Ufficiale: rischiamo di morire

Fra Cristoforo, nel momento più drammatico per Renzo e Lucia, parla chiaro: “è una prova, figliuoli, sopportatela con pazienza, con fiducia, senza odio, e siate sicuri che verrà un tempo in cui vi troverete contenti di ciò che ora v’accade”.
Mi colpisce quel “senza odio”.
(Fra’ Cristoforo dove sei?)
Autore:
Jacob Netesede
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Gli animi si scaldano, ma non è il - presuntissimo - surriscaldamento globale.
Chi governa, sostenuto dalla maggioranza dei media, usa toni da conflitto bellico e sembra voler sfruttare la paura diffusa per togliere di mezzo ogni ostacolo alle proprie decisioni.
Tra coloro che sono governati, riconosco, per quel che mi capita di incontrare, diversi atteggiamenti.
È vero, ogni uomo è unico ed irripetibile: per un tentativo di riflessione propongo una confutabilissima generalizzazione, individuando alcune categorie umane.

1 - #Pinolalavatrice
Se il governo chiede di chiudere il paese per salvare vite: si faccia!
Se il governo chiede vaccinarsi: ecco il braccio, mio e dei miei figli!
Se il governo chiede una tessera verde per la vita sociale: benissimo! come la ottengo?
I primi sono coloro che, come profetizzato da Von Hildebrand, hanno da tempo detronizzato la verità: non si cerca ciò che è vero, basta prendere atto della narrazione governativa.
L’emergenza sanitaria ha posto i governi mondiali di fronte a qualcosa di particolare e, si presume, assolutamente imprevedibile per forma e dimensioni, ma nel primo gruppo sembra non esservi posto per dubbi o domande.
Ciò che il governo propone sembra essere per costoro, senza troppe discussioni, la ricetta giusta e tempestiva per ogni accadimento.
L’atteggiamento del primo gruppo sembra dominato da questo giudizio: “Essi sono al governo e, pertanto, sanno cosa fare. Hanno maggiori e migliori informazioni, si avvalgono di ottimi consulenti e, soprattutto, sono senza dubbio mossi dall’ottenere il meglio per me e per tutto il popolo. Sono al governo del nostro paese, condividono le nostre paure e le nostre speranze e condividono le priorità e le aspettative della gran parte della maggioranza del paese”.
Lo ammetto, non capisco su quali elementi il primo gruppo fondi questo giudizio.
Stringersi a coorte di fronte al nemico virus (sia esso naturale o artificiale, ai posteri l’ardua sentenza… le certezze di alcuni contemporanei in merito durano meno di un centravanti del Milan), non significa dimenticare i curricula, gli errori, le miserie dei governanti, così evidenti al gennaio 2020 e nei mesi e negli anni precedenti.
Si dice che persino i santi sbaglino sette volte al giorno: oltre a scorgere poche aureole, difficile credere che al governo nell’ultimo anno e mezzo si siano avvicendati solo i migliori uomini, per mente e cuore, che il Belpaese (l’Europa, il mondo…) abbia a disposizione.
Anche solo per ragioni statistiche, sono da mettere sulla bilancia delle nostre valutazioni errori, distrazioni, conflitti di interesse, bramosie e cedimenti.
Un’ultima annotazione su questo gruppo: ad un primo sguardo, sembra - salvo note e buriose eccezioni - composto dai cittadini più pacifici.
Ma credo sia solo, per alcuni, apparenza, per altri, aggressività passiva.
Insomma… “dimmi - quello - che - devo - fare - ed - io - lo - faccio”, diceva quel comico...

