Chi è #Roqueplo, quel filosofo francese che può dare «molta luce»?

Pare incredibile che un uomo intelligente, per di più dottore in teologia, possa scrivere simili insensatezze: è chiaro, infatti, che se l’embrione non fosse già un essere umano, nessuna accettazione da parte dei suoi genitori potrebbe farlo diventare uomo [Civiltà Cattolica, 4 gennaio 1975]
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Mi ha incuriosito la menzione di quel filosofo francese che ha dato molta luce al Papa per rispondere alla domanda di Cristiana Caricato (TV2000) riguardante la situazione italiana, a proposito di islam e Convegno sulla famiglia di Verona.
Non conoscevo colui a cui il Pontefice si riferiva e ho fatto una breve ricerca su internet, scoprendo sia alcune sue posizioni a proposito dell’aborto e della fecondazione artificiale, sia il severo giudizio della «Civiltà Cattolica».

Questa l’affermazione del Papa:

«Benissimo, grazie per la domanda. Un giornale, dopo il mio discorso alla fine dell’Incontro sulla protezione dei minori dei Presidenti delle Conferenze episcopali, ha detto: “Il Papa è stato furbo, prima ha detto che la pedofilia è un problema mondiale, una piaga mondiale; poi ha detto qualcosa sulla Chiesa, alla fine se ne è lavato le mani e ha dato la colpa al diavolo”. Un po’ semplicistico, no? Quel discorso è chiaro. Un filosofo francese, negli anni Settanta, aveva fatto una distinzione che a me ha dato molta luce, si chiamava Roqueplo [Philippe], e mi ha dato una luce ermeneutica. Lui diceva: per capire una situazione bisogna dare tutte le spiegazioni e poi cercare i significati, cosa significa socialmente?, cosa significa personalmente, o religiosamente?»


E qui alcune affermazioni del filosofo (che è poi un Domenicano):

“Risulta un errore invocare il rispetto della vita umana per proibire l’aborto precoce. La stessa cosa capita, a mio avviso, della pratica in vitro: questa pratica s’imporrà, almeno in certi casi, come morale e questa evidenza morale implicherà il convincimento che l’embrione così prodotto non è un essere autenticamente umano.
[…] Questo embrione non è autenticamente umano perché non è mai stato destinato a diventare un uomo, perché nessuno non hai mai voluto farne un uomo.
Questa conclusione mi sembra valga anche nel caso dell’embrione di cui una donna, in piena lucidità, non appena capisce di essere incinta, decide d’interrompere lo sviluppo. Non vedo in nome di che cosa si potrebbe essere sicuri che questa donna, agendo in tal modo, si opponga inevitabilmente al rispetto che ognuno di noi deve a ogni vita autenticamente umana [Ph. Roqueplo “Posizione morale di fronte alla sperimentazione scientifica nel settore della vita” pag 84 e 85 del libro “L’aborto nella discussione teologica cattolica” ed. Queriniana 1977].


E qui il giudizio di «Civiltà Cattolica»:

«La Nota [della CEI] rileva ancora che il frutto del concepimento “non sarà mai reso umano se non lo è fin da allora”. Con questo rilievo, essa intende rispondere ad un’ipotesi secondo la quale l’embrione non è un essere pienamente umano finché non è accettato e fatto nascere dai suoi genitori; se questi non accettano di farlo nascere, non ha diritto alla vita. Ha scritto, per esempio, il domenicano Ph. Roqueplo, rispondendo al card. F. Marty, il quale il 19 gennaio 1975 aveva espresso un giudizio morale molto negativo sulla legge abortista approvata dall’Assemblea nazionale francese:
“Come fanno i nostri moralisti a sapere che un embrione di sei settimane ha un diritto alla vita che si impone in assoluto perché, dicono, lui è già un essere umano? Ma loro come lo sanno? E’ davvero incredibile che, dopo tanti e tanti dibattiti, si sostenga ancora l’evidenza di tale inverificabile assioma. Certo, l’embrione rappresenta sin dall’origine un essere che, a lasciarlo crescere, diventerà un uomo e non un cavallo. Sotto questo profilo esso è evidentemente un essere umano: dotato di virtualità specifiche per poter diventare un uomo. Ma non per questo appartiene al mondo degli uomini. Vi apparterrà soltanto se si accetta di introdurlo effettivamente nel mondo degli uomini, ed è qui il nocciolo del problema. Se si accetta. Tutto è condizionato da questo ‘se’. Ma viene obiettato: questo ‘se’ non esiste, l’embrione è ‘per natura’ destinato a diventare uomo e in virtù di questo destino è già un essere umano che ha diritto alla vita. Con questo ragionamento, io dico, si fa solo del terrorismo intellettuale: si chiude un dibattito a priori senza produrre alcuna prova. Si naviga in piena astrazione. Dire che l’embrione è destinato a diventare uomo solo a causa della sua natura di embrione umano è un’astrazione. Ciò che dimostra come tale discorso sia astratto è precisamente il fatto che la gravidanza può essere — ed è frequentemente — interrotta. Ciò comporta concretamente che l’embrione è destinato a diventare uomo soltanto qualora la madre nel cui seno si trova vi consenta. Ora il problema posto dall’aborto è tutto qui” (No, monsignore, in Politique Hebdo, n. 7)

Pare incredibile che un uomo intelligente, per di più dottore in teologia, possa scrivere simili insensatezze: è chiaro, infatti, che se l’embrione non fosse già un essere umano, nessuna accettazione da parte dei suoi genitori potrebbe farlo diventare uomo. Egli diventa uomo per sua virtù intrinseca, non perché i genitori lo vogliono, a condizione, evidentemente, che questi non lo ammazzino prima che egli abbia il tempo di svilupparsi. Ora, questa condizione non è intrinseca e positiva, ma estrinseca e negativa. Cioè, l’embrione diventa uomo anche se i suoi genitori non l’accettano, purché lo lascino vivere: così, per esempio, una madre del tutto pazza è incapace di “accettare” il figlio; eppure, quello che nasce da lei è certamente un uomo. Del resto, se l’embrione che vive nel seno d’una donna non è un essere umano, un uomo in formazione, che cos’è? Se non appartiene al mondo degli uomini, a quale mondo appartiene? La realtà è che quando si vogliono sostenere certe cose - in questo caso la liceità dell’aborto - non ci sono ragioni che tengano! Anche i sofismi diventano argomenti inoppugnabili.»


Questo per necessaria chiarezza.