Il nuovo Statuto della Fraternità: un passo di chiarezza e di maturità

Ricordando le parole di s. Giovanni Paolo II: «E’, infatti, importante mantenersi fedeli al carisma degli inizi per poter rispondere efficacemente alle attese e alle sfide dei tempi. Ripeto oggi quello che vi dissi alcuni anni or sono: “Rinnovate continuamente la scoperta del carisma che vi ha affascinati ed esso vi condurrà più potentemente a rendervi servitori di quell’unica potestà che è Cristo Signore!”» raccolgo le riflessioni di un amico, per riprendere il cammino della nostra comune esperienza
Autore:
Pietro Gargiulo
Fonte:
CulturaCattolica.it ©
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Con l’approvazione del nuovo Statuto della Fraternità di Comunione e Liberazione, non sono mancate perplessità e domande. Alcune nascono da un reale desiderio di capire, altre da un naturale smarrimento di fronte a un cambiamento che tocca la nostra storia. Ci permettiamo di dare un contributo, disponibili a essere corretti.
E’ importante non fermarsi alle impressioni. Il nuovo Statuto, anche a una prima lettura, mostra una grande coerenza con il carisma di don Giussani e con l’intervento paterno della Chiesa.
Esso compie due cambiamenti decisivi, che rappresentano un passo di chiarezza, di libertà e di maturità.

1. Il ruolo nuovo e decisivo dell’Assemblea Generale

Il primo cambiamento è la centralità assegnata all’Assemblea Generale.
Essa è il luogo dove si esprime la comunione di tutto il corpo della Fraternità. È l’Assemblea che:

• elegge il Presidente e la Diaconia Centrale;
• condivide e giudica il cammino fatto;
• stabilisce gli orientamenti educativi e missionari per i cinque anni successivi;
• approva eventuali modifiche statutarie.

In altre parole, l’Assemblea è la fonte della legittimità di tutto il governo della Fraternità.
Il Presidente e la Diaconia ricevono la loro autorità non “per discendenza” o “successione” da un carisma particolare, ma dal consenso di tutti gli iscritti alla Fraternità.
Questo è un punto decisivo: il nuovo Statuto vuole rendere impossibile ogni ambiguità sulla natura dell’autorità nella Fraternità.
Non esiste più alcuna base per pensare che chi governa “incarni” o “prolunghi” il carisma di don Giussani in modo “speciale.”
Il carisma, dono dello Spirito alla Chiesa tutta, non è di qualcuno (o più di qualcuno), ma di tutti. Tutti i membri, in quanto partecipano alla vita della Fraternità, ne sono portatori e responsabili nello stesso identico modo e chi assumere une responsabilità di governo non acquista nessuna particolare investitura carismatica.
Questa scelta è profondamente ecclesiale: la Chiesa stessa vive di un equilibrio tra carisma e istituzione, tra libertà dello Spirito e forme visibili di comunione.
L’Assemblea Generale, con la sua composizione rappresentativa e il suo mandato quinquennale, è il modo con cui questo equilibrio viene reso concreto nella nostra storia.

2. La presenza del Consigliere Spirituale e la distinzione tra governo e carisma

La semplice presenza del Consigliere Spirituale accanto al Presidente e alla Diaconia Centrale è un segno chiarissimo: non deve esserci, e non deve mai più esserci, confusione tra governo e carisma.
Ed è proprio questa confusione, non questioni di potere interno alla Fraternità o di posizioni politiche come la “scelta religiosa”, ad aver reso necessario l’intervento della Chiesa.
Non si è trattato di contrapporre “scelta religiosa” e “impegno nel mondo”, ma di sanare un equivoco più profondo: quello che identificava la sequela al carisma con la sequela a chi aveva la responsabilità del governo, e quindi, ultimamente, la sequela Cristo con la sequela di una persona o di una funzione.
Il Consigliere Spirituale è il garante ecclesiale che tutto resti nella giusta misura: l’autorità governa, ma non “incarna” il carisma; il carisma anima la vita di tutti, e non diventa potere.

