“Tornate all’origine, e sarà un progresso”

Ritrovare il gusto del confronto, il chiedere e il dare le ragioni, è l'aspetto più bello della nostra civiltà. Un mondo di monologhi o, peggio, di diktat, di censure e di condanne a prescindere - ne sappiamo qualcosa -, non è quella «Antica terra della libertà» della San Marino che amiamo. Grazie a Barbara Tabarrini che ci invita ad un confronto
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CulturaCattolica.it ©
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Ho letto l’interessante riflessione di Barbara Tabarrini «ASSISTIAMO ALL’EROSIONE DELLE VECCHIE CERTEZZE. Recuperare il consenso etico condiviso» e credo che sia utile riflettere e ragionare insieme.
E se mettiamo insieme Terenzio (Homo sum, humani nihil a me alienum puto - sono uomo, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me) e San Paolo (p??ta d? d???µ??ete, t? ?a??? ?at??ete - Esaminate ogni cosa, trattenete ciò che vale) abbiamo tra le mani un programma che ci rende capaci di incontrare ogni uomo e giudicare ogni cosa, senza pregiudizi né piccinerie moralistiche.

Sullo stesso numero di Repubblica.sm ho letto l’articolo di Luigi Lonfernini il cui titolo è, a modo suo, un capolavoro: «Sammarinesi, Svegliatevi».

Da tempo oramai si parla «non di epoca di cambiamento, ma di cambiamento d’epoca», intendendo in questo modo di indicare quella «trasmutazione» che indica quel nuovo con cui tutti dobbiamo fare i conti, «tra chi lamenta un ineluttabile declino e chi intravede nuove forme di etica sociale… La società contemporanea ha visto un allentamento o una frammentazione dei valori tradizionali, come quelli legati alla famiglia, alla religione o alle ideologie politiche rigide».

Che fare? Ricordo quando, anni fa, sentii dire da Don Giussani che la domanda giusta non è il «Che fare?» ma il «Chi essere?». E penso che alla riflessione di BT sia giusto porre la domanda giusta.

Chi siamo, noi sammarinesi o italiani o, se ci pensiamo, noi occidentali?
Se guardiamo alla nostra storia, ci accorgiamo che, se da un lato siamo stati forgiati dalla novità cristiana, dall’altro subiamo da secoli il tentativo di cancellare quanto di più prezioso questa storia ci ha trasmesso ed affidato.

Ecco allora la questione. Barbara Tabarrini riconosce giustamente che siamo di fronte a una situazione inedita: la globalizzazione, la impersonalità delle relazioni e pluralismo morale… Sono sfide uniche a cui è subentrata come conseguenza (o risposta) l’enfasi verso l’individuo con l’emergere di nuovi valori e movimenti sociali. “Concetti come la sostenibilità, l’inclusione, i diritti umani e l’etica aziendale hanno acquisito rilevanza nel dibattito pubblico… Si tratta di trovare un equilibrio tra la libertà individuale e la responsabilità sociale, basato su principi universali come il rispetto, la giustizia e la compassione”.

Sorge però una domanda: come sarà possibile dare valore reale a quei «principi universali» che dovrebbero garantire giustizia e bene comune?
A San Marino abbiamo visto che l’aborto ha fatto un grande numero di vittime innocenti (e sappiamo tutti, senza nasconderci, che si tratta di vite umane, non di cellule facenti parte del corpo della madre). Sappiamo che il recente Progetto di legge sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento, al di là di pleonastiche affermazioni sulla dignità della vita, si apre a una deriva eutanasica, quando non suicidaria, che, tra l’altro, nega il diritto del medico alla obiezione di coscienza. E queste (solo alcune) indicazioni di carattere morale sembrano volere accreditarsi come difesa dei diritti.
Per non parlare di quello che sta accadendo con l’Intelligenza Artificiale e con le sue ricadute nel campo educativo, che ci interessa moltissimo, visto il bene che vogliamo ai nostri giovani, che non vogliamo indifesi né sfruttati.

L’urgenza suggerita dall’articolo in questione rimanda alla ricerca di un fondamento che renda possibile quanto richiesto dalla sensibilità umana di chi scrive.

Personalmente penso che sia necessario ritrovare i fondamenti (e soprattutto qui a San Marino ne abbiamo la possibilità concreta) per rendere possibile che il desiderio di bene non sia solo sogno o utopia.

Pasternak, un grande scrittore russo, di cui ricordiamo il romanzo Il dottor Živago reso famoso dal film omonimo, così scriveva: «Aspettate, ve lo dico io quello che penso. Penso che se la belva che dorme nell’uomo si potesse fermare con una minaccia, la minaccia della prigione o del castigo d’oltretomba, poco importa quale, l’emblema più alto dell’umanità sarebbe un domatore da circo con la frusta, e non un profeta che ha sacrificato se stesso. Ma la questione sta in questo, che, per secoli, non il bastone ma una musica ha posto l’uomo al di sopra della bestia e l’ha portato in alto: una musica, l’irresistibile forza della verità disarmata, il potere d’attrazione del suo esempio. Finora si riteneva che la cosa essenziale del Vangelo fossero le massime e le regole morali contenute nei comandamenti, mentre per me la cosa principale è che Cristo parla con parabole tratte dalla vita d’ogni giorno, spiegando la verità al lume dell’esistenza quotidiana. Alla base di questo sta l’idea che i legami mortali sono immortali e che la vita è simbolica perché ha un significato.»

Tornate all’origine, e sarà un progresso”: e sappiamo qual è l’origine da cui continuamente ripartire. In questi giorni la visita di Papa Leone in Turchia ci mostra la strada percorribile da ogni uomo. Quello che Gesù ha reso possibile nella storia ha ancora tanto da darci e se negli ultimi secoli abbiamo assistito al tentativo di estromettere Lui e la sua Chiesa dalla storia umana abbiamo anche potuto constatare che questo progetto non ha portato il bene per l’umanità.

L’origine a cui tornare è un nome e una esperienza. La nostra storia quasi bimillenaria ci ha mostrato che se la cristianità rimane fedele agli ideali di un santo (che ci ha lasciati liberi «ab utroque homine») può ancora ridare vigore alla nostra convivenza umana. E spero anche al nostro impegno educativo.

Come non appassionarsi al grido di Rimbaud: «Ah! che ritorni il tempo / Dei cuori che si accendono»? Chissà se aveva in mente la parola di Gesù «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!»? Noi siamo pronti!

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