Afghanistan, dalla tragedia una lezione

L'umiliante, disastrosa fuga dall'Afghanistan può aiutare l'Occidente ad aprire gli occhi sui suoi errori.
Non penso alle scelte diplomatiche o militari o economiche ma all'approccio culturale dell'Occidente a quel mondo islamico.
Autore:
Salvoldi, GianCarlo
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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AFGHANISTAN, DALLA TRAGEDIA UNA LEZIONE

L'umiliante, disastrosa fuga dall'Afghanistan può aiutare l'Occidente ad aprire gli occhi sui suoi errori.
Non penso alle scelte diplomatiche o militari o economiche ma all'approccio culturale dell'Occidente a quel mondo islamico.
La popolazione afghana ormai è ricaduta nell'oscurantismo e le donne subiscono le violenze più gravi, mentre incombe anche l'Isis/Daesh.

L'informazione si limita a parlare delle sconfitte, certo pesanti, a livello militare, politico e umanitario.
Parla anche del livello culturale, ma restringendo il campo solo ai dati della scolarizzazione e della conquista di alcuni diritti.
Molti commentatori si perdono nella cronaca e negli aneddoti ma restano in superficie senza indagare le cause profonde della tragedia.
Erano maestri quando si trattava di fare controinformazione dall'opposizione, mentre oggi sono schierati con la globalizzazione della élite mondiale di Davos e non possono criticare questa Europa impotente e sono arrivati a parlare dei "talebuoni".

La cultura "politicamente corretta", più giacobina che illuminista, invece di prendere atto che sul mondo islamico ha tenuto posizioni utopiche e infruttuose, preferisce accecarsi da sola, e continua a rifiutare di dare il dovuto peso e ruolo alla variabile religiosa che è centrale nelle culture di gran parte dei popoli del pianeta.

Ancora una volta quegli intellettuali si sono illusi che bastasse abbondanza di danaro per dare benessere ai popoli e risolvere ogni problema, e la stessa illusione l'hanno coltivata sulla scolarizzazione, che è condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo umano, e alla fine si sono perfino rassegnati all'intervento della Nato con l'avallo dell'Onu, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Le vicende dell'Afghanistan così come gestite dalla comunità internazionale ci confermano la bontà della teoria secondo cui è dalle teologie che discendono le sociologie dalle quali poi discendono le antropologie: cioè l'idea che si ha di Dio è decisiva nel creare un certo tipo di società e quindi un certo tipo di essere umano.

Ma fino a quando l'Occidente ateo e materialista penserà che basta ignorare le teologie, e con esse le fedi e le religioni, perché esse scompaiano, continuerà a veder arrivare i Talebani al potere come nel 1998 e come oggi nel 2021.

All'interno delle società occidentali, a causa della scissione tra fede e ragione, si sono verificate delle distruttività che si sono estese anche a livello del mondo globalizzato, dove stiamo sperimentando impotenze e sofferenze causate da una razionalità politica senza fede, che si contrappone a culture religiose che non apprezzano razionalità e libero arbitrio.

A me sembra chiaro che si devono evitare i due errori opposti: o di sbandierare simboli religiosi o di eliminarli dalla società e dalla cultura: serve invece viverli pacatamente nel rispetto delle reciproche libertà.

In Afghanistan e nel resto del mondo la comunità internazionale ha cercato di portare il modello di democrazia occidentale e la liberazione della donna, ma non c'è riuscita. L'errore non è stato l'uso delle forze armate deciso dall'Onu, ma l'illusione e la conseguente arroganza di voler cambiare una cultura usando i mezzi di una ragione arida e sterile perché senza fede, e che di conseguenza è priva di orizzonti infiniti.

Siamo di fronte a visioni molto diverse della salvezza dell'umanità e un'obiezione che viene rivolta a quella cristiana, che punta sulla conversione del cuore della persona per trasformare il mondo, è quella dei tempi troppo lunghi per arrivare alla salvezza, ed è vero.
Ma le scorciatoie della rivoluzione francese e di quella sovietica e di quella maoista hanno portato le rivoluzioni a schiantarsi nel disastro.

Lo stesso è accaduto in Afghanistan dove l'esportazione della democrazia è stata percepita come colonizzazione occidentale, e i diritti sociali e civili come un danno per il popolo e per le donne: e in questo gli eccessi occidentali del "gender" sono carburante copioso e potente per l'oscurantismo talebano.

Se queste riflessioni hanno qualche senso, si può concludere che la politica occidentale deve cominciare a dare il valore dovuto alla variabile religiosa: e se non lo fa perché ci crede lo deve fare perché l'Occidente possa costruire relazioni internazionali di pace.

Infine, per quanto riguarda la ricerca della salvezza dell'umanità, siamo molti a credere che essa stia nella doppia dimensione terrena e ultraterrena, e cioè essa deve maturare qui sulla terra per arrivare a piena realizzazione nei Cieli.
Chi pronuncia un atto di fede di questo tipo può attingere per il suo impegno ad una Fonte di energia perenne, e di luce.