamo e dobbiamo fare ognuno la propria parte per respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione.”
(Dal messaggio Urbi et Orbi del santo padre Leone XIV, Natale 2025)
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