La nostra responsabilità, nell’ora presente: #LGTB, #Lockdown e #IRC

Il problema più urgente in questi tempi è quella che si chiama «emergenza educativa»: nel restringersi degli spazi di libertà (decreto legge Zan, sussidi alle scuole paritarie, crisi di fede generalizzata...) ci è richiesto di non trascurare il compito educativo e la trasmissione dei contenuti fondamentali del cattolicesimo
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Dobbiamo riflettere sui cambiamenti che ci attendono, e che chiedono a tutti consapevolezza e responsabilità. E là dove assumono pure forme di legge, chiedono a chi ha a cuore il bene comune un serio intervento che, ricorda Papa Francesco ai Parlamentari, può anche essere una seria azione per abrogarle: «In quanto eletti da una Nazione verso la quale gli occhi del mondo si rivolgono spesso, è vostro dovere, ritengo, contribuire in modo efficace e costante al miglioramento della vita dei vostri concittadini che voi conoscete particolarmente attraverso gli innumerevoli contatti locali che coltivate e che vi rendono sensibili alle loro vere necessità. Il vostro compito è certamente tecnico e giuridico, e consiste nel proporre leggi, nell’emendarle o anche nell’abrogarle. Ma è anche necessario infondere in esse un supplemento, uno spirito, direi un’anima, che non rifletta solamente le modalità e le idee del momento, ma che conferisca ad esse l’indispensabile qualità che eleva e nobilita la persona umana.»

Mi pare che ci siano queste questioni che chiedono chiarezza di giudizio:

1. Innanzitutto ricordo che un sito che ha a cuore la difesa della vita e della famiglia così giudica quanto la proposta di legge sulla cosiddetta «omofobia» può incidere sulla educazione: «A preoccupare è l’articolo 6 del ddl, laddove viene esplicitamente richiamata «una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere». Ora, detta «strategia nazionale» in che cosa consisterà di preciso? E, soprattutto: riguarderà forse anche l’ambito scolastico? Quest’ultimo, davvero poco rassicurante presagio trova una indiretta conferma nell’articolo precedente, il 5.
In esso, infatti, non soltanto si legge che la «la Repubblica italiana riconosce il giorno 17 maggio quale “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”» (comma 1), ma viene apertamente specificato che, in occasione di tale ricorrenza, vengono «organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile […] in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado» (comma 3). Già un richiamo al comparto dell’istruzione sarebbe bastato e avanzato ad alimentare preoccupazioni, ma quell’«in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado» non lascia il minimo spazio ad equivoci: la Giornata nazionale contro l’omofobia sarà incardinata nella vita scolastica come appuntamento irrinunciabile, da celebrare.» E, possiamo aggiungere, coloro che si incaricheranno di tali «celebrazioni» potranno essere quei circoli, come il «Mario Mieli» o «Il Cassero» che certo non brillano per il rispetto della dignità delle persone e le convinzioni morali e religiose degli uomini.

2. Inoltre siamo di fronte a un progetto statalista di istruzione che sta soffocando le scuole paritarie, restringendo gli spazi di libertà di educazione che la stessa Costituzione garantisce al popolo, e che sono reclamati non solo dalla dottrina cattolica, come ricorda il Concilio Vaticano II: «I genitori, avendo il dovere ed il diritto primario e irrinunciabile di educare i figli, debbono godere di una reale libertà nella scelta della scuola. Perciò i pubblici poteri, a cui incombe la tutela e la difesa della libertà dei cittadini, nel rispetto della giustizia distributiva, debbono preoccuparsi che le sovvenzioni pubbliche siano erogate in maniera che i genitori possano scegliere le scuole per i propri figli in piena libertà, secondo la loro coscienza.
D’altra parte, tocca allo Stato provvedere perché tutti i cittadini possano accedere e partecipare in modo conveniente alla cultura e si preparino adeguatamente all’esercizio dei doveri e dei diritti civili. Sempre lo Stato dunque deve tutelare il diritto dei fanciulli ad una conveniente educazione scolastica, vigilare sulla capacità degli insegnanti e sulla serietà degli studi, provvedere alla salute degli alunni ed in genere promuovere tutto l’ordinamento scolastico tenendo presente il principio della sussidiarietà ed escludendo quindi ogni forma di monopolio scolastico. Tale monopolio infatti contraddice ai diritti naturali della persona umana, allo sviluppo e alla divulgazione della cultura, alla pacifica convivenza dei cittadini ed anche al pluralismo, che è oggi la regola in moltissime società. (Gravissimum educationis).»
Lottare per difendere il principio della responsabilità educativa della famiglia è anche un principio di quella «sana laicità» che si è espressa nell’Articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, comma 3: «I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.»

3. Da ultimo, proprio in occasione del lockdown, che ha tenuto lontano dalla vita religiosa soprattutto i più giovani, penso che sia giusto richiamare tutti gli insegnati di religione cattolica al loro compito insostituibile, di fare conoscere – e questa è già la prima condizione della libertà – gli aspetti fondamentali del cristianesimo. Dice il Concordato: «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado».
Si apre una stagione certamente interessante per tutti questi docenti, con una responsabilità nei confronti dei giovani, delle famiglie e della Chiesa che mi pare insostituibile. Ne saranno all’altezza? Credo di sì, anche se sarà necessario un sostegno mirato e approfondito.