Che Dio (e la Chiesa) non muoiano nelle nostre anime

Ho scritto queste riflessioni per Repubblica.sm, quotidiano di San Marino. In molti hanno commentato (e alcuni con pregiudizio) le parole del Papa emerito Benedetto XVI. Credo che quelle poche righe che cito debbano aprire un serio e serrato confronto. Ne va della nostra libertà
Fonte:
CulturaCattolica.it
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È appena uscito il testo di alcune riflessioni del Papa emerito Benedetto a proposito degli scandali sugli abusi nella Chiesa. Invito tutti a leggere questo testo chiaro e illuminante, soprattutto per la lucidità dell’analisi e per la concretezza delle soluzioni proposte.
Mi soffermo su un aspetto che dovrebbe sollevare, nella nostra Repubblica, un confronto serio e serrato, in particolare riflettendo su quanto sta accadendo nel livello della vita civile.
Scrive Ratzinger:

«Una società nella quale Dio è assente – una società che non lo conosce più e lo tratta come se non esistesse – è una società che perde il suo criterio. Nel nostro tempo è stato coniato il motto della “morte di Dio”. Quando in una società Dio muore, essa diviene libera, ci è stato assicurato. In verità, la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento. E perché viene meno il criterio che ci indica la direzione insegnandoci a distinguere il bene dal male. La società occidentale è una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire. E per questo è una società nella quale si perde sempre più il criterio e la misura dell’umano. In alcuni punti, allora, a volte diviene improvvisamente percepibile che è divenuto addirittura ovvio quel che è male e che distrugge l’uomo…».

Credo che la riscoperta di quelle che sono le nostre radici, il fondamento per cui abbiamo un santo come fondatore e la consuetudine di vivere i momenti decisivi della nostra vita civile in stretto rapporto con la vita cristiana, possano e debbano ridiventare scelta consapevole, contro la tendenza di concepire una laicità in alternativa alla dimensione religiosa, e smettendo di pensare che la modernità della nostra vita pubblica si realizzi nella dimenticanza (quando non nell’ostilità) del nostro fondamento cristiano.
Dice con chiarezza Papa Benedetto che se nella sfera pubblica Dio è assente, chi ci perde è l’uomo. Che questo pensiero, in questi giorni vicini alla Pasqua, sostenga la nostra ripresa così che il cammino educativo, la vita politica e le esperienze familiari e lavorative ritrovino la loro bellezza e positività.