18 gennaio 2024: Libertà e dignità nella cura per tutti!

THE CARE DAY chiede che il sistema Sanitario svolga la propria funzione di curare la persona in ogni sua condizione come si legge all’art. 32, comma 1, Costituzione e all’art. 1 della legge fondativa dello stesso (833/78), e perciò chiede che le organizzazioni sanitarie sostengano modelli organizzativi, anche di Rete, per promuovere e migliorare la qualità delle cure palliative, che oggi sono ancora un diritto negato ai più.
Vai a "Ultime news"

Le associazioni del network “Ditelo sui tetti” hanno promosso il prossimo 18 gennaio, THE CARE DAY, per la libertà e dignità nella cura per tutti. In nove Regioni della nostra penisola, sono stati organizzati seminari di lavoro con oltre 100 contributi di palliativisti, bioeticisti, giuristi, rappresentanti di associazioni e istituzioni, invitando tutti i consiglieri regionali nelle sedi degli stessi consigli legislativi.
“THE CARE DAY”, promosso per chiedere politiche sociali e sanitarie per consentire a tutti il “diritto a non soffrire” con le cure palliative e con una assistenza continuativa, diritto che la sentenza n. 242/2019 della Corte costituzionale descrive quale essenziale per ogni persona.

Le REGIONI saranno così in dialogo con la società civile,
per una sanità che permetta a tutti il diritto a non soffrire, per contrastare il dolore nella sua dimensione globale. Le cure palliative non devono, infatti, essere solo legate alla prossimità della morte, ma coinvolgano tutte le malattie cronico-evolutive, non appena, cioè, i tumori ma le malattie neurovegetative, le fragilità complesse del paziente anziano, la demenza ed in generale tutte le malattie internistiche in fase evolutiva.
I seminari si svolgeranno in contemporanea presso le sedi dei consigli regionali di Basilicata, EmiliaRomagna, FriuliVenezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Toscana, Sicilia e Veneto: vedranno la partecipazione di circa un centinaio di palliativisti, bioeticisti, giuristi e rappresentanti di associazioni e istituzioni e saranno preceduti da autorevoli interventi in collegamento nazionale, quali quelli di Angelo Vescovi, Presidente Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) e Mario Melazzini, medico ricercatore, Direzione Generale Welfare Lombardia.

Vogliamo proporre la ragionevolezza di una priorità diversa e originale in tema di fine vita: la priorità della cura, cioè la priorità ai malati e ai fragili. Se, invece, si affermerà, tramite le norme e le istituzioni sanitarie, che la vita merita attenzione solo se performante, allora si sceglierà di mandare ai più deboli un messaggio di disvalore, di abbandono, come le stesse statistiche di altri paesi inesorabilmente dimostrano.
Non è, quindi, un problema di “libertà di scelta”, che rimane drammaticamente una possibilità personale, ma quale debba essere la direzione verso cui orientare “per legge” il servizio sanitario. “Una legge non è che una prescrizione della ragione, in ordine al bene comune, promulgata dal soggetto alla guida della comunità” (San Tommaso d’Acquino): anche una decisione normativa rispetto al “fine vita”, dunque sceglie sempre qualcosa ritenuto un “bene” per tutti e condiziona sempre l’intera comunità civile verso quello stesso “valore”.
THE CARE DAY chiede, quindi, che il sistema Sanitario svolga la propria funzione di curare la persona in ogni sua condizione come si legge all’art. 32, comma 1, Costituzione e all’art. 1 della legge fondativa dello stesso (833/78), e perciò chiede che le organizzazioni sanitarie sostengano modelli organizzativi, anche di Rete, per promuovere e migliorare la qualità delle cure palliative, che oggi sono ancora un diritto negato ai più.
Molto c’è da fare per contrastare il dolore, per contrastare l’abbandono.

Tutto questo è necessario per continuare a “vivere civili”, come si legge in un articolo sul Manifesto di Laura Marchetti, che, parlando dei nostri anziani, (https://ilmanifesto.it/la-civilta-e-enea-che-porta-anchise-sulle-spalle), affermava che “La civiltà nasce quando Enea in fuga dall’incendio, porta con se il vecchio padre sulle spalle e, per mano, il giovane figlio”.