Ma noi crediamo nel Messia o nella politica?

La politica è necessaria, ma non è sufficiente.
E un impegno politico è buono e costruttivo solo se è vissuto come servizio al bene comune, nella Carità che ci insegna il Messia nella buona novella
Autore:
Salvoldi, GianCarlo
Curatore:
Leonardi, Enrico
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Tutti siamo stati incollati davanti al televisore per Notre Dame in fiamme e per la strage di cristiani nello Sri Lanka: due fatti con valenze politiche che invitano ad una riflessione ampia.
Il rapporto degli Italiani con la politica si sta polarizzando nelle due direzioni opposte o del rifiuto annoiato o della passione pervasiva. In tutti e due i casi è caratterizzato da una sorta di nevrosi causata da troppi dibattiti televisivi e telegiornali per venti ore al giorno tutti i giorni. Il problema è costituito in parte da una quantità di informazione politica da overdose, ed in parte dalla sua qualità. Infatti alcuni telegiornali debordano verso la forma del comizio politico, mentre i dibattiti televisivi più seguiti hanno sempre toni sopra le righe e tendono al catastrofismo. Sono milioni gli italiani che appena svegliati al mattino per prima cosa scelgono volontariamente di farsi del male accendendo il televisore, che è in agguato con le peggiori notizie possibili. Ma chi sono le persone che hanno queste abitudini? Molte volte sono persone che vivono la loro vita ordinariamente, facendo il loro dovere di lavoratori o di studenti o di genitori, e che pensano di dover tenersi bene informati perché "tutto è politica". Poi ci sono i tanti che, essendo anch'essi onesti lavoratori o pensionati, hanno maturato la convinzione che "la politica è tutto", perché, consapevolmente o no, sono materialisti di fatto, e credono che tutto si concluda nell'orizzonte di questa terra. Ambedue queste credenze sono sbagliate e dannose, ma fanno parte della libertà di scelte che è propria dei figli di Dio. Quello che trovo incredibile è che questi comportamenti sono propri anche della maggioranza dei credenti, e perfino dei preti che si preparano alla Messa esponendosi di buon mattino alla quotidiana dose di veleno televisivo. Abbiamo permesso ai mass media di diventare tanto invadenti che inconsapevolmente diamo la priorità alla informazione, e poco alla volta finiamo col credere che sia indispensabile avere ogni giorno il quadro di come vanno l'economia e la politica: quadro noioso sempre sui "+ 0,1% e - 0,1%". A quel punto rischia di essere breve il passo a dare più importanza e peso, di fatto, all'annuncio salvifico della politica, che si piazza in cima ai nostri pensieri e ai discorsi della nostra giornata, piuttosto che all'annuncio salvifico del Messia. Fortunatamente perfino alcuni intellettuali della politica e dell'informazione si rendono conto del loro stato e si definiscono "malati di politica". I credenti hanno l'antidoto potente a quella malattia perché nella fede credono che esiste anche la realtà spirituale, infinitamente grande, bella ed eterna.
Non voglio essere frainteso, ed affermo che la politica è necessaria, ma non è sufficiente.
E un impegno politico è buono e costruttivo solo se è vissuto come servizio al bene comune, nella Carità che ci insegna il Messia nella buona novella.
Non dico che tutti al mattino dovrebbero fare yoga o meditazione cristiana, ma per certo se invece di accendere il televisore le persone stessero pochi minuti in silenzio e in raccoglimento, potrebbero sperimentare quanta pacificazione e quanto sollievo ne otterrebbero. E soprattutto otterrebbero molta più luce di quanta ne stia dando, oggi, una politica tanto fallace che infila abbagli ed errori clamorosi proprio sulle questioni fondamentali riguardanti la globalizzazione, l'immigrazione, o il terrorismo. E su questo, ad esempio, i 359 cristiani massacrati nello Sri Lanka smentiscono la lettura ideologica secondo cui il terrorismo è causato da povertà, oppressione, emarginazione, o dal colonialismo occidentale: infatti la capitale Colombo non è né New York né Parigi.