Libertà d'informazione e cultura

Il discorso dei Capitani Reggenti di San Marino ha toccato vari punti di interesse. Al di là delle incursioni nella vita privata delle persone riteniamo che la comunicazione pubblica debba approfondire le questioni fondamentali per la vita di un Paese, soprattutto se accoglie i visitatori con il motto «Benvenuti nella antica terra della libertà»

In margine a un discorso di alto profilo istituzionale

Ho letto con attenzione il discorso della Reggenza in occasione dell’insediamento come Capi di Stato e espressione della suprema Magistratura.
Non entro nel merito delle tante e interessanti prospettive aperte, quello su cui mi soffermo è legato al tema che mi è caro, e che ogni ingresso in Repubblica mi ricorda: «Antica terra della Libertà».
Questi i due temi:
La Reggenza intende garantire la libertà di espressione e la piena libertà dei mezzi di comunicazione, baluardi di democrazia e di percorsi a sostegno della divulgazione della verità. Questo “facendosi garante, anche al proprio interno, per una informazione libera, rispettosa delle diverse sensibilità, secondo i principi della libertà di opinione e di manifestazione del pensiero”.
Inoltre “l’importanza cruciale che il ruolo di una informazione libera e corretta, scevra da interessi e consorterie di sorta, può e deve svolgere in situazioni di emergenza, è stata ulteriormente constatata nel corso della più recente emergenza pandemica.”

“Siamo particolarmente convinti che la cultura sia e debba essere unanimemente riconosciuta quale valore fondativo di una società aperta, plurale e conscia che la ricchezza e la prosperità di un Paese, ancor prima del peso economico, industriale e materiale, sono riconducibili all’inestimabile patrimonio immateriale di cui dispone.
In maniera determinante in questo momento storico, nel quale è articolato il confronto sulle modalità di recupero e di rinascita anche del nostro sistema, reputiamo necessario l’investimento in cultura, che si pone quale collante indispensabile per promuovere l’unità e rafforzare il nostro patrimonio identitario, ottimo indicatore del livello di civiltà e di vita dei nostri cittadini.
E’ un tema cui rivolgiamo e rivolgeremo prioritario impegno, non lesinando proposte e sollecitazioni, perché siamo certi che investire in cultura significhi investire nel futuro e sviluppare un valore che appartiene alla nostra storia; perché la cultura è patrimonio storico e artistico, è territorio, è spettacolo ed è anche scienza, filosofia, creatività e competenza.”

Raccolgo il suggerimento della libertà di informazione e la scelta di investire nella cultura come capisaldi di una politica che abbia al suo centro il bene dell’uomo e il futuro della Repubblica stessa. Consapevole che la realtà di un piccolo Stato in qualche modo consente di esprimere con forza ciò che altre realtà, segnate da pastoie burocratiche e interessi contrastanti, non riescono a garantire. Senza poi dimenticare che la realtà statuale di San Marino ha, come caratteristica fondamentale, quella di potere portare al mondo intero il valore di una tradizione più che millenaria.

Capita a volte di domandarsi se l’immagine che della realtà danno i mezzi di comunicazione renda sufficiente ragione di quanto accade, e se la società civile, in tutte le sue sfaccettature, abbia rilievo adeguato: a volte sembra di assistere a uno spettacolo di illusionismo, in cui scompaiono quasi magicamente alcuni elementi e ne appaiono altri, frutto più di una volontà di influenzare le menti che di realismo. Sarebbe interessante rileggere quale rilievo e completezza sia stato dato nel corso del Referendum per la legalizzazione dell’aborto alle notizie pro vita, al di là delle alchimie per consentire una fittizia par condicio nelle varie tribune politiche.

Per quanto riguarda la riflessione sul primato della cultura (e sul suo necessario legame con l’educazione), non possiamo dimenticare la più appassionata e lucida difesa della cultura pronunciata nel 1980, all’UNESCO, dal grande e santo Papa Giovanni Paolo II:
«L’uomo vive di una vita veramente umana grazie alla cultura… La cultura è un modo specifico dell’«esistere» e dell’«essere» dell’uomo. L’uomo vive sempre secondo una cultura che gli è propria, e che, a sua volta, crea fra gli uomini un legame che pure è loro proprio, determinando il carattere inter-umano e sociale dell’esistenza umana. […]
La civiltà contemporanea tenta d’imporre all’uomo una serie di imperativi apparenti che i loro portavoce giustificano ricorrendo al principio dello sviluppo e del progresso. Così, per esempio, al posto del rispetto della vita, l’«imperativo» di sbarazzarsi della vita e di distruggerla; al posto dell’amore, che è comunione responsabile di persone, l’«imperativo» del massimo di godimento sessuale al di fuori da ogni senso di responsabilità; al posto del primato della verità nell’azione, il «primato» del comportamento in voga, del soggettivo e del successo immediato. In tutto questo si esprime indirettamente una grande rinuncia sistematica alla sana ambizione che è l’ambizione di essere uomo. Non facciamoci illusioni: il sistema formato sulla base di questi falsi imperativi, di queste rinunce fondamentali, può determinare l’avvenire dell’uomo e l’avvenire della cultura. […]
Questa sovranità che esiste e che trae la sua origine dalla cultura propria della nazione e della società, dal primato della famiglia nell’opera dell’educazione ed infine dalla dignità personale di ogni uomo, deve restare il criterio fondamentale nella maniera di trattare quel problema importante per l’umanità d’oggi che è il problema dei mezzi di comunicazione sociale … Visto che questi mezzi sono i mezzi «sociali» della comunicazione, non possono essere mezzi di dominazione sugli altri da parte di agenti del potere politico come di quello delle potenze finanziarie che impongono il loro programma e il loro modello. Essi devono diventare il mezzo - e che mezzo importante! - di espressione di quella società che si serve di loro e che ne assicura anche l’esistenza. […]
Io sono figlio di una nazione, che ha vissuto le più grandi esperienze della storia, che i suoi vicini hanno condannato a morte a più riprese, ma che è sopravvissuta e che è rimasta se stessa… Questa cultura si è rivelata all’occorrenza d’una potenza più grande di tutte le altre forze… Esiste una sovranità fondamentale della società che si manifesta nella cultura della nazione. Si tratta della sovranità per la quale, allo stesso tempo, l’uomo è supremamente sovrano.»

Libertà di comunicazione, di educazione e di cultura: su questo programma continueremo ad interrogarci e a chiedere conto anche al mondo della politica sul suo rispetto fondamentale. È in gioco la nostra identità e sopravvivenza come popolo libero, di una antica e attualissima libertà.