Lettera agli amici musulmani che vogliono essere italiani: dite no al tortellino falso.

Ricevo da Luca Costa questa utile riflessione, a proposito della identità di un popolo, che non può essere svenduta né contrabbandata. La sua difesa è ricchezza non solo per gli italiani, ma per ogni persona che ci incontra e desidera condividere con noi la propria vita
Autore:
Luca Costa
Fonte:
http://www.totalita.it/
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La distruzione dell'identità passa anche attraverso l'inquinamento delle tradizioni culinarie

Vivendo in Francia da ormai cinque anni mi credevo ormai pronto ad assistere a qualsiasi tipo di profanazione del sacro. Profanazione di chiese, basiliche, monasteri, opere d’arte, letteratura paesaggio, tutto è ormai sfigurato in nome del progressismo.
Non ero invece preparato alla profanazione del tortellino bolognese che si prepara a Bologna per la festa di San Petronio.
Sì, avete capito bene: una profanazione che non avviene in un ristorante per turisti nella periferia di New York bensì a Bologna, grazie alla genialità del Comitato cittadino per le manifestazioni petroniane. Il Comitato ha deciso che in occasione della grande festa di questo fine settimana siano preparati tortellini con ripieno al pollo (al pollo!), per permettere così anche ai musulmani di brandire coranica forchetta e partecipare all’abbuffata.
Per la diocesi di Bologna guidata dal “novello-cardinal” arcivescovo Zuppi lo stupro della tradizione gastronomica sarebbe, testuali parole: “una normale regola di accoglienza e di riguardo verso gli invitati”.
Al sindaco Merola riesce un’acrobazia retorica ancora più straordinaria: “la tradizione bolognese è innovare e accogliere! chi non è d’accordo vada a New York, dove da anni cucinano tortellini con pollo e piselli!”.
Quanta intelligenza! Come se spettasse ai ristoratori part-time dei motel e delle stazioni di servizio americane difendere la cultura bolognese… eh no Merolone, dovrebbe esser compito tuo…
La sinistra, come al solito, cerca di convincere sia noi che gli immigrati musulmani che questo è l’anno zero della storia. Costruiamo un’Italia nuova. (Ri)facciamo gli italiani (ancora…).
È un’utopia, e le utopie prima o poi qualcuno le paga a caro prezzo, sempre.
Cari amici musulmani che vivete in Italia, cari italiani, non ascoltate la sinistra progressista. Non date retta a Merola né al Comitato cittadino per le manifestazioni petroniane. Vi stanno mentendo tutti. Diocesi compresa.
Questo non è l’anno zero della storia e non c’è nessuna Italia da fare o da rifare.
C’è un’Italia da scoprire, da conoscere e da difendere. Il paese nel quale arrivate è più vecchio di voi. Ha una storia, una cultura e una civiltà. Le vostre radici non sono qui?
Vi assicuro che l’Italia è un paese talmente straordinario che vi si possono innestare rami e radici, partendo dal cuore e dallo spirito di chiunque desideri farne parte. Innesti talmente solidi da permettervi di diventare italiani esattamente come se lo foste da secoli. Basta volerlo. Volete essere italiani?
Allora pretendete di esserlo, pretendete di conoscere l’arte, la storia, la musica, il paesaggio, la fede, l’architettura, la dolce vita, tutto, compresi i tortellini.
Perché, come diceva la filosofa francese Simone Weil, non c’è niente di più prezioso per lo spirito de l’Enracinement: una radice spirituale di appartenenza a qualcosa che ci precede.

Ecco, amici musulmani: l’Italia vi precede, non siete voi a precedere l’Italia di domani. Perché se così fosse quella non sarebbe più l’Italia, sarebbe una patetica fotocopia del paese dal quale provenite, e dal quale, volenti o nolenti, ve ne siete andati.
Allora non credete a chi vi dice che la nostra fede vi offende, che i seni e i culi delle nostre statue vi offendono, che la nostra musica vi offende, che il nostro abbigliamento vi offende, che anche i nostri tortellini vi offendono. Non è vero. Tutto ciò non offende nessuno, anzi, vi omaggia, vi onora.
È un dono da condividere insieme per celebrare la dolcezza, la bellezza e la brevità di questa nostra vita terrena.
Ecco cos’è la nostra civiltà, ecco l’Italia! L’Italia è il nome della bellezza, una bellezza concepita nel nome del Figlio di Dio.
Anche i tortellini lo sono! Frutto sublime, godereccio e spavaldo di una civiltà che il mondo intero, da sempre, ci invidia. Dante non è mai andato in Germania a mangiare crauti,
Manzoni non è mai andato a Istanbul a pretendere kebab con la salsiccia.
Goethe è venuto in Italia, per scoprire cosa c’è nel cuore dell’uomo, per immergersi nella meraviglia dell’Italia e della sua meraviglia noi siamo grati ancora oggi. Goethe è un amico. Volete essere nostri amici anche voi, cari musulmani?
Allora dite no! dite no! NO al tortellino falso! dite no a quelle capre del Comitato cittadino per le manifestazioni petroniane e a quei bugiardi del PD! dite no! al grido di : noi vogliamo l’Italia! quella vera!

Durante gli anni della scuola media, (ah, gli spensierati anni novanta!), si assisteva allo sbarco, nelle nostre classi, dei primi immigrati musulmani (perlopiù magrebini o albanesi). Se, da un lato, durante le noiosissime ore di religione con il leggendario don Bruno non capivamo nulla del cristianesimo (anche perché il lui ci parlava di tutto tranne che di Cristo), dall’altro, durante la ricreazione, era per noi italiani (per tutti, anche per i più immuni da ogni riflessione teologica) di una chiarezza limpida il fatto che un dio che condanna il panino col salame non può essere Dio. Punto.
Non era tanto una questione “religiosa” ma di civiltà. Come potevamo non dirci cristiani visto che il cristianesimo ha il culatello e l’islam no? Benedetto Croce era già pienamente compreso. Senza bisogno di studiarlo.

Allora come potremmo dirci cristiani se abolissimo il tortellino per far posto a un falso tortellino inclusivo? e ciò, per non offendere il dio offeso dal culatello?
Chi arriva in Italia e dovrebbe o vorrebbe integrarsi, che valore potrebbe mai attribuire a una cultura che cala le braghe in questo modo? nessuna.
Di fronte al tortellino col pollo uno non può che pensare che la cultura italiana, tutta, sia solo paccottiglia da autogrill. Innovare e non offendere, ecco l’universo mentale di Zuppi e Merola. Che si vergognino.

Vogliamo davvero vivere in un’Italia dove ai criteri di bello, di vero, di giusto si sostituiscono i criteri (fasulli e ideologici) di “inclusivo e non inclusivo”?
Non illudiamoci, se i vescovi e i politici di oggi sono questi, se lo spettacolo quotidiano che offrono al loro popolo è questo, allora presto, con buona pace di Benedetto Croce, qualcuno anche in Italia e nell’Italia non riconoscerà più il nome e il volto del Figlio. Allora, smarrita, l’Italia potrà anche non dirsi cristiana, con buona pace nostra e di Benedetto Croce.

Viva San Petronio, viva l’Italia, viva i tortellini quelli veri col maiale.