2 - #Giardini di rose bianche
A macchie di leopardo nei vari schieramenti politici e sociali, scorgo un secondo gruppo formato da coloro che associano i fatti recenti a quanto accadde nella storia all’alba di alcune dittature, in particolare del novecento.
Questi hanno intrapreso un progressivo cammino di allontanamento da ciò che comunemente definiamo “mondo”, la vita sociale rilanciata dai media.
Spesso si tratta di persone che hanno iniziato a porre domande, sollevare dubbi, considerare strategie alternative sulla base delle informazioni e delle contraddizioni diffuse e rilanciate da organi di informazione e di governo.
Non hanno iniziato manifestando, l’epifania di questo gruppo è stata progressiva.
È il destino di alcune domande trascurate: sedimentano, si fortificano, crescono e diventano un grido insopprimibile.
Anzi, il tentativo di soffocarle con piglio autoritario le corrobora (talvolta oltre le loro vere ed autentiche ragioni).
Se, ad esempio, si fosse chiarito con rigore scientifico e pazienza per quale ragione non si sia investito sulle terapie domiciliari per non intasare le terapie intensive, forse qualcuno se ne sarebbe fatta una ragione.
Sembra si chieda (rectius, pretenda) che i medici e gli infermieri siano eroi: invece tutto ciò che poteva togliere pressione era da valorizzare.
Al contrario, ipotesi diverse dalla “vigile attesa+Tachipirina” sono state scartate se non infangate.
Persino le autopsie, trascurando persino la saggezza da serie televisive americane, sono state inizialmente disincentivate.
Se si fosse proceduto a mettere in sicurezza, con misure di protezione e vaccini, le fasce di età ed i soggetti più deboli, lasciando il resto della popolazione libera e attiva, forse non avremmo livelli di ansia e paura tali da indurre trentenni a girare con la propria automobile da soli indossando la mascherina.
Se si considerasse chi pone domande ragionevoli (con toni e modi ritenuti democratici quando si tratta di diritti LGBT o ecologici), semplicemente “un concittadino con una opinione diversa” e non un sorcio o un soggetto da eliminare, forse si alimenterebbe la coesione sociale (obbiettivo di un buon governante, peraltro…).
Ad esempio l’omissione (dolosa o colposa che sia) solo per l’Italia di una frase in Gazzetta Ufficiale UE del 15/6/21 sulla non discriminazione di coloro che compiono la scelta di non vaccinarsi è qualcosa che, per gravità, meriterebbe puntuali chiarimenti, non imbarazzante silenzio da Governo e organi di informazione.
Sembra invece che non si vogliano fornire spiegazioni ragionevoli.
Persino i numeri istituzionali (sui quali, peraltro, diverse perplessità sono sorte sin dall’aprile 2020) raccontano di una epidemia diversa da quella descritta dai principali media: sotto i 50 anni, contrarre il Covid è statisticamente pericoloso quanto numerose altre malattie con cui conviviamo da anni.
Questo secondo gruppo di umanità è trasversale, improvvisato e, soprattutto, esiste: non può essere oggetto di odio o di scherno, soprattutto nel momento in cui ci si inginocchia, si sfila, si colorano stazioni della metropolitana, si propongono giornate nazionali… tutto per evitare - vere o presunte - dannate discriminazioni.
Anche in questo gruppo, però, serpeggiano i toni ideologici: molti “giardini di rose bianche” sono contaminati dalla zizzania del sarcasmo di chi pensa di possedere la verità.
Si trovano a sfilare dietro lo stesso striscione le umanità più disparate: dall’ultra conservatore all’ultra progressista.
Erano su barricate opposte fino a ieri, oggi il nemico comune serra le fila: anzi, quasi miracolosamente, la sintonia sul “NoGreenPass” riesce a far cogliere nel nemico ideale di sempre quel briciolo di umanità che poche ore prima sembrava invisibile.
E si ritrovano i problemi di sempre.
Il problema di molti con l’autorità (il governo, il potere sbagliano sempre e a prescindere… padri, ma dove siete stati quando c’era bisogno di voi?).
Il problema di molti con la ragione (me lo ha detto mio cugino - che una volta è morto (cit.) e ora, invece, è un agente segreto infiltrato nella Pfizer dove riempie di Pepsi le lattine di CocaCola dei dipendenti - quindi è vero).
Il problema di molti con la Scienza, che in verità è solo scienza, con la minuscola, e che forse, permettete la provocazione, non esiste: esistono scienziati (spesso in disaccordo, grazie a Dio, sennò non ci sarebbe progresso), esiste un metodo scientifico, esistono certezze scientifiche, ipotesi, tesi, confutazioni, esperimenti…
Cogliere il gravissimo problema di libertà e di verità che questi drammatici mesi pongono con inaudita violenza, non immunizza dal diventare ideologici tanto quanto quelli che si contestano.
Ma coglierlo, come i giovani della Rosa Bianca, è necessario anzi è decisivo: giudicare in modo sprezzante chi pone una domanda di libertà è solo un modo superficiale di non rispondere.