3. L’origine dell’equivoco: l’autorità che sceglie l’autorità

La confusione di cui parliamo è emersa con particolare evidenza negli Esercizi Spirituali del 2015, quando don Julián Carrón, con espressioni equivoche affermò due concetti problematici:
1. che “l’autorità sceglie l’autorità”;
2. che i “visitor” sarebbero stati un legame diretto con chi aveva la responsabilità della guida.
Dietro queste parole si intravedeva una concezione che la Chiesa ha corretto: l’idea che la guida del movimento derivasse da una sorta di successione carismatica personale, come se chi veniva indicato fosse per ciò stesso il portatore del carisma, e che la sequela a lui fosse in qualche modo la forma concreta della fede.
Ma questo, la Chiesa lo ha ricordato con chiarezza, mette in pericolo la fede stessa, perché lega la vita cristiana non più a Cristo presente nei sacramenti, ma a un’autorità umana percepita come canale esclusivo della grazia.

4. La risposta del nuovo Statuto: il governo come servizio

Ecco allora il senso del secondo cambiamento decisivo del nuovo Statuto:
la designazione dei referenti territoriali da parte della Diaconia Centrale.

Perché questa decisione?
Si comprende con questo punto l’attenzione della Chiesa per una affermazione centrale per il nostro carisma: “siamo una compagnia guidata.” Una volta chiarito che il Presidente e la Diaconia hanno un compito puramente di governo, e non di “trasmissione del carisma”, diventa del tutto legittimo e sereno che essi designino i referenti territoriali.
Questa designazione non è un atto di potere, ma un atto di servizio: non si pretende di trasmettere un’eredità “spirituale”, ma si assicura il buon funzionamento e la comunione della nostra compagnia.
Chiaramente nulla vieta di ipotizzare anche alternative su questo punto, ma riflettiamo sul recente passato: con il precedente Statuto, infatti, le elezioni locali avevano un significato “equivoco”:
formalmente le comunità locali erano chiamate a eleggere i responsabili, ma le consultazioni erano spesso svuotate di senso, perché si riteneva che l’autorità dovesse “indicare” chi dovesse ricoprire tale ruolo, e che rifiutare tale indicazione sarebbe stato “rifiutare la grazia di Dio.”
Ora tutto è finalmente chiaro: la Fraternità è una compagnia guidata da persone che esercitano un compito di governo, non una “mediazione” del carisma. Essi servono il cammino comune.

5. Una compagnia guidata nella libertà e nella comunione

La nuova struttura permette alla Fraternità di ritrovare la sua forma originaria: una compagnia di persone che, attratte dal carisma donato a don Giussani, camminano insieme nella Chiesa, sostenute da una guida che governa per il bene comune, e non in nome di una “discendenza spirituale”.

• L’Assemblea Generale assicura la partecipazione e la comunione;
• la Diaconia Centrale esercita il governo nel servizio;
• il Consigliere Spirituale custodisce il riferimento ecclesiale e carismatico.

È un passo di maturità, non una perdita.
Un atto di fiducia nella Chiesa, che ha voluto aiutarci a vivere il carisma di don Giussani con più libertà, più chiarezza e più fedeltà al suo vero scopo: condurre tutti all’incontro vivo con Cristo nella Chiesa.

Riprendere il cammino con libertà e gratitudine

Il nuovo Statuto ci invita a una rinnovata coscienza della responsabilità personale. La posizione forse peggiore sarebbe quella di chi, anche comprensibilmente dicesse che tutto questo non gli interessa, riducendo la storia degli ultimi 10 anni e dei prossimi 6, fino alla prima elezione del 2031, a qualcosa di insignificante… Al contrario, immedesimiamoci con le ragioni profonde che sono all’origine di questi cambiamenti.
Cosicché chi non avesse compreso fino in fondo le dinamiche che hanno portato all’intervento della Chiesa possa comunque camminare sereno.
La grande maggioranza del nostro popolo ha sempre seguito con semplicità, e questa fedeltà silenziosa è oggi la forza su cui ripartire.
Ora tutti, proprio in ragione della responsabilità condivisa verso il carisma, siamo chiamati ad accogliere con docilità e intelligenza il giudizio ecclesiale.
La Chiesa, infatti, ha valorizzato tutto ciò che è nato da un coinvolgimento libero e personale nella vita del Movimento.
Ciò che conta è seguire con semplicità, vivere la comunione con il Santo Padre, fare bene Scuola di Comunità e custodire una devozione grata a don Giussani, nei termini indicati dalla Chiesa.
Così l’occasione del nuovo statuto diventa una grazia: un invito a riprendere il cammino, più uniti, più liberi, più certi che il Signore continua a guidarci.

Prof. Pietro Gargiulo