Una società che plaude alla morte non merita di vivere

“La santità della vita è un’idea giudeo-cristiana che non sopravvivrà alla fine della civiltà giudeo-cristiana”
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Per potere sopportare quanto a volte accade nella realtà, bisognerebbe chiudere gli occhi e le orecchie, altrimenti il nostro silenzio suonerebbe come complicità.
Certo questo è ciò che ci ricordano i silenzi dei tanti uomini e donne di fronte alla Shoah, per cui ci domandiamo, come ha fatto papa Benedetto in occasione della beatificazione del Vescovo Von Galen, come è stato possibile che tutto questo accadesse: «Noi tutti, e in particolare noi tedeschi, siamo grati perché il Signore ci ha donato questo grande testimone della fede, che in tempi bui ha fatto splendere la luce della verità e ha mostrato il coraggio di opporsi al potere della tirannide. Ma dobbiamo anche chiederci: da dove gli giunse questa intuizione in un tempo in cui persone intelligenti erano come cieche? E da dove gli giunse la forza di opporsi in un momento in cui anche i forti si dimostrarono deboli e vili?»

In questo furore anticattolico e anticristiano, che ha dato la stura agli attacchi, ignobili e senza reale fondamento, all’operato di Papa Benedetto, ci domandiamo: “Qual è stata la vostra reazione alla notizia che migliaia di feti erano stati immessi negli inceneritori di ‘termovalorizzazione’ e utilizzati per riscaldare gli ospedali? Repulsione, immagino. Ma perché? Oserei che sia perché siete religiosi o perché le vostre convinzioni sono ancora a valle della fede, anche se la rifiuti. Perché se si ammette che un feto non ancora nato non è una vita e che una volta abortito non potrebbe più avere utilità, c’è almeno un argomento sul fatto che questi corpi potrebbero essere utilizzati. Perché non usare i bambini indesiderati per mantenere un ospedale al caldo? Come ha scritto Jonathan Sacks quando era rabbino capo, l’etica è evidentemente non evidente. Varia enormemente da un’era all’altra e l’etica giudaico-cristiana potrebbe benissimo, come T.S. Eliot ha detto, ‘sopravvivere a malapena alla Fede a cui deve il suo significato’. Il concetto di santità della vita umana è una nozione giudaico-cristiana che potrebbe facilmente non sopravvivere alla civiltà giudaico-cristiana” (Constance du Bus).



Leggendo le parole di Constance du Bus citate da Giulio Meotti nella sua newsletter, non possiamo sottrarci alla questione posta: “il massiccio declino del cristianesimo, un individualismo malato e un nichilismo onnipresente hanno aperto le porte a tutti gli abusi della ‘cultura della morte’. Sfortunatamente, con i media, le élite e le istituzioni accademiche totalmente impegnate nell’agenda eugenetica e transumanista e le chiese sempre più soggette all’‘opinione pubblica’, è difficile vedere come possa avvenire un cambiamento per un maggior rispetto della vita”.

La ripresa del cristianesimo e del suo insegnamento, in un contesto in cui quasi la metà della popolazione ha espresso parere favorevole alla liberalizzazione dell’aborto considerato come diritto civile, sarà l’unica possibilità reale e praticabile per quel sussulto di civiltà che ci farà paladini della vita, di ogni vita, togliendoci dall’arbitrio di considerarcene padroni indiscussi. È vero, bisogna che le fede ritorni a diventare cultura, capacità di giudizio, creatrice di luoghi reali in cui la vita sia sostenuta, protetta e difesa. Questo accade anche tra noi (basterebbe ricordare l’amore profuso dal Sevo di Dio don Oreste Benzi) e sarà l’unica nuova cifra di un paese (come San Marino) che voglia mantenersi antica e nuova terra della libertà.