Il mio teatrino giocattolo

Ascoltiamo che cosa ha detto Chesterton, di cui oggi ricordiamo il giorno natale. Apre una prospettiva per chi spera – nonostante la consapevolezza dei limiti – in una vita «non inutile»
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Ultime news"

C’è sempre qualcosa di grande da imparare dagli scrittori, e questo vale sempre per Chesterton (di cui oggi ricordiamo la nascita): «Per il teatrino giocattolo è vero questo: che, riducendo la scala degli eventi, può introdurre eventi più grandi. Siccome è piccolo può facilmente rappresentare il terremoto in Giamaica. Siccome è piccolo può facilmente rappresentare il Giorno del Giudizio. Esattamente in quanto è limitato, esso può giocare facilmente con le città in declino o con le stelle cadenti. Intanto i grandi teatri sono costretti a risparmiare perché sono grandi. Quando avremo compreso questo fatto, avremo compreso qualcosa della ragione per cui il mondo è sempre stato ispirato innanzitutto dalle piccole nazionalità. La vasta filosofia greca poteva accomodarsi più facilmente nella piccola città di Atene che nell’immenso Impero di Persia. Nelle strette vie di Firenze Dante sentì che c’era spazio per il Purgatorio e il Paradiso e l’Inferno; sarebbe stato soffocato dall’Impero britannico. I grandi imperi sono prosaici per forza, perché supera l’umana potenza rappresentare un grande poema su così grande scala. Idee molto grandi si può solo rappresentarle in spazi molto piccoli. Il mio teatrino giocattolo è altrettanto filosofico quanto il teatro di Atene.»

È la filosofia che può rendere San Marino, in questo contesto drammatico in cui sembra che tutto stia per crollare: le certezze e le evidenze, i valori e le tradizioni, la patria dell’uomo autentico, che conosce il bene che lo sostiene.

E mentre uno scrittore, per definire la condizione culturale della nostra Europa, afferma che “siamo al capezzale di un occidente moribondo”, noi possiamo riconoscere tra noi i segni di un bene che ci afferra.

Questi giorni in cui è stato presentato il “Comitato contrario al Referendum sull’aborto – Uno di noi” mi ha colpito vedere l’entusiasmo di alcuni giovani desiderosi di mettersi al servizio di quel bene che è la vita nei suoi inizi, come pure l’impegno a proporre una mostra (“Unione Europea, storia di un’amicizia”) che facesse riscoprire i padri di quella Europa dalle radici cristiane, che tanta speranza aveva suscitato dopo la tragedia della II guerra mondiale, e dei totalitarismi nazisti e sovietici.

Non solo, ma di fronte ai tanti drammi legati a maternità difficili, l’impegno della Associazione Accoglienza della Vita e della Comunità Giovanni XXIII ci mostrano che la soluzione non è mai l’aborto.
Oppure, vedendo la nascita del gruppo Facebook “San Marino Trisomia 21. La sindrome della felicità” come non pensare che proprio il pensiero di Chesterton abbia qui il suo compiuto valore?

«Idee molto grandi si può solo rappresentarle in spazi molto piccoli»: e questo rende queste opere tra noi un autentico capolavoro di grandezza. Come dicevano i Padri della Chiesa: “Quello che è grande in noi è la vita” o, ancora più efficacemente, s. Caterina da Siena: “Non accontentatevi delle cose piccole. Egli le vuole grandi”!

Compito di ogni comunicazione credo sia proprio quello di dare visibilità e rilievo a tutto ciò che esalta la grandezza dell’uomo, pur nella piccolezza dei mezzi, e da questo anche il “pubblico” potrà trarne vantaggio.