3 #Number of the beast
Vi sono coloro che associano i fatti di questi ultimi tempi all’imminente apocalisse.
Ma anche in questo caso, penso si possa dire, c’è modo e modo.
Vi è chi coglie il tema apocalittico, nel senso - etimologico - di “rivelazione” della battaglia che è connaturata ad ogni epoca della storia, compresa questa e, memore del fatto che non sappiamo né il giorno né l’ora, invita a rimanere desti e a chiedere la venuta del Salvatore.
Questo, in fondo, è uno dei compiti principali di chi si professi cristiano.
Nella fede trova sostegno la battaglia per la vita: la voce dei cattolici che chiedano una ricerca in campo medicinale che prescinda totalmente dall’aborto e dal materiale ricavatone è terribilmente flebile, purtroppo.
Per contro, vi è anche chi dietro a ogni accadimento cerca l’esatto corrispondente in una profezia, in un versetto, in un commento, in una lettera, in un segreto rivelato, in un’immagine antica…
Scorgo, purtroppo - e spero di sbagliarmi - , una vera e propria sete, bramosia di rivelazioni, di segni mistici.
Per questi, lascio il commento a San Giovanni della Croce: “il demonio è molto soddisfatto allorché un'anima desidera ricevere rivelazioni o sente inclinazione per esse, poiché in tal caso gli si offrono molte occasioni e possibilità di insinuare errori e di distruggere in lei la fede”.
Sorgono, in ogni anfratto del web, opinionisti e profeti: ricordiamo che persino l'opinione privata di un papa (e di più un cardinale, vescovo, parroco, sacrestano, esperto, teologo…) su un argomento non ha alcuna autorità vincolante per i fedeli.
A salvarci dal profluvio di opinioni teologicamente fondate una volta c’era il giudizio comunionale: oggi è merce rara, vista la demolizione delle comunità e la fuga di molti pastori.
Come fare oggi?
Chi teorizza, ad esempio, che non ci si debba occupare di vaccini e green pass ma pensare solo alla vita spirituale, a mio avviso, sbaglia e non tiene conto che per qualcuno questa è una battaglia per il pane, per il lavoro, per la dignità.
Chi pensa che sia sufficiente obbedire all’autorità perché, in fondo, è “così facile obbedire” e ogni autorità viene da Dio… a mio avviso sbaglia, perché evita la fatica di un giudizio che invece è necessario.
Chi pensa che la strada sia accentuare il conflitto, alzare i toni, rispondere con una violenza maggiore - forse con l’idea malcelata che a breve una tempesta di fuoco colpisca solo gli ingiusti - a mio avviso sbaglia altrettanto.

4 #oh when the Saints…
Cercare il volto dei Santi è un’ipotesi.
Mai come in questi momenti, la strada dei Santi è l’unica: che i cuori lacerati da quanto accade, con la spada a due tagli nelle mani e le lodi di Dio sulla bocca, tornino a gridare all’Unico che salva con la preghiera, certa e costante.
In ogni epoca, ai santi non è stata risparmiata la battaglia: in quella splende la loro santità, non nelle scelte facili o inevitabili.
Fra Cristoforo, nel momento più drammatico per Renzo e Lucia, parla chiaro: “è una prova, figliuoli, sopportatela con pazienza, con fiducia, senza odio, e siate sicuri che verrà un tempo in cui vi troverete contenti di ciò che ora v’accade”.
Mi colpisce quel “senza odio”.
Amici, che ieri vi abbracciavate e ora vi guardate da una barricata all’altra: siate prudenti, non disperdete la grazia di una vita per l’odio di un momento.
Il giudizio culturale cattolico deve accettare dolorosissime sconfitte: non si tratta, in qualche caso, di dar battaglia ma di accettare l’amaro della disfatta e iniziare a spendere energie per ricostruire.
Quel che rischia di morire è ciò che animava le comunità a costruire una cattedrale.
Non erano tutti d’accordo, non erano tutti simpatici, non erano tutti vaccinati (e qualcuno sarà morto cadendo dal ponteggio).
Quindi unitatem in necessariis, in non necessariis libertatem, in omnibus caritatem: rischiamo di morire, (con o senza Covid) che sia in grazia di Dio.



Jacob Netesede